Se mio figlio fosse un cane, quasi avrebbe più diritti.

di Giorgia Petrini

Lo so che quando ascolto la radio in macchina rischio sempre di sentire cose che mi preoccupano terribilmente, ma del resto, se la radio me le dice, io me le penso. Spegni la radio, direte voi, ma a me la vita piace “accesa”, in generale. Stamattina si parlava del dibattito riacceso dal governo, con intento determinista, in merito alla legge che equipara i figli naturali a quelli legittimi (Legge 10.12.2012 n° 219 , G.U. 17.12.2012). Tema complicato, parere da esprimere delicatissimo. Spero di spiegarmi al meglio.

Inizio col dire che i figli vengono dopo di noi. Questo è pacifico. Non scelgono loro di venire al mondo, non gli chiediamo noi un parere in questo senso e certamente nessuno (o quasi) ci impedisce di farli o meno, (paradosso) indipendentemente dal motivo per il quale decidiamo di averne (per non sentirci soli, perché li fanno tutti, perché ci viene l’ansia dell’età, perché amiamo la persona con cui decidiamo di averli – cosa sempre più rara – o quello che sia). Fin qui, non penso di dire eresie. E’ così per via della natura e del principio causa-effetto. Siamo anche noi frutto della stessa evoluzione. Come conseguenza delle nostre azioni, più o meno sensate (ultimamente più meno che più), i figli di tutti (animali compresi) hanno dunque il diritto naturale, dal concepimento in poi, di essere tutelati sotto ogni punto di vista: 1) perché non hanno colpe e non hanno chiesto loro di venire al mondo; 2) perché i più deboli e i più piccoli vanno certamente difesi e protetti SEMPRE, anche da chi sostiene di fare cose insulse (tipo l’aborto) “per il loro bene” quando non è così. Anche questo mi pare pacifico e incontrovertibile, anche quando larga parte del mondo si sforza di sostenere il contrario.

Il tema della legittimazione dei figli tutti, e di tutti, dunque, di per sé sarebbe un tema naturalmente indiscutibile. Non dovrebbe servire neanche una legge a dirlo. Andrebbe da sé che sono tutti ontologicamente legittimi (da quelli nati per motivi di stupro a quelli nati da un utero in affitto o a pagamento) già solo per il fatto che sono tutti esseri umani, degni di far parte di questo mondo, indipendentemente da come ad esso sapranno contribuire e rendersi utili (dal punto di vista esistenziale).

Il vero problema, secondo me, è a valle, come sempre. Forse stavolta è addirittura a monte, con una discesa ripidissima sotto alla cima.

Equiparare i figli naturali a quelli legittimi è un’iniziativa a doppio senso: vale per chi nasce e vale per chi concepisce. Ora, sul chi nasce – come ho già scritto – ci sarebbe poco da discutere, anche se ci si prova in tutti i modi, arrivando sempre a conclusioni o di vita o di morte, e tra le due io scelgo la prima. Sul chi concepisce, invece, forse qualche punto di domanda lo porrei, cercando di fare attenzione all’odierna confusione antropologica che sta schiacciando ogni buon senso in nome del senso soggettivo delle cose e delle scelte. Il radio giornale metteva avanti a tutto il fatto che, con questa legge, tutti i nuovi nati avranno gli stessi diritti, eredità compresa (patema, quello dell’eredità, che sento spesso venir fuori e sul quale dovrei scrivere un libro a parte, visto che, per la cronaca, anche i geni ne farebbero parte: è la prima eredità che un neonato conquista e che spesso perde per nostra volontà!). Già sotto questo aspetto mi verrebbe da chiedere se forse (?) non siano altri i diritti prioritari che – in realtà – “i grandi” dovrebbero cercare di garantire ai figli che scelgono di avere (tipo un padre e una madre, magari proprio quei due ai quali, non casualmente, appartiene il 50% di DNA ciascuno), ma lascio correre la questione per donare ai posteri queste poche riflessioni, a mio parere urgenti e necessarie, prima di pensare a cosa davvero “legittimo” sia per i figli di chiunque che verranno.

Art. 315-bis (Diritti e doveri del figlio). – Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacita’, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di eta’ inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacita’, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.

Temo che questa posizione governativa rischi di affrontare solo il 20% della questione fondamentale, per altro quella che naturalmente, come ho scritto, non avrebbe nemmeno “bisogno” di essere normata. Il restante 80% riguarda, infatti, chi decide di concepire e su questo, invece, bisognerebbe approfondire fino alla nausea, per restare in tema di gravidanze. Per esperienza diretta di questi ultimi cinque anni della mia vita, che non valgono certamente per tutti ma valgono sicuramente per molti, posso dire che i più diffusi motivi all’origine di un atto volto alla procreazione (tra le mie amiche o conoscenti, ad esempio, ma basta anche guardare una puntata di Verissimo) sono stati: “Perché io voglio un figlio”, “Perché c’ho quasi 40 anni, adesso o mai più”, “Perché i figli li fanno tutti”, “Perché non c’è niente di male”… e cose simili. Questo genere di risposte, calato nell’odierna mancanza di valide (in senso di vere) ragioni, ha contribuito a quello che vediamo oggi in giro: figli senza genitori, mamme single sempre stanche, schiere di figli unici parcheggiati ovunque, ecc. ecc. Voglio dire con ciò che in questo provvedimento vedo un incentivo a proseguire su questa strada, peggiorando ulteriormente le cose, il che ovviamente non dona affatto a questi figli (legittimi o naturali che siano) nessun reale diritto rispetto a quelli che dovrebbero avere in realtà. Anzi, rischia perfino di negargli da subito anche quelli di base, tipo il primo in assoluto: venire al mondo per amore (tra un uomo e una donna che, ricordo, sono l’unico binomio – appunto – in grado di generare la vita in modo naturale). Facilitare la legittimazione di figli fatti “a casaccio”, con la scusa dell’eredità (il vero Dio di questo tempo: soldi, certezze, mezzi e case), per sentirci tutti più al sicuro con le nostre forze (e magari morire giovani senza poterlo sapere prima), è un rischio altissimo che, assunto oggi, assicurerà alle prossime generazioni valanghe di incoscienza e leggerezze a non finire. Il paradosso di questo si riflette già oggi nell’infelicità di chi pensa di avere tutto senza possedere niente, o di chi dei propri figli pensa che siano un impedimento al proprio tempo libero o alla scelte di fare altro.
Un figlio che viene al mondo non sa se avrà un’eredità, né se sarà legittimo. Non se lo chiede nemmeno per anni perché non è “un suo problema”. L’urgenza che ha è quella di trovare una tetta pronta a cui attaccarsi, dando per scontato che sia della propria madre. Siamo noi a dovergli garantire certe cose, compresa una famiglia. Se non siamo in grado di fare questo, il suo diritto al conto in banca non vale niente. Ridurre tutto ciò a una manciata di diritti – che peraltro spesso non sono neanche tali – dei quali non farà nemmeno pratico uso, se non quando sarà un adulto, o quasi, ammesso che nessuna circostanza materiale all’atto del suo essere ritenuto legittimo sia cambiata, è ben poca cosa rispetto alla coscienza di farcelo arrivare con quello che, leggi a parte, gli spetterebbe sempre e comunque, prima per natura e poi per amore.

Se realmente vogliamo il bene dei più piccoli, io concentrerei gli sforzi su chi fa – o vuole – dei figli e sul perché, cominciando col dire che non è cosa da tutti e per tutti, indipendentemente dalle leggi e dal pensiero soggettivo. Due cose hanno sicuramente voce in capitolo, senza scomodare Dio, perché lo è, avanti a tutto: la natura e l’amore. Di certo, sottintendere in questo modo un libero ed evidente incentivo a tutto e tutti di fare ciò che vogliono in ogni caso, condizione o posizione, non è un passo avanti, ma tre indietro, perché apre un pericoloso varco all’irresponsabilità che non poggia la sua coscienza sulle più solide e salde radici fondamentali dell’essere umano.

Se penso che all’anagrafe canina il padrone di un cane reputato pericoloso deve ottenere un’autorizzazione d’idoneità per poterlo possedere, mi verrebbe da dire che siccome un neonato non fa male a nessuno, lo può avere chiunque anche senza impegno (matrimonio) o senza idoneità (natura, ruolo). E pensare che sui cani quasi tutti rispondono (anche qui non con poca leggerezza) che sono tutti buoni e che, in realtà, il problema sono i padroni

Tutti apparteniamo alla specie umana, ma non tutti abbiamo le stesse idoneità, anche gli uni verso gli altri. La libertà di certi provvedimenti dovrebbe porre il proprio limite dopo il confine del nostro impegno, del nostro amore e della nostra natura, perché prima di esso opera il diabolico intento secondo cui va bene tutto. E invece non è così. Non basta affatto volere tantissimo una cosa. Le nostre potenzialità, dal punto di vista etico e morale, non determinano affatto la causa primaria delle nostre “desiderate e desiderabili” conseguenze: non perché si è in grado di generare un figlio si ha diritto di venderlo a qualcuno; non perché lo si vuole a tutti i costi si ha diritto di negargli un padre; non perché si ha paura di restare soli si ha diritto di farlo nascere per forza; non perché abbiamo scelto di vivere secondo diversa natura, si ha diritto di avere ciò che la natura non ci darebbe…

Non perché pensiamo di poter fare tutto possiamo farlo: un Dio c’è già ed è in grado di colmarci dei meravigliosi doni dei quali abbiamo realmente bisogno secondo un disegno e una volontà un po’ più capaci e lungimiranti della nostra, visto il frutto umano di certe (discutibili) scelte conquistate in nome della libertà.

Ma che cosa se ne fa un figlio dell’eredità per essere ritenuto legittimo e/o naturale se, quando vorrà incontrarla, non potrà conoscere sua madre?

10 pensieri riguardo “Se mio figlio fosse un cane, quasi avrebbe più diritti.”

  1. Vedo almeno due “piani” di lettura in quello che scrivi, che presi singolarmente sono regole di buonsenso difficili da non approvare…ma.
    Il punto è Jo, che non viviamo nel giardino dell’ Eden.
    Voglio dire, visto che la morale (per fortuna) non è una, e che siamo costantemente “infarciti” da un’ egoistica presunzione di immortalità, abbiamo bisogno di alcune regole di civiltà che difendono i più deboli (così li hai giustamente definiti), chi non può difendersi insomma.
    Se da un lato, quindi, è basilare informare, educare, sensibilizzare, dall’altro c’è bisogno di definire alcuni punti per chi non ha interesse o voglia (non entro nelle motivazioni personali, non ha senso) di essere informato, educato o sensibilizzato.
    Per una volta una legge di buonsenso a tutela di un diritto civile.
    Scusami, tante parole per dirti che, non mi è chiaro dal post se avresti preferito non averla affatto e lasciare il diritto o il non diritto del nascituro alla morale di chi lo ha concepito.
    Curiosità dettata magari dalla mia ignoranza :)
    Personalmente ho sempre pensato che non è con una legge che possiamo coprire l’umana pochezza…ma tant’è sarà per la mia prossima vita.

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    1. Intendo dire che, in forza del libero arbitrio, privo di ogni codice etico e di ogni credo, sarà una giungla, perché tutti si sentiranno liberi di fare figli “a caso”, anche senza sapere perché, potendoli “mettere in regola” più facilmente. Ne conosco tanti e tante già oggi… Questa legge quindi mi pare “inutile” e pericolosa, come ho scritto, perché il problema non è quello di riconoscere ai nuovi nati la propria legittimità (che a buon senso di natura sarebbe ovviamente intrinseca per tutti), ma fare in modo che questi figli non siano il frutto marcio dell’odierna incoscienza di molti genitori, piuttosto che della fretta, della paura, della solitudine o dell’ansia. Siamo sempre lì, dal mio punto di vista, senza Dio ognuno fa ciò che vuole.

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      1. Vediamo se riesco a seguire il filo logico del tuo ragionamento, restituendoti l’esempio a 4 zampe :)
        Compro un bel cucciolotto di pastore tedesco perché ho visto Rex e “mamma mia quanto mi piace lo compro” (pubblicità progresso senza parolacce–comprare un cane è……stupido)
        Passata la sbornia da moda televisiva prendo e lo abbandono.
        Fermo restando che personalmente sarei una persona deplorevole, spiacevole, deprecabile, spregevole, inutile eccetera eccetera, mi stai dicendo che una legge che dia dei diritti a quel cane e, di conseguenza, dei doveri a me che l’ho abbandonato sia dannosa perché potrebbe spingere altri a “comprare” cani senza pensarci perché “tanto” possono pulirsi la coscienza con qualche spicciolo?
        Prova a sostituire “L’erede dei Windsor” a “Rex” e “Bambino” a “Cane” :)
        Sul resto come ti dicevo siamo d’accordo, ma a parole credimi, quasi tutti lo sarebbero.
        Siamo sempre lì, come dici tu, ma dal mio punto di vista, senza Dio, ognuno se ne crea uno di comodo.

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        1. Mi sa che non so più scrivere… :) Evidentemente non mi spiego quindi mi sembra inutile replicare, ma faccio un ultimo tentativo. Il vero problema è proprio …”sul di conseguenza i doveri a te che l’abbandoni”. Questa legge non ha nulla a che vedere con i “doveri” di chi metterà al mondo questi figli, ma con il fatto che i figli di tutti (come è giusto e al contempo assurdo dover normare) siano resi legittimi. E’ un paradosso. Significa che se io faccio un figlio semplicemente perché ne ho voglia e reitero quest’azione, ad esempio, tutte le volte che voglio, magari con persone diverse: 1) va bene così; 2) lo posso fare più volentieri perché questi figli non saranno nemmeno “clandestini”. Magari avranno 6 padri ma chi se importa (e non ho fatto l’esempio peggiore che potevo fare). A me pare che ci sia qualcosa che non va. A me pare. Chi non crede in Dio, in effetti, crede o a tutto o a niente (se penso a com’ero io quattro anni fa!). La storia si ripete, nulla di nuovo all’orizzonte…

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          1. Ma no non buttarti giù, si capisce benissimo quello che scrivi e pensi, fidati..magari sono io che non mi spiego bene, ma da quello che mi scrivi, non mi sembra questo il caso.
            Jo non offenderti, ma affermazione del tipo: “come è giusto e al contempo assurdo normare”, vanno oltre il credere o meno ad una qualsivoglia entità divina. Non normi perché “tanto è giusto?”, ma dai…
            Ce ne sono di cose che reputi giuste, ma sono molte di più le persone che se ne fregano, le leggi servono a quello, tutelano i tuoi diritti, solo quelli.
            E poi guarda…con tutta la buona volontà, faccio un figlio perché ne ho voglia, anzi sai che ti dico, visto che non mi “rimarrà clandestino” lo faccio più volentieri… è semplicemente risibile, te lo dico da padre, cosa che di per se non mi rende di colpo esperto, magari solo un pizzico più consapevole.
            Sono sinceramente felice se ora ti senti diversa, migliore, questo però non ti da, ed è mia personalissima opinione, il diritto di dare giudizi su quanto ora è da te lontano.
            Hai ragione, nulla di nuovo all’orizzonte..
            E perdona se ti ho offeso in qualche modo

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            1. La tua risposta mi conforta: sono io che non so più scrivere, è ufficiale :)
              Non giudico niente e nessuno, anche se sono un po’ di volte che cerchi di attribuirmi questo approccio o atteggiamento, nei commenti che fai, come non temo di rendere nota, chiara e visibile la mia identità per dare un volto e un nome ai miei pensieri – diversamente da te. Esprimo pareri in funzione della fede che ho e di come vedo il mondo, la vita, la politica, la scienza, la società, la cultura, la gente, l’amore e quant’altro, attraverso il velo di una vita nuova sostenuta dalla fede. Non mi sento migliore di nessuno per questo e anche per questo non sento il bisogno di dovermi difendere, come invece sembri fare tu, quando sarebbe molto più interessante conoscere meglio il tuo pensiero. Sono solo di passaggio qui, come te… La realtà si spiega da sola e non è affatto da me lontana. Ho solo tolto i paraocchi che prima avevo e che ancora ricordo molto bene, facendo tesoro di occhi nuovi e di esperienze diverse. Forse anch’io, magari, sono “solo un pizzico più consapevole” per questo…

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              1. E’ che scrivi molto, magari non sai più leggere :)
                A parte gli scherzi, chiamale opinioni, pareri, quello che vuoi, le parole sono la, basta leggere un pò se se ne ha tempo e soprattutto voglia.
                Non mi nascondo, un nome su internet è un pò come una bella frase scritta sulla sabbia, soprattutto per chi, come me, non ha notorietà da poter legare..chiamala privacy magari, la mia mail, penso ti arrivi in ogni caso (non sono esperto, non so se arriva a tutti). Creonte, quindi, è un volto che nasce per caso..proprio qui sul tuo sito, perché adoro Sofocle e mi sembrava un modo carino di rispondere a chi si firmava Antigone. :)
                Sui paraocchi hai ragione, ma sono convinto che questo mondo ci renda solo liberi di scegliere quale prigione abitare, o paraocchi mettere, ma che ti devo dire, ho sbagliato tante di quelle volte, magari sbaglio ancora.
                Consapevolmente

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  2. Che dire Giorgia, hai ragione da vendere ma purtroppo in quest’era le cosem che per la loro immediatezza, dovrebbero essere scontate sembrano diventate eresie, e al contrario le eresie sembrano diventate verità…..

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