Canone si, canone no: se la guardi, paghi.

C’è un delicato aspetto legato al tipo di servizio offerto sulla questione del canone RAI da applicare o meno anche a tablet, pc, ecc., che secondo me andrebbe doverosamente chiarito dal punto di vista concettuale e che se non erro non ho letto nelle intersezioni di nessuno. No al canone sugli apparati mobili o di altro tipo punto e basta è una campana a verso unico che personalmente mi sta stretta…

La riflessione corretta da fare, a mio parere, non è tanto sul fatto che sia giusto o non giusto pagarlo, ma chiedersi “cosa mi stai chiedendo di pagare”? Se la risposta esatta va letta all’interno del concetto di servizio pubblico, e non di contenuti trasmessi, potrei essere d’accordo, perché in fondo è anche grazie alle evoluzioni digitali dei siti RAI e delle sue trasformazioni tecnologiche che oggi usufruiamo dei suoi contenuti televisivi via internet e di conseguenza in molte altre forme di mobilità. In questo senso, se il canone me lo chiedi per un servizio fisico che mi dai (su qualunque rete e in qualunque forma), anche se può sembrare assurdo, io trovo che sia concettualmente lecito. Banalmente, se paghiamo il canone Telecom per un “servizio” privato anche quando il telefono fisso di fatto lo usiamo “on demand” non vedo perché (sempre concettualmente) non pagare il canone di un servizio pubblico audiovisivo che, anche grazie alle nuove tecnologie, abbiamo modo di utilizzare anche in e da “postazioni mobili”. In fondo, anche questo è comunque “merito tecnico” di qualcuno, RAI compresa, e tutti i meriti hanno un costo. Alla fine il canone sul tablet non lo vogliamo pagare però passiamo una settimana a guardare Sanremo online per dire che non ci piace, ecc., ecc. La faccenda vera quindi è che io posso anche essere disposta a pagare “un canone mobile” consapevole di usufruire (concettualmente) di un servizio pubblico la cui origine è di fatto indipendente dal mezzo con il quale io ne fruisco i contenuti, ma lo sono meno (se non per nulla) nel momento in cui:
a) il mezzo che utilizzo funziona male (= digitale terrestre, che per esempio a casa mia sembra perennemente l’eterna cottura di popcorn espressi al micro onde!)
b) non posso avere un ruolo nella scelta dei contenuti (ovvero, a fronte di un canone tecnico concettualmente lecito, pago moralmente “contenuti illeciti” di una tv – mediamente – spazzatura di qualcuno che ha scelto per me cose che non solo non mi interessa guardare ma magari vedo anche male).
Il canone RAI di fatto è storicamente una tassa sul possesso dell’elettrodomestico TV, quindi io pongo interrogativi, analisi e aperture nei confronti di ambiti apparentemente non pertinenti il concetto storico del canone RAI (che peraltro vent’anni fa se vi ricordate pagavamo “volentieri” perché, a differenza delle altre reti, il cosiddetto servizio pubblico ad esempio NON mandava pubblicità, cosa che oggi concorre perfino con Mediaset che di pubblicità è sempre vissuta pubblicamente… e senza canone per noi). Detta così una rivolta filosofica contro il canone su tablet e pc avrebbe anche senso, ma è evidente che si marcia tutti ad occhi chiusi tra le righe. I tempi sono cambiati, i mezzi anche, le tecnologie si sono evolute, è cambiata la televisione e anche gli spettatori quindi, ragionevolmente, andrebbe a mio parere rivista anche la definizione di che cos’è il canone. Il bollo della macchina lo pago (seppur anche quello malvolentieri) su una automobile (vecchia o nuova a piacere) che ho interesse a curare e che posso manutenere bene nella mia autonomia, che assicura le mie esigenze logistiche  soggettive e che soprattutto scelgo tra le tante nel vasto mondo del mercato dell’auto: nel caso del caso del canone RAI queste caratteristiche non sono mai soddisfatte pur essendo la funzione tassativa identica a quella del bollo. Pago una tassa su qualcosa che possiedo solo perché la possiedo, ma mentre nel primo caso non ne sono pienamente padrone, nel secondo si, o quasi. La questione pertanto, io credo, non è sul fatto che non sia concettualmente lecito chiedere il pagamento di un canone anche su tablet o pc, ma il fatto che non lo si possa legare e condizionare al mezzo. Come io la vedo (su Tv, su smartphone, su tablet o quello che sia) non dovrebbe essere un problema di RAI, ma se la vedo o non la vedo si; in questo senso io credo che il canone, in tempi moderni, andrebbe disassociato dallo stretto e prioritario legame con il mezzo più o meno statico/fisso e applicato ad un concetto di maggiore flessibilità che ne verifichi ad esempio: il funzionamento degli apparati per la corretta ricezione dei contenuti trasmessi; i contenuti proposti; l’analisi del gradimento a priori (invece che dell’audience a posteriori che secondo me lascia il tempo che trova)… insomma cose per le quali ritengo che una tassa sia sicuramente necessaria (implicando costi che vanno ben al di la del singolo abbonato che poltrisce sul sofà), non perché possiedi una TV ma perché la guardi, che ti piaccia o no. Se non ti piace vorrà dire che non la guarderai e a maggior ragione poco ti importerà del fatto che si paghi o meno un canone, indipendentemente dal mezzo… Il mezzo ormai è di tutti, qualunque esso sia, perché il mondo è cambiato e RAI è un’azienda che (si sia o meno d’accordo) esisterebbe anche se tutti decidessimo di guardare i suoi programmi solo attraverso “un altro apparato” che non sia la televisione. E’ evidente a tutti quindi che il problema “canone” non è più relativo al possesso fisico di una TV (che tutti comunque possiedono a prescindere, tranne rari casi), ma ad altri aspetti sui quali a mio parere questo servizio pubblico ha molto altro da chiedersi. Noi per contro, che spesso vorremmo sembrare più intelligenti di quello che siamo, dovremmo altrettanto dotarci di una meno  eccessiva umiltà cognitiva che troppo spesso ci rende dei …finti tonti.
Il canone (nella sua definizione odierna) è una tassa concettualmente vecchia (come altre decine ce ne sono in Italia) rispetto alla modernità e alla complessità tecnologica del mondo in cui oggi viviamo. Tutto qui. E’ sbagliato il livello di conversazione nell’analisi primaria di requisiti e contenuti, il che ha bruciato l’unico tentativo attuale e istantaneo di possibile adeguamento che andava strategicamente pensato, analizzato, studiato e solo alla fine comunicato in modo un po’… diverso. Prima si comprende e ci si adegua alle esigenze e problematiche del contesto e poi si applicano modi e maniere corretti per una migliore applicazione e percezione dei conseguenti adeguamenti condivisi. Fin quando la definizione del canone sarà relativa al possesso dello strumento, nessun dibattito sarà possibile. O si torna ad aprire la questione su contenuti, efficienza, serietà e produttività, intorno a concetti per i quali pago un servizio, e non un apparato, oppure è una battaglia di stile inutile che non avrà né vincitori né vinti.
Sono anni che ne parliamo ormai… Provaci ancora Prof. che pure a ‘sto giro, almeno per il momento, t’ha detto male…

1 commento su “Canone si, canone no: se la guardi, paghi.”

  1. Cambiare l'oggetto per il quale paghiamo un servizio(seppur non di nostro gradimento) al di la del mezzo con cui lo visualizziamo (microonde incluso) è l unico modo per giustificare una tassa che, se si potesse, pagherei solo per finanziare ciò che scelgo e non ciò che m'impongono. Concordo!

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