Chi ama la propria vita, la perde (Gv 12, 24-26)

Con le tante condivisioni di questi ultimi giorni e con i rimpalli che ho voluto contribuire a diffondere via web sulla storia di Chiara ed Enrico, in tanti mi hanno chiesto di scriverne. Forse perché, essendo la mia conversione recentissima, qualcuno si aspetta un punto di vista “più moderato” o forse perché molti hanno ancora bisogno e voglia di sentir parlare della incredibile testimonianza di vita di questa giovanissima donna e del suo coraggiosissimo marito. Nel pensare a che cosa scrivere, e soprattutto a come farlo, e per dare un senso profondo al delicato cammino di fede che accompagna a tempo pieno la mia vita da due anni, mi è tornata in mente una frase illuminante detta da Don Fabio Rosini nel corso di una recente catechesi, proprio mentre parlavamo di Chiara ed Enrico: “i miracoli, di per sé, a volte possono essere eventi discutibili: in molti casi trovano anche tanti modi per essere spiegati e spesso perdono la loro capacità solo apparentemente primaria di poter essere veri e propri strumenti di conversione, o fiamme improvvise che conducono alla Fede o a Dio. Credere in Dio Padre è un’altra cosa…”. E’ stata proprio quella l’occasione in cui, pensando a me, mi son detta: “Questo è lo scoglio più grande”. Sì perché oggi credo che proprio superare la condizione sulla base della quale credere o meno, avere fede oppure no, sia l’unico vero piccolo e primo salto da poter fare in avanti per conoscere, vivere e condividere con gli altri la serenità, la pace e la certezza di un disegno superiore di cui siamo utilissimo strumento ma che NON ci appartiene, men che mai quando siamo noi a scegliere quando, come, se e dove credere in Dio. Faith on demand? No grazie, piuttosto “piccoli passi possibili” come diceva Chiara.


Ho letto in questi giorni cose splendide su di lei scritte da molti di noi ma anche da altri, e commenti più o meno condivisibili fatti anche da chi (purtroppo come me fino a qualche anno fa) non conosce Dio e non lo vuole neanche conoscere, a maggior ragione di fronte a simili eventi della vita vissuti senza fede e senza “cognizione di causa”. Eppure noi sappiamo che il dono che il Signore ci ha fatto attraverso la testimonianza, la gioia, la vita, la forza e la passione di Chiara Corbella (che ancora oggi continua con Enrico) non è stato tanto nel suo sacrificio per Francesco quanto per noi tutti che sabato mattina eravamo li impalati, in parte increduli e senza parole, appicciccati, stretti, scomodi e al caldo tra sorrisi e lacrime di gioia… “Credere in Dio Padre è un’altra cosa…” Mi tornavano in mente le parole di Don Rosini di quel giorno, anche lui presente li come tanti altri, mentre fissavo l’altare. “L’altra cosa” di cui parlavamo quella sera era li davanti a me: è andare oltre quello che si è disposti a capire e a vedere con relativa semplicità; intuire con devozione e stupore che il vero miracolo non è quasi mai l’evento straordinario ma, come in questo caso, una folla, in larghissima parte sconosciuta, che invade con il cuore una chiesa lontana in un sabato soleggiato di giugno. Tantissime persone non entravano più neanche in chiesa da anni…Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». Gv 12, 24-26.

Noi tutti eravamo e siamo “il frutto prodotto da Chiara” che con la sua rinascita in cielo lascia nelle nostre vite intenzioni, esperienze, pensieri, dubbi e riflessioni. Ad ognuno il suo. “Chi ama la propria vita la perde”, è pronto a dare la vita per la vita, come lei ha fatto con il piccolo Francesco, sapendo di non essere mai stata nella condizione di poter decidere sulla vita e la morte (anche nel corso delle altrettanto difficilissime prime due gravidanze); è pronto a fare dono di sé nella convinzione che l’amore per l’altro sia il centro della vita vera e che i veri desideri siano quelli che ci prescindono, che non hanno in realtà come fine noi stessi o la nostra sopravvivenza, ma un dono di estremo sacrificio e d’amore per gli altri.
Queste sono storie straordinarie e rarissime, storie di santità dei giorni nostri che ci ricordano che non sono poi così lontani i santi che non abbiamo conosciuto o persone a noi non note in grado di diventare mezzi divini di diffusione e sensibilizzazione tali per cui succede che la vita di uno diventi …“il chicco di grano che produce molto frutto” nelle vite di tanti. Questo Cristo ha fatto per noi. Questo ha fatto Chiara, ancora una volta per opera del cielo, donandoci la grazia di una donna che si è spenta in un sorriso luminoso e puro pronto a fare il giro del mondo in 48 ore con ogni mezzo possibile per diventare un esempio di santità e amore che tutti noi potessimo trasmettere ad altri, e altri ad altri ancora…

C’è chi, anche in queste ore e “nonostante Chiara Corbella”, continua ad aver paura dei propri limiti e a non voler ammettere che il dominio di sé altro non è che l’essere consapevoli di non essere onnipotenti, ovvero saper circoscrivere le proprie libertà all’interno di un perimetro terreno del quale nessuno di noi è padrone fino in fondo. Io credo che la straordinaria storia di Chiara, Enrico, Francesco, Maria Grazia e Davide sia destinata a rigare profondamente un segno indelebile in questo nostro tempo intriso di personalismo, sfruttamento, odio, rassegnazione, banalità e soprattutto mancanza d’amore, nel senso più esteso possibile del termine. Credo che sia tempo di tornare a cercare ciò che più ci riguarda umanamente e che si stia tutti cavalcando una nuova stagione di questa esistenza dettata da un disegno universale superiore che ancora una volta ci salverà e che nell’abbraccio della Provvidenza saprà donarci nuovi esempi che, come Chiara, sapranno illuminare i nostri cuori. Non è cosa da tutti e non è neanche cosa per tutti, ma averla nel cuore, divulgarne il messaggio, pregare ora per Enrico e Francesco, e ricordarla sempre (perché possa essere per tutti noi misura e dimensione di vita vera) è invece “nostro dovere e fonte di salvezza”


Ciao Chiara, stella dolcissima di gioia e di amore.


4 pensieri riguardo “Chi ama la propria vita, la perde (Gv 12, 24-26)”

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