Da John Elkann a quel crodino con Bill Emmott…

Nello scorrere gli ultimi pezzi che ho scritto ultimamente sul mio blog, mi sono accorta di averne omesso uno importantissimo che, anche stavolta però, ha dell’incredibile… Tutte a me, tanto che a volte quasi mi vergogno a raccontarle! :-) Il proverbio direbbe che piove sempre sul bagnato (anche se ogni tanto il destino ci mette in mezzo un ladro per equità), io aggiungo che però la fortuna aiuta solo gli audaci… e in questo caso il primo audace della storia non sono io, ma è il mio papà

Giuseppe Petrini, AKA Pino, il mio papà


A fine Febbraio o inizio Marzo, come di consueto, il babbo parte in missione per il Brasile, dove Gpa intrattiene alcuni rapporti commerciali da diverso tempo con le banche del posto nell’ambito della fornitura di software altamente specializzato per l’acquisizione e il riconoscimento di assegni bancari (bzzzzz… spot pubblicitario occulto). Questa circostanza ha poco a che vedere con il fatto che mio padre avesse con sè una copia (una sola) del mio libro e che (non so per quale arcano motivo) la stesse portando all’altro capo del mondo.
Probabilmente non lo aveva ancora letto e quasi sicuramente è ancora così dopo 5 mesi… :-) Abitudine vuole che con un sms mi avvisi quando atterra a San Paolo; io prendo atto e attivo le comunicazioni intercontinentali a tutti i livelli fin quando non torna in Italia. Stavolta però, nell’sms d’avviso che mi scrive, aggiunge: “Ho dato il tuo libro a John Elkann che era con me sullo stesso volo. Lo ha letto in viaggio. Ti dico a voce”. Giro il telefonino da sopra a sotto per essere sicura che sia mio, lo spanno per paura di aver letto male, rileggo, sgrano gli occhi e, mentre sono in fila alla cassa di un bar affollatissimo per un caffè nell’ora di punta, a voce alta dico: “Minkia!”. In effetti si, cade il silenzio e gli sguardi evocati da una bella signorina tutta in tiro come sempre si trasformano in occhiate fulminee a 125 gradi un po’ schifate da sotto in su con una didascalia comune a tutti che recita: “Ma che peccato, una così bella donna così sboccata…”. Per un attimo mi censuro sul seguito e, assalita dall’imbarazzo di essere circondata da tutti sti santoni, tutte le altre parolacce che mi vengono in mente le gestisco in silenzio via flipper caustico, sbattendo il mio unico neurone da un lato all’altro di quella piccola scatola cranica che riesce a contenere, inspiegabilmente da una vita, la mia tanto “austera ed incompresa fantasia”.

Esco da questo bel momento di panico emozionale, anche fosse dovuto al solo fatto che, grazie al babbo e ad un colpo di fortuna, un personaggio del calibro di John Elkann fosse entrato in contatto diretto con il libro di una bella signorina che dice parolacce al bar nell’ora di punta, e… torno alla mia vita di tutti i giorni. Di questo episodio, lo stesso giorno, il mio papà mi racconterà che Elkann lo ha ringraziato arrivati a San Paolo e che lo aveva visto molto interessato all’argomento nel corso della sua lettura in volo…

John Elkann, Presidente e azionista FIAT
Passano una ventina di giorni da questo episodio e più o meno il ventunesimo giorno mi chiama Silvio Gentile (protagonista del Capitolo 8 “Generazione Rinnovabile”) e mi fa: “Ti chiamo apposta da Parigi per ringraziarti”. E io: “Perchè? Di cosa?”. “Del fatto che io sono qui, ospite di John Elkann perchè tuo padre gli ha dato il tuo libro, lui ha letto anche la mia storia e mi ha invitato qui, alla conferenza internazionale sull’ambiente e l’energia. Senza il verificarsi di tutte queste casualità, probabilmente io non avrei mai avuto questa opportunità, quindi grazie: il tuo libro fa miracoli”. Prima mi commuovo perchè sono proprio contenta per Silvio (che, oltre alle grandi capacità, ritengo ormai un carissimo amico) e poi dico “Minkia!”… però stavolta sono nel mio ufficio da sola quindi me la godo di più e liberamente! :-)
Dopo un altro mese circa, mi chiama un tipo che mi dice che sta aiutando Bill Emmott (celeberrimo ex direttore dell’Economist, giornalista e saggista britannico) a trovare leaders italiani da incontrare nell’ambito della stesura del suo nuovo libro, nel corso di un lungo viaggio che sta facendo in Italia. Mi racconta che Emmott è venuto in contatto con il mio libro (ma non sa come) e che mi vuole incontrare per avere anche il mio punto di vista sulla situazione italiana tra imprese, cambiamento, giovani leaders e difficoltà del Paese…
Inutile dire di nuovo “Minkia!” no? :-) Ovvio che si, oh! Ma scherziamo?
Contatto Bill Emmott via Facebook (un altro scacco al mio ignaro amico Vito Monaco) e iniziamo una fitta corrispondenza via mail in cerca di un incastro tra il suo tour e i miei tanti impegni. Dopo qualche giorno in cui ci rincorriamo mi merito un Billiano …“I think you are unpredictable”… :-) e finalmente ci incontriamo: Piazza Barberini, Bernini Bristol h. 18.30 del 9 Giugno 2010. Viene con me anche Umberto, fidato amico di sempre, cooperatore alle più rognose attività in corso della stesura del mio libro e vicinissimo agli ambienti, ai contesti e anche agli argomenti di Emmott.
Scopro un personaggio di quelli che si incontrano di rado e che da noi, diciamolo, non ci sono proprio: occhi vispi e sorrisetto sempre in vista, accanitissimo interesse da penna e taccuino sempre pronti, grande visione del mondo e del futuro e curiosità insaziabilesale della vita di ogni essere umano. Un uomo tanto semplice quanto voglioso e arguto e per certi versi sopraffino. Gli chiedo come ha fatto ad arrivare a me perchè fino a quel momento non lo avevo ancora capito e lui mi risponde: “John Elkann gave me your book!”… Ora, io capisco che le signorine ben vestite e belline non dovrebbero essere sboccate però uscite un attimo dal mio blog perchè a me mi viene da dire di nuovo… “Minkia!”
Giorgia Petrini e Bill Emmott

L’enorme pardosso è nel fatto che, per assurdo, questo è il classico caso in cui, se anche avessi usato internet, probabilmente non sarei comunque riuscita a generare così tante opportunità (per più di una persona) scaturite da un episodio iniziale rivelatosi necessario a tutti questi inneschi, ovvero mio padre che incontra John Elkann su un aereo e gli regala il mio libro (evento che ovviamente presuppone l’altrettanto necessario fatto che io lo abbia scritto). La cosa altrettanto divertente poi è che, per un’accanita sostenitrice del web e delle 4 dimensioni digitaliun libro di carta, passato di mano in mano, abbia fatto il giro del mondo per poi tornare a Roma stropicciato davanti a me. La cosa bella invece è che mai basta avere fortuna o trovarsi in condizioni “di favore per”. Bisogna saperla assecondare, cercando di trarne buoni vantaggi: farlo poi per il bene comune in questo Paese forse è chiedere troppo, ma io nel mio piccolo cerco di farlo. Non mi pesa “pensare in grande e per tutti” quando posso, ma di certo resto di stucco quando chi vive di solo egoismo e di luce esclusivamente propria mi chiede “Ma chi te lo fa fare?”. Non saprei. A volte credo che sia qualcuno o qualcosa a spingermi alle spalle e ad indicarmi quale via, quando, come, dove e perchè… Se così non è, amici miei… beh, dopo “Minkia!” ci va “…che culo!”. Ma poi?
Ho iniziato a trovare su internet qualche notizia sul fresco lavoro ancora in corsa dell’amico Bill che, anche “grazie al mio immancabile parere”, potrà scrivere il suo saggio sul Bel Paese. Onorata e libera, ringrazio il babbo, il destino, il Signore, gli dei, le stelle e me stessa, per questa vita che (indipendentemente da tante cose) …davvero merita di essere vissuta.

4 pensieri riguardo “Da John Elkann a quel crodino con Bill Emmott…”

  1. Complimenti, confesso di essere capitata sul blog per caso, ma di aver letto il post con grande divertimento. Complimenti, anch'io sono convinta che la fortuna aiuti sempre gli audaci e che chi insiste, alla lunga, la vince sempre! Roberta

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  2. Complimenti, confesso di essere capitata sul blog per caso, ma di aver letto il post con grande divertimento. Complimenti, anch'io sono convinta che la fortuna aiuti sempre gli audaci e che chi insiste, alla lunga, la vince sempre!

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