La rivoluzione sessuale ha reso i giovani infelici.

di Carlo Bellieni

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Non è tutto oro quel che riluce. E la vulgata corrente vorrebbe che maggior disinibizione sessuale significa maggior felicità, no? Invece è tutto il contrario: quelli che hanno più rapporti sporadici hanno minor senso di soddisfazione e maggior rischio di stress psicologico. Lo mostra uno studio appena uscito sulla rivista Journal of Sex Research (giugno 2013) che ha analizzato 4000 studenti universitari sull’impatto psicologico dei rapporti sessuali sporadici.

A questo punto i fan della rivoluzione sessuale diranno “tutte balle” (ma è difficile negare i dati di una ricerca ben fatta); e certi moralisti diranno “ben gli sta!” (quando invece dovrebbero essere ancor più preoccupati per l’aumento della tristezza e della mancanza di proposte creative, colpa di tutti). Entrambi sbagliano: il problema è la morte delle proposte educative, non le conseguenze visibili per le strade.

In un secondo studio pubblicato ad aprile sulla stessa rivista de i ricercatori hanno analizzato come le aspettative dei ragazzi sul sesso vengano influenzate da quattro agenti ( padre, madre, TV, amici). E il risultato è che padre o madre fa lo stesso: non contano niente; invece sia TV che amici tendono ad ingigantire le immaginazioni di futuro piacere da sesso precoce, e censurare i rischi sociali. TV e amici hanno un impatto maggiore dei genitori (e questo già lo sapevamo), ma quello che interessa qui è che entrambi questi due agenti tirano nella stessa direzione di disimpegno sociale e – risorsa unica per non morire di noia -“sessuocentrica”.

Già, i giovani vanno a cercare qualcosa che li soddisfi, e grande colpa ha la società che gli rende sempre meno desiderabile e fattibile ogni futuro di costruzione sociale familiare, amicale. A ben leggerla, la rivoluzione degli ultimi 50 anni non è “più sesso facile”, ma “più famiglia difficile”, cioè più disimpegno e fuga dalla vita.

E i giovani scappano via, soffocati tra una educazione sessuale ridotta a insegnare solo tecniche per non far figli e un moralismo incantato a ripetere quello che non si deve fare. Come se l’adolescenza fosse solo godimento e tanto più godimento e tanto meno impegni, tanta più felicità. Per gli “educatori sessuali” questo è un bene, per i moralisti questo è un male.  Il punto è che non è vero.

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L’adolescenza… altro che spensieratezza: ci si scopre fragili e soli, tanti col senso di essere traditi dagli amici e incapaci di corrispondere alle pretese di chi li giudica. Si scopre una trasformazione ignota del proprio corpo che si trasforma, muta e imbarazza tanti e tante. E di fronte a questa difficoltà condita anche dalla paura e dall’angoscia del mistero del sesso tutto quello che gli danno è la via obbligata di far sesso o sentirsi dei cretini, e di evitare assolutamente di pensare agli altri… per non sentirsi dei cretini…

Rendete ai giovani la speranza possibile! Rendetegli la possibilità di conoscere, costruire e di pensare ad un futuro solido. Fategli vedere che è possibile vivere anche se non si indossa solo quello che ci dice la pubblicità, anche se non ci si comporta come fanno vedere i film che passa la TV.

Fonte: L’Occidentale

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