Fate l’amore, non fate la guerra. E fu così che…

di Giorgia Petrini

Un altro sabato fuori dal comune trascorso ieri in Archè. “Figli della rivoluzione, gli illustri antenati della dittatura del relativismo” non poteva essere titolo più azzeccato per questa giornata in concomitanza delle dimissioni di Benedetto XVI che in quanto al dilagare del relativismo incondizionato in questi anni ha speso parole, scritti e preghiere forse più di ogni altro Papa.

Al solito di Archè, mattinata dedicata agli antefatti, ad una ricostruzione puntuale e approfondita della storia importante che in molti abbiamo dimenticato e dibattito animato su come si è arrivati, dal punto di vista antropologico, storico e sociale, ai giorni nostri. Come Dio è divenuto, da Lutero in poi, contenuto discutibile e appunto “relativo” di una Chiesa sempre sotto scacco e come le rivoluzioni hanno messo al centro l’uomo e la sua convinzione perpetua di dominazione degli eventi e della storia, sono stati i preamboli necessari della relazione del Presidente di Archè Luca Teofili per un pomeriggio dedicato al ’68 e alla rivoluzione femminista in compagnia di Lucetta Scaraffia, storica e giornalista italiana, docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma.
Autrice di molti libri attorno al cristianesimo, ai celebri anni ’70 e al rapporto tra la Chiesa e la sessualità, Lucetta Scaraffia collabora oggi con diversi quotidiani e riviste italiane. Convertitasi operosamente in età adulta, durante una celebrazione presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere, dove era inizialmente entrata per dare vita ad una protesta contro l’iconografia “troppo casta” della Madonnala Scaraffia è oggi una testimone importante di quel passato femminista e marxista che, per opera della rivoluzione sessuale, ha reso la ricerca di una primaria emancipazione femminile (votata ad una scorretta identificazione della libertà sessuale) una battaglia esistenziale dall’effetto inverso all’affermazione della propria identità. In un momento storico in cui era da un lato necessaria ed evidentemente opportuna una conclamata acquisizione di diritti civili paritari per le donne rispetto agli uomini, la nascita e l’affermazione di una sessualità libera e indiscriminata (come quella maschile), non necessariamente legata al fondamentale principio cattolico di amore e procreazione, ha paradossalmente posto le basi per un condizionamento epocale della donna nella ricerca di una affermazione di sé che, in realtà, l’ha resa negli ultimi trent’anni schiava del suo stesso determinismo e del proprio tentativo di conquista della propria libertà. “Donne e uomini non sono di fatto uguali per mille motivi” sostiene la Scaraffia “Se all’epoca non ci si fosse accontentati delle facili risposte che si è scelto di dare alle giuste domande del ’68, forse oggi avremmo dei figli meno inclini a perdere la verginità all’età di 13 anni e dei genitori più accorti sui reali fondamenti della vita, anche cristiana…”
 
 
Qualche accesa polemica è sorta dal punto di vista esistenziale sulla discutibilità o meno della 194, la legge sull’aborto, rispetto alla quale la Scaraffia ha manifestato una posizione di pensiero più tiepida. “L’aborto è prima di tutto una tragedia. Io non me la sento di liquidare con l’ideologia la difficile scelta esistenziale di una madre che, quando pensa di abortire, procura del male anche a se stessa…”.
 
L’appassionato dilungarsi nel merito su questo tema, ha coinvolto con un intervento dalla platea anche Enzo Pennetta, relatore della precedente giornata di Archè “Attacco alla famiglia”, scienziato cattolico esperto in materia di evoluzione (classe 1960), celebre in ambiente scientifico e culturale soprattutto per il suo recente libro “Inchiesta sul darwinismo, Come si costruisce una teoria”. Ho chiesto ad Enzo un più esteso parere scientifico-culturale su questo pomeriggio in relazione alla odierna visione della cultura della vita che non ponga nella coscienza collettiva l’aborto come cura di un sintomo, ma la creazione e l’affidamento alla Provvidenza come causa primaria dell’esistenza umana.
 
“E’ chiaro che l’assunto di partenza è fondamentale” risponde Pennetta. “Se abbiamo dell’esistenza una considerazione tale per cui la differenza tra l’uomo e l’animale è nella sua sostanzialità, ovvero nella sua capacità di avere una coscienza, di fare delle scelte, di saper discernere il bene dal male e via dicendo, è nella nostra natura manifestare, in generale, una propensione nei riguardi della vita”. “In questo senso” continua Pennetta “se l’assunto è il requisito iniziale secondo cui la vita è un valore assoluto e antecedente alla nostra esistenza (ovvero indipendente dalla nostra volontà) è altrettanto naturale non appellarsi per definizione alla accezione soggettiva di quando una vita è degna o meno di essere vissuta. Puoi invece, altrettanto, avere visioni intermedie di essa laddove l’assunto di partenza intenda distinguere l’uomo dall’animale per intelligenza o poco più…”. La predominanza per scelta soggettiva e determinista del razionalismo umano è dunque, secondo Pennetta, ciò che porta l’essere umano a decidere di sostenere certe posizioni di pensiero piuttosto che altre secondo ciò che conviene o non conviene economicamente, secondo chi o meno potrebbe soffrirne, secondo cosa è più o meno opportuno fare, eccetera. E continua: “La partita si gioca tutta sulla considerazione o meno della irriducibilità dell’essere umano rispetto alla nostra volontà e a questioni che non ne riguardano l’origine”
 
Oggi si è parlato di dittatura del relativismo, uno dei temi più cari anche a Benedetto XVI che ne è stato protagonista. Cosa ne pensi dei cosiddetti cristiani relativisti di oggi? Il cattolico ‘aperto’ ai matrimoni gay è un “cristiano confuso” secondo te o, come Lucetta Scaraffia diceva sulla 194, in fondo non se la sente di difendere chiaramente una posizione che è fondamentale per la difesa della famiglia  cristiana tradizionale e assolutamente chiara rispetto al mondo cattolico?  
“Sicuramente oggi viviamo nel difficile tempo di oggi e credo che uno dei principali “inciampi” dei cattolici, dal punto di vista antropologico, teologico e formativo, sia un problema legato alla mancata conoscenza approfondita di certi argomenti. Un conto è avere una opinione formata sul sapere e un conto è avere un pregiudizio “colto” unicamente della propria ignoranza, nel senso buono del termine. E’ evidente che c’è una oggettiva carenza innanzitutto di tipo intellettuale e cognitivo e che anche le offerte formative del valore di Archè non sono evidentemente sufficienti. Diversamente (e penso che sia io che te siamo stolti testimoni postumi e tardivi di questo col senno di poi) non è possibile assumere posizioni intermedie.”
 
In sostanza secondo Pennetta, il dilagare del pensiero (cattolico) relativo rispetto alle questioni fondamentali dell’esistenza e del cristianesimo, è frutto da un lato di una carente sensibilità del pensiero cristiano rispetto ad una formazione – anche logica – corretta su certi argomenti, e dall’altro dell’imposizione mediatica di modelli scientifici tali per cui tutto si spiega attraverso la scienza …e se ti mostri diverso sei fuori tempo e fuori contesto. E continua Pennetta: “Anche oggi, tantissime tesi sostenute scientificamente sono assolutamente contestabili. Lo sanno in molti, eppure nessuno lo fa e tutti prendono per buono il pensiero collettivo. E’ un problema culturale legato all’appartenenza e all’origine dell’assunto di partenza. Se la scienza è da un lato in grado di spiegare cosa abbiamo fatto non è sicuramente in grado di dimostrare chi sono io. Dal punto di vista esistenziale restano fuori troppi temi che, solo pensandoci, capiamo da soli che non è sostenibile che possano essere dimostrati. Una cosa è fare delle ipotesi, avere delle idee o delle opinioni o anche sostenere delle tesi; altra cosa è voler dimostrare perché l’uomo soffre o si innamora. Io non ho mai percepito che ci fosse il problema o la necessità di dimostrare certe questioni. La teoria dell’evoluzione è, appunto, una teoria, per altro ancora oggi sostenuta da una serie di postulati che come unico intento hanno quello di smentire la creazione e quindi l’esistenza di Dio: come molte cose in proposito, funziona finché non la approfondisci. Eppure, se ci pensi, fino a ieri credevamo che fossero la religione e la Chiesa ad opporsi a Darwin per mantenere illesi i propri dogmi… E invece… Certo è che fin quando la scienza resterà una virtù comunicativa promossa dai grandi interessi economici, come in tutte le cose non sarà facile “limitarsi” alla verità della manifestazione della natura. Saranno come sempre gli esseri umani a darne una versione condizionata in base alle opinioni di parte e di convenienza. E per fare carriera è certamente più facile essere allineati al sistema. Anche da noi.”
 
Il prossimo incontro di Archè “Nel nome del padre, Cercasi padri disperatamente” è per il 16 Marzo 2013. Sul sito dell’associazione trovate maggiori dettagli.

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