Google Glass? Si chiama progresso delle protesi che inibisce i sensi e la nostra umanità.

di Giorgia Petrini

Google Glass nel mirino dei Garanti: "La privacy è a rischio"

Mah. Io non sono così sicura che il problema più grave da porsi sia “cosa ne sarà della nostra privacy?”. Mi domanderei piuttosto cosa ne sarà dei nostri sensi, dei nostri giovani (divenuti quasi dei puri cyborg) e dei nostri anziani (obsoleti da scaricare, sempre più estranei a questo mondo). Stiamo diventando sempre più incapaci di fare qualunque cosa con i nostri sensi, doni di serie. Stiamo di nuovo tentando un upgrade orizzontale a ciò che Dio ci ha donato attraverso la natura e le nostre capacità. E’ sbagliato farlo? Non necessariamente, purché il progresso non s’imponga scientemente sulla natura primaria delle nostre qualità, sulla nostra umanità e sensorialità. Di questo passo, diventeremo automi senza cuore e senza sensi: con il navigatore abbiamo rinunciato al senso dell’orientamento, con le tastiere abbiamo abrogato l’uso della penna, con le date di scadenza sui prodotti alimentari abbiamo perso il fiuto, con le agende elettroniche allarmate abbiamo ridotto la memoria, con internet abbiamo azzerato il movimento… Continuo? Meglio di no. Di questi tempi so di scrivere eresie: il progresso delle protesi che inibisce i sensi, in realtà, è il vero motore dell’economia! Ma, anche di questo, ne siamo proprio sicuri? Io non molto. Tanto progresso, a ritmi ciclici di 3 mesi in 3 mesi, con cellulari che costano ormai quanto l’affitto di una casa, e tutto fanno tranne che telefonare, chiamerebbe a sé più soldi e più giovani e invece siamo sempre più poveri e sempre più vecchi. A chi serve allora tanto progresso in così breve tempo? Su cose che peraltro, a guardarle bene bene, non è che siano poi così necessarie, di questi tempi? C’è indubbiamente qualcosa che non va, anzi molte cose che non vanno. C’è indubbiamente una distrazione di fondo che qualcuno ci impone di ammirare con sorpresa e di adorare con superbia, governando pienamente la lagna perpetua dei nostri desideri. Siamo “l’oggetto d’amore” di chi su di noi opera la silenziosa e segreta marcia di un diabolico disegno di isolamento, individualismo e auto determinazione. Guardarsi addosso, correndo appresso a cose inutili per tutta la vita, e non avere tempo per null’altro, è una strategia quasi perfetta. Quasi, perché poi però, in fondo, la gente non è felice.

1 commento su “Google Glass? Si chiama progresso delle protesi che inibisce i sensi e la nostra umanità.”

  1. Mi trovi pienamente d’accordo Jo.
    Penso che bisognerebbe tornare “all’antico adagio” di “internet come mero strumento”, ma non è facile..per molti è vita, un dio che detta regole.
    Riscoprire l’ossigeno fuori dalla finestra e….rallentare un pò, non credi? :)

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