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Io, giovane leader, in Corea? Certo, grazie a internet!

Mercoledì 30 Giugno scorso mi squilla il cellulare, didin didin… leggo Koinè sul video (è il mio editore che mi cerca) e per un attimo ripenso a Vito Monaco… :-) In realtà, stavolta mi cercano per dirmi che sono stati contattati dall’Ambasciata coreana che mi sta cercando (“Maremma bucaiola, che avrò combinato in Corea senza esserci ancora mai andata?” penso tra me e me…) e che hanno dato il mio cellulare ad un responsabile che mi chiamerà direttamente… “Ciao, ciao” e chiudo. 5 minuti dopo, mi squilla di nuovo il cellulare, didin didin…: “Buongiorno dott.ssa Petrini, la chiamo per conto dell’Ambasciata coreana e ho avuto il suo numero dall’editore del suo libro”. “Urca vacca” penso io “mi hanno trovata, speriamo bene”. Inizia una conversazione a senso unico, nella quale quella che ascolta sono io, e nel giro di 3 minuti la mia posta elettronica scarica una mail con allegati: un modulo di partecipazione a qualcosa da compilare e il documento illustrativo sul qualcosa a cui mi stavano invitando ad aderire…

“Ecco dott.ssa, se lei dunque sarà d’accordo, le vorremmo assegnare il posto unico per l’Italia dopo aver fatto una lunga selezione. Possiamo incontrarci domani?”… Certo che si e ci incontriamo il giorno dopo. Dall’incontro in Ambasciata scopro di essere stata selezionata dai coreani come giovane leader per l’Italia nell’ambito del New Generation Leaders Program 2010 (vedi più avanti) che seleziona (per ogni Paese europeo) un giovane leader con età inferiore ai 40 anni, con lo scopo di avvicinare e creare opportunità di scambio e di crescita economica, sociale e culturale, tra le future generazioni coreane e quelle degli altri Paesi europei… Gulp! Ma perchè io? Ok che ho “una discreta opinione di me stessa”, ma non pensavo di inondare anche la Corea con il mio ottimismo… Come si fa a selezionare me di tanti che ne abbiamo in Italia? La curiosità è forte e alla fine questa domanda la faccio. Mi rispondono (debbo dire sorpresi) che: 1. non ci sono giovani leaders in Italia con certe caratteristiche (…e avendo scritto per molti versi la stessa cosa nel mio libro non possono che trovarmi d’accordo); 2. ho invaso tutte le prime pagine di Google sulle parole chiave “giovani leader” (…pensa se usavo pure 3 o 4 keywords a pagamento che potevo combinà!); 3. il mio profilo polivalente e orientato alla crescita delle future generazioni risponde perfettamente ai criteri di assegnazione del posto unico perchè il programma di quest’anno è proprio rivolto ai giovani e al futuro… Insomma, ho vinto, ma non so con chi altri sono andata in competizione e non mi sono nemmeno preoccupata più di tanto di capirlo… Sono contenta, contentissima, fuor di dubbio, non vedo l’ora di partire.
Ora, prima di lasciarvi al dettaglio di cosa sia sta roba (bellissima, mi sono fatta autorizzare dall’Ambasciata a poterne scrivere anche qui, tutte le volte che voglio) e di cosa parliamo esattamente, vorrei usare questo avvenimento per riflettere con voi su alcune cose che ci riguardano più da vicino, come Paese:
a) tanto di cappello alla Corea che, non solo è in grado di prendere iniziative come questa, ma che soprattutto ha capito che preoccuparsi per il futuro delle successive generazioni è un fattore che ha un valore strategico enorme (non solo per gli stessi giovani) per il futuro di un Paese e per il ruolo di quel Paese nel resto del mondo;
b) per quanto tempo ancora noi italiani andremo avanti con “finte delegazioni istituzionali” fatte di qualche tg e pochi soliti noti a scapito di un globo sempre più competitivo al punto da rivoltare la rapidità evolutiva di certi Paesi rispetto al nostro (magari anche quando e dove noi ci saremo preoccupati soltanto di frenarne l’espansione o confinarne le virtù);
c) se ne accorgono perfino in Corea che questo Paese non solo “è vecchio” ma neppure “ricambia” e ci si chiede perchè i giovani “non riescano a subentrare agli anziani” e, se di problema generazionale si tratta, perchè nessuno cerchi di creare le giuste condizioni per far si che in Italia cresca una nuova classe dirigente in grado di dare un futuro a questo Paese;
d) mi viene in mente un caro amico anziano molto intelligente che qualche giorno fa mi ha detto: “Lo sai perchè non si farà mai spazio a persone come te in questo Paese? Perchè sono troppo in gamba e perchè la precedente classe dirigente dovrebbe ammettere di essere stata incapace per anni, rispetto a persone come voi”;
e) ne avrei per tutto l’alfabeto sul mio tanto amato Bel Paese, ma per ora mi fermo qui.

Di seguito qualche informazione in più su questa bella opportunità che ovviamente non potevo che accettare…

NGLP 2010 sta per New Generation Leaders Program. Co-organizzato dalla Korea Foundation (KF – http://www.kf.or.kr/) e dal National Strategy Institute (NSI – http://www.nsi.or.kr/) a Seoul, il Korea-Europe NGLP è stato lanciato nel 2006 ed è stato condotto annualmente allo scopo di offrire ai futuri leader dei paesi europei l’opportunità di saperne di più su vari aspetti della Repubblica di Corea (Corea del Sud). E’ un programma che comprende l’approfondimento di aspetti storici, culturali, economici e di socio-politica, inerenti la Repubblica di Corea, attraverso un tour di più giorni, con l’intento di stimolare il dialogo, la discussione e il confronto, in un programma che mira a costituire reti di network con i leader coreani di prossima generazione, per esplorare possibilità di cooperazione tra Europa e Corea.
Il programma si rivolge a leaders dei 27 Paesi europei (e alla Repubblica di Turchia), uno per Paese, con meno di 40 anni. Nel 2008 sono stati selezionati 14 partecipanti europei  e l’anno dopo 17 (sempre in diversi campi, senza limitazioni di aree specifiche, in settori di esercizio o professione differenti): giovani leaders provenienti da ambiti governativi, imprenditoriali, della ricerca, della società civile, dei media, della politica, dell’economia, della tecnologia, della cultura, della sociologia, e delle relazioni internazionali.
I partecipanti, selezionati per ogni Paese dall’Ambasciata Coreana, visitano le varie istituzioni politiche, il mondo accademico, industriale e culturale, dentro e fuori la capitale di Seoul, e vengono coinvolti in seminari e feste per l’interazione con le loro controparti coreane. Il programma prevede anche un paio di spettacoli culturali, e un po’ di tempo libero da dedicare a gite in autonomia o a …libero shopping.
Di seguito quello che ho trovato fino ad ora di attendibile, interessante o “curioso” relativamente alla Repubblica di Corea, comunemente più nota come Corea del Sud:
il sito dell’Ambasciata di Roma, dove mi sono recata ieri per “accettare formalmente” la mia selezione (evidentemente pensavano che potessi anche rifiutare, incredibile ma vero…);
il sito Corriere Asia, tutto orientato al mondo orientale;
un documento Ice che ho trovato molto interessante sul quadro complessivo del secondo semestre 2009 nei rapporti generali tra Italia e Corea;
– l’immancabile “parere” di Wikipedia;
– L’ufficiale Korea.net;
– Il sito dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Corea, che funge da Parlamento monocamerale con potere legislativo;
– il sito della Corte Costituzionale;
– un documento ufficiale sullo stato della contraffazione dei marchi italiani nella Repubblica di Corea.

L’elisir del furto secondo il dharma

Estratti da “L’elisir del furto secondo il dharma” di… Autore ignoto:
Edizioni Adelphi

Pagina 15
36. “Ci si può fidare di un cobra, o addirittura di una tigre o di una donna; ma non ci si può fidare della scienza del furto, che porta via la vita e lonore.”Pagina 25
49. “I sovrani che praticano il furto legittimo portano via la vita ai sudditi – e ciò in base all’affermazione della Tradizione rivelata secondo cui “i beni sono la vita”.”

Pagina 27
64. “Inverno, il padrone di dieci milioni è povero, il padrone di centomila è molto povero, il padrone di diecimila è indigente, il padrone di mille è un accattone.”

Pagina 28
67. “Per cui, ciò che è stato ottenuto con fatica da gente che vive di attività illecite, perpetra l’illegalità, persegue scopi malvagi ed è ostinata nel male, è ignobile, anche se ammonta a dieci milioni;”
68.”e non v’è dubbio che chi per suo stordimento volesse rubare simili ricchezze si procurerebbe dieci milioni di inferni per un’intera epoca cosmica.”

Aprire la mano del pensiero

Estratti da “Aprire la mano del pensiero”
di Kōshō Uchiyama
Ubaldini Editore

Dal Capitolo 1 – Pratica e cachi

Pagina 34“Che Dio debba essere assoluto è il fondamento da cui hanno origine le religioni per le quali soltanto Dio può essere vero o reale. Poichè non siamo altro che cose create, siamo soltanto relativi. L’origine di tali religioni sta quindi nella negazione di se stessi in favore di un altro, Dio.”

Pagina 35“Possiamo parlare di questo o di quello soltanto perchè ci aggrappiamo a qualcosa o cerchiamo di creare un certo legame con essa. ‘Abbandonare tutto ciò che si manifesta’ significa non cercare di creare un legame con un oggetto esterno.”

Pagina 36“Quando abbandoniamo gogni idea sulle cose, tutto diventa autenticamente vero. Questa è la quarta realtà innegabile: completa tranquillità o nehan jakujō. Viene descritta anche come ‘tutte le cose sono così come sono’, shohō jissō. Pertanto, quando abbandoniamo tutto, non creiamo attaccamenti e legami artificiali. Ogni cosa è così com’è. Ogni cosa esiste in un modo accidentale o in un altro. Questa è la realtà presente della vita. E’ la realtà di ciò che non può essere afferrato, la realtà di cui non si può dire niente.”

“(…) Ciò che è proprio qui e ora è assoluto, innegabile.”

Pagina 37“Dobbiamo capire che al di fuori del presente non esiste niente.”

Pagina 38
“Anche tutti i processi chimici e fisici del nostro corpo cambiano continuamente. Eppure, temporaneamente, tutto assume una forma. Questo è il nostro vero sé, jiko. E’ il sé reale o universale o, come preferisco dire, la realtà della vita. Comunque la mettiate, io sono qui solo perchè il mio mondo è qui. Quando ho fatto il primo respiro il mio mondo è nato con me. Quando muoio il mio mondo muore con me. In altre parole, non nasco in un mondo che già esisteva prima di me, non vivo semplicemente come un individuo fra milioni di altri individui e non mi lascio tutto dietro perchè viva dopo di me. La gente vive considerandosi parte di un gruppo o di una società. Ma non è così che viviamo davvero. In realtà, io faccio nascere il mio mondo, lo mantengo in vita e quando muoio lo porto via con me.”

Dal Capitolo 2 – Il significato dello zazen
Pagina 44
“Lo zazen è il sé che fa se stesso da se stesso – jiko ga jiko wo jiko suru.”

Pagina 48
“Sia che si soffra di un complesso di inferiorità, consumati dallo spirito di competizione, o che ci si aggrappi a un’idea di superiorità, è più che naturale provare lo stesso vago senso di carenza. Affidarsi agli altri per conoscere se stessi significa essere instabili. Ovviamente, ciò non vuol dire dover vivere nell’isolamento. Vivere isolati è innaturale e crea instabilità quanto fare continuo riferimento agli altri. Per conoscere se stesso, il vostro vero sé è al di là sia del fare affidamento sugli altri sia dell’evitarli. Non possiamo trovare la vera pace della mente fino a che non viviamo la realtà della vita del sé, dal momento che il fondamento del sé è soltanto il sé. Questo è il sé universale che ho cercato per tutta la vita.”

Pagina 48/49“Ciò che in genere intendiamo quando parliamo di ‘sé’ è il nostro sé cosciente, che include ciò che vediamo e pensiamo in questo momento e il nostro ruolo o identità attuale. In realtà, il nostro sé cosciente non è soltanto chi pensiamo di essere in questo momento, ma anche l’idea di chi pensiamo di essere stati in passato. In altre parole, il sé cosciente è la somma dei nostri pensieri allo stato di veglia da quando eravamo bambini fino al momento presente. Prendiamo tutti questi pensieri coscienti, li astraiamo dalla nostra vita e li definiamo il nostro sé; ma si tratta solo di una parte del sé.”

Pagina 49“Pensare significa aggrapparsi o attaccarsi a qualcosa con il ‘pugno’ del nostro cervello razionale. Ma se questo pugno lo apriamo, se non concepiamo pensieri, quel che è nelle mani della mente cade. Il nostro sé universale, jiko, include anche ciò che abbandona.”

Pagina 50“Questo sé che tutto include in fondo è la forza creativa della vita. Corrisponde a quello che la tradizione giudaico cristiana chiama la forza creatrice di Dio. Anche questa forza (ciò che è di per sé vivo e anche ciò che creato) è il sé. Se volete usare Dio come referente, è necessario accettare Dio come pura forza creativa, come qualcosa di vigoroso, di vivo che opera in noi e attraverso di noi: qualsiasi cosa io faccia o pensi, Dio è in tutte le cose e opera attraverso di me.”

“Tutto ciò che è vivo è jiko, o sé universale.”

“Dire sé ‘totale’, ‘vero’ o ‘universale’ è un modo per cercare di includere tutta la vera realtà della vita.”

Ciò che viene prima di cuocerlo
o di friggerlo con il pensiero,
ciò che precede ogni elaborazione con il pensiero:
la vita nuda e cruda, quello è jiko.

Pagina 50/51“Vivere autenticamente la vita, quello è il sé universale, il sé che è totalmente se stesso.”

Pagina 51
“Il mondo che vedo è solo mio.”

“Fare zazen significa vivere la realtà della vita del sé, senza presumere che l’io sia determinato dal rapporto con altre persone o cose.”

Pagina 52“La vita del sé non si manifesta quando viene definita.”

“Pur creando ogni sorta di definizione, la realtà della vita le trascende tutte.”

“Se tocchiamo il fuoco, ci bruciamo certamente. Ma se pronunciamo soltanto la parola fuoco senza toccarlo, non ci bruceremo. Così, se pensiamo soltanto la parola fuoco, la testa non ci andrà in fiamme. Dunque, la definizione di fuoco, la cui natura è quella di bruciare tutto, non può esserne la realtà. Il fuoco esiste a prescindere dalla sua definizione.”

Pagina 54“Se ricorriamo all’intelletto per trovare una risposta, possiamo ottenere soltanto una risposta parziale o astratta. In definitiva, tutto quel che possiamo dire è che la realtà della vita è così com’è. La realtà della vita del sé è semplicemente vivere la vita così com’è. Il sé non esiste perchè lo penso o perchè non lo penso. In entrambi i casi, questo sé universale e personale è la mia vita. Lo zazen è un modo per mettere autenticamente in pratica questa realtà della vita.”

Pagina 57
“(…) idee e credenze hanno semplicemente un’esistenza concettuale fissata nei nostri pensieri, non sono esperienze di vita non elaborate e vive qui e ora.”

Pagina 58
“La cosa importante è trovare un modo sano di vivere la realtà della vita. Ecco lo scopo di una vera pratica spirituale: non spirito o mente separati dal corpo e dal mondo, ma un modo di vivere autentico. Questo è lo zazen: una pratica del vivere la vivida realtà della vita.”

Dal Capitolo 3 – La realtà dello zazen
Pagina 65“Lo zazen è la forma più concentrata di vita che opera come vita pienamente risvegliata. E’ la pratica che manifesta quella vita in maniera diretta e pura. Dunque, pur essendo facile da spiegare, in realtà questa pratica è la cosa più importante della nostra vita e, al tempo stesso, il compito più impegnativo.”

“Lo zazen è semplicemente il nostro sé totale che fa se stesso da se stesso. Lo zazen fa zazen! Lo zazen è l’atto del gettare via il modo di pensare interessato per cui se si mira a uno scopo deve esserci un bersaglio.”

Pagina 76“L’essenziale è impedire che la vita venga offuscata da pensieri basati sui desideri, considerando invece tutti i pensieri e i desideri come fenomeni che poggiano sul fondamento della vita; lasciarli essere come sono e tuttavia non farsene trascinare. Non si tratta di fare un grande sforzo per non lasciarsi trascinare dai desideri. E’ essenziale solo risvegliarsi e ritornare alla realtà della vita.”

Dal Capitolo 4 – Il mondo della pratica intensiva

Pagina 83“Quando trascendiamo il tempo, o lo dimentichiamo, incontriamo realmente la pura realtà della vita. Per noi il tempo esiste perchè mettiamo a confronto un momento con l’altro, e nel tumulto della percezione sentiamo che esso scorre via velocemente. Quando smettiamo di fare paragoni e ci limitiamo a essere quel sé che non è altro che il sé, riusciamo a trascendere quella velocità o quel termine di paragone che chiamiamo tempo.”

Pagina 87“Il mondo in cui viviamo non esiste indipendentemente dai nostri pensieri e dalle nostre idee. Il mondo, e questi pensieri e idee, ci appaiono come un tutto unico. A seconda dei pensieri e delle idee che nutriamo, il mondo può apparirci sotto aspetti completamente diversi. Pensieri e sentimenti costituiscono la nostra condizione psicologica. E la nostra condizione psicologica è al tempo stesso la nostra condizione fisiologica. Quando nel nostro corpo qualcosa si spezza, la mente perde di chiarezza. E se la mente non è chiara, gli occhi con cui vediamo il mondo e la visione che abbiamo della vita si offuscano. La vita e tutto il mondo assumono un aspetto tetro. Quando però ci sentiamo in buona salute, la mente si illumina e di conseguenza la visione che abbiamo di tutto diventa più luminosa.”

Dal Capitolo 5 – Lo zazen e il vero sé

Pagina 93“Non v’è dubbio che di solito viviamo in un piccolo corpo individuale che chiamiamo ‘io’. Crediamo che questo piccolo corpo individuale sia il nostro sé, immaginando di essere questo o quello, ma il sé come realtà della vita non è soltanto questo corpo individuale. Deve essere qualcosa di più.”

“La realtà della vita del sé esiste al di là dei pensieri di questo individuo, ma al tempo stesso è la forza che funziona di fatto come questo piccolo individuo.”

Pagina 94“La forza vitale che ci permette di pensare in vari modi, e che funziona in ogni individuo, trascende i pensieri di questo piccolo io, e in questo senso è onnipervasiva.”

“(…) ogni forma di esistenza, tutti gli esseri viventi, vivono la forza di un’unica grande vita che tutto pervade.”

“In genere, gli uomini credono di nascere come su un palcoscenico o in un mondo che già esiste, di danzare su quel palcoscenico per un po’ e poi, quando muoiono, di uscire di scena. Ma in realtà, quando nasco, do vita anche al mio mondo! Vivo insieme a quel mondo; pertanto quel mondo forma i contenuti del mio sé. Quando muoio, porto con me quel mondo; ciò significa che il mio mondo muore con me.”

“Voi date vita al vostro mondo, vivete e morite insieme a esso. Questa è la realtà della vita del sé, e manifestare nella realtà il sé che rende il sé un sé è jijuyu zanmai.”

Pagina 95“(…) il jijuyu zanmai è l’unico atto totale del vivere tutta la vita in un modo che la considera preziosissima.”

Paradiso o inferno, amore o odio,ovunque guardo
incontro me stesso.
Considerare la vita preziosa è
appunto vivere con tutta l’intensità
il considerare la vita preziosa.

Pagina 97“Lo zazen in quanto autentico insegnamento mahayana è sempre il sé totale che è semplicemente e autenticamente il sé totale, la vita che è autenticamente vita.”

“Noi tutti abbiamo occhi per vedere, ma se li chiudiamo e diciamo che il mondo è al buio, come possiamo dire di vivere la vera realtà della vita?”

“Tutte le idee sul nostro piccolo sé sono nuvole che annebbiano e offuscano la luce del sé universale. Facendo zazen, abbandoniamo queste idee e apriamo gli occhi alla luce della vita fondamentale del sé universale.”

Pagina 101“(…) la vita realizza la vita attraverso la vita (…)”

“(…) il sé realizza il sé attraverso il sé (…)”

Dal Capitolo 6 – Il mondo del sé si manifesta

Pagina 103“Più alto è il tenore di vita che le persone riescono a raggiungere, più alto è il livello che vogliono raggiungere. Più una nazione riesce a conquistare potere, più cerca di conquistarne. La spirale si perpetua perchè le conoscenze per sviluppare il tenore di vita, che sono la saggezza della nostra moderna civiltà scientifica e tecnologica, nascono dall’insoddisfazione. L’insoddisfazione è la madre dell’invenzione e del progresso. Ecco perchè, a prescindere dal livello di progresso scientifico e tecnologico che sarà possibile raggiungere, la gente non sarà mai soddisfatta. Fino a che percorrerà questa strada, portandosi sulle spalle la sacca dei desideri e dell’insoddisfazione, ogni volta che aprirà quella sacca, fosse pure tra centinaia o migliaia di anni, assieme alle nuove idee tirerà sempre fuori l’insoddisfazione.”

Pagina 106“La vita deve funzionare come attività che manifesta la vita in quanto vita. E attraverso questo tipo di attività, ci si aprirà davanti un mondo illimitato e vivo.”

Pagina 109“(…) non esistono fenomeni sostanziali indipendenti, e cioè nulla esiste di per sé.”

Pagina 111“(…) l’attaccamento al nostro sé come se fosse dotato di sostanza è la fonte dell’avidità, della rabbia, della sofferenza e del conflitto. E’ fondamentale che riflettiamo profondamente sul fatto che il nostro sé non ha esistenza sostanziale; piuttosto, ha un’esistenza interdipendente.”

Pagina 112“(…) anche se ci afferriamo alle nostre idee di essere o di non essere, prendere la Via di Mezzo significa distruggere tutti i concetti che ci siamo costruiti nella mente e, senza fissarsi sulla realtà come qualcosa di particolare, aprire la mano del pensiero, consentendo alla vita di essere vita.”

Pagina 113“Lo zazen permette alla vita di essere vita, lasciandola essere.”

“(…) realizzare la vita è la nostra stessa natura.”

“L’illusione è appunto la visione che ho di me stesso come entità indipendente dotata di sostanza.”

Pagina 114“(…) il pensiero, (…), diventa la base delle distorsioni della nostra esistenza, che impediscono alla vita di manifestarsi in modo diretto, così com’è veramente. (…) il pensiero, in quanto fondamento delle visioni di esistenza e di non esistenza, è deifinito ‘attaccamento dell’io’. L’attaccamento dell’io è il nostro aggrapparci alla ‘sostanza’ e chiamarla io, un io che nella nostra ignoranza abbiamo falsamente costruito nel mondo in costante mutamento dell’interdipendenza.”

“Senza nessuna buona ragione, mossi dall’ignoranza, attacchiamo tronfiamente un’etichetta su questo aggregato, chiamandolo io. Crediamo fermamente che sia il nostro sé e ci aggrappiamo all’io come se esistesse semplicemente nell’ordine naturale delle cose.”

Pagina 117“La pace genuina è come uno specchio terso che riflette semplicemente tutte le immagini così come sono, senza che niente vi rimanga attaccato.”

Dal Capitolo 7 – Vivere completamente svegli
Pagina 120“Non facciamo che discriminare e classificare continuamente tutto, suddividendolo in questo e quello sulla base del pensiero. Abbandonare il pensiero sequenziale, senza collegare un fenomeno all’altro, significa essere prima del pensiero. Significa essere prima della suddivisione delle cose in questo e quello.”

Pagina 121
“(…) il sé qui e ora è l’eternità, la terra intera, tutti gli esseri senzienti.”

“(…) vivere mirando a rappresentare l’unità del presente e dell’eterno.”

Pagina 122“Quando mi prendo cura della mia vita, mi prendo cura del mondo come della mia stessa vita.”

Pagina 123“Pentirsi davvero non significa chiedere scusa; al contrario, richiede di guardare in faccia la vita e lasciare che la luce della realtà assoluta ci illumini.”

Pagina 127“La forza della vita che è sepolta profondamente dentro di voi emergerà soltanto quando vi sarete convinti che state percorrendo l’unica strada possibile.”

Pagina 131“Oggi, buona parte di quelli che vengono definiti adulti lo sono soltanto di nome. Fisicamente crescono e diventano adulti, ma, spiritualmente, troppe persone non raggiungono mai la maturità. Nella vita quotidiana non si comportano da adulti. Il bodhisattva è colui che vede il mondo con occhi adulti e le cui azioni sono gli atti di un vero adulto.”

Pagina 134“La mia vita è in ogni esperienza, vale a dire, ovunque c’è vita.”

“Il passato è già trascorso e non esiste e il futuro non è ancora giunto e dunque anch’esso non esiste. In realtà, esiste solo questo unico momento presente.”

Pagina 135“Qualsiasi cosa ci troviamo di fronte in questo momento è ciò che vive e opera come la nostra vita. Con questo atteggiamento nei confronti della vita non c’è passato nè futuro, e neanche altre persone davanti agli occhi del nostro sé; c’è soltanto il vivere la realtà della vita sempre presente.”

Pagina 136“Passato e futuro esistono come lo scenario riccamente variegato del presente.”

Pagina 137“(…) il fiore della mia vita sboccia quando mi adopero per far sbocciare quel fiore che è il mondo, che sono le persone e le cose che ho davanti. E nello sbocciare dei fiori della mia vita, sbocciano i fiori di tutte le cose. Così, anche il fiore della nostra vita sboccia quando vi adoperate per sbocciare i fiori che ora avete davanti, lì si apre il fiore della vita universale.”

Pagina 139“Diventare adulti non è altro che diventare tutti bodhisattva, lo stato in cui consideriamo ogni persona che incontriamo come un figlio, e scopriamo la passione e la gioia della vita nel prenderci cura di tutti i nostri figli. Quando questo mondo sarà diventato un mondo di bodhisattva adulti in cui ci proteggiamo e ci aiutiamo l’un l’altro, e ci prendiamo cura l’uno dell’altro, allora l’umanità sarà diventata maggiorenne e potremo dire a ragione di aver progredito.”

Dal Capitolo 8 – Colui che cerca la Via
Pagina 147“Qualsiasi cosa la nostra mente discriminante considera preziosa non ha un valore assoluto.”

Pagina 149“Poiché a volte ci distraiamo e dimentichiamo cosa è più importante, dobbiamo praticare e riflettere di continuo su noi stessi. Questo intendo quando dico che lo zazen è la cosa più venerabile della nostra vita.”

Pagina 152“Dobbiamo tenere presente la chiara distinzione fra il sé personale, condizionato, e il sé universale, originario. Il sé personale è quello che in genere consideriamo l’‘io’. Ma se scaviamo appena sotto quel sé individuale condizionato mettiamo a nudo il sé originario universale. Il sé personale cerca sempre di soddisfare i propri desideri; è il cosiddetto sé karmico. Noi esseri umani nasciamo con un cervello e per natura abbiamo la tendenza (o karma) a costruirci nella mente un labirinto di illusioni. Questo è il nostro sé individuale, ma è un grosso errore pensare che si tratti del sé totale. Il sé totale appare quando strappiamo via le illusioni karmiche. E ciò significa ‘aprire la mano del pensiero’. Questo è il sé originario, universale.

“Quando apriamo la mano del pensiero, ciò che è lì, in quel preciso momento, è il nostro volto originario.”

Pagina 153“La nostra vera vita è connessa con ogni cosa. La mente concepisce l’‘io’ soltanto come ‘me’, come qualcosa di indipendente. Ma se apriamo la mano del pensiero, tale idea svanisce e possiamo comprendere l’‘io’ come l’essere una cosa sola con tutto.”

Pagina 157“Questa è la mente che prova compassione per ogni cosa, che penetra in ogni cosa, non per se stessa ma per gli altri. Come sviluppo naturale, dobbiamo trovare il vero significato della nostra vita nel prenderci cura degli altri e nell’impegnare il nostro spirito vitale in quell’atteggiamento e in quello sforzo. Sentire la vita degna di essere vissuta non è lo stesso che provare una continua felicità emotiva.”

Pagina 160“Dovrete aspettarvi di essere schiacciati da circostanze difficili, forse anche per molti anni, ma anche sotto quell’oppressione, non perdete la forza vitale. Se non avete preso quel voto, vi perderete d’animo. Solo se vivete secondo il voto tutto ciò che incontrate, dovunque, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa accada, rafforzerà la vostra vita come buddhadharma. Finché avete quel voto per vivere la vostra vita ovunque vi troviate, prima o poi sboccerà la primavera. E allora avrete la forza di crescere. Questa è la forza vitale. Dovete capire profondamente che si tratta di una cosa completamente diversa dall’ambizione egoistica.”

Pagina 161“Potete passare tutta la vita senza far caso a ciò che vi accade intorno, oppure potete vivere con mente consapevole. Vivere alla cieca è del tutto assurdo. La mente della bodhi, o la mente della Via, la mente risvegliata, è quella che vi ricorda continuamente di risvegliarvi in senso reale. Dunque, rendendovi conto che sviluppo e regresso sono vostra esclusiva responsabilità, sforzatevi di praticare e di maturare.”

Pagina 162“Dobbiamo vivere il nostro sé capendo che tutto dipende da noi.”

“Più pratichiamo aprendo la mano del pensiero, più diventa chiaro che ‘sé’ non equivale a ‘pensiero’. Arriviamo a vedere in maniera definitiva che il vero sé non è qualcosa che abbiamo costruito mentalmente. Il vero sé è il sé di ogni cosa, il sé dell’intero mondo del dharma, il sé originario che si manifesta quando abbandoniamo il pensiero.”

Pagina 163“In qualsiasi modo viviate, ciò che fate della vostra vita dipende da voi.”

“Il contadino scadente produce erbacce, il contadino mediocre produce raccolti, il contadino abile produce terreno fertile.”

Pagina 164“Se ci mettete dentro soltanto un piccolo pezzo di carbone, il fuoco si spegnerà subito. Ma se ce ne mettete molti anche piccoli, che ardono un poco, il fuoco divamperà. Allo stesso modo, ognuno di noi deve offrire il contributo della propria piccola mente della bodhi permettendo così al sangha di fiorire.”

Da vecchio
ho la mia pratica.
E’ diversa da quella dei giovani.
Non funziona volgendo lo sguardo all’esterno,
ma solo volgendolo all’interno, a guardare me stesso.
E come le nuvole che scompaiono
nel vasto cielo
anch’io scomparirò in silenzio.

Pagina 165
Questo ‘io’ è il sé dell’intero mondo del dharma
che lo creda o no.
Questo sé dell’intero mondo del dharma
svolge il ruolo della vita nella vita,
e il ruolo della morte nella morte.
La vita è la manifestazione di tutto il proprio sé.
La morte è la manifestazione del proprio sé totale.

Pagina 166“Gli studenti a cui hai insegnato all’inizio, quando avevi la passione ma non la tecnica per educare, sono quelli che sentiranno la tua mancanza.”

I cento sensi segreti

Estratti da “I cento sensi segreti” di Amy Tan:

Ed. Universale Economica Feltrinelli

Pagina 17“Era una distorta forma di logica alla rovescia: se le speranze non si avverano mai, allora augurati che succeda quello che non desideri.”

Pagina 38“(…) quando sposi una ragazza della Montagna del Cardo, prendi tre vacche per moglie: una che procrea, una che ara, una che porta in giro tua madre. Era così che si insegnava ad una ragazza Hakka. Non si lamentava mai, anche se una roccia precipitava giù dal fianco della montagna e le schiacciava un occhio.”

Pagina 42
“(…) Disse che non ne poteva più della Grande Pace. Quando c’è grande sofferenza, disse, tutti lottano nello stesso modo. Ma quando c’è la pace nessuno vuole essere nello stesso modo. I ricchi non condividono più le loro ricchezze. I meno ricchi provano invidia e rubano. “

Pagina 62“(…) La religione insegna che la fede si prende cura della speranza. Tutte le mie speranze sono svanite, allora a che mi serve più la fede?”

Pagina 66
“(…) Mi ricordai che l’uomo che era tornato dalla Montagna del Cardo aveva detto: “Troppa felicità trabocca sempre in lacrime di dolore.”

Pagina 67
“(…) Il dolce amore non dura, ed è troppo difficile da trovare. Ma l’amore marcio! Ce n’era in abbondanza da riempire quel vuoto. Così lei ci si abituò e questo è quello che ebbe appena lui tornò.”

Pagina 93
“L’amore è ingannevole” lesse con voce tremante. “Non è mai superficiale o quotidiano. Non ti ci puoi mai abituare. Devi camminare con lui, poi lasciare che cammini con te. Non puoi mai fermarti. Ti muove come la marea. Ti porta fuori nel mare, poi ti riporta sulla spiaggia. Il tormentoso dolore di oggi è il principio di un certo cammino verso i cieli. Puoi scappare da lui, ma non puoi mai dire no. Nessuno è escluso.” Simon ripiegò la lettera. “Io ci credo ancora” disse.

Pagina 94
“(…) Alzò lo sguardo verso di me. “Comunque, questo è il motivo per cui ho dovuto dirti tutto, così d’ora in avanti posso essere aperto con te. E così capirai che ho anche questi altri sentimenti, a parte quelli che provo per te, e se non sono sempre lì… be’, tu sai perché.”

Pagina 106
“(…) sono arrivata a credere che il cuore ha una volontà propria, non importa che cosa desideri, non importa quante volte strappi le radici delle tue peggiori paure. Come l’edera, queste ritornano strisciando, afferrando le cavità del tuo cuore, dissanguando le certezze del tuo animo, fino a scivolare lungo le vene e fuori dai pori. Per un’infinità di notti, mi sono svegliata nel buio febbricitante, con la mente che turbinava, spaventata dalla verità.”

Pagina 107
“Come sempre, avrei guardato l’orologio, mi sarei alzata e avrei girato i rubinetti della doccia. Avrei regolato la temperatura e quindi svegliato la mia mente con l’acqua che spruzzava forte sulla pelle. Allora sarei stata contenta di ritornare a quello che era reale e quotidiano, confinato ai sensi normali di cui mi potevo fidare.”

Pagina 110“Delle nostre speranze, dei nostri sogni, dei nostri desideri segreti, non potevamo parlarne. Erano troppo vaghi, troppo spaventosi, troppo importanti. E così rimanevano dentro di noi, crescendo come un cancro, in un corpo che alla fine si sarebbe autodistrutto.”

Pagina 121
“(…) Ma per fingere che tutto andasse bene nel mondo, prima dovevo sapere che cosa andava male.”

Pagina 123“Improvvisamente tutto nella nostra vita sembrava prevedibile, eppure senza senso. Era come mettere al posto giusto tutti i pezzi di un puzzle solo per scoprire che il risultato finale era la riproduzione di un’arte sdolcinata, un grande sforzo che portava a una banale delusione. Certo, per alcuni aspetti eravamo compatibili: sessualmente, intellettualmente, professionalmente. Ma non eravamo speciali, non come persone che veramente appartengono l’una all’altra. Eravamo compagni, non anime gemelle, due persone separate cui capitava di condividere un menu e una vita. Il nostro insieme non era più grande della somma delle nostre parti. Il nostro amore non era predestinato. Era il risultato di un tragico incidente e dello stupido scherzo di uno spirito. Questo era il motivo per cui lui non provava una grande passione per me. Questo era il motivo per cui un lampadario dozzinale andava bene nella nostra vita.”

Pagina 201
“Siamo nati con cuori candidi, pronti a essere impressi da qualunque imitazione dell’amore?”

Pagina 202
“Ricordo i frammenti di conversazione che abbiamo avuto su questo argomento: i sensi sono collegati agli istinti primitivi, quelli che gli esseri umani avevano prima che il loro cervello sviluppasse il linguaggio e le funzioni superiori: l’abilità di parlare in modo ambiguo, di scusarsi, di mentire. Gelo alla spina dorsale e profumi di muschio, pelle d’oca e guance che arrossiscono – questo è il vocabolario dei cento sensi segreti. Credo.”

Pagina 231/232
“La macchina fotografica è un tipo di occhio diverso, un occhio che vede un milione di particelle d’argento sul nero, non i vecchi ricordi del cuore di una persona.”

Pagina 233
“Sii pratica, mi dico. Se le rane mangiano gli insetti e le anatre mangiano le rane e il riso cresce robusto due volte l’anno, perchè interrogare il mondo in cui vivono?”

Pagina 262

“(…) Come un segnale che non sapevamo più parlare tra di noi, e che per proteggere il nostro territorio personale, stavamo perdendo il terreno comune.”

Pagina 263“Ero solita pensare queste cose mentre mi spogliava, prendendomela perchè considerava la nudità uguale all’intimità. Lasciavo che mi accarezzasse dove mi conosceva meglio, che era il mio corpo e non il mio cuore.”
“Ora che il nostro matrimonio è finito, so che cos’è l’amore. E’ un trucco giocato al cervello, le ghiandole dell’adrenalina che liberano endorfine. Inonda le cellule che trasmettono preoccupazione e buon senso, le affoga in una gioia biochimica. Puoi conoscere tutte queste cose sull’amore, l’amore resta tuttavia irresistibile, ingannevole come le braccia fluttuanti di un lungo sonno.”

Pagina 307“Sorrise e fui grata di sapere che una persona innamorata può credere a qualunque cosa fintanto che dà speranza.”

Pagina 328/329“Due anni sono un tempo sufficiente, lo so, per stratificare i ricordi di quello che è stato con quello che avrebbe potuto essere. E questo è giusto, perchè ora credo che la verità non stia nella logica, ma nella speranza, sia passata che futura. Credo che la speranza possa sorprenderti. Può sopravvivere alle circostanze avverse, a tutte le contraddizioni e indubbiamente a ogni spiegazione razionale degli scettici che si basano sulla prova dei fatti.”

Pagina 329/330“Penso che Kwan volesse dimostrarmi che il mondo non è un posto ma l’immensità dell’anima. E che l’anima non è nient’altro che amore, senza limiti, senza fine, che è tutto quello che ci muove verso ciò cheè vero. Una volta pensavo che l’amore non fosse altro che felicità immensa. Ora so che è anche preoccupazione e dolore, speranza e fede.”

“Se le persone che amiamo muoiono, sono perdute solo per i nostri sensi ordinari. Se ricordiamo, possiamo ritrovarli in ogni momento con i nostri cento sensi segreti.”

Forte è chi vince se stesso

Proverbio cinese
Colui che conosce gli altri è sapiente;
colui che conosce se stesso è illuminato;
colui che vince un altro è potente;
colui che vince se stesso è veramente forte.

Lezioni spirituali per giovani samurai


Estratti da “Lezioni spirituali per giovani samurai” di Yukio Mishima:

Sull’arte:
“I periodi di pace e di tedio danno origine, in un certo senso, ad un’arte più matura, ma così sorge una contraddizione poiché quell’arte non possiede il fascino sufficiente per attrarre gli animi incapaci di tollerare le inquietudini di una simile vita.”

La politica:
“Come si deduce dalla definizione di “rivoluzione nichilista” riferita al nazismo, esiste la tendenza a proiettare nel mondo dell’azione concreta aspirazioni che andrebbero rivolte all’arte, comunque incapace di soddisfarle, e che nello stesso tempo riverbera le sue inquietudini esistenziali sulle angoscie sociali; si tende allora a saggiare la vita producendo artificialmente uno scontro con la morte, a testimoniare tali esigenze con un’azione di lotta. Una simile artificiosa condotta politica non si limita al nazismo tedesco, ma si è diffusa in ogni parte del mondo. Essa è, come ho già affermato più volte, la trasformazione politica dell’arte, la metamorfosi artistica della politica.”

L’etichetta:
“L’animo umano conserva sempre una parte ignota anche all’amico più intimo e più a lungo frequentato.”
Sul mantenere la parola data:
“Ciò che mi sta a cuore non è la questione dell’interesse personale, ma della lealtà. Il tempo, in sé, è privo di ogni significato, una promessa può essere qualcosa di vago, fino all’istante in cui entra in gioco il concetto di lealtà.”
“Sacrificare la vita per qualcosa di estraneo ad un interesse materiale potrà sembrare dissennato, ma una delle mie idee fondamentali è che l’essenza del promettere non sia da ricercare nello spirito dell’odierna società contrattuale, bensì nella lealtà degli esseri umani. Nella vita di ogni uomo il tempo non ritorna.”
“Il piacere è infatti simile all’ombra di un uccello che, se non viene afferrato, volerà lontano da noi e non tornerà mai più.”

Sul piacere:
“E’ proprio la cieca passione, incurante di tutto, il più alto privilegio della giovinezza nei confronti del sesso: una passione che gli adulti giudicano bella perchè hanno ormai dimenticato la sofferenza che ad essa è unita.”

Sul pudore:
“La nostra è un’epoca in cui, basandosi sulla libertà di parola, ciascuno si sente autorizzato a sostenere a gran voce le proprie opinioni immature o insulse, dimenticando ogni doveroso riserbo. La gente esprime ormai senza più alcun ritegno le proprie idee, persino sulla politica.”

L’impegno:
“Il genio è frutto dell’impegno, dice il proverbio, ma anche il talento deve essere levigato come una gemma, altrimenti rischia di rimanere misconosciuto. Sembrerebbe questa una saggia sentenza conforme ad una società finalizzata al successo. L’uomo si impegna senza tregua nella competizione con gli altri per dimostrare la propria forza ed il proprio ardimento, per vincere.”

“Ma il tormento maggiore non è lavorare. La tortura più dolorosa ed innaturale è quella subita da chi, pur avendo talento, è costretto a non usarlo o a usarlo in misura inferiore a quanto potrebbe. L’essere umano ha una natura bizzarra: si sente vitale soltanto quando può esprimere al massimo le proprie possibilità.”
“In generale, dunque, i tempi imposti dalla società esigono che le persone in grado di correre procedano con lentezza e che, viceversa, chi ha difficoltà ad avanzare velocemente sia costretto a correre.”

L’associazione degli scudi:
“Nel mio animo si celava già da tempo la convinzione che, come ritenevano i samurai, giustificare se stessi sia un atto di viltà.”

Introduzione alla filosofia dell’azione:

– che cos’è l’azione
“Questo è un obiettivo estraneo alla natura delle spade giapponesi: quando un’arma viene usata per uno scopo diverso da quello per cui è stata forgiata, perde istintivamente la sua forza.”
“Non potendo esistere un’azione senza uno scopo, coloro che vivono senza tendere ad alcun obiettivo, schiavi delle circostanze, detestano e temono la parola azione. Quando un pensiero, o una teoria, incomincia a strutturarsi intorno ad un obiettivo, esso finisce naturalmente per concludersi in un’azione.”
“L’azione è rapida, mentre il lavoro intellettuale e artistico impone tempi estremamente lunghi. Anche la vita esige una lunga pazienza, mentre la morte può consumarsi in un istante; a quale delle due gli esseri umani attribuiscono la maggiore importanza?”

– l’azione militare
“Quando decidiamo di agire, desideriamo che il nostro corpo accresca la sua energia. Ci tempriamo, potenziamo le nostre forze. Ma il corpo umano ha dei limiti. Suppliamo ad essi con l’intelligenza. Riusciamo gradualmente ad elevare la qualità e l’efficacia delle nostre azioni, a divenire più potenti. Ma più potere acquisiamo, più ci separiamo dalla nostra forza fisica. E infine siamo ridotti a generali da tavolino, che guidano le operazioni belliche da uno schermo televisivo.”
“Quanto agli obesi, esausti capi, la loro disumana tecnica serve soltanto a favorire, per contrasto, la sacralizzazione e la venerazione dei giovani eroi morti.”

– la psicologia dell’azione
“L’azione è solitamente compiuta con una rapidità che non concede spazio al pensiero. L’attività mentale è possibile soltanto prima e dopo l’azione. Tuttavia è connaturato all’uomo pensare al futuro e meditare sul passato, essendo stimolato dalla fantasia, tormentoso talento estraneo agli animali.”
“L’ignoto affascina: è questo il concetto principale su cui si basa la psicologia dell’azione, nello stesso modo in cui la paura dell’ignoto è il fondamento dell’angoscia suscitata dall’azione.”

– i modelli dell’azione
“L’azione può essere, a grandi linee, offensiva o difensiva. Come nell’agonismo a squadre esiste lo schieramento d’attacco e quello di difesa, così nell’azione bellica, almeno secondo l’antica strategia, esistono l’assalto alla postazione nemica e la difesa della propria. In genere assalire è facile, difendersi è arduo.”

– l’effetto dell’azione
“Se la forza individuale di chi guida si disperde, svanisce anche l’energia della massa. La storia delle lotte di guerriglia ci insegna che esse, pur esigendo una strenua volontà individuale, hanno l’assoluta necessità di un vasto sostegno delle masse. E nella guerriglia l’individuo, oltre a non curarsi della propria vita, non deve neppure lasciarsi vincere dal sentimentalismo verso i compagni, deve essere spietato verso il nemico e non avere scrupoli ad usare anche i mezzi più vili.”
“Penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco, e che proprio questo rappresenti il carattere antipolitico dei movimenti che ispirano alla giustizia, la loro autentica separazione dalla politica.”
“L’azione pura, i movimenti che ispirano alla giustizia, devono dunque fondarsi su principi radicalmente opposti a quelli della politica.”

– l’azione e l’attesa del momento propizio
“A differenza della vita quotidiana, l’azione possiede un obiettivo definito, perseguito da una volontà che tenta di eliminare il più possibile gli elementi imposti dal destino, e si prepara alla lunga attesa dell’occasione propizia.”
“Prolunghiamo l’attesa per mettere a segno il nostro unico colpo vittorioso.”
“Attendere l’occasione propizia equivale a concentrare il tempo, a dirigerlo verso un istante decisivo.”
“Bisogna lasciar maturare l’occasione, condensare al limite estremo volontà e azione per quell’attimo in cui metteremo in gioco tutto ciò che possediamo. Il termine azione diviene così sinonimo di pazienza.”
“Il tempo della lunga attesa dell’occasione propizia non concorda con le parole. Chi attende il momento opportuno per agire concentrandosi unicamente nelle parole e nei pensieri fallisce immancabilmente. Questa verità può essere illustrata da un paragone con lo zazen, un esercizio spirituale durante il quale si deve rimanere seduti per ore di fronte ad una parete: proprio nella repressione radicale di ogni azione, di ogni movimento, si scopre la capacità di esercitare una pressione su una molla spirituale che giunge alla verità essenziale della vita umana. Come l’azione, così anche l’attesa del momento propizio differisce dalla parola. E’ soltanto un tempo denso e uniforme, il più atroce della vita umana.”
“Mentre agiamo riusciamo ad essere coraggiosi, durante un’attesa passiva è invece difficile non lasciarsi invadere dall’insicurezza. Eppure il coraggio essenziale, quello più necessario all’azione, è proprio nella capacità di rimanere in agguato nelle tenebre della morte e dell’inquietudine. Siamo liberi di considerare tenebrosa o luminosa una determinata epoca, ma se riflettiamo sul vero coraggio, intuiamo spontaneamente quale debba essere il nostro modo di agire.”

– progettare l’azione
“Se l’azione sia o non sia realmente progettabile, è un grande dilemma. Molti ignorano cosa faranno tra un’ora, altri affidano al destino il loro comportamento futuro. E costoro sono in genere considerati uomini d’azione. Tuttavia le azioni importanti ed efficaci esigono piani meticolosi. Naturalemente nell’azione interferiscono presenze estranee. E’ possibile coinvolgere dei complici nel nostro progetto, e gli avversari tenteranno sempre di farlo fallire. “
“Il significato spirituale del brandire la spada al momento dell’attacco, tipico degli ufficiali giapponesi, era di testimoniare che soltanto l’irrazionale forza dello spirito può superare i limiti dei calcoli logici e dei piani di battaglia. L’essenza dell’azione è infrangere con energie irrazionali il limite a cui è approdata la razionalità. Ed in questa impresa agisce costantemente il misterioso elemento della casualità.”
“L’azione comporta sempre questa casualità. Nell’istante decisivo si determina immancabilmente un elemento di casualità assolutamente misterioso, che trascende l’intelligenza umana.”
“I progetti, come la mente umana, presentano dei punti di debolezza. La sfida ad essi è il punto di congiunzione tra l’azione ed il piano, ed è anche ciò che più affascina.”
– la bellezza dell’azione
“Anche quando è impegnato in un’azione collettiva, l’individuo affronta una situazione di assoluta solitudine, e deve trovare soltanto in se stesso la forza per superare l’angoscia e il terrore: la bellezza dell’azione che si rivela in quell’istante è ineluttabilmente legata alla solitudine. E’ dunque evidente che la bellezza dell’azione consiste in solitudine, tensione, tragicità, in una pura decisione individuale, in cui nessun altro essere umano può entrare. L’azione non può creare bellezza quando è turbata da un intervento estraneo, dall’irresponsabilità, da evasivi compromessi.”
“Se è vero che la bellezza è ineluttabilmente legata all’impossibilità di una ripetizione, essa somiglia a un fuoco d’artificio. Ma esiste qualcosa, in questa nostra fragile vita, che più di un fuoco d’artificio possegga l’eternità dell’istante?”

– l’azione e il gruppo
“Castro, Guevara e Mao Zhe-dong erano individui. E’ necessario avere coscienza che tutte le rivoluzioni sono suscitate e divampate dalla fiamma che sprigiona nell’animo di un unico essere umano.”

– azione e distanza
“E’ una regola ferrea della strategia: chi si limita a difendersi è destinato ad essere sconfitto.”
“La disfatta è ineluttabile quando si reagisce subito con l’attacco.”
“Nell’azione il tempo rappresenta dunque un sottile e delicato elemento; ma se esso viene privilegiato in modo eccessivo, si affievolisce l’energia necessaria per attaccare, si perde la forza che può ridurre le distanze spaziali.”
“Alterare la situazione esistente crea senza dubbio le condizioni più propizie per agire, ed è uno dei significati fondamentali dell’azione. Essa non ha alcuna efficacia se non si accompagna ad una determinata situazione, e qualora tale situazione non esista, si deve assolutamente crearla, e questo significa concentrare tutte le forze nella riduzione delle distanze temporali e spaziali, anche a costo di rischiare la disfatta.”
“Anche per problemi di minor gravità noi agiamo, nella nostra vita quotidiana, conformandoci a regole sulla distanza simili a quelle del kendo. Prima di ridurre le distanze è indispensabile calcolare le forze dell’avversario, altrimenti nulla, nelle relazioni umane, potrebbe concludersi positivamente. L’azione si prefigge quale obiettivo l’annientamento totale dell’avversario; quando si assesta un colpo bisogna dunque avere di fronte un antagonista.”
“Chi è in una posizione difensiva può dunque usare la tattica di mostrare un punto debole per indurre l’avversario a ridurre le distanze, ad attaccare, per poi schivarne i colpi: ciò servirà ad alimentare nell’antagonista la sfiducia in se stesso, che può sfociare in un disfattismo, in un nichilismo simile ad un pantano.”
“Entrare nello spazio dell’avversario è un sistema per disorientarlo; d’altronde chi è in una posizione difensiva non si deve limitare a proteggere il proprio spazio, ma deve agire in modo da distruggere quello dell’avversario.”
– la conclusione dell’azione
“Espressa con parole l’azione dilegua come fumo, senza lasciare tracce, e ogni tentativo di costruire un discorso logico su di essa appare assurdo e ridicolo agli occhi di un uomo d’azione. Un simile uomo non si muove secondo un sistema logico.”
“I giovani sono costretti ad osservare con disgusto il vergognoso spettacolo del modello di eroe, che essi avevano imparato a conoscere dai fumetti, implacabilmente sconfitto e lasciato a marcire dalla società alla quale dovranno un giorno appartenere. E urlando il loro rifiuto globale ad una simile società, tentano disperatamente di difendere la loro piccola divinità.”

Oriente Docente…

Lao Tzu

“Per guidare gli altri, cammina alle loro spalle”
“Muori senza morire e vivrai per sempre”
“La gentilezza nelle parole crea confidenza; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel dare crea amore”