La realtà che accade tra la vita e la morte.

di Giorgia Petrini

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Una cosa è pensare alla vita com’è. Altra cosa è pensare alla vita come non è. E’ vero: “vivere è obbedire alla realtà”, diceva qualche sera fa il nostro Padre spirituale. Che ci piaccia o no, vivere è fare questo…
La realtà è quella cosa per cui il mondo e gli altri non ci appartengono. Era già lì. Ce l’abbiamo trovata. E’ la stessa cosa secondo la quale la vita non è “nostra”, perché di fatto non la possediamo. Ci viene data per amore, per sbaglio o per volontà da qualcuno e ci viene tolta, da un evento, dall’età o dalla salute. In qualche caso, purtroppo neanche pochi per assurdo, ci viene tolta anche dalle stesse persone che ce l’hanno data. La storia di ognuno di noi, il nostro diario, racconta una cosa certamente uguale per tutti: che siamo nati e poi, alla fine, siamo morti. Poche cose, più o meno “fatte bene”, parleranno per qualche tempo di noi a qualcuno, magari lasceranno anche segni importanti, ma la sostanza è che la vita (questa vita, quella di tutti) è quel periodo di tempo che intercorre tra la nostra nascita e la nostra morte. Per alcuni dura tantissimo, per altri pochissimo. E’ un tempo in cui le cose che ci rimarranno impresse e che ci faranno crescere saranno molto poche: la nascita di un figlio, il giorno della laurea, un innamoramento, la morte di un padre o la perdita del nostro migliore amico. Cose così che, volendo oppure no, in fondo ci ricorderemo sempre. Il resto del tempo, quello che intercorre tra quelle tre, quattro cose e quello che passeremo a chiederci quale senso abbia tutto il resto, soprattutto quando non lo capiamo, sarà per tutti noi un tempo nel quale, fondamentalmente, spereremo di capire dove abbiamo sbagliato, cosa avremmo potuto fare meglio e cosa non riusciremo a fare mai. Il tempo di tutta una vita per capire dove stiamo andando o che ci stiamo a fare qui non ci basterà a comprendere la vita per quello che è, perché in realtà la vivremo sempre e soltanto tutta cercando di cambiarla, mentre raccontiamo agli altri che rifaremmo esattamente tutto ciò che abbiamo fatto fino a un minuto prima (N.B. errori inclusi).

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Questo è ciò che fa della storia dell’uomo prima, durante e dopo, un tempo vero e già accaduto. Questo è quello che fa delle nostre scelte qualcosa di reale e, per molti aspetti, irreversibile. Questo è ciò che man mano dipinge la vita per com’è e aggiunge pezzi alla realtà esistente. Questo è ciò che un governo decide di fare facendo il contrario di ciò che ha fatto il governo che lo ha preceduto; è ciò che fa una scuola cambiando i libri di testo tutti gli anni per motivi di orientamento o convenienza editoriale; è ciò che fa l’amministratore di condominio quando cerca di mettere tutti d’accordo, anche se una cosa non si può fare; è ciò che un ateo seduto in poltrona dice del ciclone che ha appena travolto le Filippine (“Se esistesse Dio non permetterebbe tutto questo”), profondamente diverso da ciò che dice la signora al telegiornale della stessa realtà, sopravvissuta per miracolo, rimasta sola lì, (“Dio ci ha fatto questa grazia perché i filippini potessero diventare migliori”). La realtà è uguale per tutti, eppure non tutti le obbediscono, non tutti la vedono. Obbedire in modo diverso,  come molti dicono spesso, non significa obbedire. In ogni evento reale della nostra vita io e te possiamo pensare la stessa cosa o due cose opposte, ma indipendentemente da noi la realtà rimane lì, resta ciò che è. Esiste nonostante noi e a prescindere da noi. Per obbedirle la dobbiamo rispettare, amare, accogliere e guardarla da vicino, facendo attenzione a non confonderla mai con una copia. La cosa che possiamo chiederci è se è lì per nuocere alla nostra incolumità, libertà, vita o indipendenza o se è lì per rendersi utile a qualcosa che ci riguarda in qualche modo, se è la nostra occasione, una bellissima opportunità. Un fatto è certo: che lei non cambia. E in fondo neanche noi. E’ lì che si nasconde la nostra vera vocazione.

1 commento su “La realtà che accade tra la vita e la morte.”

  1. E’ il pezzo più bello che hai scritto. Quello che mi ha maggiormente emozionato. Vorrei davvero abbracciare tutta la realtà, ma so di non potercela fare. Oggi il Vangelo parla dei servi inutili: quelli che fanno il loro dovere e non possono aspettarsi di guadagnare, per questo, uno status diverso da quello che compete loro. Ecco, un servo che pretenda di essere lodato perché fa il suo dovere somiglia ad un uomo che pretenda di essere amato perché osserva le regole: a noi è stato rivelato che l’amore si manifesta veramente quando le regole non sono rispettate, quando si commette o si subisce un’ingiustizia. Il perdono, la misericordia non traggono la loro forza dalle nostre supposte ragioni, né dalla nostra coerenza: saremmo tutti imperdonabili. Piuttosto, trovano nelle nostre ragioni e nella nostra coerenza il proprio limite. Anche per mezzo tuo, il Signore mi sta insegnando ad amare la realtà.

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