La parte buona che nessuno ci toglierà è la sola cosa di cui c’è bisogno…

Ciao Giorgia,

mi chiamo ………………, sono abruzzese, abito a Chieti. Ci ho messo un po’ a decidermi di scriverti ma un amico stamattina mi ha giustamente ricordato che quello che desideriamo va fatto a dispetto di tutte le visualizzazioni catastroficamente perdenti.


Ti ho “conosciuta” per mezzo del tuo libro, l’Italia che innova. Ero alla ricerca di un testo sulla leadership al femminile e su Amazon è venuto fuori il tuo testo.
Mi ha emozionato leggere che non sono pazza quando affermo che con la santa buona volontà, la caparbietà e la voglia di farcela, tutto si può fare !

Che belle le pagine dell’intervista a Josè Magno…incredibile il suo racconto sulla folgorazione da una frase del vangelo. Quanta umanità e che energia ragazzi!
E così ho cominciato a seguirti sul tuo blog e se possibile mi sei piaciuta ancora di più :-)
Quello che scrivi mi ha aiutato a fermarmi e pensare: diventare più consapevole.
Ho visto il video di Gianna Jessen e ho pensato che è stato meglio che non ci fossero le ecografie nel 1973, quando sono nata… forse adesso non sarei qui a scriverti.
Non ho mai aspirato di conoscere una persona famosa anzi mi ha sempre dato fastidio la ressa sgomitante che c’è attorno ai personaggi noti. Mi disgusta. Eppure c’è qualcosa che mi spinge a leggere il tuo blog ogni santo giorno. Sarà un caso che da quando ho letto il tuo libro e anche grazie ad un amico prezioso la mia vita è in tensione evolutiva.

Faccio un lavoro interessante: aiuto le persone a lavorare meglio ma sento che devo arricchirmi di conoscenze e di esperienze. 
Per cui ti chiedo se sia possibile poterti conoscere, parlare della tua esperienza di imprenditrice, partecipare ad un convegno in cui sei relatrice, insomma un modo per conoscerti e che tu possa entrare nella mia “rete”: per tutti i motivi di cui sopra, sento che devo riuscirci.
Capirò anche se non ne vorrai sapere. Posso suonare un po’ fuori di testa, me ne rendo conto.
Ma io continuerò comunque a seguirti!

Solo due parole per dirti che ricevessi io una mail del genere mi “squaglierei”: sarei orgogliosa di aiutare le persone a diventare migliori… è un modo non tanto velato per farti i miei complimenti!! Continua così.
 
Buona giornata
………………
 

Di lettere come questa ne ricevo ancora molte, non so per quale remota e immeritata grazia ricevuta. Mi riempiono il cuore di gioia perché credo che vogliano significare che il cammino che ho scelto di fare finora non è stato vano. C’è da dire che ho avuto un’ottima guida e che nel corso di questi due anni molti angeli mi hanno a tratti accompagnata per mano, e molti demoni mi hanno abbandonata.
Quando ho scritto L’Italia che innova ero indubbiamente spinta (credevo) dalla forza incalzante delle ingiustizie che vedevo avvenire attorno a me e dal buono, sano e bello (del quale nessuno parla mai) che in questo Paese invece esiste e, nonostante tutto, sopravvive e stride. “Eppure una strada c’è, eppure un modo si trova sempre…” è sempre stata la mia musica, il mio Credo, fino a diventare il mood di un libro che non sapevo neanche se avrebbe mai trovato un editore tanto coraggioso da pubblicare parole di ottimismo e libertà in un momento di crisi nera e disgrazie da inchieste estinte. Credevo, dico, perché alle mie spalle la vera guida era un’altra (non lo sapevo ancora) e perché io, da sola, con i miei modesti e miserabili mezzi, non sarei mai riuscita a fare quello che “ho fatto”, prima, durante e dopo.
Allora, la chiamavo fortuna; colorendone il senso in gergo romanesco qualche volta penso di averla definita  anche… “un’intensa raffica di colpi di culo”. Il tempo correva e, mentre andavo in giro per l’Italia a presentare un libro – il mio – i cui temi sarebbero diventati improbabile argomento di discussione solo 2-3 anni dopo, mi rendevo conto che in realtà la gente che incontravo, le mani che stringevo, le copie che firmavo e le lettere che ricevevo non erano “colpi di culo”, ma… piccoli grandi miracoli quotidiani. C’era poco di me, della mia volontà, di chissà quale talento letterario. Mi imbarazzava e mi inteneriva a morte l’idea che la gente avesse di me una visione “fuori misura” (come scrive anche questa donna, dandomi della “persona famosa”, del “personaggio noto”). Ancora oggi gli studenti che incontro ai seminari che tengo all’università sulla leadership e l’impresa, a volte, mi mettono a disagio. Mi guardano come fossi un alieno che dice cose mai sentite e spesso restano per ore inchiodati sui banchi a fare domande…
Ero ancora agnostica mentre scrivevo questo libro. Seppure spinta da una forza e una energia improprie e per certi versi disumane, mi chiedevo spesso “Ma chi me lo fa fare?”. Credo che proprio l’incontro con Iosè Magno, in fondo, sia stato il primo fulmine a ciel sereno, l’inizio di un percorso che mi avrebbe portato alla repentina conversione che ho vissuto nei mesi a seguire incappando in una serie di svolte obbligate e di sensi unici piovuti dall’alto, ineludibili, indiscutibili, potenti e drastici, come sempre sa essere… un’opera di Dio.
Suor Elvira e i ragazzi della Comunità Cenacolo
In quel tempo (che dura ancora e del quale questi anni sono per me solo l’inizio) ho avuto il dono e la grazia di comprendere che quanto era “in mio potere di fare” sapeva di poco senza la sensazione reale che nascondesse qualcosa di più grande, di più bello. Ho compreso che avere successo non era ciò che stava arricchendo la mia vita; che la mia personale notorietà non donava niente al prossimo e molto poco a me stessa; che in fondo non mi interessava poter essere il centro del mondo quanto poterlo scoprire insieme a qualcuno e saperlo raccontare per donare agli altri una esperienza; ho capito che non era tutto così avulso e cinico come io lo avevo visto fino a poco tempo prima; che la vita il più delle volte non ci appartiene ma ci utilizza; che non siamo mai pienamente padroni dei nostri desideri, che “con la santa buona volontà, la caparbietà e la voglia di farcela, NON PROPRIO tutto si può fare”; che una risposta a tutte le cose non c’è ma le vie del Signore sono infinite; ho compreso, per esperienza diretta scoprendo ciò che non vedevo e sperimentandone la concretezza giorno per giorno, che l’essere umano altro non è che una tenera e miserabile creatura (il più delle volte senza scampo nei confini che da solo, spesso senza neanche capirlo, pone alla propria esistenza, strafottente ed egocentrica)… Seguendo questa strada e l’evoluzione di un pensiero e un’esperienza che qui sarebbe troppo esiguo e complicato cercare di riassumere, ho incontrato il Cristo che oggi conosco, ogni giorno un po’ di più, nella vita reale, tra la gente, nella Chiesa che fino al giorno prima avevo tanto bistrattato, nei cristiani che non conoscevo, nel mondo della vita vera, nelle missioni di pace e nel missionariato sociale, nei pellegrinaggi e nel volontariato. Che meraviglia! Che luminosità e ricchezza c’è nella donazione di poco della propria vita, di ciò che ognuno di noi può fare, essere, dare e liberare per il bene gratuito dell’altro, per amore, per grazia, per scelta e volontà o per imparare nel tempo a vivere secondo la nostra storia, seguendo le istruzioni per la vita (i dieci comandamenti) che attraverso il Vangelo ci sono state donate per il tempo eterno al quale siamo destinati… Che scoperta, ragazzi! Impagabile.
Ma quale incredibile inciampo esistenziale ci impedisce in fondo di scoprire questa Verità, che in realtà è alla portata di tutti coloro che vogliano realmente scoprirla, conoscerla e venirne a capo? Purtroppo molto spesso è semplicemente “colpa” dei luoghi comuni ai quali si sceglie liberamente di affidarsi; di chi si accontenta di quello che sente dire o vede passare su Facebook tra i post di improbabili gruppi no faith frutto, a loro volta, di altri luoghi comuni da mito di Atlante; di ciò che la politica, la società o la televisione ci raccontano; di ciò che ci fa più comodo sentire senza ascoltare niente porgendo un orecchio all’altro lato; di ciò che ci impedisce di abbandonare il pregiudizio, la paura, la preclusione “a certe cose” che archiviamo in folder da 5k a compressione massima… Troppo spesso, così, condanniamo noi stessi a non scoprire mai “la parte migliore della vita”.
Gesù con Marta e Maria

Luca 10, 38-42

“Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella di nome Maria la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua Parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte buona, che non le sarà tolta”.
Una sola è la cosa di cui c’è bisogno… Maria si è scelta la parte buona, che non le sarà tolta. Tra queste poche righe ha preso forma il mio cammino e nell’articolare le tante domande complesse che nel corso di questi due anni ho appuntato su decine di fogli ho scoperto che c’è un momento, incredibilmente esatto e puntuale, nel quale ognuna di esse trova, ha trovato e troverà le proprie risposte. La cosa più incredibile della fede in una esperienza di conversione è che, paradossalmente, ha valore retroattivo: all’improvviso chiudi un cerchio e apri un vortice di splendore perpetuo; tutto diventa chiaro, tutto si risolve e si semplifica, perfino ciò che nella tua vita è già accaduto; ogni cosa assume una forma limpida, un aspetto e un ruolo; il dolore diventa una grazia e le difficoltà un immeritato dono di conoscenza e di incontro con Dio. Il resto è dono di vita vera. L’amore è “parte buona”, la sola cosa di cui c’è bisogno
Ecco, dunque, a questa bella lettera potevo rispondere scegliendo molti ruoli: quello della “scrittrice famosa”, del “personaggio noto”; quello della “maestrina detentrice della verità”; quello della donna in carriera, manager, imprenditrice che te la sa raccontare tutta; oppure, come ho fatto, faccio e continuerò a fare, quello di una tenera e miserabile creatura di Dio che tra le righe altrui legge speranza e virtù, forza e coraggio, voglia e volontà, tenerezza e gioia, spinta e devozione. Posso dirti dunque, cara …………………, che sono io che ringrazio te, che il vero dono sei tu e che conoscerti sarà per me una gioia e un onore. Non saprò di certo essere lo specchio magico di un’aspettativa tanto brillante quanto smisurata ;-) ma sarò sicuramente felice di potermi “squagliare” davanti ad una persona che trova il tempo di leggere il mio blog ogni santo giorno e la cui vita è in tensione evolutiva un pochino anche …grazie a me. Risentiamoci via mail dopo il 13 gennaio… sono proprio curiosa di sapere “chi te lo fa fare?!” ;-)
Si può desiderare altro nella vita che essere inconsapevoli donatori gratuiti e liberi di cose così grandi?
Non credo.

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