Orrori della visione eugenetica: l’autodistruzione di Angelina Jolie.

Di Enzo Pennetta – 18 maggio 2013

L’idea riduzionista che tutte le caratteristiche di un individuo siano codificate nel DNA sta iniziando ad avere ricadute spaventose.
E non è che l’inizio, nel nostro futuro si intravede la discriminazione genetica.

Angelina Jolie
Angelina Jolie (Photo credit: Wikipedia)

Non è medicina preventiva, prevenire significa intervenire prima che si verifichino dei danni, ma un’operazione di mastectomia è un danno, non una prevenzione. La notizia è nota, l’attrice Angelina Jolie ha comunicato alla stampa di avere effettuato un’operazione di mastectomia per ridurre il rischio di contrarre un tumore al seno, rischio che sarebbe passato dall’87% al 5%. La diagnosi dall’incredibile grado di precisione (87%, né  più né meno, non 86 o 88…) è seguita in seguito alla mappatura genetica del DNA della Jolie, con la quale si è scoperta la presenza di un particolare gene Brca-1 che predispone appunto alla malattia. Tale è la fiducia che le persone ripongono nella scienza, che la povera Angelina prendendo molto seriamente quanto emerso dall’esame di suo DNA, ha deciso di infliggersi un’automutilazione pur di allontanare la paura. Ma non è finita qui, poiché il gene in questione sembra legato anche al cancro alle ovaie, la Jolie starebbe meditando di procedere anche all’asportazione delle ovaie “Dopo la mastectomia, Angelina Jolie pensa di asportarsi le ovaie“, infatti pare che il rischio di un tumore sia in questo caso del 50%. Ma cosa vuol dire che un gene predispone all’87% o al 50% ad una malattia? Sappiamo che esistono geni il cui effetto è certo, nell’esperimento di Mendel in base alla composizione genetica i semi sono gialli o verdi, non accade che con un genotipo “gg” siano gialli all’87%, con quel genotipo sono gialli e basta. Evidentemente la presenza di un particolare Brca-1 non basta a generare un tumore, e allora sappiamo con certezza che deve intervenire qualcos’altro affinché la malattia insorga. Ecco allora la vera medicina preventiva: cosa determina l’insorgenza del tumore nelle portatrici di quel Brca-1 che da solo non è sufficiente a determinarlo? Ma cosa accadrebbe se potendo fare una mappa genetica come esame di routine scoprissimo le varie predisposizioni individuali alle malattie? In tal caso la vita di milioni di persone si trasformerebbe in un’infernale attesa di eventi patologici di ogni tipo, la popolazione verrebbe presa da un’epidemia di ipocondria, una follia collettiva in cui innumerevoli individui sani si sottoporrebbero ad interventi chirurgici assolutamente ingiustificati. Il passo successivo sarebbe quello di richiedere la mappatura del DNA per la scelta di un partner col quale fare figli o anche per decidere o meno l’assunzione di un dipendente che non sia troppo spesso in malattia. Le assicurazioni farebbero poi tariffe differenziate per i portatori di DNA difettoso e per coloro dal DNA di buona qualità.Infine la soluzione più logica sarebbe quella di generare figli solo dopo aver sottoposto gli embrioni a mappatura cromosomica per scegliere quelli che nella vita potrebbero avere tutti i privilegi dei “validi”. Ovviamente una diagnosi da “non validi” sarebbe ritenuta sufficiente a giustificare un aborto.Ma tutto questo è stato già immaginato e proposto in un bellissimo film del 1997 intitolato Gattaca che nel suo cast vedeva attori come Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law, Gore Vidal, Ernest Borgnine, e se solo Angelina Jolie avesse dato un’occhiata a quel film forse avrebbe potuto cambiare idea. La verità su operazioni di quelle tristemente reclamizzate da gesti di personaggi pubblici come Angelina Jolie, forse è stata detta solo dal Fatto Quotidiano nell’articolo Angelina Jolie, “no certezze da test genetici su prevedibilità tumore seno”, nel quale, oltre alle giuste considerazioni sulle elevate possibilità di guarigione in caso di effettiva insorgenza della patologia, viene individuato un problema psicologico alla base di operazioni chirurgiche preventive:

Ma soprattutto, prima di un intervento di questo tipo bisognerebbe porsi alcune domande. Ad esempio: che conseguenze può avere l’asportazione di seno e ovaie in una donna di trent’anni? Forse occorrerebbe anche un lavoro individuale per capire da dove nasce la paura“… è possibile ragionevolmente affermare che la decisione di togliere il seno in via preventiva risponde al tentativo di placare l’ansia e alla speranza di poter controllare tutto”, spiega la psicoanalista Marta Tibaldi, autrice del libro “Oltre il cancro” (Moretti&Vitali). “Purtroppo, la chirurgia non risponde a nessuno dei due obiettivi perché mentre l’ansia che arrivi un tumore in altre zone resta viva, il pensiero di avere tutto sotto controlo si rivela illusorio…”.

La vera malattia sembra dunque essere psicologica, una malattia che nasce dall’illusione di poter controllare tutto e dall’idea di eliminare la paura dall’esistenza umana, senza pensare che però ansia e paura sono parte integrante dell’esperienza umana e non malattie da eliminare.Quello che vale a livello individuale è valido anche a livello generale, l’ideale eugenetico non può sopprimere l’ansia e la paura, si tratta di un ideale che porta a “mutilare” l’esperienza umana, che  legittima e promuove a livello di massa nuove forme di nevrosi e di razzismo genetico.

4 pensieri riguardo “Orrori della visione eugenetica: l’autodistruzione di Angelina Jolie.”

  1. Mi dispiace non sono d’accordo il fatto che il rischio si sia abbassato del 5% piuttosto che del 87..mi sembra abbastanza per giustificare una scelta del genere visto che la madre e la zia sono morte in età giovanissima della stessa malattia,e quindi prevenzione,terapie preventive, e successive invalidanti chemio,non sono servite a una “pippa” quando il male insorge,purtroppo devi curarlo,e se posso evitare la chemio….E poi non facciamo i discorsi fantascientifici che ho letto sul fatto di andare a finire nella selezione eugenetica…vi prego una volta tanto che si fa qualcosa per le donne io non lo permetto proprio.E anche il Sig Veronesi dovrebbe tapparsi la bocca qualche volta.

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    1. Ciao Lucia, da donna dispiace anche a me che tu non sia d’accordo, liquidando una scelta così importante con la “leggerezza” di un editto immediato e tanto sicuro di sé. Il vero problema qui, non solo femminile, è chiedersi di cosa abbiamo davvero paura, essendo perfettamente consapevoli di non essere affatto padroni di ciò che ci accade. Prevenire con fiducia o demolirsi con supponenza sono cose assai diverse. Ci sono milioni di casi nel mondo che dimostrano piena salute e lunga vita di chi proviene da famiglie o “linee di sangue” con rischi d’ogni tipo. La vera domanda da porsi è in cosa si crede all’origine di queste scelte: io, non solo da donna, non mi sento padrona del mondo, né di ciò che mi accade. Questo determina che mai farei una mastectomia per un ipotetico “rischio presunto” (che equivale secondo me a un atto di ipocondria per una sorta di paura da contagio) che nessuno è in grado di dimostrare in anticipo e con certezza, soprattutto se questa scelta avviene quando “si gode di ottima salute”… come nel caso della povera Angelina.

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