Cara Marie, la tua vera bellezza conquisterà il mondo.

di Carla Mauro

Cara Marie,
mentre penso a te, molti ricordi mi vengono in mente e voglio condividerli.

Com’era buia la capanna di Taliba quando nel 2003 ti portarono lì per essere visitata. Ti ricordi? Indossavi delle infradito e un vestitino leggero che fecero scivolare ai tuoi piedi. Poi la tua mamma iniziò a svolgere le bende che erano strette intorno al tuo pancino e man mano che si andava avanti erano sempre più sporche. Finché rimase solo la tua pancia gonfia con due piccole protuberanze rosse, molto, troppo vicine, e tutto intorno un anello edematoso. Come sembravi piccola, con quei tuoi occhioni grandi e la tua espressione timida … Il tuo papà conosceva un po’ il francese e mi spiegò che alla tua nascita un chirurgo belga di passaggio aveva operato il tuo intestino perché mancava la via di uscita, aveva promesso di tornare per completare l’intervento ma, anche a causa della guerra,  nessuno si era più visto. Non promisi nulla, ma ero consapevole che solo portandoti in Italia avresti potuto avere tutto posto.

Tornata a casa feci di tutto per far autorizzare dal Ministero le tue cure e quelle di La Grace, una bimba di Baguma, che aveva un grave scompenso da valvulopatia reumatica.
Quanto ridevi quando “papà Nzumbu” ti ricordava la prima cena ad Addis Abeba. Ti eri sporta sulla tavola per bere dal suo bicchiere, non rendendoti conto che ne avevi uno tutto per te! Non avevi mai avuto cose per te, avevi condiviso piatto, bicchiere e altro con la tua famiglia,  ma ti abituasti subito!

In ospedale eri viziata e coccolata dalle infermiere e dalle altre mamme, perché il tuo dolce sorriso conquistava tutti.

Marie e sua figlia Carla

A casa poi  nove lunghi mesi, tre interventi, i sacchetti della stomia da cambiare più volte al giorno consolidarono il nostro rapporto. E’ nell’accudimento che si diventa madri e ci si sente figlie. Mi chiamavi mamma e ti sentivo figlia, insieme all’altra bimba e ai miei tre bambini; ci furono molti momenti di gioia, gite a Roma, ai parchi, a Caserta e quando giunse il momento di ripartire non sapevamo se ridere o piangere.

Tutti gli anni che sono seguiti venivi sempre nella nostra capanna, insieme a La Grace e agli altri bambini che si aggiungevano al ritorno dall’Italia. Cercavamo io e tuo “papà Nzumbu”di darti consigli, avevi visto l’Italia, sapevi che le ragazze si sposano verso i trent’anni, volevi diventare maestra. Quando ti vedevo crescere, così bella e dolce, avevo sempre paura che sarebbe successo qualcosa …  Tre anni fa non sei venuta nella capanna e l’anno successivo avevi in braccio la mia prima “nipotina”, Carla come la nonna.  Mi commuove ancora ricordare il momento in cui dicesti a lei “Carla, ecco la tua nonna”, e a me “portala con te, in Italia… Lì potrà crescere, studiare ed essere amata”.

Volevi dare a lei l’opportunità che tu avevi avuto, anche se per poco tempo, e mi è pesato doverti ricordare che non è possibile portare bambini così facilmente. Per te era normale affidarmi la tua bimba, come si fa al villaggio, quando il padre, come ha fatto il suo, non la riconosce e non sposa la ragazza.

La gravidanza precoce, dopo pochi anni dall’intervento, ti aveva però creato qualche cedimento della parete e una ernia importante. Anche questa volta fosti tu una delle prime che furono operate a Zongo, nel  febbraio 2012, quando l’ospedale, portato da Magic Amor, fu inaugurato e vennero i chirurghi italiani ad operare.

Ora stai bene, porti bei vestiti, ti sei ripresa dall’intervento e hai ripreso gli studi. Marie, ricordati, usa la tua bellezza e la tua dolcezza per conquistare il mondo e riempirlo d’amore, non per conquistare gli uomini.

Un abbraccio,
la tua mamma italiana.

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