Avete presente i 56 tipi di gender selezionati da Facebook? Troppo pochi. Questa è discriminazione.

di Leone Grotti – 18 Febbraio 2014

genderSe la sono cercata. Quelli di Facebook hanno fatto gli splendidi per essere osannati sull’altare del politicamente corretto ma non hanno calcolato che una volta entrati nel vortice dell’ideologia del gender, tutto è tacciabile di discriminazione e più cerchi di includere più scopri di essere retrogrado.

CINQUANTASEI TIPI DI GENDER. La settimana scorsa Facebook Usa ha dato la possibilità a tutti quegli utenti che non si identificano con le opzioni “maschio” e “femmina”, di scegliere 56 diversi modi afferenti al “gender” per autodefinirsi (qui l’elenco completo). Inizialmente tutti hanno lodato l’inclusiva e bellissima iniziativa, che permette a tutti di sentirsi a proprio agio «con il proprio vero e autentico sé», ma dopo pochi giorni si sono scatenate le polemiche.

SI DISCRIMINA SEMPRE. Facebook infatti ha considerato i “genderqueer” (cioè ogni tipo di gender al di fuori di maschio/femmina), i “genderfluid” (cioè quelli che surfano tra maschio e femmina), i “pangender” (che rigettano un singolo gender) e perfino gli “agender” (che rigettano tutti i tipi di gender). Ma, come ha notato scandalizzato il Guardian, non hanno incluso tra i 56 tipi di gender l’opzione “non-gendered identity”, che a tutta prima sembra la stessa cosa di “agender”, “non-primary” e “two-spirit” ma che evidentemente non è così. Molti hanno scritto a Facebook arrabbiati, sentendosi discriminati.

CHI VIENE PRIMA? Per non parlare poi dell’opzione “Cisgender”, termine con cui «la comunità transessuale definisce le persone non transessuali». Il termine non è riconosciuto da tutti e molti «non transessuali» hanno protestato. Inoltre, il format di Facebook presenta prima “maschio”/”femmina” e solo dopo l’opzione “personalizza” con tutti i tipi di gender. Ma, si sono chiesti in tanti, perché “maschio” e “femmina” vengono prima? Sono forse più importanti dei 56 tipi di gender? La discriminazione è sempre là dove meno te l’aspetti.

facebook-genderPRONOMI DISCRIMINANTI. E cosa dire dei pronomi che Facebook permette di selezionare? Scoppia la polemica: «I pronomi sono rudimentali – uno può scegliere di venire chiamato “lei”, “lui”, “loro” – e rimangono fermamente “gender normative”». Insomma, Facebook poteva inventarsi pronomi personali nuovi e più inclusivi di quelli vecchi.
Ma anche a voler tralasciare tutti questi non trascurabili problemi, resta il fatto che «le opzioni fino ad ora sono accessibili solo agli americani» e non a tutto il mondo, «e lo schema presenta tutti i difetti di una versione beta».

ELIMINARE TUTTO. Insomma, a Facebook si sono fatti in quattro, anzi, in cinquantasei per non discriminare nessuno e si sono invece ritrovati subissati di critiche come dei tradizionalisti retrogradi qualunque. Dovevano immaginarlo che sarebbe finita così – chi di gender ferisce, di gender perisce – e avrebbero dovuto ascoltare uno dei tanti consigli di chi si è sentito discriminato, che ha suggerito di «rimuovere completamente tutti i tipi di gender», “maschio” e “femmina” compresi. Così sì che si è tutti uguali.

Fonte: Tempi.it

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