Breve come la Vita Eterna.

di Giorgia Petrini

Mi piace.
Non sono d’accordo.
Secondo me, si.
Va bé, hai ragione.
Si si, ok.
Perché no.
Io la penso diversamente…

Sono tutte risposte frequenti al giorno d’oggi, sempre più spesso immerse nell’imbarazzo di questo tempo, nell’isolamento del pensiero indipendente che teme il confronto di opinione, che scansa la collettività sponsorizzando l’uguaglianza, tanto determinato quanto scettico, assunto, predefinito e auto consistente: risposte da precog che non dicono né troppo, né poco. Non dicono niente. Pensano da soli, si rispondono, hanno tutte le domande e tutte le soluzioni. Sanno. Loro sanno. Loro sanno, e di questo patrimonio non rendono partecipe nessuno, non condividono niente. Sanno e basta. Loro sanno.

Precog_minorityreport1

Siccome sanno, senza bisogno di dire niente, dicono a te che tu sei diverso, antico, fuori tempo, settario, bigotto o bacchettone:
“Eh, ma ti pare che di questi tempi ancora parli di castità o di matrimonio? Se, va bé, figurati, ma dove vivi?!”.

Pareri e giudizi ormai sono perfettamente equivalenti. Anche il pensiero tende ormai all’uguaglianza del sentir comune, della difesa personale. Si veste tutti Hogan, anche nella testa.

“Ma guarda che io esprimo solo un’opinione”
“No, tu giudichi! Vuoi farmi sentire un minore e un peccatore!”
“Ma guarda che non è vero”
“Invece si, perché tu mi vuoi convincere che io sono uno scemo”
“No, no. Frena. Guarda che io ti racconto solo un’esperienza: ti posso dire cosa è stato per me incontrare la gioia e la fede a 35 anni… che poi possiamo pure parlar d’altro, voglio dire, se solo per questo ti senti giudicato…”
“No, tanto è evidente che non abbiamo argomenti in comune perché tu giudichi!”.

Ve ne saranno capitate mille di queste partite, suppongo…

Ma che cos’è un giudizio, allora? Perché oggi si tende a pensare che anche un’opinione, un parere o il racconto di un’esperienza, magari fatto con fervore e passione, in modo vigoroso e palesemente entusiasta, sia un giudizio? E perché il contrario, allora, non lo è, secondo lo stesso principio? Possibile che, a meno di pseudo conversazioni brevi da botta e risposta, tra il mutismo e l’oscuramento del pensiero proprio, non si possa parlare più, confrontarsi, dibattere, argomentare? Fai una riflessione a voce alta su Facebook e un “Mi Piace”, con lo sforzo di un click rubato a Ruzzle con fatica, diventa quasi l’unico elemento di confronto. Ti piace, ho capito. Ma non vuoi dirmi cosa ne pensi? O magari perché non ti piace… che ne so. Parliamone. Nella vita, in generale, si può anche non essere d’accordo. Che male c’è? Perché questo è diventato il male dell’umanità? Non andare pienamente d’accordo con qualcuno (il proprio clone?), anche su una sola cosa, diventa motivo primario per una selezione innaturale e prevenuta, perfino degli affetti?! Nessuno più fa le domande quando si parla di qualcosa, ma in compenso tutti hanno le risposte, indiscutibili e predeterminate, ognuno la propria, secondo il desiderio, secondo convenienza, secondo libertà. Se così è, non se ne parla. Ne parliamo solo se siamo uguali. Non gliene importa nulla al prossimo di dire a me, a suo fratello, a sua madre o a un amico come la pensa sulla legge contro l’omofobia – ormai alle porte – o perché pensa che sia giusto credere in un mondo libero, piatto e autogestito. Ha solo voglia di dire…

Mi piace.
Non sono d’accordo.
Secondo me, si.
Va bé, hai ragione.
Si si, ok.
Perché no.
Io la penso diversamente…

Passa così la rassegna stampa sulla determinazione del pensiero nel mondo dei prossimi vent’anni che ne delinea già oggi la tendenza: “Che altro ti devo dire? Ti ho appena detto che sono/non sono d’accordo…”

Ti vedi con qualcuno che magari passa tutto il tempo con gli occhi puntati sul cellulare, in stato misto fra il trans patogeno disinteressato e l’orecchio pigro volto per sbaglio verso di te e quasi ti viene paura di aprire un dibattito su qualcosa, di provare a fare una domanda…

“Com’è andata oggi?”
“Bene.”
“Hai sentito che Obama ha liberalizzato l’aborto?”
“No.”
“Ah, ok. Ma in generale che ne pensi tu?”
“Di che?”
“…dell’aborto.”
“In che senso?”
“Sei d’accordo oppure no?”
“Si.”
“Ah, e come mai?”
“Perché secondo me è giusto.”
“Ah, e perché?”
“Perché è un diritto.”
“Capisco. L’aborto è un diritto? E di chi?”
“Di tutti.”
“Tutti chi? Anche quelli che poi non nascono?”
“Ao, che palle, tanto già ho capito che tu mi vuoi giudicare!”
“Veramente ne volevo parlare per sapere cosa ne pensi.”
“No, mi vuoi dire che è giusto quello che dici tu.”
“Allora, magari dimmi perché invece non è giusto quello che dico io ma lo è quello che dici tu.”
“Lo vedi che mi giudichi?!”

Pensando a spunti di questo genere tra ieri e oggi, ho scoperto che il giudizio riguarda tre ambiti principali – il diritto, la filosofia e la psicologia – e che tra i suoi sinonimi, in alcuni casi, ci sono anche “parere” e “idea”. Cercando meglio sono incappata su Treccani che dà della parola “giudizio” e del suo significato molti contesti di riferimento. Mi ha però colpito la definizione principale, indipendente in un certo senso dal suo ambito di applicazione e dal suo significato comportamentale in ambito reale.

GIUDIZIO

Attività logica del giudice, consistente nell’applicare le norme di legge al fatto da lui accertato. In senso più ampio, tutta l’attività che si svolge dinanzi all’autorità giudiziaria per giungere alla pronuncia finale, cioè alla decisione, che indica il g. in senso stretto. In tale significato è sinonimo di processo. In diritto penale, fase del procedimento, disciplinata dal libro VII del codice di procedura penale. Si compone di 3 momenti: gli atti preliminari al dibattimento; il dibattimento; e gli atti successivi al dibattimento.

Mi ha colpito in particolare sapere che il giudizio si compone proprio di questi 3 momenti specifici:

1) gli atti preliminari al dibattimento;
2) il dibattimento;
3) gli atti successivi al dibattimento;

Come dire? Quando avremo capito di che Legge parliamo e Il Giudice chi è, forse andremo finalmente tutti d’accordo…? Mah… il Vangelo di oggi su questo era illuminante: nemmeno chi ha visto ha creduto.

Senza nulla togliere alla tua, questa è la mia esperienza: Dio esiste. Non sarò certo io a giudicar me stessa, consapevole di portare con me solo un vagone di peccati e di miserie. Però, guarda, io te lo dico, se poi ci si rivede lì, di qualcosa bisognerà pur parlare perché mi sa che la vita eterna è lunga…

giudizio

2 pensieri riguardo “Breve come la Vita Eterna.”

  1. che rarita’ oggi certi ragionamenti. che denotano umilta’ di pensiero, quindi amore per la Verita’, e carattere appassionato, tutt’altro che tiepido. due caratteristiche oggi difficili da trovare accomunate nella stessa persona.

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  2. Mah, che Dio esiste penso sia indiscutibile, almeno secondo me, d’altronde se non esistesse bisognerebbe inventarlo :)
    Ah, e non preoccuparti per “li”, un mazzo di carte si trova, magari mettiamoci d’accordo sui segni prima, ok?

    Mi piace

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