E’ l’arma più potente: di fronte a tante “ragioni”, non ci resta che pregare.

di Giorgia Petrini

Colgo l’occasione di questa notizia intercettata online e pubblicata dall’Espresso per tornare sul tema della ragione e della coscienza: “Aborto, niente obiezioni nei consultori. La rivoluzione della Regione Lazio”. Già sul titolo ci sarebbe da fare qualche decina di osservazioni su come un punto di vista (con il quale si può essere o meno d’accordo) possa essere girato in un modo, ma anche in tutto il suo contrario.

Una volta, ragione e coscienza, nel remoto tentativo di significare ancora qualcosa per qualcuno, andavano a braccetto. Tutto sommato con la ragione si trovava una via per arrivare alla coscienza e con la coscienza una via per arrivare al cuore (oltre il cuore c’è la fede). Oggi, anche le nostre vie sembrano essere confuse. Secondo ragione, è tutto possibile e, paradossalmente, ragionevole. Ci sono grandi scienziati che ritengono ragionevole una cosa su certi piani e altri grandi scienziati che ritengono ragionevole la cosa opposta su certi altri piani. Non è tecnicamente vero che chi non capisce nulla crede nella vita e chi è molto intelligente crede nella morte. Infatti, non è necessariamente “vero” neppure il contrario. Questo eterno dibattito fu parte anche delle belle lettere che Martini scambiò con Eco in quel bel libretto che vi suggerii tempo fa e che colgo di nuovo l’occasione di segnalarvi: “In cosa crede chi non crede?” (Bompiani).

The_Life_of_HumansI problemi reali, come scrivo da sempre nella solo lingua che bazzico – l’italiano -, sono due: cosa significa che una cosa è vera e quando, quindi, per diretta conseguenza lo è senza opzioni di diniego – per nessuna “ragione” – da parte di nessuno. Per fare un esempio chiaro, un evento manifesto a tutti è certamente vero in quanto tale per tre motivi fondamentali: sfugge al nostro controllo, è manifesto e, ove non lo sia, comunque esiste (malgrado noi e il nostro parere). Prendiamo un fatto banale ed evidente: il giorno e la notte. Sfuggono entrambi al nostro controllo (almeno per ora, è solo questione di tempo, direbbe qualcuno), sono a tutti manifesti e comunque esistono entrambi, così come sono, anche per un cieco che non possa apprezzarne visivamente le differenze. Stessa determinazione varrebbe per il bello e il cattivo tempo, la vita e la morte, le leggi dell’universo e mille altri aspetti che ci circondano in ogni attimo di ogni nostra giornata. L’aborto, ad esempio, è oggetto di discussione in questo senso proprio perché il fatto che lo possiamo gestire e che non è manifesto (nel senso che esiste un embrione, sulla cui natura e materia peraltro si discute continuamente, ma non una persona, come dice chi ne è a favore) lo mette fisicamente a “nostra disposizione” e lo rende “oggetto di un parere”. Di fatto, però, anche moltissime cose che possiamo tecnicamente controllare sono manifeste e vere in quanto tali (si chiama realtà, per farla semplice). E’ qui che il dibattito si accende ed è qui che entra in ballo la faccenda ragione-coscienza(-fede, aggiungo io). Una di queste moltissime cose, forse la più importante in quanto diffusamente applicabile, è proprio la morte, ovvero – appunto – anche l’aborto. Nonostante i numerosi tentativi di controllare la vita dal suo inizio non siamo ancora riusciti ad ottenere un metodo infallibile, sempre applicabile, anzi facciamo sempre più casino (scambiamo embrioni, facciamo fecondazioni artificiali vane a ripetizione, diamo cure strane per divenire più fecondi, ecc.) ma per quanto riguarda la morte diventiamo sempre più bravi (ormai quasi basta una liberatoria autografata, senza l’autorizzazione di nessuno, e una botta in testa quale tecnica riconosciuta “legale” a perseguire lo scopo secondo la legge). Ormai siamo praticamente certi di riuscire nell’intento nella stragrande maggioranza dei casi e in ogni fase della vita: da prima del concepimento (quando è sufficiente convincere una donna a non avere figli) a qualunque altra età della nostra lunga o breve vita (quando è sufficiente convincere una persona a sentirsi inutile fino a desiderare di morire, e ancora non si capisce per assurdo come proprio questa stessa tesi – considerata oggi “una scelta” e divenuta ben presto “un dovere” – sia ritenuta  ragionevole anche nel caso di eutanasia infantile).

neonato

Mario Adinolfi, che ammiro e seguo con grande interesse (sebbene non ne ami né i toni, né i modi), con il quale condivido di certo anche gli argomenti e i contenuti (tutti, senza alcun dubbio), spinge la ragione “perché di coscienza non si può parlare, non ci starebbero a sentire”, mi disse alla prima presentazione di “Voglio la mamma” a Roma, qualche mese fa. Ecco, su questo invece – per quello che vale – io dissento: 1) perché non è questo il primo momento storico nel quale cerchiamo di “avere certe ragioni”; 2) perché esistono moltissime cose ragionevoli per verità nella vita di tutti che però non tutti interpretano nello stesso modo. Questo perché la strada che divide nella scelta definitiva in merito all’opinione reale da avere, l’unica possibile secondo verità, è soltanto una ed è chiaramente oggetto di due antitetici gruppi di “ragioni” entrambe – per assurdo – tecnicamente valide se private di un contesto di appartenenza superiore e uguale per tutti (ovvero Dio, in cuore, coscienza e fede): quelli che “la vita è mia e la scienza tutto può e tutto è” e quelli che “la vita non mi appartiene, punto”. In base al credo di partenza, entrambi “hanno ragione”. A fare la differenza nella nostra vita, infatti, non è mai chi ci convince ragionevolmente di una cosa o di un’altra, ma in cosa noi crediamo davvero. “La vita è mia” se il creatore del mondo sono io e la scienza è la bacchetta magica che ho da usare in libertà senza alcuna rinuncia e senza alcun limite. “Non mi appartiene” se il creatore del mondo è un altro e l’universo è frutto di un miracolo da godere e da vivere, perfettamente funzionante anche senza essere spiegato da ciò che ancora non sappiamo. E’ sufficiente credere nel fatto di poter essere padroni del mondo, di poter manipolare la realtà e la natura come si vuole, o di poter trovare una coincidenza tra la realtà e ciò che la legge decide, in un qualunque momento della storia, per avere tecnicamente ragione. E’ invece “necessario” credere in Dio per sapere che l’aborto e l’eutanasia sono un delitto anche quando la legge non ritiene che siano un reato e anche quando gli esseri umani li ritengono perfino segni di progresso e libertà. “Una nazione che uccide i propri figli è una nazione senza futuro” disse San Giovanni Paolo II a Kalisz, nella sua memorabile omelia, il 4 Giugno 1997.

Le cose che stiamo combattendo e di cui parliamo tanto non riguardano – purtroppo – una questione di ragione. Se così fosse, non avremmo una coscienza e, presumibilmente, neanche un cuore. Secondo la ragione di alcuni abbiamo ucciso Gesù Cristo. Non sono state sufficienti le ragioni di altri o il buon senso di qualcuno ad impedirlo. Solo secondo coscienza ce ne siamo pentiti – e non in tutti i casi – e solo secondo cuore, in Grazia di Dio, ci siamo perfino convertiti.

Di ragione si muore ancora e sempre si morrà.

In questo momento, ciò che accade ci dimostra ogni giorno che la ragione che stiamo usando come strumento di vita e virtù è la stessa in uso al nemico come strumento di morte e vizio. Del resto il demonio combatte da sempre con le stesse armi del Cielo, per essere come Dio e per maneggiare la Creazione. Non ci resta che pregare e andare a caccia di coscienze, molto più che di ragioni. Perché mai, fino in fondo, in questa vita, una ragione o l’altra dirà la verità su ciò che veramente siamo.

1 commento su “E’ l’arma più potente: di fronte a tante “ragioni”, non ci resta che pregare.”

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