Digital Caput Mundi

Stasera scrivo dell’estro e del clima che ho recepito al bell’evento di ieri Digital Caput Mundi, all’Opificio Telecom Italia, a cura del Cantiere di Urban Experience promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e in collaborazione con Capitale Digitale, il ciclo di incontri ideati da Telecom Italia, Fondazione RomaEuropa, Comune di Roma e Wired, per fare il punto sulla cultura digitale. Continua a leggere Digital Caput Mundi

Globalizzazione + concorrenza = emersione del talento

Oggi prendo atto del National Broadband Plan, Connecting America (che lascia davvero senza parole) il cui tanto splendido quanto “banale” slogan recita “Investing in America’s Future” dedicato alle riforme di un governo che mette in piano 7 temi “facili facili”: Economic Opportunity, Education, Health Care, Energy & Environment, Government Performance, Civic Engagement e Public Safety. Non c’è scritto da nessuna parte, ma di mio aggiungerei: “Come fottere il resto del mondo per altri 20 anni, puntando sul futuro!”.
Lascio da parte il clima elettorale che ci rende a nostro modo “celebri” in tutto il mondo, pur consapevole del fatto che la politica non può e non deve esimersi dall’entrare nel merito di certe considerazioni, e sbilancio lo sguardo altrove, quanto meno per motivare lo sforzo, il più delle volte inascoltato, di rilancio che alcuni di noi cercano di fare per il futuro di un Paese che amano.

Al plusvalore di questa “scoperta di oggi”, in un momento di pausa, affianco alcuni dati di dettaglio relativi “al tema high-tech” in Silicon Valley e ne traggo alcune riflessioni per noi e per il nostro Bel Paese, pur avendo ben presente che passeranno anni e si susseguiranno governi prima che l’Italia possa avere (se mai la avrà) la sua Global Valley. Per il bene di questa Nazione:

1) inviterei la nostra classe dirigente (nessuno escluso e senza entrare nel merito o demerito di nessuna “parte politica”) a capire meglio, presto e bene dove porre la propria attenzione nell’era della globalizzazione (a meno che l’intenzione non sia quella di arretrare di altri 5 o 6 anni almeno);
2) la pianterei di pensare che laddove la concorrenza è più forte si debba necessariamente “cambiare settore”; in un Paese realmente competitivo e meritocratico (quale l’Italia ad oggi NON è, se non in rarissimi casi, comparti o settori), la concorrenza (leale e in qualunque ambito) stimola la sana competizione e la sana competizione contribuisce a sua volta a rendere merito al talento e alle eccellenze, attraverso quella che qualcuno prima di me definì “la selezione naturale della specie”;
3) inizierei a ragionare su numeri, dati e statistiche comportamentali, sociali, economiche e culturali reali di valenza globale per capire cosa prendere e cosa lasciare, su cosa investire e da cosa recuperare risorse;
4) cercherei di mettere in atto un “osservatorio fattivo” che si confronti con il mercato, con la compagine sociale, con il passaggio generazionale, con i nostri punti di forza e debolezza, con il mondo accademico e con le imprese, e che faccia molta attenzione a NON alimentare tutto ciò che ad oggi si finge visibilmente tale a tutti pur non essendo nulla di tutto ciò;
5) se non fossi in grado di fare nessuno dei primi 4 punti, cercherei di copiare i migliori al mondo.

Al di là del grande “rumore internauta” grazie al quale la percepiamo in più direzioni protagonista di un terreno a noi ben noto, questo è il modo in cui Silicon Valley si racconta in tutto il mondo, largamente frutto dei 4 punti di cui sopra dicevamo, Patria adottiva di intere generazioni dei nostri migliori italiani all’estero e, ancora oggi, rifugio di grande successo di quegli I T A L I A N I, molto spesso giovani e giovanissimi, che ne arricchiscono merito e talento attraverso le nostre migliori eccellenze.
Nessuno credo pretenda che l’Italia diventi l’America o parte di essa (e anche in questo caso ogni Paese ha i propri pregi e i propri difetti). Tutti invece per contro dovremmo pretendere (ovvero lottare per ottenerlo) che non si sprechino opportunità, risorse, doti, talenti e futuro della nostra comunità, se desideriamo il bene comune e una “ricchezza sociale” che possa finalmente far riemergere fiducia, ottimismo, interesse e speranza.
That’s it. Sarebbe così facile con poca (ma giusta) volontà

Economy
According to a 2008- study by AeA in 2006 Silicon Valley was the third largest (cybercity) high-tech center in the United States, behind the New York metropolitan area and Washington metropolitan area, with 225,300 high-tech jobs. The Bay Area as a whole however, of which Silicon Valley is a part, would rank first with 386,000 high-tech jobs. Silicon Valley has the highest concentration of high-tech workers of any metropolitan area, with 285.9 out of every 1,000 private-sector workers. Silicon Valley has the highest average high-tech salary at $144,800.
The region is the biggest high-tech manufacturing center in the United States. The unemployment rate of the region was 9.4% in January 2009, up from 7.8% in the previous month.

Notable companies
Thousands of high technology companies are headquartered in Silicon Valley; among those, the following are in the Fortune 1000:

Adobe Systems
Advanced Micro Devices (AMD)
Apple Inc.
eBay
Google
Hewlett-Packard
Intel
Intuit
Nvidia
Oracle
VMware
Yahoo!Adobe Systems
Advanced Micro Devices (AMD)
Agilent Technologies
Apple Inc.
Applied Materials
Business Objects
Cisco Systems
eBay
Google
Hewlett-Packard
Intel
Intuit
Juniper Networks
LSI Logic
National Semiconductor
NetApp
Nvidia
Oracle Corporation
SanDisk
Sanmina-SCI
Sun Microsystems (acquired by Oracle Corporation)
Symantec
Yahoo!

Additional notable companies headquartered (or with a significant presence) in Silicon Valley include (some defunct or subsumed):
3Com (headquartered in Marlborough, Massachusetts)
Actel
Actuate Corporation
Adaptec
Aeria Games and Entertainment
Amdahl
Antibody Solutions
Aricent
Asus
Atari
Atmel
Broadcom
BEA Systems (acquired by Oracle Corporation)
Cypress Semiconductor
Electronic Arts
EMC Corporation (headquartered in Hopkinton, Massachusetts)
Facebook
Fairchild Semiconductor
Force10
Foundry Networks
Fujitsu (headquartered in Tokyo, Japan)
Hitachi Global Storage Technologies
IBM Almaden Research Center
Logitech
Maxtor
McAfee
Memorex (acquired by Imation and moved to Cerritos, California)
Micron Technology (headquartered in Boise, Idaho)
Microsoft (headquartered in Redmond, Washington)
Mozilla Corporation
Nokia (headquartered in Espoo, Finland)
Netflix
Netscape (acquired by AOL)
NeXT Computer, Inc. (acquired by Apple)
Opera Software (headquartered in Oslo, Norway)
OPPO
Palm, Inc.
PalmSource, Inc. (acquired by ACCESS)
PayPal (now part of eBay)
Philips Lumileds Lighting Company
PlayPhone
Rambus
RSA (acquired by EMC)
Redback Networks (acquired by Ericsson)
SAP AG (headquartered in Walldorf, Germany)
Siemens (headquartered in Berlin and Munich, Germany)
Silicon Graphics (now defunct)
Silicon Image
Solectron (acquired by Flextronics)
Sony
SRI International
SunPower
Tesla Motors
TWiT
Tellme Networks (acquired by Microsoft)
TiVo
VA Software (Slashdot)
WebEx (acquired by Cisco Systems)
Western Digital
VeriSign
Veritas Software (acquired by Symantec)
VMware (acquired by EMC)
Xilinx
YouTube (acquired by Google)
Zoran Corporation

Fonte: Wiki

Cosa "suona" davvero nel "futuro della rete"

Utilizzo la Fan Page del gruppo facebook del mio libro per fare qualche ragionamento sui dati nei primi 4 mesi di vita, che diano un senso all’uso del web 2.0 e delle nuove dinamiche della rete anche come strumento di promozione e diffusione. Continua a leggere Cosa "suona" davvero nel "futuro della rete"

Fenotipo del "navigatore seriale medio"

Chi mi conosce bene ormai sa che nel mio modo di concepire e trasmettere innovazione a 5 punte, “brillano” metafore globali che nel contenuto riguardano: comunità, integrazione e riqualificazione sociale, opportunità, pensiero e rivoluzione culturale. In tutto ciò, diversamente da molti altri, quando penso all’innovazione, ne parlo o la uso, non la vivo come una specifica tecnica allocata a tempo pieno sulla parola high tech (verso la quale ho indubbiamente, per forza di cose, una sorta di alta tensione dovuta a quello che faccio nella vita) ma ne distribuisco il valore tra una serie di variabili emergenti (già emerse da tempo in varie altre parti del mondo) che la rendono da un lato necessaria e dall’altro UNICA.
“Sorprendentemente”, ci sono molti casi in cui l’innovazione (socialmente non percepita ma magari largamente utilizzata) raggiunge perfino picchi di “apparente assurdità” che però nel frattempo, e all’isaputa dei più, genera:
– ricchezza, evoluzione, produttività e progresso per chi vede il bicchiere mezzo pieno
– dipendenza da social network, danni celebrali, blocchi della crescita e imbarazzi mentali di ogni tipo per chi vede il bicchiere mezzo vuoto.

Quello a seguire è un chiaro esempio di picco di “apparente assurdità”, frutto di una “innovazione di oggi”, che nel frattempo genera qualità per chi si sente un inquilino fisso del primo caso (bicchiere mezzo pieno) e menomazioni mentali nel secondo caso (bicchiere mezzo vuoto), verso le quali c’è comunque e sempre da fare una certa attenzione perchè non diventino a loro modo “degenerative”.
Quelli a seguire, sono i 5 giochi più utilizzati su Facebook (Cifre di febbraio 2010 – Fonte: insidesocialgames.com):

1: FarmvilleCon oltre 83 milioni di utenti mensili, lo sviluppatore Zynga ha dato vita ad un gioco di simulazione per la costruzione della propria azienda agricola. I giocatori pagano per gli animali, gli arredi e i semi per la coltivazione in entrambe le valute virtuali e reali. La moneta virtuale è generata da colture commerciali con altri giocatori, mentre il resto può essere acquistato con soldi veri o moneta virtuale.

2: Birthday Cards
Non è propriamente un gioco, ma una domanda con 47 milioni di utenti che organizzano in un proprio calendario di compleanni dei propri amici: permette di inviare gratuitamente o a pagamento regali virtuali ed è stato sviluppato da RockYou!

3: Café del MondoUn altro mondo-building applicazione da Zynga che, come Farmville, vi mette a capo di una attività che è possibile espandere o consente di andare in fallimento. 30,6 milioni gli utenti al mese.

4: Texas Holdem Poker
Zynga di nuovo, con un tradizionale gioco di poker in cui i chip sono purched per soldi reali, anche se molto meno nel mondo reale. 26,8 milioni gli utenti.

5: Happy AquariumSviluppato da CrowdStar, che ha 26,1 milioni di utenti al mese.

Come dice sempre uno dei miei soci, trovo anche io assurdo che ci siano persone in tutto il mondo che passano sempre di più il proprio tempo a piantare carote sul video di un pc … :-) eppure… dietro a questi numeri o “sotto al soppalco di una trattoria virtuale”, molto spesso (grazie all’intuizione produttiva di qualcuno) vivono aziende fatte di persone, spesso fondate da ragazzi giovanissimi, che danno pane e lavoro ad intere famiglie che in alcuni casi possiedono persino animali veri! Pazzesco, come se non bastasse “il tormentone della gallina virtuale” nel recinto di gioco per tutto il giorno! :-)
Su questo argomento mi vengono in mente una serie di considerazioni (e ne descirivo solo alcune a caso) su uno dei temi più caldi del momento, quello di internet alle persone, che a mio avviso traccia “il fenotipo del navigatore ideale” (lasciando da parte le versioni estreme del terrorista, del mafioso e del killer):
– mediamente è un “cazzaro” :-) nel senso NON assoluto del termine;
– ha tutte le caratteristiche del serial navigator, ovvero replica il proprio comportamento “con propensione al cazzeggio” nei diversi habitat della rete (se pianta carote su Fb c’è da aspettarsi che usi Orkut per avere una falsa identità o per cambiare sesso);
– ha una percezione della rete e del web come “un mazzo di carte”: su Fb gioca a briscola e su Orkut fa i solitari;
– protende ad avere espressioni di “coraggio digitale” (mi sbilancio e chiedo amicizia ad una persona che non conosco) che nella “vita analogica” diventano fughe sconfinate (come glielo chiedo il numero di telefono a quello/a li?);
– mette a disposizione della collettività, quasi come fosse una materia prima necessaria, il suo Status: sono in bagno, prendo il treno, viva la vita, oggi mi rode, ecc.

Sappiamo che in tutto il mondo, ad oggi, le informazioni di valore che popolano la rete grazie al contributo degli utenti, pesa da parecchio tempo su un solo 8-10% delle informazioni complessivamente disponibili in rete. Il che significa che pur crescendo la popolazione su web, e pur moltiplicanosi gli spazi nei quali è possibile avere un comportamento attivo e/o partecipativo con altri utenti della rete, il navigatore seriale medio, nella sua vita digitale …è e rimane tendenzialmente un cazzaro :-) Detta così ci sarebbe anche poco da ridere! Il fattore però non secondario da considerare è che “il cazzaro” è a suo modo anche lui una fonte di valore, della quale in tutto o in parte internet si avvale. Corrisponde esattamente a quel 90-92% di persone che fanno diversamente uso dei contenuti del web e che contribuiscono al successo dell’iniziativa innovativa di qualcuno… che magari nel frattempo ha creato “un giochino idiota” per pescare le fave in una piscina pubblica nel centro di Manhattan.
Non mi voglio dilungare troppo a fare un fiume di considerazioni che però andrebbero fatte, ma guardando questa foto dall’alto qui la questione è:
– dove collocare il giusto equilibrio tra innovazione e valore;
– come cercare di spostare l’asse nel tempo in quel range 10-90, ammesso che sia giusto farlo;
– come far capire a chi non lo sa che internet merita il premio Nobel per la Pace se poi è percepito dai più come un orto in cui piantare carote e allevare mucche grasse;
– come ideare una cultura digitale che in modo diffuso e condiviso dia valore ai migliori comportamenti analogici dell’uomo;
– come avvicinare il termine innovazione prima di tutto al contesto sociale.
Queste sono le cose a cui pensavo ieri notte. Direi che qualche mezza soluzione in mente ce l’avrei… e, come è mia buona abitudine fare, non intendo ovviamente lasciarla a metà.

History of the Internet

Prendo spunto da questo video oggi per uscire dai temi più caldi del momento già ampiamente discussi a vario titolo da molti di noi, blogger e non, che, in quanto a internet, rete e web in generale, oggi danno il tormento al tema dei diritti, a fantomatiche leggi su internet, a centri di recupero per “malati della rete”, ai premi nobel per la pace, alle recenti vicende giudiziarie di Google e di YouTube, ecc. ecc. ecc. … Chiudo un attimo fuori le scorribande moderne e mi attacco mani e piedi ad un momento nostalgico e ricostruttivo della storia del nostro amato web… Continua a leggere History of the Internet

Move Next

In questi giorni stiamo lavorando a diverse cose nell’ambito del progetto Side Leaders. Tra queste, ce ne sono alcune in merito alle quali mi piacerebbe rendervi partecipi per fare in modo che il nostro sforzo incontri nel tempo, quanto più possibile, l’aspettativa di tutti e tenga alto l’entusiasmo di un treno in corsa appena partito. E’ già pieno il mondo di chi si pone obiettivi e intenti lontani dalla propria comunità e, nel nostro caso, questa è l’ultima cosa che vogliamo continuare ad ottenere in un Paese che ha bisogno di una tempesta.
Vi fornisco qualche input di seguito e vi chiedo di sentirvi liberi, forti e propositivi nell’esprimere suggerimenti, opinioni, considerazioni e idee che siano frutto di ciò che realmente vorreste e, perchè no, anche di ciò che non vorreste più.

Il Manifesto di Side Leaders
E’ una traccia descrittiva all’interno della quale stiamo delineando obiettivi, missioni, scopi, metodi e programmi con i quali intendiamo perpetrare nella nostra missione che, pur seguendo una strada molto ricca, nell’era dell’open source, vuole continuare ad avvalersi del contributo umano e sociale di tutti, vicini e lontani, giovani e non, secondo il principio per cui a noi sembra necessario dare assoluta priorità a “ciò di cui c’è realmente bisogno”, nel rispetto degli obiettivi che ci stiamo ponendo.Gli eventi
Stiamo ideando dei format ricorrenti (con cadenza e frequenze frutto del nostro tempo e della nostra disponibilità) con i quali intendiamo lavorare su due fronti: da un lato, la sensibilizzazione dell’intera comunità (istituzioni, finanza, imprenditori, manager, scuole, università, società civile e giovani) verso temi, argomenti e contesti meno noti nel nostro Paese, con l’obiettivo di divulgare una maggiore conscenza diffusa dell’enorme potenziale dell’innovazione e dei nuovi mercati in Italia, a tutti i livelli; dall’altro lato, la promozione di opportunità da poter offrire ai giovani che vogliano fare nuova impresa.

I Role Models
Dando seguito all’ottimo risultato che stiamo raccogliendo con l’entusiasmo nato intorno al libro “L’Italia che innova”, stiamo costruendo, giorno dopo giorno, diverse idee che potrebbero contribuire a diffondere ulteriormente in Italia una “nuova” cultura imprenditoriale che sia finalmente frutto di esempi costruttivi derivanti proprio dalle esperienze di chi ce l’ha fatta e come in un rapporto diretto tra potenziali testimonial e chi è in preda al complesso turbine della start up.A voi la palla per il momento. Vi chiedo di intervenire liberamente su questi 3 item nel modo che preferite (commentando questo post o scrivendomi via mail): il primo buon modo per tentare di rivoluzionare un Paese è capire, senza mai accontentarsi e senza dare nulla per scontato, di cosa ha realmente bisogno. Il nostro focus siete voi e solo con il vostro continuo contributo noi saremo in grado di aggiungere e togliere pezzi ad una missione che mette voi al centro dei nostri obiettivi…
Meglio piccoli passi fatti bene che falcate da un metro e su una gamba sola! Ringrazio tutti per le bellissime lettere che continuo a ricevere ogni giorno e che mi spingono a voler credere sempre di più che tutti insieme ce la faremo.

Vi lascio uno spunto di riflessione in video raccolto all’evento dello scorso 19 Febbraio all’Ara Pacis, frutto della libera iniziativa della nostra brava Simona Adriani.