In risposta a Roberto Saviano.

In risposta a Roberto Saviano
di Mario Adinolfi, 3 Settembre 2014

Caro Roberto, negli anni ci siamo sfiorati, annusati, scritti. In qualche modo abbiamo pensato di avere una qualche sintonia, ci siamo ritrovati a discutere persino di poker. Oggi voglio tornare a interloquire con te, stavolta in pubblico, stavolta da scrittore a scrittore. Certo, tu hai scritto Gomorra e io ho scritto Voglio la mamma, tu hai venduto milioni di copie, io meno, però sono sicuro che condividiamo un punto di partenza: vediamo lo sfacelo attorno a noi, il tempo tragico toccato alla nostra generazione e combattiamo per porvi rimedio. Rifiutiamo entrambi una cultura di morte e siamo convinti che le nostre parole, i nostri racconti, possano servire a indicare una via. Siamo entrambi, insomma, piuttosto presuntuosetti.

La pensiamo invece in maniera diametralmente opposta in materia di “genitorialità gay”. Ieri tu hai scritto a favore della “stepchild adoption”, io ieri in tv a Raitre mi sono anche alterato perché con un filmato promozionale hanno provato a vendere l’utero in affitto come una grande conquista di civiltà. Tu dici che quelli che la pensano come me sono vittime di “reazionaria miopia”, io mi considero un uomo di sinistra e ritengo reazionaria e regressista una cultura che vuole trasformare le persone in cose, cioè in oggetti acquistabili, desiderabili, eventualmente eliminabili se il “prodotto” non raggiunge certi standard.

Vedi Roberto, io credo che il reazionario sia tu: tu che dici che chi si oppone a “nuove forme di amore familiare” agisce solo “per bigottismo e paura”; tu che citi uno “studio” dell’università di Melbourne (dove insegnano persino due ricercatori italiani che sono ben oltre la cultura dell’aborto, sono favorevoli anche all’infanticidio del neonato con gravi problemi di salute) senza capire che quel tipo di “studi” sono esercitazioni a tesi, dove prima viene la tesi da dimostrare, poi si prova a appiccicare sopra un campione da analizzare che corrisponda ai criteri necessari all’obiettivo; tu che dici di “rispettare chi crede nella famiglia tradizionale” e quindici righe sopra scrivi che questo tipo di opinione “è una barbarie”.

Siamo barbari Roberto? Siamo barbari perché sappiamo che novantanove volte su cento la stepchild adoption nelle coppie gay è richiesta per coprire una situazione illegale di affitto dell’utero e non per una adozione di un bimbo rimasto senza un genitore? Siamo barbari perché riteniamo intollerabile che il corpo delle donne sia violato da gente ricca che paga per bombardarlo di ormoni e prendergleli gli ovuli, paga per il suo utero, paga per strappare dal suo seno il figlio che ha appena partorito con una violenza indicibile nei confronti del neonato? Siamo barbari se ti diciamo che queste pratiche vedono protagonisti ricchi occidentali che sfruttano così lo stato di bisogno di donne povere spesso in paesi in via di sviluppo? Siamo barbari noi, Roberto, o tu che senza rifletterci segui l’onda del pensiero debole e facile, dando la tua benedizione a una pratica vergognosa?

Caro Roberto, se nell’atto più sacro (anche civilmente sacro) che è il dare la vita inseriamo elementi di mercimonio (un bimbo generato attraverso l’affitto di un utero costa almeno centomila euro, se non ci si rivolge al discount delle “fabbriche di neonati” in India), la persona diventa una cosa. E se la persona è una cosa, la cultura occidentale regredisce di duemila anni. I retrogradi e i reazionari siete voi che non ve ne rendete conto e inseguite solo l’applauso facile.

Ti so meno banale di così. Spero tu possa riflettere, capire che la questione di cui stiamo discutendo è enorme, vale cento volte la tua Gomorra per gravità delle implicazioni, dunque studiala di più e meglio. Poi, scrivi di nuovo. Non è necessario che tu risponda a me, ma scrivi dopo aver studiato il tema, conoscendolo nel profondo, così come hai avuto conoscenza assoluta dei fenomeni che hai descritto nei tuoi libri. Non apprezzeresti la superficialità in chi se ne dovesse occupare per un articoletto o un post su Facebook che riguardi camorra, mafia o ‘ndrangheta. Io non ho apprezzato la tua superficialità nel sentenziare su argomenti che evidentemente non padroneggi.

So che farai meglio, la prossima volta. Senza essere permaloso. Non serve, io cerco sempre di non esserlo. Aiuta.

Fonte: Voglio la mamma

 

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