Darwin “santo subito”…

di Enzo Pennetta – 7 Novembre 2012

“La sacra causa di Darwin. Lotta alla schiavitù e difesa dell’evoluzione”.

Nella prefazione del libro di Desmond e James Moore, Telmo Pievani e Giulio Giorello compiono il passo che in fondo tutti ci aspettavamo: la santificazione di Darwin.

Ebbene sì, in fondo ce l’aspettavamo un po’ tutti, dopo le celebrazioni in pompa magna delle due ricorrenze del bicentenario della nascita e del centocinquantesimo della pubblicazione dell’Origine delle specie, dopo l’infittirsi dei “Darwin day”, mancava solo la richiesta di santificazione dello scienziato inglese.

Ed ecco che puntualmente essa è arrivata. I postulatori della causa di santificazione sono i Mons. Giulio Giorello e Telmo Pievani, che presentano la causa istruita dai teologi Adrian Desmond (Dipartimento di Biologia dell’University College di Londra), James Moore (Professore di Storia della scienza alla Open University).

L’annuncio dell’istruzione della causa di canonizzazione è stato dato dall’organo ufficiale della Chiesa Darwiniana Italiana, il sito Pikaia con l’articolo “La sacra causa di Darwin“, e dal sito personale dell’Ecc. Reverendissima Daniele Formenti che annuncia l’ “ottima notizia“.

Giorello e Pievani intitolano non a caso la loro richiesta di canonizzazione “La Parte degli Angeli“.

Nelle prime righe vediamo subito comparire un parallelismo tra Charles di Shrewsbury e Paolo di Tarso, entrambi hanno infatti iniziato il loro percorso verso la santità con una “folgorazione”:

Nei Taccuini giovanili di Charles Darwin ci sono passi che sembrano quasi delle folgorazioni, come questo (Taccuino B, pagina 169 dell’originale): “L’uomo, allo stato selvaggio, potrebbe essere chiamato specie, in quello domestico, razza. – Se tutti gli uomini fossero estinti, le scimmie farebbero [la parte degli] uomini. – Gli uomini [quella degli] angeli –”. Comunque, il pregiudizio comune negli anni Trenta dell’Ottocento (quando queste righe furono scritte) era che le due parti fossero totalmente separate: per così dire, una sorta di apartheid del vivente.

 Quale sublime teologia… Charles di Shrewsbury vedeva la seguente proporzione:

 Uomo:scimmia = Angelo:Uomo

Un’aritmetica teologica che insinua l’idea che gli Angeli possano essere una specie scomparsa, un’idea che precede di un secolo quella di Zecharia Sitchin, che avrebbe proposto la ”teoria dell’antico astronauta” come spiegazione dell’origine della civiltà, nella quale si afferma che la essa si sarebbe sviluppata dal contatto di civiltà extraterrestri con le antiche popolazioni quali Sumeri, Egizi e civiltà precolombiane. L’idea del resto fu feconda perché in seguito si è arrivati a sostenere con personaggi come Francis Crick  e Fred Hoyle che la stessa vita sulla Terra sarebbe giunta dallo spazio.

Ma il merito più grande di Charles di Shrewsbury, sarebbe stato non quello di aver innalzato l’uomo ad essere spirituale, ma di averlo abbassato a livello animale:

il pregiudizio comune negli anni Trenta dell’Ottocento (quando queste righe furono scritte) era che le due parti fossero totalmente separate: per così dire, una sorta di apartheid del vivente.”

Ma grazie a Darwin oggi questa “apartheid” non esiste più, l’uomo è sceso al livello di animale, un risultato di cui andare fieri.

Ma la vera causa di santificazione verte sul fatto che Darwin avrebbe svolto la sua opera non per gloria personale, non per la ricerca scientifica, ma per una nobile causa: combattere il razzismo.

E lo provano i suoi taccuini:

“Gli animali – quelli che abbiamo reso nostri schiavi – non ci piace considerarli nostri eguali. I padroni di schiavi non vorrebbero forse attribuire l’uomo negro a un altro genere?”.

L’argomento darwiniano contro il razzismo è dunque in realtà una tossina che si insinua nella concezione antropologica proponendo un’uguaglianza che non è uguaglianza tra gli uomini ma uguaglianza tra animali.

E gli animali, come insegna Darwin, sono caratterizzati dal fatto di essere in lotta tra loro:

Gli uomini sono dunque tutti uguali, tutti ugualmente animali, e in quanto tali in lotta tra loro per la conservazione delle razze favorite.

Ma riprendiamo la frase di Darwin con cui si apre l’intervento di Giorello/Pievani:

“L’uomo, allo stato selvaggio, potrebbe essere chiamato specie, in quello domestico, razza.

L’uomo dunque è comunque classificato in “razze” (strano modo di combattere il “razzismo”), e le razze sono in lotta tra loro per la sopravvivenza della più adatta.

E infatti nei tempi a seguire le idee di Darwin furono ampiamente utilizzate per giustificare la superiorità razziale nazista, per discriminare gli immigranti italiani, ebrei, irlandesi a  Coney Island, per sterilizzare i disabili ecc…

Ma adesso sappiamo che quelli che impiegarono le idee darwiniane in questo senso si sono sbagliati, Darwin intendeva l’esatto contrario (quando si dice l’eterogenesi dei fini!) la notizia confortante ce la comunicano Desmond, Moore, Giorello e Pievani.

Che sollievo…

Ma un ultimo dubbio ci assale: per essere santi bisogna aver compiuto almeno un miracolo. 

Ma siamo subito tranquillizzati: di miracoli Darwin ne ha fatti di veramente notevoli.

Primo fra tutti far credere che la sua teoria spiegasse l’evoluzione.

Fonte: Critica Scientifica

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