Dentro il tempo

di Giorgia Petrini

Ho meno tempo per scrivere ultimamente. Mi sto occupando d’altro e d’altri. E’ proprio vero che quando Dio ti cammina accanto diventa sempre più noioso occuparsi solo di sé, delle proprie cose e del proprio ego. Anche quando sembra una buona battaglia fatta solo per il prossimo, l’anello del potere brilla di ogni sorta di pericolosa tentazione. E tutti siamo a tiro. Tutti siamo nel mirino.
Sono settimane ormai che non mando nulla alle testate per cui scrivo. E mi dispiace, perché scrivere è la cosa che più amo nella vita da quando ero una bambina, ma ci sono cose più importanti di ciò che vorrei fare o che mi viene bene. Ho visto passare tante di quelle notizie che avrei voluto commentare, che non riuscirò mai a recuperare il tempo che non ho dedicato a farlo prima (…ho perfino ancora un sacco di materiale di interviste fatte l’anno scorso e di pellegrinaggi pronti per essere raccontati, in cerca d’autore).
Riassumendo il mio banalissimo pensiero in poche sillabe, però, potrei sinteticamente dire che un attentato prima o poi toccherà anche a noi; che sulla strage parigina sono d’accordo con il Papa (ho “perso” il secondo anno di liceo per aver tirato una sedia all’insegnante di italiano che insultò pubblicamente mia madre in un’ora di lezione); che sono appena morti duemila cristiani in Nigeria e nessuno ha detto nulla (fossero stati di altra religione avrei fatto la stessa osservazione); che, nonostante tutto, noi perbenisti, qualunquisti, accidiosi, spocchiosi e graziati dall’infinita bontà di un Dio che ha scelto di salvarci da tutto (fino a oggi incluso), siamo più prossimi alla speranza che al baratro; che il futuro del Paese non dipende per nulla da come andranno l’euro, le start up o le borse, ma da cosa ognuno di noi sceglierà di fare del proprio cuore; infine, che questi quarant’anni compiuti domenica scorsa (sebbene Credere me ne abbia attribuiti 41 proprio sul numero in edicola di questa settimana) non sono passati invano. Anzi. Fitti fitti, mio malgrado, hanno man mano posto un guado…
2015_0116_credere_n.3In quel guado, dove la natura vuole che si passi a piedi, a cavallo o su un veicolo, la vita di cui il Signore mi ha reso a suo rischio e pericolo “padrona”, ha atteso che io trovassi un bastone, le rocce su cui posare i piedi senza scivolare, il sale mischiato abilmente al brecciolino su cui l’acqua scorre, grandi pesci intenti in grandi salti e – soprattutto – il giusto senso dell’orientamento. Perché il senso dell’orientamento in realtà non è affatto soggettivo, come pensavo qualche anno fa e come vorrebbero farci credere anche oggi. Si può andare dritti oppure storti, si può svoltare in un senso oppure nell’altro, si può perdere la bussola o tenerla stretta tra le dita. Fatto sta che: 1) devi sapere dove stai andando e 2) devi capire come arrivarci. Perché i punti cardinali non cambiano mica! Sono uguali per tutti (pensa di quanti banali limiti evidenti è fatta la nostra “autonomia”!). Le strade sono tante quanti i modi. Ciò che scegli fa la differenza. Come lo fai fa la differenza. Dove vai fa la differenza. Anche con chi vai fa la differenza. Ma Nord e Sud sono sempre lì. E’ il mappamondo che comanda, mica noi.

Io ho capito che il Signore è (anche) Signore del tempo. Del tempo sappiamo che non è mai nostro, che non ci basta mai, che va solo avanti, che è limitato, che è ingovernabile, che non si può recuperare (come invece spesso ci illudiamo di poter fare), che ci segna, che non sappiamo quanto ne avremo ancora, che non possiamo negoziarlo né sprecarlo, che c’era già prima di noi e che esisterà anche dopo la nostra morte. Chi altri potrebbe mai dire che ore sono se non chi è padrone del tempo? E chi è padrone del tempo se non chi lo scandisce e ne regge i giorni, i minuti, le ore e i secondi? E chi potrebbe mai negare che esistano il giorno e la notte, la luce e il buio, l’ordine e il caos? “C’è un tempo per ogni cosa” (Qoelet 3, 17). Figuriamoci se non ce n’è uno per ogni vita. Il Signore è il padrone del tempo. Tutti abbiamo un solo tempo, breve o lungo che sia. Non buttiamolo via, non lo sprechiamo, non accontentiamoci. Chiediamoci piuttosto cosa ne stiamo facendo del nostro tempo.

Quarant’anni compiuti domenica scorsa, tanti cambiamenti e una sola candelina. Perché c’è una sola via di luce, una sola via di bene, una sola meta, un’unica direzione. Lì c’è un fuoco che aspetta di ardere nel tempo della nostra vita. Quel tempo del quale solo noi potremo essere artefici o carnefici, protagonisti o comparse, angeli o demoni. Siamo chiamati a vivere dentro il tempo, in cui l’uomo propone e di cui solo Dio dispone. E’ il tempo della vita. Quello in cui la verità ci sopravviverà e la menzogna ci seppellirà. Per essere liberi bisogna essere veri. Come il tempo. Come la realtà. Come i punti cardinali…

compleanno_2015

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