Il Transito di San Giuseppe.

di Tarcisio Stramare

Tra i privilegi di San Giuseppe il più noto e celebrato è quello della sua pia morte: “Egli fra le braccia di Gesù e di Maria si consumò d’amore per il suo Dio”, leggiamo nell’elenco dei dodici privilegi concessi al nostro Santo. La conoscenza e diffusione del Transito, in Occidente, sono dovute al domenicano milanese Isidoro Isolano, che ne inserì la Storia nella sua Summa de donis St. Joseph, stampata a Pavia, nel 1522. Egli riferisce che i cattolici d’oriente usano celebrare con straordinaria venerazione la festa di san Giuseppe il venti luglio: “Nelle loro chiese suole essere letta una vita di san Giuseppe”, tradotta dall’ebraico in lingua latina nel 1340. Ne riporta, quindi, alcuni tratti, che qui trascrivo, limitandomi all’essenziale. Il racconto della vita di Giuseppe è attribuito allo stesso Gesù, che lo avrebbe confidato ai discepoli sul monte Oliveto.

Il fortunato “Transito” di san Giuseppe.

Dopo la descrizione della sua vita santa e laboriosa, Gesù conclude: “Giuseppe invecchiò e si portò avanti negli anni. Tuttavia il suo corpo non ebbe indebolite le sue forze, né gli si offuscò la vista degli occhi, né gli cadde alcun dente dalla sua bocca. né la sua mente divenne decrepita in qualcosa… Ed io mi comportai con lui in ogni cosa come fossi figlio suo. Ed ero in ogni cosa come lui, tranne che nel peccato. Chiamavo Giuseppe padre, ed egli mi chiamava figlio suo. Io obbedivo in tutto a mia Madre e a Giuseppe.
Non trasgredii mai nessun loro ordine, ma ero loro sottomesso come sono i figli ai genitori. Amavo molto Giuseppe come fosse la pupilla dei miei occhi. Ma si avvicinavano i giorni della morte di Giuseppe. Gli apparve l’Angelo del Signore e gli disse che presto avrebbe dovuto lasciare questo mondo per raggiungere i suoi padri. Egli ebbe paura, si alzò ed andò a Gerusalemme. Entrò nel tempio e a lungo pregò Dio che gli fosse propizio nell’ora della sua morte…
Dopo aver pregato, ritornò a Nazaret; entrò in casa e non reggendosi più in piedi cadde sul suo lettino e la sua infermità si aggravò di molto. Allora io entrai da lui e gli dissi: Salute, padre mio, Giuseppe. Cosa c’è che fa turbare così un uomo santo e benedetto?’. Egli, avendo udito la mia voce, così rispose: ‘O figlio mio diletto, Gesù mio, tu che salverai molte volte. Figlio mio, il dolore e la paura della morte mi hanno circondato, ma appena ho sentito la tua voce l’anima mia si è ripresa. Infatti, tu, o Gesù, sei il Salvatore e il Liberatore della mia anima. Tu sei il velo che nasconde i miei peccati.
Il tuo nome nella mia bocca è dolcissimo. Gesù, tu sei la vista dei miei occhi. Tu, orecchio che ascolti l’universo, ascolta me servo tuo, che oggi ti supplico di guardare e accettare le lacrime che verso al tuo cospetto. Infatti, credo che tu sei vero Dio e vero uomo, come mi ha detto l’Angelo più volte…’. E avendo detto questo, prevalse l’infermità e non poté più parlare.
Allora io mi sedetti al capezzale di Giuseppe e la Madre mia si sedette ai suoi piedi. Il vecchio girò dunque la sua faccia verso di me e con grandi sospiri ansimava verso di me. Io mi chinai verso di lui, toccai e accarezzai i suoi piedi, e tenni la sua mano tra le mie mani per una lunga ora. Giuseppe mi faceva segno come meglio poteva di non lasciarlo e fissava i suoi occhi su di me. E vennero Michele e Gabriele da mio padre, Giuseppe. Così spirò in pazienza e letizia. Io con le mie mani chiusi gli occhi e la bocca, ricomponendo il suo volto.
Tutta la città, apprendendo della morte di Giuseppe, venne a fargli visita. Parenti e amici suoi lavarono il corpo di Giuseppe e lo unsero con ottimi unguenti. Io nel frattempo pregai il Padre mio. Finita la preghiera, venne una moltitudine di Angeli. E comandai a due di loro di vestire il corpo di Giuseppe. E gli stessi Angeli rivestirono con una veste candida il corpo del vecchio benedetto, Giuseppe. Io benedissi il suo corpo affinché non andasse in putrefazione.
E dissi anche: ‘Io benedirò e aiuterò ogni uomo della Chiesa dei giusti che nel giorno della tua memoria, o Giuseppe, offra un sacrificio a Dio.
E chi mediterà sulla tua vita, sulle tue fatiche, sul tuo transito da questo mondo, quando l’anima di costui uscirà dal corpo, io cancellerò dal Libro i suoi peccati onde non vengano mai puniti nel giorno del Giudizio. Nella casa dove ci sarà il ricordo di te, non entrerà né la pestilenza, né la morte improvvisa’. E i più anziani portarono il corpo di Giuseppe al sepolcro. Io ricordai i giorni in cui mi portò in Egitto, le molteplici fatiche a cui andò incontro con me e piansi chino sul suo corpo. E posero il corpo di mio padre Giuseppe nel sepolcro vicino al corpo di suo padre Giacobbe. Morì il venti luglio”.

La diffusione del culto.

Questa Storia di Giuseppe il falegname contiene tratti che manifestano la sincera stima dei suoi propagatori verso il Santo. Studi recenti (1978) ne collocano l’origine nel secolo II, a Nazaret. Essa, fondamentalmente ortodossa per quanto riguarda i dogmi principali, fu scritta per uso liturgico dei Giudeo-cristiani, che la leggevano presso la tomba del Santo nell’anniversario della sua morte.
Quando, nel secolo VII, l’imperatore Eraclio (610-641) espulse da Nazaret i Giudei e i Giudeo-cristiani, la Storia li seguì nell’Alto Egitto, da dove si diffuse rapidamente, con traduzioni successive in copto sahidico (Alto Egitto) e bohairico (Basso Egitto), in arabo e in latino, assumendo aggiunte e trasformazioni che rispettano, tuttavia, la struttura essenziale del testo primitivo, I Copti monofisiti egiziani commemorano di fatto la morte (Transito) di san Giuseppe precisamente il 20 Abib ( 20 luglio, equivalente oggi, nel calendario gregoriano iniziato nel 1582, al 2 agosto).
La comprensibile sensibilità dei fedeli verso questo momento particolare della vita di san Giuseppe ha favorito lo sviluppo di Confraternite sotto diversi nomi: degli Agonizzanti, della Buona Morte, del Transito. Tutti questi sodalizi hanno come scopo di supplicare san Giuseppe in favore dei moribondi.
Come esempio, ne citiamo alcuni, diversi per tempo e luogo.
La Confraternita di san Giuseppe, sorta a Bologna, nel 1557 con oratorio proprio. Essa promosse nuove devozioni, tra le quali la festa del Transito (20 luglio), solennizzata a Bologna e poi in tutta Italia, e diffuse, inoltre, il titolo Rifugio degli agonizzanti. Nel 1673, con il beneplacito del cardinale F. Barbarini fu eretta a Toffia (Rieti) la Compagnia delli 125 Fratelli del Santissimo Suffragio sotto la protezione della Beatissima Vergine di Loreto e del glorioso Patriarca san Giuseppe.
Quasi contemporaneamente a Ferrara, nel 1677 nella Chiesa di San Giuseppe, retta dagli Eremitani Scalzi Agostiniani, fu istituita la Confraternita degli Agonizzanti. Nella parrocchia di san Giuseppe di Casto (Vercelli) fu fiorente fino alla fine del 1800 la Confraternita degli Agonizzanti e della Buona Morte, eretta nel 1721.
A Carpi (Modena) nel l805 sorse nella sua antica chiesa di san Giuseppe la Confraternita della Buona Morte o del Transito di san Giuseppe.
A Roma, P.V. Caraffa, settimo generale della Compagnia di Gesù, erigeva, nel 1648, nella chiesa del Gesù, la Confraternita della Buona Morte. Confermata da Innocenzo X, essa si diffuse in Italia e altrove, soprattutto dopo che Benedetto XIII le permise di aggregare altre Confraternite simili. Fu confermata ancora da Pio VII, nel 1821, e da Leone XII, nel 1827; nel 1883, la S.C. Indulg. approvava la concessione di un sommario di indulgenze.
Sempre a Roma, sotto Leone XIII, il 15 marzo 1886, fu eretta nella chiesa di San Carlo Borromeo al Corso la Pia Unione del Transito di san Giuseppe.
donLuigiGuanella1908Più recentemente, ancora a Roma, presso la chiesa di San Giuseppe al Trionfale, fu istituita da Pio X, il 13 febbraio 1913, la Pia Unione del Transito di san Giuseppe per la salvezza dei morenti, fondata dal beato Luigi Guanella; fu elevata a Primaria nel 1914. Da parte sua, il beato Bartolo Longo, che venerava particolarmente san Giuseppe come Patrono della Buona Morte, si era impegnato per ottenere dalla Santa Sede la celebrazione liturgica del Transito, da celebrarsi il 20 luglio. Nel 1890, nella grandiosa basilica di Pompei (Napoli) faceva dedicare un altare proprio al Transito, erigendo anche La Pia unione degli agonizzanti sotto il Patrocinio di san Giuseppe, alla quale si iscrisse per primo il papa Leone XIII.
Come premesso, si tratta solo di esempi.
Nel Motu proprio Bonum Sane (25 luglio 1920) Benedetto XV, raccomandando ai “sacri Pastori di inculcare con tutto il prestigio della loro autorità e del loro fervore quelli, tra i pii Sodalizi, che sono stati istituiti per supplicare san Giuseppe in pro dei moribondi”, ne indica giustamente il vero motivo “poiché egli è meritatamente ritenuto come il più efficace protettore dei moribondi, essendo spirato con l’assistenza di Gesù e Maria”.
Nelle Litanie di san Giuseppe questo patrocinio è ricordato in tre invocazioni: Speranza dei malati, Patrono dei morenti, Terrore dei demoni.

Fonte: Pia Unione del Transito

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