L’eleganza del riccio

Estratti da “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery:
Edizioni e/o

Pagina 16
“(…) credo che essere coscienti renda il successo amaro, mentre la mediocrità spera sempre in qualche cosa.”Pagina 48
“Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna agli insegnanti, e chi non sa insegnare agli insegnanti fa politica.”

Pagina 49
“Gli uomini vivono in un mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio. E’ una cosa terribile, perchè in definitiva siamo soltanto dei primati programmati per mangiare, dormire, riprodurci, conquistare e rendere sicuro il nostro territorio, e quelli più tagliati per queste cose, i più animaleschi tra noi, si fanno sempre fregare dagli altri, cioè da quelli che parlano bene ma che non saprebbero difendere il proprio giardino, portare a casa un coniglio per cena o procreare come si deve. Gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a dominare. E’ un terribile oltraggio alla nostra natura animale, una specie di perversione, di contraddizione profonda.”

Pagina 83
“Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma di infinito?”

Pagina 88
“Tè e manga contro caffè e giornale: l’eleganza e l’incanto contro la triste aggressività dei giochi di potere degli adulti.”

Pagina 116
“Non ho mai attribuito ai poveri grandezza d’animo solo perchè sono poveri o in virtù delle ingiustizie della vita. Ma almeno li credevo uniti nell’odio verso i grandi proprietari. Gégène mi smentisce e mi insegna questo: se esiste una cosa che i poveri odiano, sono proprio gli altri poveri.”

Pagina 124
“Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.”

Pagina 163-164
“Kakuro parlava delle betulle e io, dimenticando gli psicanalisti e tutte quelle persone intelligenti che non sanno cosa farsene della loro intelligenza, mi sentivo improvvisamente più grande perchè ero capace di coglierne la meravigliosa bellezza.”

Pagina 197
“(…) e anche se domani moriremo, il desiderio ci fa erigere imperi destinati a diventare polvere, come se la consapevolezza che presto cadranno non riguardasse la sete di edificarli ora; ci infonde l’energia di volere sempre quello che non possiamo possedere e ci getta all’alba sull’erba disseminata di cadaveri, affidandoci fino alla morte progetti che appena compiuti subito rinascono. Ma è così estenuante desiderare incessantemente… Ben presto aspiriamo a un piacere senza ricerca, sogniamo una condizione felice che non abbia inizio nè fine e in cui la bellezza non sia più finalità nè progetto, ma divenga la certezza stessa della nostra natura.”

Pagina 205
“Ma chi persegue eternità raccoglie solitudine.”

Pagina 297
“(…) lo sguardo è come una mano che tenta inutilmente di afferrare l’acqua che scorre. Sì, l’occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, recepisce ma non indaga, è privo di desiderio e non persegue nessuna crociata.”

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