Joey DeFrancesco all’Alexander Platz

Definirlo un Mito del groove è poco: inesauribile e carico di mood.
Non sentivo un concerto così da qualche anno (anche se indubbiamente di recente me ne sono concessi pochi). Adoro il suo stile e la leggerezza che “nonostante i quintali che si porta appresso” è sempre un velo di vento che colora di note un momento di vita… Trascina con sè tutto quello che trova e quando suona lui il resto del mondo diventa un accessorio, quasi inutile a volte. In certi momenti sembra che abbia dieci mani; non prede un colpo MAI; spazza via musica come fossero acari di polvere; imprime il tempo come un orologio svizzero… sembra perfino che sia il tempo a doverlo inseguire a volte. E’ pazzesco. E’ un genio. Era tanto che non lo sentivo dal vivo e mi mancava. A Roma viene poco, ma stavolta l’ho pizzicato all’Alexander Platz: era una sera delle mie, di quelle rare, di quelle strane: una di quelle in cui l’unica cosa che ti passa per la testa è colmare di jazz tutto quello che si annacqua… stavo quasi per affogare.
Grazie Joey, se non c’eri tu…

Il meccano sistematico

Dovrebbe essere una sorta di ingegnoso e farraginosissimo modo per costruire elementi rotatori intorno al sistema “Vita”. Di fatto non lo è. Succedono cose che cambiano il corso del mondo e altre che imprimono nella storia del mondo stesso un iter ingovernabile, ma fondamentalmente il meccano sistematico dovrebbe avere la stessa funzione di una gru: costruire, salire verso l’alto, tenersi perennemente in equilibrio su un asse che sembra perennemente instabile…
Perchè appare a tutti tanto difficile, quando basterebbe capire dove si vuole andare?