Girlfriend in a Coma: il vero Dante che è in Bill…

Giorgia Petrini e Bill Emmott
Bill Emmott è per me un caro amico. Chi ricorda la storia del mio libro ricorderà anche che proprio grazie alla mano che la Provvidenza pose su una buffa serie di divertenti e improbabili occasioni, riassunte poco dopo in un mini-cartoon che divenne lo spot ufficiale del libro, grazie a John Elkann, Bill Emmott, Gianni Riotta, Gianni Letta e alcuni altri a seguire “L’Italia che innova” visse una serie di piccole glorie inaspettate ed io fui travolta da una folata di vento che favorì (per altri versi, soprattutto spirituali) un lungo periodo di particolare luce nella mia vita e nella mia coscienza. Anche se lo pensavo già prima, ancor più capii che la scrittura può diventare un’arma di verità potentissima e che può dare frutti straordinari anche quando arriva da una debole penna di chiunque, come la mia. Di quegli eventi inaspettati, colsi in particolare la sensazione che alla fine vale sempre la pena di “battersi” per avere e alimentare nel prossimo una visione diversa della vita, se racconta verità, bellezza, gioia, speranza e ottimismo, anche – o forse soprattutto – quando tutti direbbero il contrario.
Ciò detto, succede che a volte sugli stessi temi con la visione di un amico si possa anche non essere d’accordo e che spesso non si abbia il coraggio o l’onestà intellettuale di volersi, potersi e doversi esprimere diversamente per paura di danneggiare un rapporto personale. Se poi la relazione di cui si parla ha un risvolto utilitaristico dal punto di vista delle probabilità, della specifica circostanza o delle cose potenziali, come direbbe forse il mio amico Bill, di questi tempi e in questa Italia tutti mentirebbero per ignavia.
La copertina del  The Economist con la quale
Bill Emmott, all’epoca Direttore della rivista,
divenne celebre in Italia.
Due giorni fa un altro comune amico (Ardian Shima), al quale è ben nota la nostra conoscenza, mi ha invitata a Venezia in occasione della proiezione di “Girlfriend in a Coma”, il film girato da Annalisa Piras nel quale Bill Emmott è attore e narratore che (proprio ispirato dall’ultimo libro di Bill sull’Italia, Good Italy Bad Italy) racconta paragrafi e disegna tratti del nostro Paese sotto un profilo Emmottiano già celebre alla nostra penisola per le sue precedenti attenzioni rivolte all’Italia e, in particolare, a Silvio Berlusconi.
Il 20 Febbraio 2013 alle 17.30 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia assisto con Marco finalmente alla proiezione della tanto discussa pellicola della Piras, cancellata a Roma da Giovanna Melandri che, a una settimana dalla data di calendario prevista, ne ha “censurato” la messa in scena al MAXXI ritenendo inappropriata la visione di questo film in un luogo pubblico in concomitanza della campagna elettorale ancora in corso.
Che dire? Una cosa che a me è sempre piaciuta di Bill è che un entusiasta di quello che fa. Lo fa con grande devozione, interesse, passione, capacità e vitalità. E’ un temerario opinionista inglese appassionato di una “Italia in pena” che, anche solo pensando alla nostra occasione di incontro, non pone incredibilmente limite alla curiosità e al tempo da perdere con una sconosciuta, se secondo lui ha qualcosa da dire.
Questo film però a me è sembrato un po’ troppo orientato al declino italiano e alla sua Saviana visione di quasi totale incurabilità. L’inizio della pellicola, promettente, allettante e ben realizzata dal punto di vista visivo  ed esperienziale, è tradito in larga parte da un seguito rosso sangue che lascia poco scampo al Good e molta replica al Bad. Molte premesse negative giustamente ricche di contenuti perdono il proprio valore e la propria qualità nella mancata analisi delle possibili soluzioni o in una ricerca altrettanto adeguata di ciò che in questo Paese molto spesso invece si fa per fronteggiarle; molti temi appena sfiorati, come quello della Chiesa o della emergente impresa sociale, si risolvono con poche parole di parte senza alcuna visione di insieme, spesso quasi forzatamente “ficcate” in un contesto dialettico e contenutistico neppure affine; quasi tutti gli interventi – con intento negativo – sono affidati a pareri discutibili dal punto di vista della riflessione equa e del buon senso collettivo per prediligerne una evidentemente segnata dal pensiero politico, “dal personaggio” e dal credo di provenienza (come gli interventi che sparano a zero su tutto di Travaglio e Saviano, che personalmente ritengo “unfit” per evidenti motivi di ruolo, di età e di veste a rappresentare in sintesi una credibile versione della storia più importante di una intera Nazione, soprattutto se lo spunto è Dante Alighieri, notevole premessa e guida poetica del film); pochissime e brevi evidenze di questa pellicola danno spazio alle cose buone che pure ci sono, ma come tutti sappiamo fanno meno notizia, per preferire il catastrofismo generale raccolto col cucchiaino in ogni lato del Paese.Ora, se in parte ritengo che la vita sia spesso una questione di visione e che quindi l’accidia sia eternamente insita nel DNA italiano (la cui massima rivoluzione di pensiero è identificata nel Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo), come lo è la tendenza politica e molto spesso popolare a far finta che vada bene così, in altra parte mi stupisco del fatto che tutti si stupiscano di questo, ipotizzando di conseguenza che il Mario Monti di turno possa rappresentare una risorsa di rinnovamento per il futuro (magari, non conoscendo la reale provenienza storica e operativa della lista civica di punta con la quale intende proporre la sua politica di rinnovamento e rilancio per l’Italia).

Non ho visto le altre proiezioni di Girlfriend in a Coma e non ho assistito ad altri interventi se non quelli che ho avuto modo di ascoltare in questa occasione, ma l’impressione che ho avuto è stata quella di:

– vedere un film troppo lungo rispetto alle relative evoluzioni di approfondimento del contenuto;
– ascoltare sul palco del dibattito a seguire interventi chiaramente orientati e istituzionali (il rettore e un docente di Marketing dell’Università che ospitavano la proiezione, la Piras che ha realizzato la pellicola, la confindustria, Bill e il comune amico Ardy che in tutto ciò è stato promotore e organizzatore della comunicazione di GIAC);
– ascoltare dalla platea alcuni interventi frutto di un impoverimento culturale davvero specchio dell’Italia che non sceglie mai di spegnere il televisore e che ormai affida la propria coscienza a quel distinto spazio di relativismo che tra l’essere umano e Dio impone presunte certezze sui peccati del “Papa losco” e chiede consiglio su cosa votare a tutto e tutti tranne che al proprio cuore, senza mai fare così una scelta di coscienza.

Non so, forse più che continuare a demonizzare l’Italia sponsorizzando una politica, una identità e un insieme di realtà indubbiamente Bad, come tutti sappiamo, avrei cercato di fare un lavoro anche passionario, rivolto al bello, al buono e al bene di ciò che si fa e che esiste per ogni nodo storto di questo nostro Paese in coma.

Per fare una metafora conclusiva, credo che tra la visione marcegagliana (anche lei presente nel film) della donna in carriera a tutti i costi e quella della donna vittima di abuso domestico perché considerata (“per colpa del berlusconismo”) anche a casa sua una “valletta strumentale alle stoviglie della cucina”, poteva forse esserci un terzo occhio più tenero ed emozionato verso la vera natura delle donne, magari attento alla realtà della quale non siamo mai solo oggetto, ma principali protagonisti e protagoniste attive. Eppure nessuno si ricorda mai di quante coraggiose e dolcissime Federica Lisi esistono che restano sole con 5 figli conservando una immane forza, un coraggio estremo e una gioia distinta da qualunque carriera possibile. Non sono casi isolati: personalmente ne conosco tante. Il fatto è che le belle storie sconosciute, l’amore, il bene, il buono e il bello al solito non fanno notizia, vendono poco e non creano tensione mediatica emotiva…

Se Dante avesse ispirato anche me, non avrei dimenticato che sempre lo stesso Dante osava dire anche: “Tutte le cose vengono da Dio”. Io credo che quel che ne facciamo sia conseguenza della nostra libertà, come le raccontiamo sia opera della nostra coscienza e come le viviamo sia un frutto dello spirito…

1 commento su “Girlfriend in a Coma: il vero Dante che è in Bill…”

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