Tutti gli articoli di Giorgia Petrini

Scrivo da quando ho imparato. Ho sempre fatto l'imprenditrice, da quando sono nata. Ho vinto un sacco di premi (tutti inutili) e ho abbandonato da tempo tutti i poteri forti. Sono mamma di Samuele e moglie di suo padre Marco. Ho scritto per il Sole24Ore e oggi scrivo su www.lascuolanonesiste.blog, sul mio blog personale, poco aggiornato, su Notizie ProVita, su La Nuova Bussola Quotidiana e ...dove è utile. Ho scritto tre libri "L'Italia che innova", "Il Dio che Non Sono" e "La Scuola Non Esiste", sull'educazione parentale, in vendita da dicembre 2018 online e in tutte le librerie (su ordinazione).

Ciao Chiara

Di Gianluigi De Palo

“Molti mi chiedono invormazioni relative a #ChiaraedEnrico. Queste poche righe sono solo un accenno…
Chiara Corbella è una ragazza nata in cielo questa mattina. Continua a leggere Ciao Chiara

Al punto di partenza

C’è la crisi. Il lavoro manca e i giovani vanno via. Vanno via perché qui nessuno li aiuta, li capisce, li valorizza… C’è la crisi. Le aziende chiudono perché non ce la fanno. Le cose vanno male. La lavatrice non vende più come una volta… C’è la crisi. Gli anziani non arrivano a fine mese e spesso devono mantenere anche i figli grandi che non trovano un lavoro perché …sai… c’è la crisi. Continua a leggere Al punto di partenza

Fermi sul posto è facile

Mamma mia… che fatica! Non so di quanto tempo avrei bisogno per scrivere di tutte le cose che ogni giorno mi fanno girare le bbballe in un Paese che trasuda narcisi ipocriti e frustrati d’ogni tipo, in ogni habitat. Quarantenni single – ambo i sessi – senza figli e con appena una carota nel frigo a dettare regole e valori sulla famiglia che, a detta loro, non hanno perché non se la possono permettere. Tutti sapientini, tutti innovatori, tutti politici, tutti creativi, tutti talenti, tutti giuristi, tutti filosofi… Sociologi del comportamento alla luce del giorno e deturpatori di umana dignità nel cuore della notte. Che mondo storto! Sanno tutto e non fanno niente, sanno niente e fanno tutto. Continua a leggere Fermi sul posto è facile

Canone si, canone no: se la guardi, paghi.

C’è un delicato aspetto legato al tipo di servizio offerto sulla questione del canone RAI da applicare o meno anche a tablet, pc, ecc., che secondo me andrebbe doverosamente chiarito dal punto di vista concettuale e che se non erro non ho letto nelle intersezioni di nessuno. No al canone sugli apparati mobili o di altro tipo punto e basta è una campana a verso unico che personalmente mi sta stretta… Continua a leggere Canone si, canone no: se la guardi, paghi.

La verità è che la verità è banale.

…E finalmente, caro Mario, il già non poco tempo trascorso per questo governo tecnico ha sfatato nei fatti le attese di molti: la crisi non è più neanche globale ormai, è interplanetaria. Esasperando (ma neanche troppo) il concetto, direi che ci vuole solo la fantasia di chi non ne comprende appieno le profondissime radici etiche per continuare ad imputare questo disastro sociale e umano (storicamente unico nella memoria della mia generazione) a fattori lontani anni luce dall’essere quelli realmente sostenibili. Il vero problema, a mio parere, non è più nemmeno attuale: se fossimo in un film, il futuro premio Oscar ammiccando leggermente guarderebbe dritto nella cinepresa e direbbe… “siamo rovinati”, punto. E adesso che si fa? Voglio dire: o conosci la bestia che hai intenzione di combattere o non la conosci. Come “si abbatte” il drago Bund-Btp? Questa creatura ormai ultra divina e ultraterrena che governa le intenzioni, le vite, le anime, le paure, il futuro, i giovani, la politica mondiale, le menti e le guerre di un mondo del quale tutti, a vario titolo chi più chi meno, pensavamo di essere padroni? Per “i più bravi” c’è X-Factor, dove il Facchinetti di turno ci insegna a diventare campioni di talento per vivere meglio (ottimamente riconciliati nelle nostre angosce di non riuscire ad essere mai nessuno per tutta la vita); mentre per “i poveri d’arte” che non sanno cantare né ballare (anche qui Santa Maria De Filippi “insegna”) c’è… il terrore del drago Bund! E’ rimasto solo quello, no? Lavoro non ne avrai, famiglia non ne manterrai, casa non ne comprerai, civiltà, educazione e amore non ne conoscerai… che ti resta? Decisamente di fare amicizia col drago Bund? Passeggiamo a piedi nudi su un mondo intero che, nel corso di tutto il ventesimo secolo, ci siamo vantati di saper difendere ognuno con il proprio baluardo (dall’economia alla scienza esplicativa di tutti i perché della Terra) e, con “fare europeista” all’improvviso, ci sentiamo un po’ in difetto nella consapevolezza di essere un pugno di polvere in mano ad una… cancelliera tedesca che, udite udite, si è scoperto: “non fa gli interessi dell’Europa”! Ooooooooh…. Mo si che abbiamo capito! Allora il problema, se non era Berlusconi, è la signora Merkel! Ambè! Ecco…! Certo, ovviamente il drago Bund (nota figura mitologica del 2011, straripata a 7 teste nel 2012), ha preteso un competitor quanto meno europeo, certamente si… Ecco, ecco…

Da un paio d’anni ormai, la mia stima nei confronti del potenziale riflessivo dell’essere umano (compreso il mio) in quanto tale si è radicalmente ridotta, per una serie di motivi che sarebbe riduttivo tentare di riassumere in questo post. Senza dubbio però, ci sono domande che non riesco a smettere di pormi. Crediamo in un universo infinito nel quale siamo scientificamente certi che esista almeno un altro pianeta come la Terra (che cerchiamo da anni senza risultati di alcun tipo e senza alcuna prova certa se non quella di sostenere che non è possibile credere il contrario per motivi “probabilistici e dimensionali”) però non crediamo in un Dio Creatore di un universo infinito nel quale ha posto solo noi “a cercare altri noi stessi” che non troveremo mai (con il grande senso dell’umorismo che gli è proprio e che io ammiro, va sicuramente detto). Nessuna delle due cose sono a dimensione e ad altezza “della nostra vista” o esperienza tattile, però la prima è certa al punto da giustificare fiumi di risorse nella ricerca del pianeta che non c’è (e non voglio dire che non lo si debba fare), mentre la seconda è una necessità degli uomini stolti (quelli che non bastano a se stessi) che, secondo i più, hanno “il bisogno esistenziale” di credere in Dio, di fatto frutto di una loro proiezione, invenzione, aspirazione spirituale o mentale di non so che tipo. Ma secondo questa equazione, chi crede nella Terra 2 la vendetta “che bisogno ha” allora? E’ un “credo invisibile” anche quello, o no? E secondo questo principio il drago Bund-Btp non è altrettanto il mostro mistico di un problema che, pur non toccandolo, non vedendolo e non conoscendolo, tu credi essere oggi il domatore della tua vita, qualunque condizione esistenziale e umana tu stia attraversando?

Globalizzazione, crisi economica, giovani senza lavoro, liberalizzazione dei o del mercato, pensioni, equità… tutti temi che sbrodolano caldissime opinioni (spesso di poco peso e grande banalità) sulle bacheche di Facebook senza centrare mai il punto vero. Non si parla mai, o se ne parla troppo poco, di valori assoluti, che sono la vera causa di tutte le origini di tutte le crisi del mondo e di tutte le guerre che scriviamo anno dopo anno sui libri di storia… Il problema non è che la mamma mette il figlio nella centrifuga della lavatrice, che il crack finanziario ha portato alla crisi, che i giovani non hanno un lavoro, che gli anziani vogliono andare in pensione, che i tassisti e i notai vogliono tenersi la pagnotta tutta per sé (come se un imprenditore, un ristoratore o un negoziante non avessero anche loro fatto ognuno i propri investimenti o non avessero il bisogno di difenderli), che Monti è bravo o non lo è, come chiunque prima di lui, che la scuola non insegna, che il lavoro non paga, che il merito non esiste più dagli anni ’20 (nel caso si possa dire che prima esisteva), che la globalizzazione non è equa o che i camionisti scioperano… A monte di questi eventi (che ormai siamo abituati a fruire solo attraverso la conseguenza, la causa diretta, belli che pronti alla fine della fiera quando ormai ti viene difficile di tornare indietro a capire come ci sei arrivato li) c’è una causa primaria… Quello è il problema. Quello è il vero male. Quello è il morbo da curare. E’ quello che è cancerogeno, non il sintomo. Il sintomo manifesta un disagio e come tale è un dono, perché è espressione (appunto) di qualcosa che non va e che se non vedi non puoi curare. L’evasione stessa, ad esempio, non è il primo livello di sofferenza o di male sociale, ma è l’aggravamento di una polmonite trascurata per anni. Non dovrei insegnare agli uomini a non essere evasori se loro prima non avessero perso il senso dell’onestà (che qualcosa ha contribuito a fargli smarrire) e non fossero diventati evasori; non avrei timore dei frutti marci della globalizzazione se prima di questa “avessi posto” (educando l’umanità) dei valori assoluti comuni a tutti (indiscutibili, inattaccabili, universali); se al capitalismo fine a se stesso (che si chiama avidità) avessi anteposto valori assoluti e universali come la solidarietà, la collaborazione, l’etica o l’umanità, oggi non avrei il problema di dovermi “difendere” dalla delocalizzazione (perché ad esempio non sempre, anzi quasi mai, è umano andare per forza in cerca di ciò che costa meno per soddisfare, nella maggior parte dei casi, la propria avidità, la propria capacità di arricchimento, in cambio di sfruttamento o basso costo della mano d’opera)… Il succo è che finché si continua a credere che la crisi sia frutto dei default, delle bolle, dell’Europa, di Monti o di chi/cosa volete voi, il problema vero non lo risolviamo e il male dilaga perpetuo a nostra “perenne insaputa”. Ci sentiamo tutti dei perfetti geni “perché Twittiamo” (lo fa anche il Papa, pensa un po’, la Chiesa cattolica ha stile su web, molto spesso più di tanti blogger) senza accorgerci che in realtà la nostra presunta genialità ci sta opponendo di essere perennemente dipendenti da qualcosa che ne dimostri la validità, che invece esula dalla nostra capacità di porre un governo vero a posteriori su ciò che ci circonda e su ciò che di fatto domina le nostre vite: lo Stato non è mai come lo vogliamo, le manovre non ci vanno mai bene, le manifestazioni pacifiche sfociano in piccole guerre civili, la famiglie sono intimorite dal futuro, il risparmio non è mai abbastanza, liberalizzare i taxi non serve, riformare la scuola ci rende nervosi… e così via. Spiace deludere i più, ma la colpa non era di Berlusconi, tanto quanto non lo è di Monti, tanto quanto non lo sarà di chi verrà dopo di loro. Il peggior parassita tossico perfino a se stesso è l’essere umano: “fatta la legge trovato l’inganno”. E’ facile dire che i veri problemi sono altri, che bisognerebbe intervenire qui, li o la, ma il fatto vero che resta è un altro: e dopo? Dopo sarà come prima se l’essere umano non ha intenzione di cambiare, ovunque sia l’Europa che non c’è mai stata, e ciò non significa che non si può cercare di immaginare che debba esserci in futuro, o che sia opportuno e utilissimo che ne esista una… Dopo sarà come prima perché dietro a qualunque crack c’è l’omissione di almeno un valore assoluto (tra etica, giustizia sociale, avidità… scegliete uno di questi, vanno bene tutti), guardate lo splendido monologo di Michael Douglas nel film Wall Street; dietro ad ogni lobby c’è brama di insana ricchezza a scapito di una distribuzione più equa e di maggiori opportunità sociali per tutti (tra egoismo, opportunismo, ingiustizia… scegliete, scegliete…), di potere, di posizionamento e riconoscibilità; dietro ad ogni movimento dei forconi c’è un danno alla collettività infinito che ne difende uno e ne condanna dieci; dietro alla nostra fame di lavoro, di occupazione, di ottimismo, di famiglia o di diritti c’è sempre un sistema complesso che rende complicate le cose che lo costituiscono, di per sé semplici, e del quale le stesse cose (esseri umani compresi) fanno sempre parte: c’è la crisi però la Concordia è piena. Chi si lamenta della crisi molto spesso, ironia di sintassi, lo fa mentre è in vacanza… Non voglio essere fraintesa e, per evitare posizioni estremiste attuate da polemisti professionisti, preciso soltanto che non parlo di tutti, ovviamente, ma di molti. Sono gli stessi molti per i quali tutto è si, ma è anche no, tutto è buono ma è pure brutto, tutto va bene ma poi non è così vero. Sono i molti, e penso anche a tanti giovani che incontro ogni giorno, che il lavoro non hanno smesso di cercarlo perché non c’è… non lo hanno proprio mai cercato o lo hanno fatto sperando di non trovarlo. Sono i molti che a 45-50 anni fanno “i single per scelta” (dicono loro) senza rendersi conto di essere cavie da laboratorio di un’esistenza fatta di egoismi, personalismi, protagonismi, individualità, relazioni strumentali (e, guarda un po’, torniamo sull’argomento dei valori assoluti in questo caso contrari all’altruismo, alla solidarietà, alla socialità, alla condivisione, all’umanità, all’amore)… “Nessuno fa niente per niente” è la frase del decennio ormai. E quando sarai vecchio che farai? Quando non sarai più in grado di fare niente per nessuno e magari avrai anche bisogno di qualcuno che ti imbocchi a causa dell’artrosi, come potrai sdebitarti secondo questo “principio” nel quale la relazione è strumentale all’ottenimento di un servigio, di un baratto, di una conseguenza necessaria?

Tutti “si vive” in rete, nel “sentimento gelido” della propria bacheca di Facebook (che se non fosse in tanti casi solo il frutto del proprio isolamento non sarebbe nemmeno male) senza pensare quasi mai al bello e al buono del web che non è “stare tutti insieme appassionatamente piantando carote”, ma è ben altro… e così anche internet diventa strumento di terrore per le famiglie, per i minori, per la pirateria, per la pornografia, per la pedofilia… e anche qui il problema vero non è lo strumento in sé, ma l’approccio allo strumento, l’educazione all’utilizzo dello strumento, la nuova alfabetizzazione che arriva ad un mondo nuovo, tutto da scoprire, da conoscere nel pieno, nelle potenzialità più brillanti e duttili… e invece no. Ci accontentiamo. Anche di questo. Ai più basta avere tanti amici su Facebook, “parlare” di stronzate senza incontrarsi mai o averti su “My Calendar” per farti gli auguri di compleanno anche se non sanno chi sei, anche se non gli interessa, anche se io e te non abbiamo niente da spartire a parte un “Like” sulla foto di un amico (virtuale anche lui) che abbiamo in comune. E torniamo sul punto. Il problema vero non è Facebook (o chi per lui ovviamente), che di per sé è “un dono di questo secolo” per mille motivi, ma l’essere umano. Il problema è l’individuo che, in assenza di valori assoluti (che ha dimenticato e che nessuno gli ricorda mai), il più delle volte ne banalizza il potenziale, ma in molti casi ne esaspera addirittura l’utilizzo rendendo anche quello uno strumento di cui diventare schiavi… satanico direi. Lo è e come: isolarsi al punto da svuotare le pizzerie non perché c’è la crisi, ma perché c’è Facebook… ci troviamo li, davanti a un video, parte dell’invenzione del secolo. Una riga è poca e due sono troppe, ma va bene così. I single per scelta…? Mah… sarà.

E’ certo che aver smarrito una solida piattaforma di valori assoluti comuni a tutti rende difficile qualunque sfera della vita di ognuno di noi, dove ciascuno crede essere prioritario il proprio valore relativo. E’ altrettanto certo che, seppur con altri titoli o usando altre parole, il tema dei valori assoluti sia sempre stato presente nella storia dell’uomo in modo più o meno valido, prima e dopo Cristo. E’ dunque certo, in aggiunta, che la “definizione emotiva reale” dei valori assoluti sia poi stata una conseguenza (ben disposta nel più grande disegno della storia dell’umanità) della cultura cristiana e, in special modo, di quella cattolica. I sacramenti stessi rappresentano e sono di fatto un simbolo esistenziale della strada che l’essere umano percorre nella sua vita, dalla nascita alla morte, comunque la si pensi, e aver smarrito anche le vere radici di un matrimonio cristiano (per cui oggi sposarsi in Chiesa è ormai quasi solo un costume o una tradizione e non è più “scegliere” l’unione in Dio, con Dio e per Dio) induce, anche qui, ad agire sul sintomo e non sulla causa. Dopo 4 anni un matrimonio è in crisi e finisce? Si fa presto: l’amico avvocato, la mamma che ti ospita finché non ti organizzi, i figli che crescono con 4 genitori, quando va bene, che a volte diventano anche 6, gli amici che invece di aiutarti a capire ti dicono che hai fatto bene, tu che torni alla vita di sempre e vai così… tutte conseguenze, tutti sintomi. La causa è a monte e se guardi alla tua vita con distacco, autocritica e umiltà, ti rendi conto di non aver davvero condiviso con lui o con lei i valori assoluti, ma solo quelli relativi: la mia voglia di farti felice (valore assoluto) è inversamente proporzionale al mio bisogno di fare altro (valore relativo) quando voglio io.

Per non perdere il filo del post, dal quale mi sono già distaccata oltremodo, il concetto essenziale è che in questo momento, a mio parere, siamo a caccia di fantasmi. Tutto il resto è un problema, noi no, noi mai. E invece il problema vero (oserei dire in molti casi a nostra stessa insaputa) siamo noi e come. Lo spreco della sanità non è tanto in chi la governa malamente quanto nel singolo individuo che in modo disonesto ne gestisce la filiera (penso ai farmacisti con le fustelle dei farmaci di ieri sera alle Iene ma anche ai dipendenti pubblici che timbrano i cartellini al posto di 3 colleghi a spasso nel parco…). Se non cambia la valvola interna  che connette il cervello e il cuore ai valori assoluti e non si torna a riscoprire i temi della decrescita, della solidarietà, dell’amore, della condivisione, dell’onestà, dell’etica e via dicendo… di Monti ne verranno più o meno rocciosi ma sempre “un Paese di mentecatti” resteremo. Qual è “la soluzione”? Educare i singoli individui sin dalla nascita ad una maggior cultura della fratellanza, dell’onestà, del rispetto per il prossimo, del rispetto per la vita, della condivisione, della libertà operosa, della tolleranza, della generosità, dell’altruismo… Come ho letto ieri sullo status di Skype di un mio caro amico: “la verità è che la verità è banale”. E’ sempre l’essere umano a complicare le cose più del dovuto e a rincorrere la ricerca perpetua di ciò che è fuori di lui, anziché di ciò che gli appartiene.

Se non vedete riflesso il mio pensiero su voi stessi e pensate di essere estranei a tutto questo, prendetela come una umilissima introspezione ad alta voce fatta su tanti diversi momenti della mia vita e su di me… però chiedetevi anche perché, se ancora mi state leggendo, siete arrivati in fondo a questo post…

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Amen.

Il problema vero di questo Paese, soprattutto tra “i più giovani” (se fino a 40 anni si possono ancora chiamare tali, come in Italia pare che sia), è che predicano bene e, nella maggior parte dei casi, razzolano male. Chiedono equità e diffondono ingiustizia; cercano riconoscimento e meritocrazia e poi stringono alleanze dinastiche e clientelari; espongono le bandiere della pace e poi tirano sassi ai blindati dei carabinieri; sventolano stizziti le gigantesche beffe di zio Silvio e poi rubacchiano e menticchiano all’occorrenza; se la prendono con Valentino Rossi che evade e poi però non fanno lo scontrino se hanno un bar o non chiedono la fattura al dentista per risparmiare… A dire il vero, mentre mi vengono in mente tanti esempi come questi, mi rendo conto che la mancanza di valori certi nella vita è un male senza età, senza nazionalità, senza estrazione culturale, senza sesso… E’ un male, punto. Continua a leggere Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Amen.

Caro Mario, portati l’ombrello…

Caro Mario, nell’arduo compito che attende col forcone di vederti protagonista tra un respiro di sollievo e l’altro, fuori dalle tante pagliacciate che da almeno 3 anni ormai dominano le nostre (tutte in ogni dove) classi dirigenti, ti prego di non avere scrupolo alcuno nel domandarti se sia o meno il caso di pensare anche, ogni tanto e giusto il tempo che occorre, al “bene comune” e al futuro di ciò che nelle mani e nelle vite dei nostri giovani rimarrà. So che la questione può sembrare fuori moda coi tempi che corrono e che la gestione della cosa pubblica nei suoi affarismi prioritari è il primo storico dramma di questa nazione, ma forse investire (anche) su una diffusa riconquista e affermazione del “bene comune” aiuterebbe a riconciliare in parte gli animi, gli umori, le virtù e la fiducia di un popolo che oggi non ha di meglio che concentrarsi sulla superstiziosa leggenda del 11-11-11, tanto è il disgusto e la preoccupazione di tutto ciò che ne circonda la sua migliore natura umana di nobile essere vivente. Lungi da me confondere la democrazia col populismo, ma oggi nel bene o nel male si volta pagina. Silvio Berlusconi, come una profezia anti demone, da oggi è storia dei nostri tempi e, se mai avrà una seconda occasione, “la cosa importante” nel comun pensare è che sia finita un’era, quasi come la caduta di un indomato e indomabile dittatore d’altri tempi.

Silvio Berlusconi

E così, caro Mario, il semplice quadro che ti vedrà intento ad operare un delicatissimo intervento cardiaco a cuore battente, la cui cornice non sarà di certo il parlamento e i suoi burattinai, bensì quel lumicino su cui si fondano le riserve di speranza umana, civile e sociale, di ogni italiano che abbia nella mente e nel cuore di veder risorgere questo Paese da un delirio di sbriciolati scollamenti a tutti i livelli, fissa oggi il proprio chiodo su una parete di polistirolo; è un muro sul quale ognuno scrive la sua, pensa quello che non dice e fa quello che serve a non sembrar meno di nessuno in un periodo storico in cui è facile primeggiare tra chi non conosce i congiuntivi e chi non declina la propria vita in dieci righe di Cv perché reduce dal cilindro di tanti… maghi di partito. Ebbene si, ora tocca a te (allo stesso Mario Monti, segnalato all’Europa nel 1994 dal neo dimissionario Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), soddisfare l’aspettativa di chi sbandierava telefoni e fischi fuori dai portoni del Quirinale fino a poco fa.

Certo è che se, da un lato, “il caloroso benvenuto ti rende grazie per la tua presenza”, dall’altro (converrai) è sconsolante, per non dire vergognoso che si sia avuta la necessità di “richiamare la maestra in classe” per evitare che studenti maggiorenni “da qualche giorno”, incapaci di garantire perfino a se stessi una autogestione dignitosa, continuassero a tirarsi addosso la carta della merenda. Fine della ricreazione! Abbiamo perso tutti. Non ci sono né vincitori né vinti per come la vedo io.
La crisi è globale come lo sono le opportunità, lo debbono essere le scelte strategiche come quelle politiche e i rimedi che si sceglie di attuare nel momento in cui si è consapevoli che nessuno potrà mai invertire la rotta del tempo o il corso degli eventi nel modo in cui accadono. La storia si scrive dopo, non prima. Le cose accadono e gli eventi spesso hanno sovrastato l’intera umanità suo malgrado. Ciò che avviene prima serve a porre requisiti o a istituire inevitabili condizioni di partenza; il presente può segnare un orizzonte attorno al quale ipotizzare scenari, rotte da seguire o tempeste da evitare, ma in sintesi è immutabile  nella sua immediatezza già per il solo fatto di essere una realtà e non una ipotesi. Se partiamo da questo siamo a metà dell’opera perché oggi non ci sono mari o Monti che abbiano una cura miracolosa a quei mali d’Italia inculcati nelle radici della storia di un Paese da sempre complicato e mai contento:
Renzo Bossi, figlio di Umberto
1) non abbiamo una classe dirigente futuribile a tutti i livelli (dalle associazioni di rappresentanza, al governo, dalle aziende alle parti sociali); quelli bravi, per lo più salvo rarissimi casi, sono fuori dai sistemi, non dentro, per diversi motivi: a) rappresentano una minaccia dei “non sembrar meno di nessuno” di cui sopra; b) sono profondamente disinteressati e demotivati da un clima che tronca il merito e il talento imbracciando moto seghe a doppia lama per “premiare” un Renzo Bossi AKA il Trota, un Tonino junior o un qualunque figlio di La Russa (che non vanno necessariamente esclusi a priori, ove in grado di risultare preziose risorse umane per il futuro politico di questo Paese, ma hanno sicuramente il dovere di essere trattati al pari di chiunque altro); c) sono impegnati a tirare avanti l’Italia che produce per garantire un presente dignitoso alla propria vita, e molto spesso a quella altrui, oppure intenti a donare all’estero le proprie preziose competenze in un mondo globale che “ce le restituirà” (forse) tra una decina d’anni a caro prezzo;
2) abbiamo smarrito i valori e le caratteristiche umane necessarie a poter dominare gli animi e a tenere in caldo lo spirito in un contesto socio economico come quello attuale; se della cristianità, più che cooptare voti o improbabili alleanze, ritrovassimo i frutti etici e morali di una società alla deriva forse avremmo qualche chance di recuperare almeno le tradizioni, il buon uso dei valori, qualche piuma d’etica e un moderato senso del dovere in grado di indurci a comprendere quanto questa nazione sia soprattutto frutto della nostra svogliata e disinteressata lena da pantofolai…; 
3) siamo tutti antagonisti e protagonisti di una globalizzazione quasi unicamente frutto dei soli risultati del libero mercato privo di regole, privo di etica, privo di sostenibilità e molto spesso privo di competenze, che piuttosto abbonda di atroci scorrettezze, di tanta ignoranza collettiva, di mancanza di merito e dequalificazione delle parti in causa e di …troppa politica dalle mani in pasta;
4) tendiamo a riporre aspettative (dalla scuola alla politica, dalle imprese alla Chiesa)  in ciò che non può e non è tenuto a soddisfarle: l’educazione è un dovere della famiglia, il diritto è un dovere del lavoro, la produttività è un dovere dell’economia, la cultura è un dovere della scuola… eppure oggi rischiamo di mettere in crisi perfino la visione sociale di chi fa cosa, di come lo fa e del motivo per il quale dovrebbe farlo; ed ecco che (forse per magia?) “lo zio Monti” diventa il salvatore della patria;
5) viviamo nell’era del low cost a scapito di ogni altra cosa, qualunque sia il contesto: se in Turchia si muore (per 50 euro al mese) di silicosi per produrre jeans schiariti a sabbiatura (che arrivano sul mercato a 1000/2000 euro a paio) e nessuno lo sa, spopolano servizi d’ogni tipo offerti da multinazionali a prezzi da monopoli per produrre risultati evanescenti, progetti che durano 6 anni senza riuscire a funzionare mai, o servizi finanziari in piena regola e in prima pagina in tempi di crisi anche quando la borsa è in mano a dei …borseggiatori legalizzati e le notizie di prima pagina sono in contraddizione con i banner pubblicitari perché, nonostante tutto, continuano ad essere lo specchio delle attuali logiche di profitto, quasi sempre soprattutto speculativo e inopportuno…
Quasi 3 anni fa ponevi interrogativi e questioni economiche che oggi sono le specchio di ciò che tanti di noi, già allora, immaginavano avere il grande e dirompente potere, anche popolare, che adesso di fatto hanno. Seppur io ritenga che un governo tecnico sia la chiara espressione del fallimento di una nazione, declinato a tutti i livelli, sebbene inserita in un contesto socio economico di difficoltà globali, auguro a chiunque con te si occuperà di gestire questa fase di transizione delicata e importantissima, di porre avanti allo slogan di partito e alla propria ambizione prossima di potere gli interessi di un Paese che merita di essere un vanto nel mondo. Ciò detto e augurandomi, per il bene comune, che questa svolta segni un passo importante nella ripresa di un consolidato equilibrio duraturo nel tempo e necessario a tutti, chiudo questo post disillusa da sempre che in questa Italia i nostri problemi portino il nome del Berlusconi di turno. Questo è un Paese in cui le storture sono mala abitudine da sempre, insite nel nostro DNA, come l’evasione fiscale o il qualunquismo. Desiderare di essere migliori di ciò che siamo non ci ha mai appassionati più di tanto e, in fondo, il fatto di essere dei miseri esseri umani non ha mai elevato i nostri “finiti poteri” a poter ambire di diventare… meglio di così. Prepara lo scudo caro Mario. Finito il brio della superata marcia anti berlusconi gli italiani saranno pronti a dire no anche a quello che verrà dopo, e dopo ancora, e così via… Siamo fatti così, è più forte di noi. Siccome non capiamo che un uomo solo non ferma un tornado, preferiamo far finta che sia una bella giornata di sole… Regalo di buon auspicio a Mario Monti? Un bell’ombrello che lo tenga asciutto dal diluvio universale… Speriamo bene, nonostante tutto. Buon lavoro e in bocca al lupo.

Il pulcino ferito

Non voglio fare politica, ma dopo anni spesi a tentare di dare gratuitamente e per il bene comune suggerimenti utili dal mondo vero ai nostri governanti e alle parti sociali di questo Paese, d’ogni parte e rappresentanza istituzionale, voglio provare a dire la mia (veicolando il parere di molti), da cittadina, da donna e da imprenditrice, su alcuni temi prioritari senza fare polemica vana fine a se stessa, ma sicuramente sperando che qualcuno (di qualunque fazione, partito, scuola, pensiero o altro) da queste poche righe
elementari, condivise con chi vive la realtà, possa trarre qualche considerazione davvero utile per il bene del Paese, di tutti noi e delle giovani generazioni (che pur disinteressate nella maggior parte dei casi è nostro dovere cercare di “mettere al sicuro” e di proteggere nella speranza che almeno i loro figli possano redimersi da questa interminabile parentesi di devastante nichilismo). Ne faccia uso chi crede in qualunque modo, anche facendole proprie, purchè si abbia il coraggio di dirle per come realmente sono. A me interessa la sensibilizzazione civica e popolare, nel midollo della gente, non il fatto di firmare trattati o sottoscrivere “intenzioni”. Ritengo molto più importante il contenuto di quello che scrivo rispetto al fatto che a diffonderlo sia io, soprattutto sapendo che è frutto di pensieri, persone e voci che ascolto, incontro, vedo e vivo continuamente.

SULL’EVASIONE FISCALE
Non credo si riuscirà mai a risolvere un problema partendo dall’effetto anzichè dalla causa. L’effetto in questo caso è che lo Stato non ha soldi perchè tanta gente evade? Bene, non possiamo risolvere questo problema continuando a chiedere soldi a chi paga da una vita (che è un problema diverso rispetto al fatto di chiedere di più a chi di più può voler dare a prescindere). Dobbiamo semplicemente capire se chi fa la vita che fa se la può realmente permettere rispetto a quello che dichiara oppure no. L’evasione fiscale è tutta li. Se io guido una Porsches e dichiaro 12 mila euro all’anno o me l’hanno regalata o l’ho vinta (ma comunque la dovrei mantenere) oppure mi potevo permettere di comprarla e di mantenerla. E’ evidente a tutti che i due teoremi tra loro non quadrano. Altro esempio? Su tutte le barche mediamente armeggiate sui nostri litorali con bandiere svizzere e repubbliche di San Marino varie, mediamente l’affascinante skipper che si sporge da prua a poppa esordisce una qualunque frase, ammesso che sappia parlare, dicendo …”Aò” che non è prologo esattamente svizzero. Non so se mi spiego. E così via… Alla fine dell’anno dichiaro 12 mila euro? Se ne spendo 24 mila significa che altri 12 mila in più o li rubo, o li prendo in nero, o li stampo, quindi: o evado o sono un falsificatore di banconote. In entrambi i casi sono un fuori legge.
Difficoltà: Facile. Questa, se la vogliamo fare, si chiama: LOTTA VERA ALL’EVASIONE FISCALE apartitica e apolitca per il bene di tutti; se invece vogliamo raccontare le fiabe per mettere al sicuro gli interessi privati di chi illegalmente sovvenziona la politica, o fa arricchire qualche dirigente di impresa con poche decine di migliaia di euro in cambio di un appalto pilotato, chiunque sia il narratore, in effetti ci possiamo inventare la LOTTA VERA A CHI PAGA LE TASSE, che ultimamente mi pare invece la propensione verso la quale si tende ad andare.
SUL RECENTE AUMENTO dell’IVA dal 20 al 21%
Qui la questione vera non è l’1% in più o in meno, ma la famosa apoteosi sul tema “IVA per cassa”. L’IVA è una partita di giro che da una parte entra e dall’altra esce. Sono soldi “finti” e di nessuno, come li chiamo io. Potrei pagarne (e di conseguenza compensarne) il 25, il 30 o il 50%, paradossalmente cambierebbe poco. La cosa realmente grave è che mentre le imprese pagano l’IVA anticipata ogni mese su tutte le fatture che emettono verso un cliente, il cliente il più delle volte paga quando vuole e comunque mai prima di 60-90 giorni (nel caso di industrie o privati di medie dimensioni) e 120-200 giorni nel caso di PA o altri enti pubblici. Se la liquidità che serve alle imprese per autosostenersi e pagare i propri oneri e dipendenti ogni mese viene meno, in un modo o nell’altro, per anticipare allo Stato o al fisco tutto ciò che il mercato e lo Stato stesso si riservano il diritto di riconoscerci per meriti, lavori, cose fatte quando vuole, può o desidera, è evidente che le imprese o chiudono o si indebitano entrando in un circolo vizioso che apre altri temi morbosi e pericolosissimi quali le mafie, le banche opportuniste, le casse integrazioni e via dicendo… Per risolvere questo nodo, ambo i sensi, e con una botta sola per imprese e Stato, sarebbe già abbastanza concedere alle imprese di versare l’IVA non più in forma anticipata, ma quando di fatto le imprese stesse incassano i propri crediti verso i propri clienti. Non pretendo di proporre altrettanto per le tasse, che avrebbe evidentemente implicazioni di altro genere, ma per l’IVA si, visti i recenti provvedimenti che denotano secondo me una certa gravità della situazione complessiva in generale. Sarebbe già qualcosa…

Difficoltà: Facile. Questa, se la vogliamo fare, si chiama: SOSTEGNO ALLE IMPRESE (e neanche tanto..) apartitico e apolitco per il bene di tutti; se invece, anche qui, vogliamo far finta che l’1%, prima o dopo in più o in meno, sia la magica elemosina che ci mette al riparo dal debito pubblico ok… Ciò vuol dire che anche in questo caso, così facendo, stiamo curando l’effetto e non la causa.

SULLA RAPPRESENTANZA DELLE PARTI SOCIALI

Non se ne può più e quasi quasi non avrei da dire nullaltro… I sindacati paralizzano le città, i precari (immemori della loro origine reale, che ormai si sentono anche loro una parte sociale riconosciuta) s’incazzano, i giovani si lamentano, Confindustria se la piglia col governo e il governo con i giornalisti, i giornalisti con Berlusconi e Berlusconi con i giudici, i giudici con Ruby e “la banda del buco” e, morale della storia, Ruby alla fine è lo spasso sociale di un Paese in cui Giuliano Ferrara cerca di mantenere un contegno super partes. Mo’ dico io, ma si può? Tu lettore, se ci sei, fatti un attimo l’esame di coscienza e domandati se e cosa fai davvero per rendere migliore il mondo in cui viviamo, perchè qui il problema comincia a diventare primitivo, basilare, non so come dire. Equivale ad andare in bagno a casa tua e sporcare ovunque sapendo che quello che entra dopo di te ti guarderà in faccia sapendo che sei stato tu perchè sei uscito prima di lui… e lo racconterà a quello dopo di sè senza avere a sua volta fatto meglio di te. Nessuno guarda in casa propria. Provo a fare la stessa cosa per un attimo. Dunque…

Se il mio lettore adesso fosse Luigi Angeletti, con il cuore in mano e tanta sincera curiosità, vorrei chiedergli come mai ha scelto di fare il sindacalista per tutta la vita senza mai provare a pensare e a fare il contrario. Gli chiederei anche di darmi una definizione secondo lui consona nel 2011 con il termine “lavoratore” che più usa nelle sue orazioni e anche di spiegarmi se lo sono anche io come imprenditrice oppure no. Sinceramente non afferro la categoria che vuole rappresentare…

Se mi leggesse un precario, o un giovane (che abbia meno di 60 anni compiuti), sarei felice di dargli gratis 10 idee (che sicuramente non gli andrebbero bene) per provare a cambiare la sua vita (con lo stesso spirito con cui forse in parte Biagi pensò e concepì il vero “contratto a progetto” che nessuno ricorda mai per quello che deve essere), almeno provarci prima di dire che non si può, prima di pensare che qualcun altro sempre, ovunque e comunque debba farsi carico di lui in un modo o nell’altro: sapete qual è la novità? Che siamo tutti (esistenzialmente) precari a questo mondo. Tutti, nessuno escluso. L’essere umano nasce precario e vive precario. La vera sfida è sapersi costruire una strada provvisoria a botte di umiltà, di ascolto reale e di voglia di imparare, non cercare di incamminarsi continuamente su quelle degli altri, tantomeno fare della ricchezza altrui il proprio “baluardo del vittimista”. Inutile ricordare tra i tanti l’esempio più recente di Fukushima: è illuminante quanto una disgrazia vera ci renda tutti uguali davanti alla vita.
Se il mio lettore in questo momento fosse Emma Marcegaglia vorrei dirle, con ardore e con passione reale, che prima di parlare di giovani e di imprese dovrebbe occuparsi di conoscere meglio i giovani e le imprese della parte sociale che crede di rappresentare quando su un neo costituito gruppo giovani imprenditori di unindustria del centro solo Roma, una settimana fa, ha presentato 4 candidati su 20 iscritti di cui 10 (forse) praticanti. E’ indice di unione questo? Di rappresentatività? O piuttosto di disperazione, di “fame da poterino occulto”, di distaccamento totale dalla realtà, di piccole cose, di individualismo ferreo, di voler scimmiottare i grandi nei loro più “truculenti affari” che oggi ci vengono venduti quasi come fonte di una salvezza suprema che ci rende così spesso tanto disperati ai nostri stessi occhi?

uanto al governo (qualunque fosse, sia o sarà) a me verrebbe in mente un solo manifesto (di difficoltà facile ovviamente): produrre ricchezza sociale a misura d’uomo per tutti, ripartendo dalle piccole cose di tutti i giorni a dal contatto con la gente. Saremmo tutti molto più onesti, molto più civili e molto più sereni. Se un Paese sta bene nessun governo ha bisogno di “andare in cerca di voti”; il concetto è che se tu mi aiuti onestamente, con il ruolo per il quale nobilmente ti sei proposto a farlo, a vivere meglio io ti voglio bene a prescindere e il mio “volerti bene” lo traduco volentieri in un voto per te. Non me lo devi chiedere. Ma se tu sfuggi ai miei bisogni, alle mie domande, alle mie difficoltà, quanto ai miei doveri, alle mie risposte, ai miei aiuti, alle mie gioie produttive e a quello che io (impresa, cittadino, giovane, anziano o chi che sia) posso darti o posso fare per te, in un sistema il cui equilibrio accomuna tutti, non puoi che annegare nella piscina di fango che sta trascinando tutti noi nella melma di una Italia che Falcone e Borsellino porterebbero in palmo di mano come un pulcino ferito… A volte, proprio perchè mi ricordo quel telegiornale come fosse ieri, mi domando dove abbia mai trovato il coraggio, in un momento storico come quello, un Antonio Di Pietro qualunque di spogliarsi di magistratura e vestirsi di politica… con l’aggravante di essere ancora oggi dopo tanti anni analfabeta, vanificando i sogni e le aspettative di tanta gente impietrita davanti a quella scena.

Bah… avrei un mondo di temi di cui scrivere sulle parti (“rappresentanze”) sociali avendo allargato un po’ gli attori e gli orizzonti interessati, ma mi fermo qui.

SUI MERCATI, 3 COSE PICCOLE A CASO
La posizione è che c’è la crisi. Ok si licenzia, non si trova lavoro, non si riesce a pagare l’affitto e gli unici che se la spassano (as usual) sono i ricchi. Va beh, questa parte la salto, ok. Ne scrissi tempo fa e non ci voglio tornare adesso. Adesso però, perchè ci penso da parecchi giorni, mi voglio incartare a pormi delle domande che dovrebbero interessare tutti noi.
La prima: come mai se c’è la crisi immobiliare Roma (ma non solo Roma) è piena di gru? Case popolari? Magari! Come mai se dove vivo io ci sono case e ville sfitte e invendute da 6-7 anni, continuano a costruire case di tutti i tipi ogni mese? Perchè? Perchè se le aziende sono in crisi e si chiudono botteghe, all’Eur si affittano uffici (anche li sfitti da almeno 3-4 anni) con pezzature minime di 1000 metri a prezzi da mirabilandia? Chi ha interesse a tenere ferme intere fette di mercato? Perchè? E soprattutto perchè si continua a spingere la gente ad immobilizzare i propri risparmi su case, locali o immobili che non rendono senza mai spiegargli che oggi ci sono tanti modi per investire le proprie risorse, anche poche o pochissime, anche per sè e su di sè? Detto da una che sta avviando una nuova impresa global nella mansarda di casa sua con investimenti minimal mai registrati nella storia del risparmio da record… A dirla tutta, il problema è che molto spesso le persone non ascoltano, la gente non sa e non vuole nemmeno sapere. Purtroppo mi rendo conto sempre di più che l’Italia è questa, quella del Gigi Proietti de: “Ma lassa fa, ma chi too faffà… ma che temporta…”.
La seconda:
come mai se posti fissi non ce ne sono più per nessuno, nessuno inventa i posti mobili? Pensa che figata, che fantasia, che varietà! Un altro vivere proprio! Ogni giorno faremmo tutti un mestiere diverso nel rispetto delle nostre migliori attitudini e proprietà. Se servisse ad accorpare anche aziende in difficoltà sarebbe geniale. Allora si che faremmo una vera rivoluzione del merito, senza fannulloni ma piena di talento, e una politica di rilancio vero dell’economia. Dimmi quante e quali cose sai fare e io ti impiego nel modo migliore a poterti permettere di farle tutte. Il futuro del lavoro è questo del resto, benchè mia zia si ostini a fare la fila in banca e non voglia capire che ad 80enni come me, un giorno molto lontano :-), lo sportello in banca per le operazioni di routine non servirà più. E’ già così oggi, che senso ha cercare ancora un posto fisso in banca? Mmmah…

La terza: come, in tempi di crisi, stanno in piedi negozi come White Gallery dove non entra una persona in un giorno che sia una e dove un paio di pantaloni continuano a costare 2.500 euro da 2 anni? E se nessuno ci entra come fanno ad arrivare camion di vestiti, borse, scarpe, ecc. tutte le settimane? Dove li vendono? Come li danno via? A chi li danno? Considerando che parliamo di una struttura che occupa un mezzo palazzo che a occhio e croce varrà… boh… tra i 50 e i 60 mila euro solo di affitto (al mese)… e di commessi che scappano da tutte le parti quando entri e provi a chiedere 2 informazioni… quale funzione reale ha un posto del genere? Ecco, di fronte a queste perplessità per me di grande sbigottimento mi vengono sempre in mente solo 2 posizioni da tenere: a) mi turo il naso, non vedo, non so, non chiedo; b) mi interrogo e rendo il mondo partecipe delle mie riflessioni perchè le risposte di noi tutti sono sommerse in un… cassetto di questo negozio magari nascoste da sciarpe di lana… Tutti vogliamo delle risposte, ma in pochi cerchiamo davvero di ottenerle (che non è proprio uguale a lamentarsi e basta come viene più facile a tutti noi), solo che quando qualcuno tira la corda poi …”Eh, va beh, ma dai, ma che te ne importa! Ma pensa per te tanto è tutta ‘na schifezza!”.

Giù le mani dalla verità

Il succo questo è. Si finge tutti. A vario titolo, in diverso ambiente, contesto o manovra, tutti si teme di dire quello che non si può; si scrive con pudore e con paura di essere apertamente veri per non ledere gli interessi propri e/o quelli delle persone che “ci occorrono”, che ci possono essere di aiuto in tante cose. Che te ne fai di un disabile o di un anziano? Ti serve giusto un attimo per lucidare quello strato di vana tenerezza che non ti apparterrà mai, ma in realtà appaga il tuo status moralista sugli aiuti alle famiglie, alle scuole, alle imprese che assumono persone con handicap… Per ogni governante (di ogni parte, tipo di potere, ambiente, contesto, provenienza o sesso) che passa il proprio tempo a raccontare agli altri – disinteressato nell’animo – cosa si dovrebbe o non si dovrebbe fare, esistono almeno 3 persone a lui sconosciute che lo fanno…
La verità non è più di questi luoghi da un pezzo, altrimenti qualcuno avrebbe anche la faccia di darci tante risposte sugli appalti truccati e sui trilioni di euro che scompaiono di anno in anno per fare cose che non si fanno, che non si vedono e i cui effetti altro non sono che tesi e antitesi di teoremi esposti per non essere compresi e fatti per non essere visti. Quando sento parlare di borsa in prima serata al tg mi torna sempre mia nonna in mente che tanti anni fa, davanti allo stesso media (che oggi col digitale terrestre non sarebbe più riuscita a vedere) mi diceva sempre: “Io mica lo capisco quello che dicono. Mi piace sentire le voci che mi fanno compagnia”. Borsa su o borsa giù, la sua preoccupazione sarebbe stata sempre e solo quella di sfornare pizze di Pasqua a sufficienza per tutti i figli e tutti i nipoti, anche quelli degli altri se aveva tempo in più… Mia nonna non capiva di borsa e tante nonne di tanti miei amici ancora oggi non capiscono niente di borsa. Pensiamo che l’andamento della borsa sia una notizia da prima pagina, un quid che occupa i nostri bilanci e le nostre imprese o le nostre cose di tutti i giorni, ma non è vero. Io mi chiedo piuttosto quanti di questi imprenditori (mediamente lontani dall’immagine del Tronchetti Provera noto ai più) davvero capiscano di borsa, a quanti di loro la vita cambi o non cambi con la borsa, quanti di loro passino notti insonni a guardare il soffitto in preda alla visione dell’indice Nasdaq o invece dell’anulare senza fede che una moglie esaurita dalla durezza di una vita stanca gli ha tirato via pochi giorni prima nell’insano equilibrio in cui perdono i valori e vincono i poteri…
Si pubblica perfino l’elenco dei nomi della “gay politìc” pur di non toccare la verità. Pure i blogger ormai difendono la libera rete per poi scrivere notizie da numeri. Tanti lettori=tanti utenti=tanta credibilità. Boh, se lo dite voi… Tanto lo sanno tutti che io scrivo, agisco e penso per conto mio. E’ ciò che mi rende libera, o come dicono in tanti… ciò che mi rende folle.
…Chiunque sia arrivato in fondo a questo post ne faccia liberamente l’uso che crede.

Love is, alla ricerca dell’amor perduto.

Oggi, se all’amore basta un click per iniziare o per finire, anche su internet, ad uno squilibrato basta una foto in tuta da sub con una fiocina in braccio per mettere in giro racconti di fantasia isterica sui templari ancora in vita e fare una strage indisturbato in un qualunque posto tranquillo del mondo: quasi 100 morti (senza pensare alle famiglie disperate) è il conto che si paga… Continua a leggere Love is, alla ricerca dell’amor perduto.