Baby Renzi e le beatitudini della “nuova” squadra.

di Giorgia Petrini

Diciamocela tutta, con semplicità e senza politichese. Matteo Renzi è un “cattivo ragazzo”? In realtà, non lo sappiamo, come non sappiamo il contrario. Dovremmo avere occasione di vederlo a casa sua, per sapere se piega il pigiama la mattina, se si lava i denti anche la sera, se fa la raccolta differenziata o se apre le finestre del bagno dopo aver fatto una “puzzetta” (ammesso che le faccia solo lì), ma non sappiamo dove abita, quindi non possiamo alzare in voto le palette. Non ha abbastanza esperienza? Boh. Anche qui, la vera questione forse è chiedersi se almeno sia in grado di imparare, come a tutti capita di dover fare nella vita, ogni giorno, ogni momento. E’ migliore o peggiore di altri? Mah. Perché? Conosciamo una storia che ci narra del meglio e del peggio, a parte Gesù, o piuttosto “i migliori”, i più riusciti nelle proprie imprese, non sempre sono stati ontologicamente anche “i più bravi”? Penso a Hitler, quanto a Stalin: entrambi “cattivi ragazzi perfettamente riusciti nell’intento“.

perlanaE della “nuova squadra” (il toto tiro-a-caso-qualche-nome) che possiamo dire? Altrettanto poco, salvo che certamente proprio “nuova” non sarà, comunque sia. “Nuovo” si dice di una confezione di marmellata ancora chiusa (già discutibile se scade anche senza mai essere stata aperta); di un paio di scarpe mai messe; al massimo, di un golfino lavato con Perlana, per chi se lo ricorda, ma di Lupi, senza nulla togliere al suo inespresso potenziale, proprio no. Non è questione di essere buoni o cattivi, giusti o sbagliati, bravi o inadeguati, destri o sinistri. Spesso, l’usato garantito è un’ancora di salvataggio a prova di Titanic e, in tempi di crisi, si sa, risparmiare è la virtù dei poveri (come l’Italia), ma bisogna usare le parole giuste, se si vuole essere onesti. Se “il nuovo” è come Schettino, meglio tenere la barca e buttare il comandante. In sintesi, una cosa è certa: i prossimi “eletti” tutto saranno fuorché “nuovi”. Chiamiamoli “Programma H senza risciacquo”, “Panettone coi canditi”, “Trova l’intruso”, “Discesa a folle sulla neve”, “Grand Prix de politix”, “Sull’orlo di una paresi politica” o “C’era una volta l’italietta”, ma non chiamiamoli “nuovi”. Alfano che, privo dalla nascita di ogni telegenia, senza neanche un po’ di correttore sulla fronte, grida “ingrugnato” al “Berlusconi scortication” è come quando Johnny Deep in Secret Window guarda male il suo alter ego conoscendo bene l’assassino. Non so, Vendola che ancora coniuga la sinistra con “l’ecologia e la libertà”, quando l’inquinamento e lo schiavismo progressista sono tra i problemi peggiori che abbiamo, sembra una pozzanghera di acqua stagnante in un laghetto artificiale del 1919, popolato da caimani. Penso a Letta, che se ne va senza fare troppo rumore, come quando è entrato, oltre che rimanendo, che sa di participio passato, già dal nome, o a Grillo che, data l’assonanza nominativa, secondo me, ormai, inizia a pensare alla candidatura di Pinocchio, mettendo le fate in competizione tra di loro e preparando zucche al posto delle auto blu…

PinocchioInsomma, ovunque ti volti, l’unica differenza è che, invece di guardare le vetrine in Via del Corso, sembra di stare all’outlet: saldi e offerte speciali (più saldi e offerte, forse, che speciali). In realtà, cambierà ben poco e chiameremo “nuovo” ciò che non s’inventa, ma si scopre, nell’eterno e antico gioco delle tre carte in cui il vero mistero non è conoscere il trucco, ma capire che non c’è, perché sono sempre tutti d’accordo.

Diceva Giacomo 1, 12 stamani: “Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.”

Non sarà che Il Problema, anche se facciamo ancora finta di nulla, è questo e solo questo? Non sarà che non c’entrano le persone, l’età, le riforme, la crisi, il Presidente del Consiglio o il “nuovo governo” che è già vecchio, a onor del vero, prima di cominciare? Non sarà che la bontà del cuore dell’uomo non ha nulla a che vedere con l’età, con la professione, con le quote rosa, con i rimpasti o con “una scelta migliore”, ma con la tentazione e la corruzione? Ma cosa ci aspettiamo che cambi se non cambia il cuore dell’uomo? Cosa è meglio o peggio, di chi e di che, se la misura etica e morale di quello che guardiamo è al minimo storico di una civiltà, espresso dal meno peggio prima di me? Ancora una volta, il problema sarà andare finalmente a caccia di beatitudini per ambire alla corona della vita, o svoltare dalle proprie ansie in questo mondo mordendo sempre la stessa mela? Si accettano scommesse.

Ho letto un bel libretto di Bergoglio tempo fa, appena eletto Papa, che vi consiglio: “Guarire dalla corruzione”. Direi che non ho altro da aggiungere. Vecchio o nuovo che sia, o sarà, Questo è Il Problema.

corruzione

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