Il Gigante e la Formica

Mercoledì 26 Maggio scorso, su richiesta dell’ufficio stampa del mio editore, ho preso parte (in diretta) al programma “Notizie Oggi” di Vito Monaco, tra le 7 e le 8, in onda su Canale Italia. “Puntata a tema sui giovani scrittori” mi dice l’ufficio stampa “vai tranquilla!”A mala pena conoscevo Canale Italia (credo, forse, solo per zapping notturno) e per niente noto mi era Vito Monaco, figuriamoci se potevo sapere cosa fosse “Notizie Oggi”… Ma partendo dal presupposto che chi si occupa di fare informazione televisiva fa, o dovrebbe fare, il duro mestiere di informare il Paese in merito ad argomenti e notizie che siano di pubblica utilità, apprezzo e accetto l’invito, perfino con una sorta di riconoscenza nei confronti di un conduttore che non conosco, di una trasmissione che non ho mai
visto e di un canale a me non troppo noto, perché penso (nel mio “beato mondo di illusioni perpetue”): “Beh, vedi però, è bello e utile che anche un canale “minore” si preoccupi di veicolare tra i propri argomenti di dibattito anche i temi di un libro (il mio) che “si impegna a cercare di dare un futuro” ai giovani, di fare controinformazione e di veicolare l’innovazione, anche parlando della Bella Italia e soprattutto in una puntata dedicata proprio ai giovani scrittori”… Ci vado, perché non dovrei?

In studio (credo si trovassero a Pordenone, ma non ne sono certa e poco importa …) erano presenti Vito Monaco (il conduttore di “Notizie Oggi”) e 4 giovani, suddivisi in “poltrone di pari opportunità”: 2 uomini e 2 donne … Credo stessero in realtà già dibattendo da un po’ e credo anche che si conoscessero da prima, a giudicare dal “tono di confidenza e informalità” con il quale interagivano tra loro (e con Vito Monaco), ma non ho sinceramente ben capito cosa facessero nella vita o chi fossero perché all’attivazione del collegamento da Roma con me, loro erano già nel turbine di una conversazione che al mio udire sembrava già “bella calda”, quindi immagino che le presentazioni dei singoli ospiti mi abbiano preceduta. Dei 4, ricordo bene Giacomo, un giovane scrittore di 19 anni con gli occhi brillanti e con un bellissimo bagaglio ricco di opinioni sensatamente esposte: “una faccia bella”, di quelle belle davvero … a lui vanno i miei migliori complimenti e i più sentiti auguri.

Parte il faro, finisce la pubblicità e dall’auricolare, alle 6.55 in punto, sento l’esordio di benvenuto: “Salutiamo Giorgia Petrini in collegamento da Roma e chiediamole subito cosa ne pensa del taglio/congelamento degli stipendi della PA”Boom! “Che domanda strana” penso io “per un invito rivolto a me e quindi … all’Italia che innova”. Mi accortoccio per 3 o 5 secondi sulla poltrona rossa che mi ospita (alle mie spalle una gigantesca foto di Palazzo Chigi sullo sfondo mi fa sentire molto poco “innovativa”), cercando una risposta improvvisa a tema tra i primi barlumi (pochi) di coscienza diurna. Ritenendo di non sapere meglio di cosa stessero parlando in verità (e pensando di non avere io una grande voce in capitolo sull’argomento), opto per una canonica chance che non nuoce mai a nessuno e butto nel fiume una risposta dallo stile molto “democristiano”, né bianca né nera … diciamo di un grigio stinto. Credo di aver risposto una cosa del tipo: “Beh sa, io sono una persona orientata al merito e, in quanto tale, credo che le scelte più opportune da fare siano quelle che vanno in questa direzione. Ritengo però altrettanto che se questa è la scelta che un governo mette in campo, vada a priori rispettata in tal senso …”. La butto in caciara, come si dice a Roma, e chiudo il primo round.
Reazione del conduttore al mio intervento: “Si si va beh” e continua il dibattito in studio. Nei successivi 5 o 6 minuti, nei quali ascolto ciò che accade e cerco di capire dove verte il focus tematico del Vito, “m’illumino di immenso”, anche perché nel frattempo i barlumi di coscienza diventano 2 o 3 in più, e inizio a capire che un nuovo giorno è sorto e il sole splende fuori dalla finestra dello studio televisivo di Roma. Evviva. Metto in fila per points le prime intuizioni che ho e mi dico:

– ok “Notizie Oggi” è una trasmissione dal format generalista, poco male
– ha qualche migliaio di telespettatori perché arrivano una marea di telefonate e la gente che chiama si lamenta persino di restare troppo tempo in attesa
– “accade” tutti i mercoledì alle 7 di mattina e mi sa che “la puntata sui giovani scrittori” o non è questa o è un po’ decentrata dai nostri (suppongo) libri.

Mentre ascolto e metto in fila i points, Vito Monaco ha cambiato argomento: “Sentiamo Giorgia Petrini. Cosa ne pensa degli ultimi atti di pedofilia nella Chiesa?”. Ari- boom! Ma “l’Italia che innova?” penso tra me e me. Stavolta mi scartoccio dalla poltrona rossa, sconfitta dalle mie troppe riflessioni, cerco di uscire moderatamente dalla condizione “democristiana” della risposta precedente e dico: “Domanda difficilissima: la pedofilia è un reato gravissimo indipendentemente dal contesto in cui avviene”. Seconda reazione di Vito Monaco: “Ah, se vuole la promozione è così, le domande sono difficili”. Al che io penso: “La promozione di chi? Di che? Ma che gli hanno fatto digerire a questo giornalista, poverino, per volermi così male?”. Capiamoci, non che non volessi rispondere o che non fossi d’accordo con l’importanza di esprimere la mia opinione su certi temi (che soprattutto in questo secondo caso pesano ben di più della libertà di internet o dell’innovazione), ma semplicemente mi sentivo quasi “imbarazzata” all’idea di dover fare “l’opinionista” in 3 parole su questioni che, a mio parere, avrebbero bisogno di essere esplose e argomentate a diversi livelli e soprattutto in diversi contesti. Immagino che Vito Monaco (al quale, non so perché, ma si intuiva a priori che non gli andassi a genio), da professionista del suo settore, abbia intuito che io stessi cercando di mantenere una posizione “non posizionata” e voglio sperare che sia stato questo il motivo per cui subito dopo la PA e la Chiesa mi ha chiesto: “Lei che fa? Di che si occupa?”. E qui, apriti cielo: dai miei più accaniti fan con trillo di sveglia fedele, appositamente accesa alle 6.55, arrivano i primi 3 sms sul mio cellulare che mi vibra in tasca, con robe del tipo “Ma chi ti ci ha mandato?” o “Non si capisce per niente che ce l’ha con te”. In Italia diremmo “Lei non sa chi sono io?!”, invece io mi sono detta “Ma porca miseria, questo non sa nemmeno chi sono o di cosa mi occupo (cosa che ritengo assolutamente naturale normalmente), ma allora che mi hanno invitata a fare? E se fossi un kamikaze con una bomba sotto alla maglietta da far esplodere in diretta su Canale Italia?” (Chi non vorrebbe un simile “momento di gloria”?). Comunque anche qui sintetizzo e gli rispondo che sono un’imprenditrice nel settore del software e che di recente ho scritto un libro sui giovani leaders e sull’innovazione. Così facendo spero di fargli schiacciare una palla nota e mi aspetto una risposta del tipo “Ah si, L’Italia che innova, vero? Lo abbiamo qui, facciamolo vedere …” e invece ari-boom (e siamo a 3), Vito Monaco mi fa “Ah si?” (fino a qui mi aspettavo bene) “E che libro è? Come si chiama? Non me lo ha mandato nessuno e non lo sapevo, me lo faccia mandare magari”… Abituata alle antiche logiche di backup che governano il mio mestiere da tanti anni, per fortuna ce l’avevo io quindi (ad ormai avvenuta “figura di m—a”) gli rispondo “Eccolo! Ne ho sempre una copia con me! L’Italia che innova, 10 giovani leaders 10 segreti del loro successo”.
“Scodinzolo” per un attimo all’idea di una discreta, seppur imbarazzante, ripresa in corner e Vito Monaco continua il suo dibattito, senza chiedermi più di tanto sull’unica cosa per la quale immaginavo di essere stata invitata (e non “imposta”).

Casualmente, ad un certo punto, il dibattito in studio si avvicina al mio “pezzo forte”, tanto che, molto in stile Woody Allen debbo dire (come quasi tutta la mia vita in generale), tra me e me penso: “E’ la mia occasione! Ora si parla di internet, web, new media, comunicazione innovativa, giovani e futuro: finalmente ecco a me l’Italia che innova!”. La Barbara in studio, della quale non ricordo il cognome (mi scuserà, se dovesse mai leggere questo post), ad un certo punto interviene dicendo: “queste cose di internet tipo Facebook stanno diseducando i più giovani perché non sanno scrivere”. “Oibò” penso io “Ma che informazioni “ardite e corrette” che diamo”. All’improvviso, mi sento talmente investita dal “mio dovere” di fare controinformazione e di difendere l’esercito della rete (inclusi quei “più giovani” chiamati in causa che, proprio grazie al web, trovano spesso “un posto nel mondo” oggi) che, pur capendo benissimo di avere davanti un salotto di ignari al tema, mi inserisco a gamba tesa e dico: “No, no, no un momento, non generalizziamo un argomento se non siamo esattamente capaci di distinguere utilità e virtù da disagi e mancanze. Al di là del fatto che parliamo di aziende che danno lavoro a migliaia di persone in tutto il mondo, il web è una grande e necessaria risorsa per il nostro Paese in tutti i sensi della quale dobbiamo prendere coscienza e avere consapevolezza e credo …” e, mentre parlo, Vito Monaco fa “Ok, mandiamo la pubblicità e poi Barbara dovrà difendersi da questa considerazione BANALE, vero Barbara?”. Un altro sms istantaneo nel frattempo mi ricorda il mondo dei vivi: “Sei messa proprio male oggi eh! Ma come ci sei finita lì?” … Agli amici più cari, consento di sfottermi liberamente.

Sigla di rientro per “Notizie oggi” e il conduttore rilancia: “Allora, Barbara, vuoi controbattere a questa banalità? Facebook è una cosa inutile che anche a me hanno chiesto di fare tante volte ma non lo farò mai, perché è una sciocchezza …” (Come se io, troncata sul nascere nelle mie considerazioni, avessi qualche interesse a “difendere un’azienda” o a sponsorizzare il “povero Mark”). “Certo” riparte la Barbara, incalzata dall’altro ospite del quale non ricordo il nome (e me ne scuso), “il fatto che siano aziende che danno lavoro a tanta gente non significa che diano anche un servizio di utilità. Questi strumenti servono solo a sgrammaticare i più giovani che ormai non sanno più né scrivere né parlare. Non servono e fanno male”. Come se non bastasse Monaco si rivolge di nuovo a me e mi fa Ha capito Giorgia Petrini? Siamo in chiusura e saluto tutti”. Che altro potevo rispondere, a 30 secondi dalla fine, se non: “è bene che ognuno abbia delle opinioni soggettive e meglio sarebbe distinguerle dalla realtà”?

Ora, esco dal contesto del revival letterario di questa esperienza, tanto comica quanto “da dimenticare” rispetto alle mie tante battaglie in corsa perpetua, approfitto della libertà d’espressione e del potere del web di fungere anche da veicolo delle mie considerazioni verso qualche migliaio di persone, che periodicamente si annoiano a leggermi, e chiudo questo post allo stesso livello di “volatilità” con il quale “mi sono confrontata” (?) mercoledì mattina in questo show che, al di la di essermi sembrato l’ennesima conferma di un Paese che (purtroppo e per lo più) non cammina, mi ha davvero divertita per il suo modus operandi e per lo sperperio di “certezze assolute” decretate da 6 sconosciuti qualunque, me compresa, gratuitamente messe a disposizione del proprio pubblico.

Meno male che c’è Facebook a distrarci da “Notizie Oggi”, altrimenti saremmo davvero dei naufraghi, poveri di spirito e coscienza, in questo delirante mondo mediatico di informazione “mordi e fuggi”, un po’ giusta e un po’ sbagliata, un po’ educata e un po’ saccente, “tanto vecchia” e “poco nuova”.
Salita, salita e ancora salita: questa è la strada che quotidianamente spera o crede di scoraggiare “l’Oggi vero” da quello di tanti anni fa (che non è più “Oggi”), senza accorgersi che, ai piedi di un sole di 40 gradi (ardente “veri raggi di bollore”), il suo consumato e stanco asfalto si sta squagliando a vista d’occhio (e a sua insaputa) sotto alla marcia imperterrita e rimbombante del vero “esercito di oggi e di domani” che, nel frattempo, ha imparato a camminare sui carboni ardenti e stride a gran voce le più belle bandiere della libertà, in tutto il mondo e “solo” grazie a “un cavo immerso nell’oceano”, all’interno del quale viaggiano i “banali” pareri, le opinioni, le vite, i mestieri, le idee e i sogni di circa 3 miliardi di persone nel mondo

La vera sciocchezza dunque, e sono certa che Vito Monaco mi capirà, è quella di non sforzarsi nemmeno di provare a capire come, cosa, perché e dove tutto ciò accade, dando per scontato, assodato e soprattutto “già capito” che tutto questo “sia un male”. Se non abbiamo 3 miliardi di imbecilli, sparsi sulla faccia della Terra, dediti a minare continuamente “il bene del pianeta e di noi tutti”, oserei dire che quasi quasi esiste un “satellite integrato nell’orbita parallela” di qualche ignaro signore che, visto da Google Earth, altro non sarebbe che “la lontana idea di un minuscolo e irrilevante pixel (come tanti)”, rispetto al quale penso di poter intitolare questo post: “Il Gigante e la Formica”.

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