Vade retro separati, divorziati o risposati. Ma la Chiesa non dice questo.

di Giorgia Petrini

Preme, come era da aspettarsi in un mondo che vive di pancia, gossip e appetiti vari, la questione sinodale sui divorziati risposati. Comunione sì, comunione no. La vera ciccia del problema è questa. Se mi posso confessare oppure no interessa fino a un certo punto perché, in fondo, si nota meno. In fila per l’eucaristia mi vedono tutti, questione di reputazione; in confessionale no, quindi in fondo è meno imbarazzante. Posso sempre dire che mi confesso tutti i giorni sotto casa. A dire il vero, come lo stesso Papa Francesco dichiarò alla conferenza stampa “volante” del 26 Maggio 2014, questo sinodo si sarebbe occupato – e si sta occupando – della crisi mondiale della famiglia. Il “temone” al posto del “temino”. Ma poi, come accade spesso, contrariamente al detto inverso, a volte, tutto il fascio si riduce al filo d’erba e anche le crisi mondiali diventano problemucci attorno alla percezione di “pochi”, presenti e immediati. Cosa assai lontana da un più ampio raggio di riflessioni sul “futuro del mondo”.
Prima cosa su cui fare ordine: il futuro del mondo, appunto, non dipende dalla riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, ma (forse, nemmeno con certezza) dai figli che faremo, oppure no, ovvero dall’assetto, non solo spirituale, che le famiglie saranno in grado di mantenere e testimoniare da domani in poi, oggi compreso. Questo è Il Tema. Non c’è un altro tema. Non esiste un sinodo sui divorziati risposati. Esiste la crisi mondiale della famiglia e “la piaga”, forte quanto debole, triste quanto spesso commovente e dura, di tante persone che – purtroppo, per svariati motivi non elencabili in un singolo post – oggi si trovano in condizioni difficili di varia natura, e con Dio e con le leggi di Dio.

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Non è un mistero per nessuno ormai il fatto che, per quanto mi riguarda, vivo in prima persona una scelta estrema, pur non essendo io – tra i due – la separata (il che, se vogliamo, sarebbe ancora più frustrante). E proprio per questo motivo penso di poter dire, come ho già scritto più volte su questo blog, che non esiste un tema specifico sulla riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati. Non esiste semplicemente perché, a mio modo di vedere, non è questo il punto. Il punto vero è la scelta da fare, la meta, la condizione presente in cui viviamo, lo stato spirituale e vocativo nel quale ci troviamo. La Chiesa non caccia nessuno. Questo è un grande equivoco di fondo che porta le persone a credere di essere allontanate dal contesto apostolico per il solo fatto di essere separate, divise o divorziate. Non è così. Non poter accedere ai sacramenti non è, come molti pensano, una specie di trattamento di serie B dequalificante dal quale doversi emancipare a tutti i costi. Per molti, peraltro, è sicuramente una questione di imbarazzo, ma anche questo ha poco a che vedere con la fede. E’ chiaro che non potersi accostare a due sacramenti fondamentali come la riconciliazione e l’eucaristia è qualcosa di grandemente doloroso e triste, ma Gesù non ci ha mai detto che avremmo dormito sugli allori, né che non avremmo avuto a che fare con delle scelte difficili per tutta la vita. La vita è sempre una scelta. Ogni giorno dobbiamo scegliere, cosa fare, quando farlo, perché o per chi. A seconda di dove siamo, siamo sempre e comunque chiamati ad una scelta, profonda, radicale, viva e unica. Sfatiamo questa illusione secondo cui la realtà si misura con noi. Siamo noi a doverci misurare con lei, non il contrario. Della realtà della fede, fanno parte anche le istituzioni, il Papa, i preti, le leggi, i comandamenti, il sinodo e un sacco di altre cose. Diversamente saremmo protestanti. Allora, forse, basta convertirsi ad altro?

Sinceramente io spero che i frutti di questo lavoro siano, come la Chiesa ha sempre dimostrato di saper fare nella storia, ancora una volta “intolleranti dei costumi del mondo” e allo stesso tempo accoglienti di ogni anima e di ogni pellegrino. Non vorrei mai essere tollerata e, per salvare la faccia, smarrire la via.
Sono sempre più certa che questo mondo, sempre più tragico e dissestato, sia il frutto di troppe ipocrisie vestite da perbenismo e di troppi malsani e desueti desideri assecondati. Troppa forma e poca sostanza. Secondo me, Gesù è un tipo che mira al sodo, non per niente quelli che scansano le croci in genere siamo noi. Ci ha indicato una via e ci ha chiaramente detto come perseguirla. Allo stesso tempo, non ci ha privati della libertà di scelta, in qualunque cosa. Ora, pretendere che sia d’accordo con noi anche quando le nostre scelte rischiano di diventare delle “grandi cappelle” (terminologia semplice che spero raggiunga – con la luce che intende conservare – la comprensione del più ampio pubblico possibile, tra i lettori che seguono questo blog) mi pare un tantino fuori posto. Non è mica il genio della lampada! E comunque, non so a voi, ma a me tre desideri soltanto non basterebbero mai…

Blue genie came out of the lamp with smoke

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