Tutto concorre alla nostra meta

di Giorgia Petrini, 27 Novembre 2014

Mentre scrivo questo post è il 27 Novembre. Lo programmo su questo blog per farlo uscire il 5 dicembre, giorno della mia dipartita per Fàtima. Mentre voi lo leggerete, io dovrei essere in aereo con Marco, diretta in un luogo in cui non sono ancora mai andata.
Potrebbe sembrare una contraddizione il fatto di raccontare una cosa prima che accada o, per gli scaramantici, un atto che porta sfiga. Ma io credo in un solo Dio e penso che, ogni giorno, nel nostro pane quotidiano, il Signore ci regali quello che viviamo nel presente anche in proiezione di ciò che faremo domani, tra una settimana, tra un anno, tra vent’anni. Anche i cristiani fanno dei programmi, hanno dei progetti e si preparano a vivere delle esperienze. Quello che facciamo oggi serve a ciò che faremo domani e quello che abbiamo fatto ieri è servito a ciò che faremo oggi. Tutto concorre alla nostra meta, alla missione che abbiamo in questa vita e al disegno che Dio ha già dipinto per riporlo sul cavalletto della nostra esistenza.

Ci sono momenti in cui penso che uno stato d’animo, un pensiero passeggero, un’istinto rabbioso o uno sconforto, siano frutto di “uno sbaglio”, cose di poco conto, piccole dosi di superfluo. Invece no. Tutto concorre alla nostra meta. Così oggi, con un certo anticipo, metto in programma di dirvi che sono molto emozionata e che non vedo l’ora di partire. Mi piacerebbe raccontarvi delle cose mentre sono lì, condividerle con voi, ma come sempre non so se avrò il tempo, il modo, i mezzi e soprattutto la “voglia terrena” di farlo. Non per avidità, ma perché ci sono momenti di grande intimità nella vita di fede che vanno conservati, custoditi, protetti e salvati da ogni tentazione, da ogni diversivo, da qualunque cosa ci tenga a un passo dal cielo e allo stesso tempo con un piede dove sempre siamo. Ogni pellegrinaggio è per me un lungo momento di aulica libertà in cui riconciliare il cielo e la terra, la coscienza e la mente, la preghiera e l’operosità, il sentimento e il cuore. E’ un momento di unione profonda con Chi a me ha cambiato la vita e un modo per lodare Colui che l’ha salvata e redenta, riscattandola dalla fossa comune della perdizione e della solitudine in cui era.

Per non dimenticarvi mentre sarò via (tra il 5 e il 9 dicembre) e rendervi partecipi di ciò che avrò modo di vivere, ho messo in programma alcuni post su Fàtima che vi racconteranno ciò che io, in quel momento, starò scoprendo di persona. E’ un modo per pregare anche per voi e per non dimenticare che la nostra vita va condivisa ogni volta che possiamo: sempre, finché l’avremo.

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