Il B&B di Bello e Bene si chiama OL3…

E’ vero. Alla fine si finisce sempre a casa propria, dove il bello e il bene sono contagiosi, dove si incontrano senza sforzi interessati anima e cuore, dove il tetto ha le tegole di una unione forte e condivisa, fondata su ciò che non basterebbe mai alle fauci del mostro dell’arrivismo e del potere selettivo parentale e clientelare, dove a tavola si prega prima di mangiare e dove fondamentalmente …ci si sente a casa.
Se fossimo stati (magari lo eravamo anche) ognuno di un credo diverso non sarebbe cambiato gran che perché alla fine il bene comune (al quale tutti siamo abituati a pensare come il museo o i giardinetti pubblici) è piuttosto – e soprattutto – ciò che è in grado di toccarci nel profondo, lì dove tutti siamo uguali. Ci sono questioni per le quali io e te siamo uguali, davanti alle quali tutti noi abbiamo lo stesso valore: sono le questioni morali, come giustamente “le definiva” Giovanni Paolo II, quelle per cui è necessario, urgente, prioritario e assoluto fare qualcosa. Sono quelle questioni sulle quali non possiamo sorvolare o negoziare, non ci possiamo accontentare, non serve indignarsi e non è giusto rassegnarsi. Non sono faccende di qualcuno, non sono proclami, non sono slogan di partito, non sono “idee relative”. Sono quelle questioni. Sono i fondamenti dell’esistenza, sono la nostra natura, globale e universale, sono i semi di una vita vera, solidale, sostenibile e condivisa. Sono quello che ci vuole se la sfida umana, sociale, politica e valoriale è riportare questo Paese a ciò che conta davvero. Per fare questo una spinta dal basso è indispensabile e il momento storico, assolutamente critico, difficile e caotico, è adatto a ciò che occorre. Se non siamo noi i primi a credere questo nessuno mai, di nessun partito, ambito o movimento, manderà le cose “nella direzione che vorremmo”, perché semplicemente ci siamo persi e non sappiamo più dove andare, cosa fare, in cosa credere o cosa dire… Scrivo queste stesse cose da almeno 3 anni ormai, eppure non ne sono ancora nauseata.
Ho trascorso questi ultimi 5 anni circa ad approfondire le idee, i pensieri, le iniziative, i contesti associativi e politici di molti fronti, con molti esponenti di questo Paese più o meno noti (quasi tutti candidati oggi qua e la, con qualcuno o qualche cosa), di ogni indirizzo, bollino o partito. Ogni volta, dopo un po’ (quasi subito), mi sono scontrata con compromessi gravi, con falsi ideali, con amici degli amici, con parenti, alleanze, interessi soggettivi, corruzione e disonestà, ma soprattutto non ho mai visto niente di Bello, né sentito nulla di Bene. Non me ne viene niente a scriverlo chiaramente? Può essere, ma tanto non me ne viene niente nemmeno a tacere. Penso, per questo, di non aver mai messo avanti al bene comune la mia possibilità oggettiva di ricoprire un ruolo o di “ottenere un qualche potere”, come mediamente lo conosciamo. Ho avuto tanti incarichi e ho ricoperto tanti ruoli, in tanti posti e in tanti anni… Fa una qualche differenza chi sono io, se il bene comune non è avanti alle mie opere, ai miei pensieri, al mio credo, chiunque io sia? No. Ecco perché ho “abbandonato” un certo tipo di vita politica e sociale; ecco perché sono ancora qui che guardo attonita dallo spioncino, libera e disimpegnata da ogni fruscio di campagna elettorale, di movimento, di incubator. In ognuno di questi contesti manca la verità, quella semplice e reale dalla quale ripartire. Non c’è fede, non c’è speranza, non c’è volontà di ripartenza. C’è solo un nuovo grande impero del male, un principio di bene proprio. Non solo non sarà questa la Terza Repubblica, ma passeranno ancora tre anni almeno purtroppo prima che questi “nuovi falsi profeti” possano bruciare anche questa chance… e con loro i nuovi nati.

Eppure…? Eppure quando ti cadono le braccia in terra appesantite dal grido della coscienza che non trova spazio nella verità accade sempre qualcosa e se hai ancora voglia di superare quel qualunquismo che in fondo non ti possiede mai davvero, scopri che oltre c’è qualcosa… c’è OL3 e non è un esempio a caso. Dopo tante occasioni perse, seguendo in questi mesi qua e la ciò che accadeva, il 28 gennaio sono andata al loro evento, grazie all’invito perpetuo e continuo dell’amico Eugenio, che ringrazio. Ho ascoltato, seduta in terza fila. Ho guardato con commozione e gioia un bellissimo video che ha messo subito in chiaro di “che” parliamo e “chi” parla. Ho sentito poche cose, dette chiaramente e con semplicità in un modo innovativo di presentarsi alla politica del futuro nel presente. Ho visto gente giovane come Gianluigi De Palo (36 anni, Assessore alla famiglia, all’Eduzione e ai Giovani di Roma Capitale, principale ispiratore di questa associazione) dire cose B&B, che hanno il gusto dei valori assoluti che andiamo cercando, senza preoccuparsi troppo dei retro pensieri di nessuno: “Siamo troppo cattolici? Siamo così, questo è, del resto non possiamo piacere a tutti…”. Se hanno “un merito” per natura i “troppo cattolici”, un talento, una grazia, è proprio quello di non essere “disponibili” al compromesso esistenziale fondato sui naturali principi dell’esistenza, sui valori assoluti, sulle questioni etiche non negoziabili, sugli atti concreti dei piccoli passi, sull’essere come si è, sul rispetto della vocazione umana, sul sostegno all’identità dei ruoli… Non è questione di battaglie o di principi. E’ semplicemente com’è: di base c’è la naturale predisposizione ad accettare la vita nel segno della Provvidenza e della Grazia accompagnandone cambiamento, evoluzione, difficoltà, crisi e splendori, secondo verità, dando il meglio di noi e facendo piccole cose che non siano sufficienti a noi stessi, ma che nel loro piccolo siano a poco a poco utili anche agli altri nell’ottica di un bene comune e socialmente condivisibile. In fin dei conti, alla base di questa esistenza riconciliata nelle cose e con le cose del mondo, il perno vero è la fede. Quasi non serve un programma da seguire, c’è un Vangelo da operare, qualcosa che ognuno di noi può fare: La concretezza salverà il mondo è lo slogan delle maglie di OL3. La concretezza è quella piccola cosa che ognuno di noi può fare senza fermarsi all’apparenza, senza anteporre la diffidenza e senza troppi pregiudizi.

Il bello e il bene sono davvero contagiosi, soprattutto per chi non ama perdere il proprio tempo a fare la rassegna quotidiana in digit dei mali d’Italia con 5 post al giorno su Facebook. Con questo impulso, io credo, OL3 ha introdotto le proprie intuizioni rispetto alla scuola, alla famiglia, al lavoro, all’imprenditoria sociale, allo “startuppismo” e alla legalità con un approccio reale più che nuovo in assoluto, ma sicuramente in un mood di contesto che finalmente non ha “Uno di noi” al centro di una campagna elettorale che si precipita verso il burrone della conta dei voti farlocchi e delle finte promesse, ma il grande grido di un uomo grazie al quale questo piccolo grande sforzo sembrerebbe dipingere all’orizzonte un altro suo piccolo grande miracolo: “Voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione…” (Giovanni Paolo II).

Forza OL3, bravi tutti! A Gigi De Palo mi sentirei di dire, senza averlo ancora conosciuto personalmente, tieni duro e alza lo sguardo: quella è la stella che lassù saprà fare la differenza. Cercheremo di aiutarti con il blu cobalto di un cielo terso.

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