Gomorra di Roberto Saviano

Estratti da “Gomorra” di Roberto Saviano:
Ed. Mondadori – I edizione aprile 2006 XIX edizione gennaio 2007

– IL PORTO –Pagina 15
“La merce ha in sè tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere.”

Pagina 16
“La grammatica delle merci ha una sintassi per i documenti e un’altra per il commercio.”
“Una fettina d’economia, in una manciata di ore stava passando per il porto di Napoli. E dal porto del mondo. Non c’è ora o minuto in cui questo non accada. E le fettine di economia divengono lacerti, e poi quarti e interi manzi di commercio.”

Pagina 21
“Profitto, business, capitale. Null’altro. Si tende a considerare oscuro il potere che determina certe dinamiche e allora lo si ascrive a un’entità oscura: mafia cinese.”
“L’economia ha un sopra e un sotto. Noi siamo entrati sotto, e usciamo sopra.”

– IL SISTEMA –

Pagina 58
“Al potere i clan di camorra giungono attraverso l’impero dei loro affari. E questa è condizione sufficiente per dominare su tutto il resto.”

– LA GUERRA DI SECONDIGLIANO –

Pagina 72
“(…) Del resto un impero non si scinde allentando una stretta di mano, ma tagliandola con una lama.”

Pagina 83
“Non sono certo sia fondamentale osservare ed esserci per conoscere le cose, ma è fondamentale esserci perchè le cose ti conoscano.”

Pagina 87
“(…) Quando mi imbatto in questi dati di accelerazione economica, ricordo sempre quando Giovanni Falcone trovandosi in una scuola fece un esempio finito poi su centinaia di quaderni di scolari: “Per capire che la droga è un’economia florida, pensate che mille lire investite il 1° settembre nella droga diventano cento milioni il 1° agosto dell’anno successivo.”

Pagina 114
“Dopo aver visto decine di morti ammazzati, imbrattati del loro sangue che si mescola allo sporco, esalanti odori nauseabondi, guardati con curiosità e indifferenza professionale, scansati come rifiuti pericolosi o commentati da urla convulse, ne ho ricavato una sola certezza, un pensiero tanto elementare che rasenta l’idiozia: la morte fa schifo.”

Pagina 127-128
“Tutti, anche i più premurosi verso la propria incolumità, finiscono nella gabbia della pensione, tutti prima o poi si scoprono cornuti, tutti finiscono con una badante polacca. Perchè crepare di depressione cercando un lavoro che fa boccheggiare, perchè finire in un part-time a rispondere al telefono? Diventare imprenditore. Ma vero. Capace di commerciare con tutto e di fare affari anche col nulla. Ernst Junger direbbe che la grandezza è esposta alla tempesta. Lo stesso ripeterebbero i boss, gli imprenditori di camorra. Essere il centro di ogni azione, il centro del potere. Usare tutto come mezzo e se stessi come fine. Chi dice che è amorale, che non può esserci vita senza etica, che l’economia possiede dei limiti e delle regole da seguire, è soltanto colui che non è riuscito a comandare, che è stato sconfitto dal mercato. L’etica è il limite del perdente, la protezione dello sconfitto, la giustificazione morale per coloro che non sono riusciti a giocarsi tutto e vincere ogni cosa. La legge ha i suoi codici stabiliti, ma non la giustizia che è altro. La giustizia è un principio astratto che coinvolge tutti, passibile a seconda di come lo si interpreta di assolvere o condannare ogni essere umano: colpevoli i ministri, colpevoli i papi, colpevoli i santi e gli eretici, colpevoli i rivoluzionari e i reazionari. Colpevoli tutti di aver tradito, ucciso, sbagliato. Colpevoli d’essere invecchiati e morti. Colpevoli di essere stati superati e sconfitti. Colpevoli tutti dinanzi al tribunale universale della morale storica e assolti da quello della necessità. Giustizia e ingiustizia hanno un significato solo se considerate nel concreto. Di vittoria o sconfitta, di atto fatto o subìto. Se qualcuno ti offende, se ti tratta male, sta commettendo un’ingiustizia, se invece ti riserva un trattamento di favore ti fa giustizia. Osservando i poteri del clan bisogna fermarsi a questi calibri. A queste maglie di giudizio. Bastano. Devono bastare. E’ questa l’unica forma reale di valutazione della giustizia. Il resto è solo religione e confessionale. L’imperativo economico è foggiato da questa logica. Non sono gli affari che i camorristi inseguono, sono gli affari che inseguono i camorristi. La logica dell’imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide col più spinto neoliberismo. Le regole dettate, le regole imposte, sono quelle degli affari, del profitto, della vittoria su ogni concorrente. Il resto vale zero. Il resto non esiste. Poter decidere della vita e della morte di tutti, poter promuovere un prodotto, monopolizzare una fetta di mercato, investire in settori d’avanguardia, è un potere che si paga con il carcere o con la vita. Avere potere per dieci anni, per un anno, per un’ora. Non importa la durata: vivere, comandare per davvero, questo conta.

Pagina 129
“Questo è il nuovo tempo scandito dagli imprenditori criminali. Questa è la nuova potenza dell’economia. Dominarla, a costo d’ogni cosa. Il potere prima d’ogni cosa. La vittoria economica più preziosa della vita. Della vita di chiunque e persino della propria.
“Capi ragazzini, kamikaze dei clan che non vanno a morire per nessuna religione, ma per danaro e potere, a ogni costo, come unico modo di vivere che valga la pena.”

– DONNE –

Pagina 172-173
“Qui però non esiste attimo in cui il mestiere di vivere non appaia una condanna all’ergastolo, una pena da scontare attraverso un’esistenza brada, identica, veloce, feroce.”

– KALASHNIKOV –

Pagina 178
“(…) tutto, in fondo, è una concessione momentanea, una delega di un’economia che solo loro gestiscono.”

Pagina 182
“La camorra ha una memoria lunghissima e capace di pazienza infinita.”
“Le armi in certi territori hanno anche la traccia della memoria, conservano in loro stesse con livore una condanna che poi sputano al momento giusto.”

Pagina 187
“Robbe’, cos’è un uomo senza laurea e con la pistola?”
“Uno stronzo con la pistola.”
“Bravo. Cos’è un uomo con la laurea senza pistola?”
“Uno stronzo con la laurea…”
“Bravo. Cos’è uomo con la laurea e con la pistola?”
“Un uomo, papà!”
“Bravo, Robertino!”

Pagina 188
“Il migliore, Robbe’, non deve avere bisogno di nessuno, deve sapere certo, ma deve anche fare paura. Se non fai paura a nessuno, se nessuno guardandoti non si mette soggezione, allora in fondo non sei riuscito a essere veramente capace.”
(…)
“Li vedi quelli. Sono loro che comandano veramente. Sono loro che decidono tutto! C’è chi comanda le parole e chi comanda le cose. Tu devi capire chi comanda le cose, e fingere di credere a chi comanda le parole. Ma devi sempre sapere la verità in corpo a te. Comanda veramente solo chi comanda le cose.” I comandanti delle cose, come li chiamava mio padre, erano seduti al tavolo. Avevano deciso della sorte di queste terre da sempre.”

Pagina 189
“E’ come chi decide di fare il filosofo e chi il medico, secondo te chi dei due decide della vita di una persona?”

Pagina 190
“Scegliere di salvare chi deve morire significa voler condividerne la sorte, perchè qui con la volontà non si muta nulla. Non è una decisione che riesce a portarti via da un problema, non è una presa di coscienza, un pensiero, una scelta, che davvero riescono a darti la sensazione di star agendo nel migliore dei modi. Qualunque sia la cosa da fare, sarà quella sbagliata per qualche motivo. Questa è la vera solitudine.

Pagina 198
“(…) fa’ quello che devi fare per vincere, il resto non ti riguarda.”

Pagina 203
“La questione delle armi è tenuta nascosta nel budello dell’economia, chiusa in un pancreas di silenzio. L’Italia spende in armi ventisette miliardi di dollari. Più soldi della Russia, il doppio di Israele. La classifica l’ha stesa l’Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace, il SIPRI. Se a questi dati dell’economia legale si aggiunge che secondo l’EURISPES tre miliardi e trecento milioni è il business delle armi in mano a camorra, ‘ndrangheta, Cosa Nostra e Sacra Corona Unita, significa che seguendo l’odore delle armi che Stato e clan gestiscono si arriva ai tre quarti delle armi che circolano in mezzo mondo.”

Pagina 204
“Pronto?”
“Si.”
“Qua la guerra è finita, mo che dobbiamo fare?”
“Nun te preoccupa’, un’altra guerra ci sarà…”
(…)
La saggezza del potere possiede una pazienza che spesso gli imprenditori più abili non hanno.”

Pagina 205
“Le guerre, dal Sud America ai Balcani, si fanno con gli artigli delle famiglie campane.”

– CEMENTO ARMATO –

Pagina 231
“I clan non permettono errori. Quando segnalarono a Sandokan, durante un processo, che Dante Passarelli era morto, il boss serenamente disse: “Pace all’anima sua.”

– DON PEPPINO DIANA –

Pagina 249
“Il sistema camorra è un potere che non coinvolge soltanto i corpi, né dispone soltanto della vita di tutti, ma pretende di artigliare anche le anime.”

Pagina 254
Nell’inutile battaglia in cui sei certo di ricoprire il ruolo di sconfitto, c’è qualcosa che devi preservare e sapere. Devi essere certo che si rafforzerà grazie allo spreco del tuo impegno che ha il sapore della follia e dell’ossessione. Quella radice a fittone che si incunea nel terreno ho imparato a riconoscerla negli sguardi di chi ha deciso di fissare in volto certi poteri.”

Pagina 259
“Chi non conosce le dinamiche di potere della camorra spesso crede che uccidere un innocente sia un gesto di terribile ingenuità da parte dei clan perchè legittima e amplifica il suo esempio, le sue parole. Come una conferma alle sue verità. Errore. Non è mai così. Appena muori in terra di camorra, vieni avvolto da molteplici sospetti, e l’innocenza è un’ipotesi lontana, l’ultima possibile. Sei colpevole sino a prova contraria. La teoria del diritto moderno nella terra dei clan è capovolta.”

– ABERDEEN, MONDRAGONE –

Pagina 308
“Nascere in certi luoghi significa essere come il cucciolo del cane da caccia che nasce già con l’odore di lepre nel naso. Contro ogni volontà, dietro la lepre ci corri lo stesso: anche se poi, dopo averla raggiunta, puoi lasciarla scappare serrando i canini. E io riuscivo a capire i tracciati, le strade, i sentieri, con ossessione inconsapevole, con una capacità maledetta di capire sino in fondo i territrori di conquista.”

– TERRA DEI FUOCHI –

Pagina 331
“Porsi contro i clan diviene una guerra per la sopravvivenza, come se l’esistenza stessa, il cibo che mangi, le labbra che baci, la musica che ascolti, le pagine che leggi, non riuscissero a concederti il senso della vita, ma solo quello della sopravvivenza. E così conoscere non è più una traccia di impegno morale. Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare.

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