Pride, la belva feroce.

Arrivammo in Sicilia a prendere Pride per portarcelo a casa, io e Franco. Era il 2003. All’epoca gli Akita Inu erano cani non ancora troppo noti. Per la grande rimonta avremmo dovuto attendere parecchi anni e vedere il più recente film con Richard Gere, storia vera su Hachiko, cane della stessa razza ormai famoso in tutto il mondo…
Non avevo mai avuto un cane e non lo avevo neanche mai desiderato. Fatto sta che un giorno ne incrocio uno molto simile a quello che anni dopo vedrò anche nel film e me ne innamoro. E’ come me. E’ un colpo di fulmine. Mi metto a studiare, a cercare e a capire tutto quello che potevo su questi Akita Inu, cacciatori di orsi nella regione di Akita. Decido e partiamo. C’erano solo un paio di allevamenti attendibili all’epoca in Italia e questi cani provenivano solo dal Giappone per mano di pochi esperti selezionatori. Scegliamo la Sicilia perché sapendo che abiterà a Roma e che è un cane nordico pensiamo e speriamo che, geneticamente, possa soffrire di meno il caldo. Fandonie umane, ovviamente… :-)Quando ho visto Pride, che da piccolo quasi stava tutto in una sola mano, era in una cucciolata di 6 akita, tutti bellissimi, alcuni fulvi, altri bianchi come lui e uno tigrato. Non ho avuto dubbi. Era lui, c’era poco da scegliere… lo avrei riconosciuto in mezzo a decine di cani, il mio Pride.
Abbiamo trascorso assieme 10 anni pieni di sorprese, di bellissimi ricordi, di viaggi, di gioco e di passeggiate.  Nel 2008 è arrivata anche Kyra a farci compagnia. Poi, lo scorso anno, Pride si è ammalato di epilessia e la malattia lo ha costretto ad una serie di disagi e di inconvenienti che prima non conosceva, e nemmeno io. Curarlo e vederlo cambiare giorno per giorno, nel dubbio del veterinario che potesse in realtà trattarsi di un tumore, è stato il primo strappo grande nel mio cuore. Avevo conosciuto solo quel grande guerriero forte che era sempre stato. Non ero preparata, ma del resto la vita è questa. In genere, non ti prepara. Ti ci trovi. Così, dopo un’ultima settimana passata con fatica e parecchie sofferenze nuove, stamattina esco e lo saluto, sapendo che quando tornerò non ci sarà più.
Lo vedo. E’ il mio cane. Lo so quello che mi vuole dire l’ultima volta, quando mi guarda da lontano mentre esco. Ci siamo salutati così. Io fuori dal cancello, lui dentro. Uno sguardo solo, come la prima volta. E su quel cancello è venuto a farsi ritrovare stasera, a dirmi che lui c’era e ci sarebbe sempre stato.
So che farai “la guardia” al mio posto in Paradiso.
Grazie Pride per il tuo amore e per la gioia con cui, in tanti momenti, hai saputo riempire i miei poveri vuoti. A presto, vecchio mio.
23 Giugno 2003 – 8 Maggio 2013

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