Digital Caput Mundi

Stasera scrivo dell’estro e del clima che ho recepito al bell’evento di ieri Digital Caput Mundi, all’Opificio Telecom Italia, a cura del Cantiere di Urban Experience promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e in collaborazione con Capitale Digitale, il ciclo di incontri ideati da Telecom Italia, Fondazione RomaEuropa, Comune di Roma e Wired, per fare il punto sulla cultura digitale.
Sono stata invitata da Carlo Infante e Andrea Genovese, con i quali condivido sicuramente l’approccio al recepimento e alla diffusione di una cultura dell’innovazione che sia prima di tutto sociale, civica ed equamente distribuita tra coscienza, voglia di fare e cultura generale; che aggreghi gli operatori di sistema e che tracci una mappa chiara di ciò che accade nel “contesto geografico” dell’innovazione a Roma (e direi non solo).

L’incontro, un “talk” sulle diverse forme dell’evoluzione tecnologica in relazione a creatività e impresa innovativa, si è svolto nel contesto prevalentemente giovane e produttivo di quel nascosto “esercito di innovatori”, silenziosi ma presenti, tenaci e nel bene ribelli, di coloro che migrano da un evento all’altro in cerca di luoghi e comunità che con loro condividano interessi, estro, volontà, strumenti e linguaggi.
Bello il clima, bella l’aggregazione e la contirbuzione dei vari interventi, belli gli argomenti e bello il fatto di riuscire, anche nel contesto apparentemente così “poco innovativo” di quella stradina di un’Ostiense romana quasi sciatta, ad aggregare istituzioni, mondo accademico, piccole e grandi imprese e “giovani combattenti” dell’innovazione civile e pubblicamente utile.
E’ una voce che cresce e che da eco a tutti coloro che, con lo stesso atteggiamento e la stessa proposizione di comune utilità, contribuiscono a lasciare un segno importante nel tempo “senza raccontare chissà che” ma portando bene e spesso in piazza e nelle strade (dove la gente vive e dove la gente vede) quel comune senso di condivisione del nuovo che faremo ancora tanta fatica ad ottenere realmente, ma che almeno stiamo cercando (ognuno a proprio modo) di far penetrare nelle maglie di un Paese che non vogliamo lasciare nè a se stesso nè a chi non se ne sta occupando affatto.
Ritengo da sempre che non si possa ambire a fare innovazione senza averne prima condiviso la cultura e l’utilità sociale, senza trasmetterne il valore, la forza e le reali opportunità. Se non si è dentro l’innovazione, tutto il resto serve a poco, nemmeno miliardi di euro potranno innescare un reale rinnovamento di questo Paese…
Bravi ragazzi, avanti così! Tutti, e sempre di più, insieme ce la faremo!

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