Scienziati, dunque credenti di Francesco Agnoli.

di Marco Di Antonio

Dopo aver percorso precipitosamente secoli interi – lo sguardo intriso della serena incoscienza della mia statura – lungo la storia della ricerca scientifica, non ho potuto fare a meno, “nano sulle spalle di giganti”, di guardare indietro e costringermi all’ucronica domanda: cosa sarebbe accaduto se la concezione della natura fosse rimasta ancorata alla visione caotica dell’animismo, del panteismo, della magia e della chiaroveggenza? Se avessero vinto gli dei greci – e poi romani -, consegnando ai  posteri un mondo animato dal capriccio delle loro passioni volubili, senza ombra di regole intellegibili all’uomo, la scienza che conosciamo semplicemente non esisterebbe.

Riavvolgendo il nastro a più piste che registra il progresso scientifico nei più disparati campi d’indagine, può apparire sorprendente constatare come ogni svolta fondamentale veda un protagonista nella figura di un ricercatore profondamente credente e come ogni scoperta affondi le sue radici nell’esperienza svolta e accompagnata all’interno di istituzioni religiose: dai monasteri alle università, dagli ospedali alle chiese. Il viaggio affascinante dell’esplorazione dell’universo – dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo – prende le mosse dalla coscienza che la natura non è inconoscibile, non corrisponde a Dio: ne è “solo” creatura – dirà Pascal: “La natura ha perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, e imperfezioni per mostrare che ne è solamente l’immagine”. Così l’astronomia, la meccanica, l’anatomia e la fisica, la biologia e la genetica, la matematica e la chimica prendono avvio e si perfezionano nell’Europa cristiana. Il credo che accomuna i nomi più noti della scienza, da Copernico a Galileo, da Keplero a Newton, da Spallanzani a Gauss, da Volta a Mendel, da Pasteur a Mercalli, da Marconi a Lemaitre, da Lejeune a Rubbia, da Collins a Bersanelli, da Moscati a Planck, da Galvani a Lavoisier, da Wallace a Cabibbo, da Cartesio a Pascal, da Leibniz a Eulero, da Cantor a von Neumann, da Riemann a Lafforgue, da Boole a De Giorgi e a Bombieri è lo stesso: quello cristiano.

La contrapposizione scienza-fede mostra, dunque, la sua assoluta incongruenza e torna ad occupare uno dei posti liberi nel gran libro delle leggende metropolitane, asservite alla strumentalizzazione politica, culturale o antropologica di turno.

E’ davvero, questa lettura, una passeggiata all’aria aperta in una giornata di primavera: riempie i sensi di bellezza ed il cuore di speranza. Perché la tensione continua dell’uomo alla conoscenza della realtà, attraverso la scoperta della grazia che è riconoscibile in ogni parte dell’uni-verso, esprime quel desiderio di andare oltre ciò che si mostra per giungere alla verità. Il percorso che ciascuno di noi è chiamato a fare verso Dio.
agnoli
“Scienziati, dunque credenti” è un gran bel libro da leggere di Francesco Agnoli.

Un pensiero su “Scienziati, dunque credenti di Francesco Agnoli.”

  1. l’ho letto e’ un libro belissimo, le note sono e pie’ di pagina, e facilitano la lettura, da rileggere e rileggere come tutti i libri di Agnoli.

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