L’amico cretino dell’angelo custode.

di Giorgia Petrini

splatSe qualche anno fa un divino angelo traslucido dalle ali laccate mi fosse apparso nella notte, pronunciando con tono celeste una frase del tipo “un giorno la fede diverrà tua guida in tutte le cose”, avrei acceso di colpo tutte le luci e, come in genere faccio con le zanzare in estate, avrei cercato di schiacciarlo contro il muro col cuscino (in questo caso, la ciabatta non bastava: lo avrebbe, forse, “spennato” appena). Il classico sbaffo di sangue che le zanzare lasciano sull’intonaco, dopo un corpo a corpo con la ciabatta in solida presa, si sarebbe trasformato nelle conseguenze di un film splatter vietato ai minori di quarant’anni e sul muro sarebbe rimasta impressa un’opera d’arte moderna con firma di pregio: “Anonimo”. La casa di proprietà avrebbe certamente triplicato il suo valore, in presenza di un’opera tanto contemporanea quanto santa, e io sarei diventata ricca in men che non si dica, realizzando il grande sogno di tutti: vivere di rendita.

Plasticamente immersa in quello stato brado di sopita coscienza che mischia “il senso” di giustizia soggettiva, coetaneo della contemporaneità dell’opera, ai veri c _ _ _ i propri, sarei vissuta in perfetta armonia tra la spenta memoria di quella surreale balla angelica, istantaneamente interrotta da una frustata di lattice contro il muro nella notte, e la conservazione perpetua di un vivo autocompiacimento esistenziale in forza alle solite quattro cose di questo tempo: i soldi, il potere, il successo e la tanto difesa e celebrata credibilità. In effetti, non è che abbia poi fatto tanto di diverso.

Questo tempo è fatto così. Ce lo abbiamo fatto noi, così. In fondo, ci piaceva un po’ “farlocco”. E’ un secolo in cui, abbagliati da altri insetti, spesso più piccoli e beffardi, non abbiamo fatto caso all’angelo lì accanto che, guardandoci seduto e paziente dal fondo del letto – come anche le nostre nonne un tempo sapevano fare – pensava di noi in segreto, con amore e grande cura: “Ma guarda ‘sto cretino”.

E’ veramente dura la vita (eterna) dell’angelo custode: sa già che gli toccherà di fare quello per l’eternità (e non si può neppure scegliere “il pedone” da seguire); sa già che, se gli dice bene, più o meno, vedrà sempre le stesse scene, mediamente per gli stessi motivi (peccato, pentimento, redenzione); sa già che, come i giochi senza frontiere, gli toccherà lavorare con noi per tutto il tempo come se stesse cercando di spiccare il nostro volo con le ali chiuse in un sacco nero (e la competizione di questo secolo è veramente tosta!); sa anche che, indipendentemente da come andrà, da quanto con noi si divertirà o si dispiacerà, da quello che riuscirà a farci fare o meno, in fondo gli toccherà pregare e basta per la nostra conversione (“manco ‘na pizza je posso dà, a ‘sto cretino”).

angelo

Se mai, quando sarà, dovessi avere le qualità (e l’onore) per fare l’angelo custode a qualcuno, temo che portare il cuscino per provare a schiacciare il mio pedone contro il muro, qualora dovessi perdere la pazienza, non servirà. Probabilmente anche il cuscino – o ciabatta che sia – sarebbe invisibile quanto me; rischierei di passare il tempo a sventolare le braccia nel vuoto per nulla, attraversando ogni ostacolo solido senza nuocere a nessuno e senza rompere niente. Figurarsi se riuscirei a spiaccicare un fesso umano sul muro! Come tutti gli angeli custodi del mondo, di questo e dell’altro, mi toccherà stare al solito gioco dell’umana sentenza, nel processo perpetuo alla ricerca della felicità. In parole povere, sarebbe quella cosa per cui facciamo tutti un sacco di “boiate” per tutta la vita (anche in presenza dell’angelo) per poi domandarci (con sua immensa gioia), a un certo punto, cosa siano davvero la felicità o l’amore.

Il mio, di certo, si è fatto un grande mazzo per 35 anni. Negli ultimi 3, forse, ha smesso di sbracciarsi troppo e di corrermi appresso col fiatone, a forza di sbattere le ali per farsi sentire con improbabili folate di vento artificiale (invisibile anch’esso) anche quando sono in bagno (“luogo sacro” ed “eterno” per eccellenza). Certo è che di pazienza, amore, cura e tenerezza, con me, ne ha avuta assai, anche quando scoraggiato dalle mie “scelte di libertà” mi accompagnava dispiaciuto – ogni volta – sul ciglio dell’ennesimo salto nel vuoto.

Ecco, oggi, vorrei dire al mio angelo custode (anche se lui c’era, e quindi lo sa già) che prego per lui e che lo ringrazio tanto, che senza di lui non potrei più vivere e che “il giorno in cui la fede è divenuta per me guida in tutte le cose” è arrivato tempo fa, anche e soprattutto grazie alle sue preghiere, alla sua pazienza e al suo amore per me.

A pensarci ora, considerando che su di me non ci avrebbe mai scommesso nessuno, direi che il mio angelo custode in vita doveva proprio essere un fuoriclasse. Se era un pallavolista, però, sarà stato sicuramente un baro: con le ali sotto la maglietta son buoni tutti…

Il fatto è che la luce, quella notte, io l’ho anche accesa, ma l’angelo non l’ho visto. Pensa come stavo se, come Maria, lo vedevo pure! Mamma mia…

sorpreso

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