Le parole sono importanti.

Ieri notte, vagando su internet in cerca di posizioni elettorali chiare rispetto ai temi etici (famiglia, aborto, eutanasia, testamento biologico, ecc.) che per quanto mi riguarda faranno la differenza sulla effettiva scelta di voto, mi sono imbattuta sul blog del Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo che presumibilmente stavolta prenderà un bel po’ di voti… Sono incappata sulla pagina in cui era presente il commento pubblico di questo utente (“postato da Gabriele Bursi il 12/06/2012”) e mi sono soffermata qualche minuto a leggere il suo post e i commenti a seguire di altri utenti intervenuti sul tema. Vi prego di leggerlo prima di leggere il seguito del mio in modo da poter riflettere in autonomia sulle conclusioni che ritenete ovviamente più o meno giusto trarne: pensateci, fatevi una vostra idea, ragionate con ingegno e con coscienza soggettiva cercando di non essere condizionati da influenze relative o derivate e, solo dopo, se vorrete e avrete tempo ancora, continuate a leggere il mio post… così, tanto per provare a vedere come ragiona qualcun altro, come ho cercato di fare io dedicando una mezzora a questi post. Vi chiedo solo di fare attenzione alle parole. Le parole sono importanti. Sono sempre importanti indipendentemente da dove provengono e chiunque sia ad usarle. Se ne sceglie alcune piuttosto che altre non ci si può accontentare di aver più o meno capito di cosa si tratta o cosa volesse intendere, soprattutto se le scrive.

Bene. Spero che abbiate letto il post di questo utente con l’attenzione che meritava. Per inciso, grazie a lui ho superato i tanti dubbi che avevo (anche se me ne restano tanti altri) e per quanto mi riguarda ho deciso di votare “Io amo l’Italia” di Magdi Allam.
Ciò scritto, chiedo aiuto a San Tommaso e stavolta provo a fare un esercizio di discernimento universale  diverso dando importanza, appunto, alle parole, senza “prendermela” più di tanto con la presunta onestà intellettuale di questo ragazzo, un ventenne – riflesso di molti suoi simili – forse addirittura “in buona fede” che a mio parere nel caso specifico è semplicemente confuso, oltre che gravemente vittima dell’ignoranza culturale, educativa e formativa di questo tempo, come spesso accade. Cito e commento a “penna” alta, spacchettando il testo come segue…
Attenti: la premessa è che questo ragazzo scrive un post pubblico – che per non dimenticarlo tocca tutti o quasi i più importanti temi dell’esistenza umana – sul blog del Movimento a 5 Stelle per porre una domanda pubblica a chiunque(?) in quel contesto voglia rispondere alle sue tesi (?), antitesi (?), domande (?), risposte (?), considerazioni (?), secondo le proprie tesi (?), antitesi (?), domande (?), risposte (?), considerazioni (?). C’è un qualche assunto di partenza? No. C’è un credo universale condiviso? No. C’è all’origine una qualche scuola di pensiero? No.
Si presenta dichiarandosi con informazioni che ritiene fondamentali “un uomo di venti anni”. “Per completezza” sempre perché lo ritiene fondamentale a “contestualizzare un poco” quando si parla di queste cose (quali?) aggiunge di essere un “ateo che non ha niente a che fare con la Chiesa cattolica” e precisa “questo per evitare accuse di appartenenza fuori luogo.
Le parole sono importanti.
Ok, da capo: questo ragazzo (in parte espressione del suo tempo) scrive sul blog di Beppe Grillo (che forse ritiene “una autorità” su certe questioni?) presentando se stesso a persone che non conosce come “un soggetto sano che non ha niente a che fare con la peste bubbonica”. Di che cosa non vuole essere “accusato”? Cosa ritiene che sia una “appartenenza fuori luogo”? Giusto per capire bene come siamo messi rispetto ai contesti, a molti giovani e alla formazione culturale di cui sabato parlavamo con Pennetta
“Il recente scontro sulla 194 mi ha fatto pensare parecchio (…?…) e dato che non ho mai discusso con nessuno su queste cose, volevo scrivere qua per sapere che cosa ne pensate…”. Ritengo che l’isolamento culturale che spesso genera l’ignoranza collettiva di questo tempo sia una delle nostre principali emergenze dal punto di vista giovanile. Dove si formano le coscienze di oggi? Di certi temi non se ne parla in famiglia, o nelle scuole. Se se ne parla in Chiesa diventa una condizione ideologica, anziché esistenziale, ovvero ci si sente accusati di una appartenenza fuori luogo, settaria e retrograda. La speranza che …“questi tre temi potrebbero diventare materie politiche prossimamente, almeno, io spero vivamente che lo diventino” è aberrante. E’ gravissimo, oltre che estremamente triste, il fatto che un ragazzo di vent’anni veda l’aborto, l’eutanasia o il testamento biologico come tre temi che spera possano diventare “materie politiche prossimamente”. Trovo che sia talmente isolato di per sé il concetto del “parecchio pensare” e “non discuterne con nessuno” che la speranza di affidare questioni esistenziali, morali ed etiche alla materia politica assume paradossalmente l’identità di un fallimento culturale gigantesco. E’ come chiedere a un sacerdote se vuole candidarsi alla Camera…
Le parole sono importanti.
 
“Dopotutto la vita è l’unica cosa davvero nostra…”
Le parole sono importanti. Lo riscrivo…
“Dopotutto la vita è l’unica cosa davvero nostra…”
E’ una cosa, la vita…? E’ davvero nostra, la vita…? Secondo quale assunto di partenza? E’ così ovvio sostenere che la vita sia davvero nostra? Perché è così ovvio? Eppure non la compriamo, non ce la possiamo prendere o dare da soli, la vita, …non la possiamo desiderare con le nostre forze, non decidiamo noi di volerla… la vita.
 
“…Credo che ad un certo punto della nostra esistenza essa diventi più un peso che altro, sono arrivato a questa conclusione vedendo come vivono molti anziani“. Ma si può a vent’anni (informazione indicata fondamentale all’inizio) avere questa visione dell’esistenza? Ma davvero a vent’anni si può essere d’accordo con l’eutanasia perché a un certo punto l’esistenza diventa più un peso che altro? Ma si può a vent’anni tirare questa conclusione, definitiva e irriducibile, dopo aver pensato molto e non essersi confrontati con nessuno, vedendo come vivono molti (appunto, non tutti grazie a Dio) anziani?
Le parole sono importanti. E anche la vita, tutta, dall’inizio alla fine…
“Non ce la posso fare, non sopporterei di morire di vecchiaia…” questo scrive.
Ha quasi fretta di capire, un ragazzo di vent’anni nel 2013, se il testamento biologico che sarebbe disposto a fare anche subito su internet (anche se non ha ben capito di che si tratta) è in grado di difendere legalmente la sua volontà, terrorizzato al pensiero di essere paralizzato e non poter fare assolutamente nulla…
Le parole sono importanti. Queste si commentano da sole: “Se sapete qualcosa in più, fatemi il piacere di dirmelo :)”… A chi lo chiede? Con chi parla, a chi scrive? Ma davvero a vent’anni si è disposti ad accontentarsi di questa visione della vita?

Meno male: nonostante la contraddizione in termini (l’eutanasia evidentemente dal suo punto di vista non è un omicidio, ma il dono di una morte migliore), almeno è contrario all’aborto. Solo che “Dal momento che acquisisce la capacità di crescere, la vita è sua e non è di nessun altro…” Sua di chi? Che significa che acquisisce la capacità di crescere? Che è auto munito? Come se crescere fosse un atto frutto della volontà dell’embrione che è già in grado di avere una capacità e almeno un pensiero… “Non vedo come si faccia a pensare di poter decidere sulla vita di un’altra persona, perché in fondo è di questo che si sta parlando… e invece un anziano cos’è? Un malato, un handicappato, un infermo cosa sono? “Se parli di un embrione il corpo è suo e basta. Non vedo in che modo qualcuno possa arrogarsi il diritto di scegliere sul corpo di un altro“.
Le parole sono importanti. Queste sono anche tragiche per un ragazzo di vent’anni, soprattutto se studia medicina formando la propria coscienza medica in funzione del pensiero soggettivo accuratamente istruito facendo attenzione a non incappare in strane accuse di appartenenze fuori luogo

Almeno “sa che questi temi scatenano il putiferio…”.

Le parole sono importanti. 
 

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