"In God we trust", ma se non mi conviene…

Foto by Frieke Janssens, fotografo e belga
Mentre pago in cassa 2,19 euro per un pezzo di pizza in Viale Europa alle 2.19 di un lungo pomeriggio che è appena cominciato, passeggio lentamente, e qua e la presto udito e vista ai discorsi e al fare della gente. Sento commenti sugli scontri di una “giornata sindacale” di estrema violenza in tutta Italia; gente che si chiede come andranno le prossime elezioni con lo stesso interesse riverso su chi vincerà la prossima puntata dell’Eredità; mamme al telefono in corsa tra i bambini presi a scuola (con il suv lasciato a lampeggiare in doppia fila) e la pausa pranzo che finisce; maschi (per lo più sposati) che parlano di nuove femmine (spesso sposate anche loro) sbirciate in corridoio; minorenni di nuova generazione (bulli e pupe) usciti dalla scuola media lì accanto che fumano (davanti a tutti, indifferenti) alla fermata del bus; donne anziane in minigonna che aspirano ad avere di nuovo vent’anni, forse accanite fans della Bertè (?); uomini adulti e ben vestiti che mettono continuamente mano alla tasca in cui si trova il portafoglio, come se il peso di troppi spicci incidesse sull’equilibrio del passo preso; commesse precarie in cerca del posto fisso che aspettano di spaccare le lancette prima di alzare di nuovo la serranda; decine di persone che, per lo più ipocondriache e sotto l’effetto dell’industria mediatica del farmaco, fanno la fila in farmacia per comprare sostanze del tutto inutili ben propagandate; bimbi di pochi mesi lasciati a tate di “poca esperienza”; gente forte che parla di gente misera e gente misera che parla di gente che ha potere; anziani soli in difficoltà anche solo per poter camminare in autonomia su marciapiedi i cui sanpietrini fuori posto sono ormai come trappole per topi… incontro perfino un invalido sulla sedia a rotelle che fermo in un angolo della strada dice al telefono a qualcuno: “Ho visto scendere una signora (io avrei aggiunto “che godeva di ottima salute e camminava svelta su un tacco 11”), ma non ho fatto in tempo a dirle di lasciarmi libero il posto
Non so, me ne vengono in mente parecchie altre di scenette di vita quotidiana, dissoluta, distratta, mediocre e disinteressata, protagoniste dei giorni nostri a tutto campo, ogni giorno, ogni istante, in ogni luogo: dal lavoro alla scuola, dalla politica alla famiglia, dal Sud al Nord, quello che vedo è spesso frutto di una vita a due sole dimensioni, fatta di obblighi e convenienze, di paura collettiva, di superficialità, di terrorismo mediatico, di nichilismo, di asprezza e diffidenza, di inciviltà e diseducazione, di guerra e non di pace, di tristezza e non di gioia…

“Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,39)

Nel regno dell’individualismo impera l’Ego ormai Superior, a 4 stelle con piscina, dove la metafora esistenziale della “doppia uso singola” ci serve a stare più comodi, più larghi. Lo spazio serve a noi stessi, (ironia della sorte inesistente) per essere lasciato libero, per riempirsi di silenzio, per essere sazio e ingordo di altrettante cose delle quali potremmo fare a meno. Abbiamo perso il gusto, tutto cristiano e biblico, di stare in tanti in poco spazio, di adattarci ad ogni luogo ed esperienza, di cibarci di attenzioni per l’altro, di  privilegiare gioie frutto della donazione perpetua e multiforme della nostra vita a qualcun’altro. Nell’abbondanza e nella dominazione sfrontata e sfacciata di un pianeta non nostro (del quale stiamo ancora cercando un secondo esemplare che non c’è) abbiamo dimenticato di essere uniti per conseguenza e natura gli uni agli altri, malgrado la nostra volontà, malgrado la nostra diretta provenienza, malgrado gli innumerevoli tentativi fatti nel corso della storia dell’uomo di selezionarne razze o specie “derivate”. In California, patria dell’innovazione della quale tutti noi tanto parliamo, oggi i figli si scelgono a campione prima di essere concepiti: il catalogo delle facce, dei fisici e delle intelligenze artificiali è a disposizione di genitori incoscienti che malamente fanno delle grandi scoperte dei menu fissi da fast food alla ricerca del clone di Brad Pitt o della copia di un genio artificiale…

Genesi 1, 27-28

27 Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».

Di queste divine, necessarie e inevitabili “istruzioni per la vita” abbiamo nella maggior parte dei casi compreso e messo in atto soltanto una rivisitazione autoctona, mediocre e circostanziata delle procedure operative relative ad un diverso senso del soggiogare e del dominare. “Ci sfuggono” il vero senso e il contenuto della creazione, il principio originario secondo cui Dio creò l’uomo a sua immagine, la volontà chiara e necessaria di averli creati maschio e femmina… Nell’esercizio della nostra piena libertà, senza nessun particolare merito acquisito in questa vita, ci è stato affidato il più prezioso incarico che esiste a questo mondo e noi lo abbiamo nel tempo, troppo spesso, sciupato e svilito. Abbiamo fatto nostro quel dono immenso che è la procreazione, nelle cause e negli effetti, soggiogandolo e dominandolo secondo la nostra volontà. Abbiamo personalizzato le aspettative e redatto istruzioni alternative; abbiamo scelto di affidarlo alle leggi e agli esseri umani come atto di volontà e non più come naturale conseguenza …che so? dell’amarsi gli uni gli altri ad esempio?; ne abbiamo colorito le funzioni reali, i perché e i di cui; ne abbiamo drammaticamente scambiato l’opportunità con la sensazione del tempo che passa, con la paura di invecchiare, con la cattiva idea della solitudine. Ci fa sentire all’avanguardia l’idea di poter confidare, ad esempio, nella scienza o nella procreazione assistita quanto quella di poter fare affidamento sull’aborto o sulla pillola del giorno dopo. Abbiamo mediocremente affidato ad altri esseri umani, fallaci come ognuno di noi di fronte al più banale inghibbo di una giornata qualunque, la convinzione di poterci fidare di noi stessi, di poter fare a meno di quello stesso Dio che, nel frattempo, continua a guardarci intenerito dai nostri limiti e dalle nostre incapacità …che negli anni abbiamo cercato di superare dando maggiore spazio alla ragione, alla scienza, all’autonomia. Lo abbiamo rimpiazzato e, paradosso dei paradossi, non è più eresia ciò che veramente lo è, ma tutto ciò che oggi ne fa menzione (come i cristiani) o lo rappresenta (come la Chiesa Cattolica) o ce lo ricorda (come gli innumerevoli Santi che ne sono da sempre indiscutibile testimonianza).

Abbiamo scelto di rinunciare a Dio per altri Dei che per assurdo ogni giorno non possiamo neanche scegliere di servire perché ne siamo completamente schiavi dal lavoro ai soldi, dal cellulare alla macchina, dal sesso alla forma fisica, da ciò che gli altri pensano di noi al …voto di scambio?… tanto per tornare a parlare cristianamente di temi che crediamo di comprendere meglio. Per effetto di un mondo del quale crediamo di poter essere padroni, senza ancora essere stati in grado neppure di capirne le origini reali, abbiamo fatto nostre anche le determinazioni più convenienti di diritto civile, umano e sociale; abbiamo tratto vantaggiose e speculari articolazioni di povertà e ricchezza, contribuendo in ogni momento e con ogni gesto alla fame nel mondo…

Viviamo nel 2012, dimenticandoci che abbiamo perfino diviso il tempo di tutta la nostra storia in “prima” e “dopo” Cristo, e sappiamo benissimo che ancora oggi, da sempre, l’unico essere umano davvero famoso in tutto il mondo è Gesù Cristo (e non Silvio Berlusconi o Madonna) eppure siamo ancora qui che diamo retta …alle statistiche di Paglioncelli a Ballarò, ai plastici di Vespa che non riesce mai a cogliere il punto vero e al nuovo idealismo filosofico di Maria De Filippi…

Questo è un tempo, io credo, nel quale tornare con umiltà, gioia e profonda comprensione alla nostra memoria, alle nostre origini, ad una rinnovata comprensione di ciò che davvero siamo e di ciò che davvero dovremmo fare per il nostro bene e, soprattutto, per il bene altrui. I valori universali, in senso assoluto, possono essere la nostra più semplice, grande e migliore espressione di vita vera, di giustizia e di onestà. La nostra missione e i nostri sforzi non dovrebbero essere volti al tentativo di dimostrare di non essere colpevoli di qualcosa, ma alla certezza acquisita che mai nessuno di noi sarà sicuramente in grado di essere Santo, sebbene alla continua ricerca della Santità nei pensieri, nelle parole, nelle opere e nelle azioni.

Giovanni 8, 7

Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.

Davvero possiamo ambire ad un mondo migliore, ad una nuova Italia o ad un futuro per l’Europa fin a quando penseremo di poter contare solo su noi stessi? Davvero pensiamo che esista un uomo migliore di un altro? In funzione di cosa lo pensiamo? Dell’intelligenza? Della posizione sociale? Della ricchezza materiale? Della presunta onestà? Siamo così sicuri di essere sicuri di cose, persone, contesti, sistemi e metodi che ci hanno già dimostrato di essere universalmente inutili?

“In God we trust” dicono gli americani (che tanto ci piacciono) sul dollaro e in Dio, per questo, ritengono di aver stretto il loro profondo Credo attorno alla propria comunità… eppure la pena di morte è ancora in vigore e i matrimoni gay sono tra le “innovazioni più promosse del momento”. Non so, pensateci. Io credo in quell’unico vero Dio che nel maschio, nella femmina e nel dono della vita (del quale altrettanto poco conosciamo davvero) ha inconfondibilmente espresso una volontà che ci rende meravigliosamente unici, uno per uno e ognuno per l’altro, nel fare con il suo aiuto “cose straordinarie”.

Luca 18, 27

Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.

Non fatene senza. E’ tutta un’altra vita.

1 commento su “"In God we trust", ma se non mi conviene…”

  1. Ci pensavo anch'io, questa mattina, venendo al lavoro. Solo "questo" ci può salvare: il bene e l'amore per il prossimo vale per la nostra vita, nelle nostre famiglie, nelle nostre aziende e soprattutto nella politica. Non è un mondo "nuovo", è piuttosto un mondo che si svecchia dal marciume.Grazie Giorgia per queste rflessioni che non ti sei tenuta per te :-)

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