Al punto di partenza

C’è la crisi. Il lavoro manca e i giovani vanno via. Vanno via perché qui nessuno li aiuta, li capisce, li valorizza… C’è la crisi. Le aziende chiudono perché non ce la fanno. Le cose vanno male. La lavatrice non vende più come una volta… C’è la crisi. Gli anziani non arrivano a fine mese e spesso devono mantenere anche i figli grandi che non trovano un lavoro perché …sai… c’è la crisi. C’è la crisi. La benzina costa troppo quindi la macchina si prende di meno perché un pieno di carburante ormai è quasi 1/4 dello stipendio, è tornato di moda il treno… che però funziona male (pure quello). C’è la crisi. I soldi diventano spesso un problema, causano disastri familiari, e così i matrimoni finiscono… lo sai no? Se perdi il lavoro perdi anche la moglie o il marito perché tutto diventa complicato… mentre prima c’era un alveo di sereno amore e sorrisi da favola. C’è la crisi. Siamo in recessione perché non si spende, tutti hanno paura, tutti stanno attenti, risparmiano… c’è la crisi, si tira la cinghia per finire di pagare il mutuo. C’è la crisi. Tutti ladri, tutti molesti, tutti falsi e finti… C’è la crisi. C’è Grillo, il nuovo, i giovani, le teste, le competenze, i cv… ma chissà se ce la farà mai, Grillo… con ‘sta crisi nera che c’è. Non ne usciamo, non si può uscirne…
Siamo destinati a calpestare le orme della rassegnazione (quella altrui più della nostra) e a perdere perennemente contro la nostra incapacità di mandare le cose dove noi vorremmo che andassero. Non è questione di attitudine ma di volontà. Facciamo più volentieri quello che ci viene già abbastanza bene, quello che più o meno abbiamo imparato prendendoci la mano, spesso con poco sforzo. La lavatrice la compri su internet ormai… “Eh no! Ma io c’ho il negozio da una vita, come faccio?” ADEGUATI.
Cambiare è tosta. E’ faticoso proprio: costa impegno, concentrazione, spirito d’adattamento, propensione al rischio, duttilità… In genere solo i veri amanti del cambiamento sono abbastanza elastici da essere sempre curiosi, sempre aperti, sempre attenti. Non per questo si accontentano di quello che imparano dal primo che passa, anzi. Vanno in cerca di conferme proprio nel dubbio di non saperne mai abbastanza. Per essere disposti a cambiare ci vuole coraggio. Servono grinta, speranza, fede, fiducia, voglia e molto altro. Il vero gesto da fare è essere predisposti a farlo e possibilmente senza avere pregiudizi. In questo la fede aiuta (anche solo nel senso di “fiducia”, di “speranza”, se non si è nell’assoluta condizione esistenziale perpetua della grazia divina). L’età è una scusa: “Sono troppo avanti con gli anni”. La famiglia è una scusa: “Eh ormai, con due figli…”. La competenza professionale perfino spesso diventa una scusa: “Ma sai, io faccio questo lavoro da 22 anni…”.
 
Il fatto vero (anche se non per tutti ovviamente per carità, sarebbe surreale anche solo pensarlo) è che statico stai comodo. A me questo ad esempio succede con il senso dell’orientamento che non ho. Pur di fare la stessa strada (che conosco) spesso faccio decine di chilometri in più: mi da l’impressione di essere certa di non perdermi, ma a volte mi domando “E se buco nell’unico tratto di strada buia in piena notte da sola come faccio?”. In questo modo mi ricordo che generalmente i problemi peggiori, che sono poi anche gli unici veri problemi nella vita di noi comuni esseri umani, non dipendono (mai) da noi. I terremoti non si possono prevedere però a Modena i capannoni senza norme antisismiche vanno bene. Ma come? Se i terremoti non li puoi prevedere, come fai a sostenere una tesi del genere? Ecco. Il cambiamento e la crisi sono un po’ come i terremoti… non li puoi prevedere, ma puoi sicuramente scegliere di essere predisposto o meno a norme antisismiche: se i tiranti ce li hai, ondeggi ma alla fine resti in piedi e sani le crepe, se no la tua vita si polverizza e con lei e con te va in frantumi tutto ciò che ti sta intorno.
 

E’ un pensiero breve, forse banale, che ho fatto oggi su una serie di cose che accadono a me, agli altri, al mondo. E’ un pensiero di poco conto scritto da una penna secca e angusta come la mia, incazzata e rabbiosa  davanti a tante omertà, ingiustizie e disparità, ma anche battagliera e sottile come so essere quando quello che scrivo è come la spada nella roccia. Un segno nel tempo, nel mio, nel nostro, in quello che resta e che ci viene concesso nella vita, in ognuno di noi. Te la dico in 100 caratteri su Twitter. Bello, fiko, fikissimo! Mi sbrigo, secco, chiaro, limpido, cristallino, veloce, tecnologico e trasparente, però a me ogni tanto guardare la gente nelle palle degli occhi, dirgli come la penso e vedere se roteano le pupille altrove non mi dispiace… Mi sa di verità in questo confuso tempo di progresso in cui tutti hanno ore per parlare della crisi twittando su un  iphone e in pochi troviamo il tempo di sporcarci davvero le mani nel fango…

Albert Einstein during a lecture in Vienna in 1921
Albert Einstein during a lecture in Vienna in 1921 (Photo credit: Wikipedia)

“La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. Albert Einstein, Come io vedo il mondo (1955).

Un genio, un pacifista, un tradizionale innovatore (con la cura, la calma e la tempra di cui è degna una scoperta), un progressista rivoluzionario del pensiero perpetuo. Emblema di un segno, di una educazione, di un cambiamento, di una saggezza, di una intelligenza, di una lena e di un tempo che trascorso ci ha condotti dove siamo. Al punto di partenza. Corsi e ricorsi storici.

1 commento su “Al punto di partenza”

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