Coscienza in saldo: se la libertà è senza verità…

Provo a spostare la questione su un altro piano visto che in tanti hanno già scritto sul tema cose che condivido, non solo cristianamente, e che ho contribuito a diffondere nei giorni scorsi. Ha poco senso di utilità tornare con altro stile su parole importanti ben spese a riguardo da ottime fonti, come il blog di Costanza Miriano che ha postato spunti forniti dal Gran Rabbino di Francia, quindi preferisco fare un “esercizio” diverso. Come anticipai in un post su Facebook il 10 gennaio scorso, il discernimento di ognuno dovrebbe ricorrere in parte a ciò che esiste chiaramente in natura e che, in quanto tale, non è per definizione e soprattutto in verità opera dell’uomo, e in parte al profondo e innegabile senso assoluto di concetti e questioni etiche, morali e valoriali che, in quanto tali, non possono appunto prescindere dalla propria natura assoluta universale.
Viviamo in un tempo di profonda crisi etica e morale. In questo tempo, la coscienza di molti è spesso in saldo, cristiani praticanti inclusi: fa sconti e abbona punti a quello stesso soggettivismo morale ed esistenziale che ha fatto di una errata cultura della tolleranza e del permissivismo il vero fianco esposto al relativismo dei singoli. In questo tipo di atteggiamento, il discernimento sulle questioni etiche (principalmente volto ai valori assoluti, all’esistenza dell’uomo, alla vita, alla morte, all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni gay, ecc.) è diventato agli occhi di molti quello sport praticato da quei “pochi” bacchettoni, fanatici e creduloni che fanno del cristianesimo una sorta di auto celebrazione idolatrica alla quale appellarsi in mancanza… dell’abbonamento allo stadio…? Molta gente vive (consapevolmente) di truffe evidenti a pagamento che è disposta ad adorare per tutta la vita senza avere in cambio alcuna verità, eppure preferisce passare il tempo a smentire ciò che non conosce, non solo senza mai avere prova certa di ciò che dice, ma soprattutto senza mai cercare di applicarsi alla ricerca del contrario. Meglio Vanna Marchi senza la verità della capacità risolutiva di acqua sale, o gli scandali di calciopoli senza la verità di una passione ben vissuta, piuttosto che ammettere l’esistenza di un Dio che non conosco con il quale è più facile sbrigarsela negandone l’esistenza e quindi lasciandone indietro evidenti verità.
Secondo questi atteggiamenti nel tempo, siamo stati indotti a pensare che la nostra libertà (di pensiero, di parola, di vita), nel suo senso più pieno, autogestito ed esasperato sia valida anche in assenza di verità. La nostra interpretazione soggettiva di libertà è stata per molti versi un nostro grave limite, spesso perfino deleterio. Questo è il punto vero: sentirsi liberi di spendere 10 mila euro per Vanna Marchi anche conoscendone la menzogna; abbonarsi allo stadio anche sapendo che le partite sono truccate; giocare alle slot machine pur consapevoli che non si vince mai davvero. Oppure drogarsi, mancare di educazione, scegliere un look inappropriato, avere delle abitudini malsane… tutto è in fondo frutto dello stesso stato:  sentirsi liberi senza curarsi della realtà. Abbiamo scisso per induzione la libertà dalla verità: abbiamo tenuto la presunzione di diritto in merito alla prima e abbiamo negato la presunzione di dovere in merito alla seconda. Vogliamo essere liberi senza necessariamente essere veri. Questo è il punto. Senza capire che il vero senso della libertà E’ NEL LIMITE posto dalla realtà, abbiamo abusato dell’universo intero, abbiamo sopraffatto i deboli e ucciso gli innocenti. Allo stesso modo abbiamo creato delle leggi per fare molte di queste cose rifiutando consapevolmente o per indotto la realtà. L’incandidabilità al governo di una persona condannata per un qualche reato è vera in valore assoluto: non dovrebbe aver bisogno di essere normata. Non è una questione di “come la si pensa” politicamente o partiticamente, ma è una questione etica e morale che riguarda tutti e che universalmente sottintende un valore assoluto che prescinde dalla nostra libertà di volerlo negare quando ci conviene: si chiama onestà. Se questo è vero, cosa dire allora del diritto alla vita rispetto al diritto all’aborto? Cosa dire della procreazione naturale nell’integrità della famiglia rispetto al diritto dei gay di volersi unire in matrimonio e di voler adottare dei figli? Non è uguale. Non è naturale. Non è “moderno”. Non è tollerabile perché non è una questione che riguarda la tolleranza, ma la natura, la realtà, la verità. Cerchiamo troppo spesso di giustificare e motivare la nostra autonomia nelle scelte o nelle decisioni inappropriate di libertà imputando giustificazioni sociali ed esistenziali ai contesti sbagliati, a significati diversi rispetto alla natura vera e reale dei valori assoluti che ne preservano a prescindere da noi una naturale integrità. Tu non credi in Dio? E’ lo stesso. Anche se credi in Francesco Totti la natura era così anche prima e la risposta non è nella tua idea di modificazione della natura, ma in ciò che la realtà che ti circonda ti presenta e ti propone. C’era prima di te. C’era prima di noi tutti. Ciò che ti occorre è lì, non nella tua libertà di poterla sopraffare a tuo soggettivo piacimento.
Scriveva Giovanni Paolo II nelle sue Encicliche…
E ancora…
Credo che oggi i cristiani siano i primi a doversi fare carico di questa urgenza senza mezze misure e con il coraggio vivo di mantenere una fede inequivocabile che su questi temi sia più salda che mai. Non facciamole diventare questioni politiche, affari istituzionali o battaglie di genere perché non lo sono. Facciamo uso di coscienza e discernimento per avere cognizione della verità (che non è mai un concetto relativo): l’uomo utilizza e approva versioni della verità, ma l’uomo non è detentore dei valori assoluti che gli sono invece stati donati nel cuore, in spirito e coscienza per farne uso nel discernimento interagendo con la realtà che lo circonda. La vita vera non è fatta di pallone. Non ce la si cava con un gol ai rigori quando il portiere non è in porta. E’ troppo facile farsi promotori di certezze socialmente utili che in realtà sappiamo benissimo di non avere a priori perché non siamo affatto certi che lo siano anche per altri. Un figlio è un dono: è frutto di una determinata realtà, di un preciso contesto e di una naturale predisposizione degli elementi necessari a generarlo. Non è una volontà (o nel caso dell’aborto un rifiuto possibile) perché se bastasse la volontà o il rifiuto non avremmo avuto bisogno di tante altre leggi che invece ci siamo regalati. Il conflitto di interessi del Berlusconi di turno non è affatto più grave di quello riposto nel cuore di ogni cristiano se un fratello omosessuale è sufficiente a fargli dire che allora, in qualche caso, si può fare, o se la difficoltà economica è sufficiente ad abortire, o se all’interno di un matrimonio cristiano si decide che senza figli è meglio. Sono questioni tra loro profondamente diverse che hanno implicazioni profondamente diverse. Il problema vero non è la scelta che facciamo su noi stessi perché, anche in questo caso, ci è stata donata la libertà di scelta, ma quello che la nostra scelta implica nella realtà che ci circonda e dopo di noi gli altri erediteranno è una nostra responsabilità e in quanto tale non è delegabile alla moda, alla modernità, alla politica, ai tempi che cambiano, al soggettivismo umano o al qualunquismo. Il mondo di oggi è lo specchio delle conseguenze generate dalle azioni (buone e meno buone) degli esseri umani. Abbiamo un passato su cui riflettere in modo chiaro e un presente complicato. Prego che il Padre Eterno sappia donarci la forza dello Spirito Santo nel saper operare il discernimento necessario su questioni morali urgenti più di ogni altra cosa.
“Dio creò l’uomo a sua immagine: maschio e femmina li creò (Gen 1, 26-28.31a)”

Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e disse loro:
“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra”.
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

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