Chi si accontenta gode? Anche no, grazie.

di Giorgia Petrini

Quando ti ricordi delle volte in cui hai creduto che la vita fosse troppo vicina per essere vissuta o che la morte fosse troppo lontana per essere pensata, ti ricordi anche del presente indicativo, l’unico tempo vero in cui la vita e la morte possono quasi sovrapporsi, esistere insieme in un solo istante, senza che tu possa farci niente: un secondo fa tuo padre era lì a parlare con te e un secondo dopo non c’era più.

Nelle code o sui tram, i racconti più comuni che mi capita di sentire sono davvero emblematici, quasi sempre sulla vita e la morte: il salutista medico di famiglia che non fuma, non beve, mangia sano e va in palestra tutti i giorni, che a 45-50 anni lascia moglie e 3 figli piccoli e… boom, schiatta! oppure la vecchietta di 97 anni che fuma, beve, mangia male e non si muove, che a 99 anni, “ancora” sola e stronza da una vita… ari-boom, invita gli amici al circolo delle bocce per… festeggiarne 100!
Strana la vita, no? Strana davvero.
Siamo lì che ci sbattiamo l’esistenza a studiare, a guadagnare, a lavorare per pagare un mutuo, a preoccuparci di figli che – nel frattempo – non facciamo per paura di non riuscire a “mantenerli”, a contare certezze – mai tali – sulle quali pitturare il tramonto all’orizzonte di un mare in tempesta e poi, all’improvviso… boom, schiattiamo, mentre la centenaria vecchietta stronza e fumatrice se la spassa con le bocce e con gli amici… La Rita scomparsa in questi giorni diceva sempre: “Il corpo faccia quello che vuole. Io sono la mente”… appunto, ironia della maga Circe, accade che a un certo punto il corpo si porta via anche la mente, anche quella di Rita Levi Montalcini. Una vita donata alla ricerca scientifica e …boom, nonostante i tanti elogi e i tanti premi, sei schiattata pure tu. Riposa in pace…
Oscar Wilde diceva che “l’esperienza è un pettine che la vita ci da quando abbiamo perso tutti i capelli”. Quando forse, a un certo punto, ti viene voglia di fare il bilancio di come hai speso la tua vita, a fare cosa, perché e con chi, scopri che malgrado le tue massime solo due sono stati gli eventi realmente determinanti nella tua esistenza: la vita (la tua nascita) e la morte (la tua scomparsa). Ma guarda un po’, sempre perché la vita è strana, soltanto “queste due cosette”, che ti rendono precario sempre ovunque tu vada e qualunque lavoro tu faccia, sono il sottile filo finito su cui passeggi disinvolto in cerca di un equilibrio psico-fisico che ha poco a che fare con la tua visione/percezione del baricentro esistenziale. Nulla accade nel presente indicativo senza che tu possa godere di un inizio e di una fine che – porca miseria! – non hai il potere di gestire. Puoi toglierti la vita perché ti viene donata la libertà, e comunque non puoi dartela da solo. Non bastano neanche i tuoi genitori a fare l’impasto di quello che sarai quando ancora non esisti perché nemmeno loro sono padroni degli ingredienti che ti daranno quel sapore, quell’odore, quella consistenza, quel colore di occhi o di capelli. Per i nonni varrà la stessa storia e per i nonni dei nonni uguale…  Se replichi questo “semplice teorema” in natura, nel mondo animale o nelle scelte che fai ogni giorno funziona sempre. Prova anche tu, è gratis. Sforzati almeno un giorno di questo nuovo anno di pensare a ciò che non hai mai visto. Non ti accontentare di un “Si, la vita va così”, perché non è vero. Le tue scelte, belle, brutte, buone o cattive, sono una conseguenza del fatto (determinante) che tu – unico, solo e irripetibile – esisti. Le cose che non finirai o che lascerai irrisolte nella vita degli altri sono una conseguenza del fatto (determinante) che tu – unico, solo e irripetibile – scompari, muori. Game Over. Hai un tempo esatto, preciso e inequivocabile, che non conosci quando prendi in mano le carte, nel quale esistere qui, adesso e facendo qualcosa, nessuna cosa a caso, o frutto dell’oroscopo che hai letto stamattina. Pagine bianche da scrivere… perché? Come?
…Eh già, andando a ritroso anziché in avanti, a me è sembrato “più facile” risalire involontariamente alla Creazione e se vedi una Creazione vedi un Creatore. Non guardare l’albero: guarda il tronco, i rami, le foglie, la corteccia, i fiori o i frutti che fa; poi guarda che ce ne sono altri accanto a quello uguali, ma diversi, unici nell’insieme e nei dettagli; poi pensa alle stagioni e al fatto che un albero nasce e muore anche lui, come i suoi fiori, o come i suoi frutti in base al tempo che fa; poi fai un saltino più in la e pensa a come le condizioni climatiche incidono sulla vegetazione (tutta altrettanto soggetta allo stesso “teorema”) in funzione, guarda un po’, di ciò che serve esattamente a certi luoghi e in determinati continenti; poi fai un passetto a destra e pensa a quanto è globale, assoluto, universale e planetario questo (visto che fai tanto il figo con internet comodamente seduto in poltrona) e infine… se pensi di aver capito, adesso fallo te. Non ci riesci? Strana la vita, no? Ti fai il mazzo per andare sulla Luna e poi… boom, non c’è una mazza. Ohooooooo, che delusione… Passi la vita a cercare pianeti e a penetrare galassie che non conosci e il massimo risultato che ti viene, banalizzo ma almeno mi spiego, è di fare una saga cinematografica su …Guerre Stellari.
Invece di porci domande diverse ci siamo accontentati di risposte strambe alle domande sbagliate. Siamo annegati nell’ovvietà, nella consuetudine e nel qualunquismo, quasi contenti di essere infelici come se “stare alle cose” anziché “nelle cose” fosse un’arte, un talento necessario di questo tempo. Sicuramente esiste un altro pianeta come la Terra da qualche parte: anche se non lo troviamo, abbiamo deciso che esiste. Ci piace lucidare le stellette del genio umano autogestito che fa acqua da tutte le parti, come è ovvio che sia. Abbiamo fatto diventare notizia una opinione (= sicuramente esiste la vita su un altro pianeta – ma chi l’ha detto?) e merito nostro un naturale dono di Dio (= sono uno scienziato che crede nelle prove – e se esistono le prove, amico mio ti sei già risposto… sveglia!). La scienza è un dono di Dio: dimostra le cose perché evidentemente esistono a priori; le spiega perché evidentemente si avvale di requisiti che ne definiscono le regole; le studia perché evidentemente c’è qualcosa da studiare… Andate a ritroso e provate a porvi domande diverse.
Penso sempre che il Padre Eterno abbia un gran senso dell’umorismo: ci fa quasi sentire più importanti di ciò che siamo per metterci la sedia sotto al sedere mentre stiamo per cadere in terra o per farci fare una scoperta mentre ci incastriamo sul gossip dell’estate.
Il fatto vero, in fin dei conti, è che “vedere un paesaggio” non è come “guardare La Creazione”; vivere con Dio non è come vivere senza; credere o non credere non è uguale. Non vi accontentate della deduzione più semplice, di non spiegarvi le cose, di prendere la vita e la morte per quello che sono, di guardarvi allo specchio per quello che vi pare di vedere, di quello che credete sia alla vostra portata. Non vi accontentate di voi stessi. Nessuno di noi basta a se stesso e la nostra storia ce lo insegna e ce lo ricorda da anni, ogni giorno in ogni pezzettino della nostra vita. Quello che fanno gli uomini è umano, bello o brutto che sia è opera dell’uomo; quello che fa Dio è divino, eterno, unico, inimitabile ed è opera di Dio. Nulla è impossibile a Dio. Non è una opinione, ma un fatto che si incontra, si vive, si vede.
Ho vissuto 35 anni della mia vita da agnostica. Penso di non aver perso mai una buona occasione per definirmi atea. Poi qualcosa è cambiato e grazie a Dio ho scoperto tutto ciò che non vedevo perché non lo cercavo, perché mi accontentavo. Datevi una speranza, aprite la porticina del dubbio. Molti di voi sanno già come si vive senza Dio. Io lo sapevo. Quello che non potete sapere è come si vive con Dio e soprattutto come si incontra, dove si scopre, come si cerca. La misera opera umana che io posso fare, senza alcun merito, è dirvi che è tutta un’altra vita e darvi un appuntamento da non mancare:
Domenica 10 Febbraio 2013 ore 20.00 a Roma.
Ricorderete questa serata per tutta la vita e avrete l’occasione di porvi nuove domande e di avere nuove risposte… Non scrivo e non dico altro. Chi c’è c’è… :-)
Se pensate di venire scrivete a giorgia@giorgiapetrini.it per maggiori dettagli sul luogo e sull’orario aggiornato a ridosso di questa data. Potete venire con chi volete e portare chiunque, non si paga, non si mangia e non si beve. Io ci sarò per guardarvi negli occhi prima e dopo. E’ il mio regalo per questo nuovo anno 2013: che possiate scoprire un cuore nuovo.

“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.” (Mt 5,17)

3 pensieri riguardo “Chi si accontenta gode? Anche no, grazie.”

  1. Cara Giorgia,quel che scrivi è molto bello e per me non è nuovo, io atea non sono mai stata. Commuove invece il racconto di chi incontra dio al prima volta. Io sono credente e praticante ma Dio è una scoperta fantastica ogni volta che te lo ritrovi accanto o lo reincontri perchè è giusto dirsi che tante volte è uno di quegli amici che sai che c'è ma non riesci a vedere.Non so se sarò al tuo appuntamento ma che Dio ti benedica e sia con te Ogni giorno.Stella

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