Da grande farò il Ministro. Come la mamma.

di Giorgia Petrini per Notizie ProVita – 13/03/2014

La nomina di Marianna Madia al Ministero (senza portafoglio) della Semplificazione e Pubblica Amministrazione del “nuovo” governo Renzi è una follia. E non entro nel merito delle capacità o dei talenti della persona. E’ una follia ideologica, come spesso accade, vestita di meriti e di falsi desideri.

Possiamo credere che in Italia le donne si sentano discriminate perché, forse, in molti casi (né più né meno di tanti uomini) lo sono veramente, per carità. Possiamo perfino pensare che siano addirittura “più capaci” e, certo, assolutamente degne di essere considerate, nonché “secondo merito trattate” (come tutti). Ma quello che a me pare indiscutibile, da donna, da imprenditrice e da professionista di lungo corso in settori politicamente complicati (Pubblica Amministrazione compresa) è che, per occuparsi di certe cose, più che essere “brave”, bisogna essere “snelle”. La faccio breve: o scegli di fare la moglie e la madre (e ti ritagli qualcosa di compatibile con la tua primaria e più naturale vocazione di mamma e di compagna) oppure abbracci una missione (che, se intrapresa con il cuore, rimane pur sempre una forma di maternità) e tagli tutti i ponti con le altre ventimila cose che vorresti fare e alle quali, per forza, non c’è storia, devi rinunciare. Devi, punto.

La questione, in questo caso, è chiaramente strumentale, quanto incompatibile con la realtà e con le emergenze dell’Italia. Una donna già incinta, con un figlio piccolo (ovvero una famiglia) di cui prendersi cura, non è adatta a fare il Ministro (se vuole fare anche la moglie e la madre). Men che mai lo è se si tratta di “semplificare” e di combattere con la ristrutturazione di una PA che, in questo Paese, lascia un anziano a fare la fila, in piedi, in un ufficio qualunque anche per quattro ore consecutive. Non è questione di non dare fiducia alla persona o di discriminare le donne. E’ che, semplicemente, non può essere. Pur con tutta la buona volontà, non si può fare. E’ disumano. Se non fosse che le donne ormai vorrebbero trasformare la propria identità sessuale in una faccenda di “merito orizzontale”, secondo cui vorrebbero e dovrebbero poter fare tutto (e, se così non è, siamo un Paese maschilista), ad una donna non andrebbe proprio offerto un incarico del genere. Dovrebbe essere motivo di esclusione tra i requisiti base del candidato ideale, proprio perché non dipende dalle sue qualità o competenze, magari numerosissime, ma dalle sue abilità fisiche, “infrastrutturali” e mentali (penso alla dedizione e allo zelo, non all’igiene).

E’ chiaro che oggi assumere certe posizioni è segno di “eccessivo conservatorismo” perché è più facile dire di sì a tutto che essere disposti a riconoscere che i limiti fanno sempre parte della nostra esistenza. Per assurdo è altrettanto chiaro a tutti che, come già successe con la Vezzali, questa scelta non potrà che essere inevitabilmente limitante sotto il profilo fattivo e governativo. Nessuno lo dirà mai troppo chiaramente e in pochi se ne accorgeranno, ma – di fatto – ci rimetteranno tutti, Ministro compreso.

Ancora reduci da un femminismo stretto che riesce a dare il meglio di sé quando si scambiano l’aborto o il divorzio per diritti necessari, le donne continuano ad alimentare, a mio parere, il mulino che ancora per molti anni le condannerà a credere che, per forza, i loro meriti debbano manifestarsi in ciò che fanno gli uomini (spesso, abili fruitori di questa nostra debolezza).

Detto che, se potessi, costituirei un Ministero delle Impari Opportunità per tornare a conquistare civilmente la cultura (e la bellezza) della differenza, credo che a sfidare gli uomini in questi campi “perderemo” sempre. E loro lo sanno benissimo, per questo ci assoldano sempre in ruoli che, nonostante la nostra superbia femminile, non li facciano sfigurare. Gli piace vincere facile, tutto sommato è una magra consolazione. Fosse per me, li sfiderei all’uncinetto mentre leggo e cucino, col pc acceso, mia madre al telefono e la spesa da mettere a posto (prima che si squagli il gelato sul fondo dell’ultima busta); ma, a quanto pare, Renzi preferisce saltare direttamente alla casella 23 del tabellone. Conoscendo le donne, così per caso, se non è già così, molto presto la Madia avrà ben altro a cui pensare. E anche Matteo Renzi.

Fonte: Notizie ProVita

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