La sintassi del pensiero

Pensavo che…
combinando tra loro il tempo e lo spazio si ottiene un oggetto a due dimensioni che si chiama confusione (spazio-temporale). L’oggetto “confusione” altro non è che la commistione disordinata e scomposta di due elementi innaturali (il tempo e lo spazio) che circondano l’uomo nella sua natura “finita”. Lo scrivo meglio. Qualcosa di irrimediabilmente “finito” (l’essere umano) passa la propria esistenza (di qualunque natura essa sia) a shakerare la propria entità tra due pareti infinite: il tempo e lo spazio. Si sbatte, senza sapere perchè (dal momento che viene al mondo senza uno scopo preciso) nel tentativo di dare un senso sia allo spazio che al tempo, e nel momento in cui comprende di non poterlo fare non si rassegna ad una realtà che non può essere diversa, ma si dimena confusamente nel tentativo di cambiarla… Lo so, non è più chiaro di prima… ma, scritto così, lo capisco meglio io. Il problema fondamentale è che la sintassi del pensiero è sempre troppo veloce rispetto alla traduzione in sillabe di ciò che realmente si sta (mentalmente) elaborando, per cui la logicità di un pensiero perde, nell’essere descritta, la propria logica nelle parole che tentano di esprimerlo… non significa che diventi illogico, ma sempliecemente confuso… quando… per me è chiarissimo. Non potrebbe essere più chiaro di com’è perchè è come si presenta. E’ come io lo vedo. E io lo vedo: questo è quello che conta. Magari se ci dormo su…

L’Asso Giusto

Lo ammetto, fatico a postare su questo Blog ultimamente: non ne ho il tempo, ma non sono a corto di idee, di libri, di film o di suggerimenti. Sto solo puntando tutto sulla spinta trasversale che sta per cambiare radicalmente le cose (in bene, ovviamente) ed essendo io un amante del cambiamento non posso che assecondare l’astro che sta accompagnando il mio cammino.
Non che prima non guardassi le stelle per alimentare le mie scelte, o le decisioni più importanti, ma indubbiamente stavolta mi trovo davanti una via lattea che richiede un impegno particolare ed un’attenzione mai richiesta prima.
Mai fermarsi allo stesso punto. Mai esitare. Mai perdere quella sana e necessaria lucidità emotiva che incoraggia all’azzardo perchè alle sue spalle potrebbe nascondersi l’asso giusto.
E’ talmente breve e sottile la linea che separa l’oggi dal domani, il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, l’amore dall’odio e la tenacia dall’esitazione che, se ci si ferma a pensare quella frazione di secondo “di troppo”, sono più le chance che si rischia di perdere che quelle che si riesce a vincere. Non che non si debba “pensare”, ma solo quello non basta. Ci vogliono tante altre cose gente, tante altre, compresi il cuore e lo spirito.
Spero di riscrivervi presto, ma intanto vi lascio un sondaggio a “trivella concettuale” sul quale testare la vostra opinione.