“Molti mi chiedono invormazioni relative a #ChiaraedEnrico. Queste poche righe sono solo un accenno…
Chiara Corbella è una ragazza nata in cielo questa mattina. Continua a leggere Ciao Chiara
…E finalmente, caro Mario, il già non poco tempo trascorso per questo governo tecnico ha sfatato nei fatti le attese di molti: la crisi non è più neanche globale ormai, è interplanetaria. Esasperando (ma neanche troppo) il concetto, direi che ci vuole solo la fantasia di chi non ne comprende appieno le profondissime radici etiche per continuare ad imputare questo disastro sociale e umano (storicamente unico nella memoria della mia generazione) a fattori lontani anni luce dall’essere quelli realmente sostenibili. Il vero problema, a mio parere, non è più nemmeno attuale: se fossimo in un film, il futuro premio Oscar ammiccando leggermente guarderebbe dritto nella cinepresa e direbbe… “siamo rovinati”, punto. E adesso che si fa? Voglio dire: o conosci la bestia che hai intenzione di combattere o non la conosci. Come “si abbatte” il drago Bund-Btp? Questa creatura ormai ultra divina e ultraterrena che governa le intenzioni, le vite, le anime, le paure, il futuro, i giovani, la politica mondiale, le menti e le guerre di un mondo del quale tutti, a vario titolo chi più chi meno, pensavamo di essere padroni? Per “i più bravi” c’è X-Factor, dove il Facchinetti di turno ci insegna a diventare campioni di talento per vivere meglio (ottimamente riconciliati nelle nostre angosce di non riuscire ad essere mai nessuno per tutta la vita); mentre per “i poveri d’arte” che non sanno cantare né ballare (anche qui Santa Maria De Filippi “insegna”) c’è… il terrore del drago Bund! E’ rimasto solo quello, no? Lavoro non ne avrai, famiglia non ne manterrai, casa non ne comprerai, civiltà, educazione e amore non ne conoscerai… che ti resta? Decisamente di fare amicizia col drago Bund? Passeggiamo a piedi nudi su un mondo intero che, nel corso di tutto il ventesimo secolo, ci siamo vantati di saper difendere ognuno con il proprio baluardo (dall’economia alla scienza esplicativa di tutti i perché della Terra) e, con “fare europeista” all’improvviso, ci sentiamo un po’ in difetto nella consapevolezza di essere un pugno di polvere in mano ad una… cancelliera tedesca che, udite udite, si è scoperto: “non fa gli interessi dell’Europa”! Ooooooooh…. Mo si che abbiamo capito! Allora il problema, se non era Berlusconi, è la signora Merkel! Ambè! Ecco…! Certo, ovviamente il drago Bund (nota figura mitologica del 2011, straripata a 7 teste nel 2012), ha preteso un competitor quanto meno europeo, certamente si… Ecco, ecco…
Da un paio d’anni ormai, la mia stima nei confronti del potenziale riflessivo dell’essere umano (compreso il mio) in quanto tale si è radicalmente ridotta, per una serie di motivi che sarebbe riduttivo tentare di riassumere in questo post. Senza dubbio però, ci sono domande che non riesco a smettere di pormi. Crediamo in un universo infinito nel quale siamo scientificamente certi che esista almeno un altro pianeta come la Terra (che cerchiamo da anni senza risultati di alcun tipo e senza alcuna prova certa se non quella di sostenere che non è possibile credere il contrario per motivi “probabilistici e dimensionali”) però non crediamo in un Dio Creatore di un universo infinito nel quale ha posto solo noi “a cercare altri noi stessi” che non troveremo mai (con il grande senso dell’umorismo che gli è proprio e che io ammiro, va sicuramente detto). Nessuna delle due cose sono a dimensione e ad altezza “della nostra vista” o esperienza tattile, però la prima è certa al punto da giustificare fiumi di risorse nella ricerca del pianeta che non c’è (e non voglio dire che non lo si debba fare), mentre la seconda è una necessità degli uomini stolti (quelli che non bastano a se stessi) che, secondo i più, hanno “il bisogno esistenziale” di credere in Dio, di fatto frutto di una loro proiezione, invenzione, aspirazione spirituale o mentale di non so che tipo. Ma secondo questa equazione, chi crede nella Terra 2 la vendetta “che bisogno ha” allora? E’ un “credo invisibile” anche quello, o no? E secondo questo principio il drago Bund-Btp non è altrettanto il mostro mistico di un problema che, pur non toccandolo, non vedendolo e non conoscendolo, tu credi essere oggi il domatore della tua vita, qualunque condizione esistenziale e umana tu stia attraversando?
Globalizzazione, crisi economica, giovani senza lavoro, liberalizzazione dei o del mercato, pensioni, equità… tutti temi che sbrodolano caldissime opinioni (spesso di poco peso e grande banalità) sulle bacheche di Facebook senza centrare mai il punto vero. Non si parla mai, o se ne parla troppo poco, di valori assoluti, che sono la vera causa di tutte le origini di tutte le crisi del mondo e di tutte le guerre che scriviamo anno dopo anno sui libri di storia… Il problema non è che la mamma mette il figlio nella centrifuga della lavatrice, che il crack finanziario ha portato alla crisi, che i giovani non hanno un lavoro, che gli anziani vogliono andare in pensione, che i tassisti e i notai vogliono tenersi la pagnotta tutta per sé (come se un imprenditore, un ristoratore o un negoziante non avessero anche loro fatto ognuno i propri investimenti o non avessero il bisogno di difenderli), che Monti è bravo o non lo è, come chiunque prima di lui, che la scuola non insegna, che il lavoro non paga, che il merito non esiste più dagli anni ’20 (nel caso si possa dire che prima esisteva), che la globalizzazione non è equa o che i camionisti scioperano… A monte di questi eventi (che ormai siamo abituati a fruire solo attraverso la conseguenza, la causa diretta, belli che pronti alla fine della fiera quando ormai ti viene difficile di tornare indietro a capire come ci sei arrivato li) c’è una causa primaria… Quello è il problema. Quello è il vero male. Quello è il morbo da curare. E’ quello che è cancerogeno, non il sintomo. Il sintomo manifesta un disagio e come tale è un dono, perché è espressione (appunto) di qualcosa che non va e che se non vedi non puoi curare. L’evasione stessa, ad esempio, non è il primo livello di sofferenza o di male sociale, ma è l’aggravamento di una polmonite trascurata per anni. Non dovrei insegnare agli uomini a non essere evasori se loro prima non avessero perso il senso dell’onestà (che qualcosa ha contribuito a fargli smarrire) e non fossero diventati evasori; non avrei timore dei frutti marci della globalizzazione se prima di questa “avessi posto” (educando l’umanità) dei valori assoluti comuni a tutti (indiscutibili, inattaccabili, universali); se al capitalismo fine a se stesso (che si chiama avidità) avessi anteposto valori assoluti e universali come la solidarietà, la collaborazione, l’etica o l’umanità, oggi non avrei il problema di dovermi “difendere” dalla delocalizzazione (perché ad esempio non sempre, anzi quasi mai, è umano andare per forza in cerca di ciò che costa meno per soddisfare, nella maggior parte dei casi, la propria avidità, la propria capacità di arricchimento, in cambio di sfruttamento o basso costo della mano d’opera)… Il succo è che finché si continua a credere che la crisi sia frutto dei default, delle bolle, dell’Europa, di Monti o di chi/cosa volete voi, il problema vero non lo risolviamo e il male dilaga perpetuo a nostra “perenne insaputa”. Ci sentiamo tutti dei perfetti geni “perché Twittiamo” (lo fa anche il Papa, pensa un po’, la Chiesa cattolica ha stile su web, molto spesso più di tanti blogger) senza accorgerci che in realtà la nostra presunta genialità ci sta opponendo di essere perennemente dipendenti da qualcosa che ne dimostri la validità, che invece esula dalla nostra capacità di porre un governo vero a posteriori su ciò che ci circonda e su ciò che di fatto domina le nostre vite: lo Stato non è mai come lo vogliamo, le manovre non ci vanno mai bene, le manifestazioni pacifiche sfociano in piccole guerre civili, la famiglie sono intimorite dal futuro, il risparmio non è mai abbastanza, liberalizzare i taxi non serve, riformare la scuola ci rende nervosi… e così via. Spiace deludere i più, ma la colpa non era di Berlusconi, tanto quanto non lo è di Monti, tanto quanto non lo sarà di chi verrà dopo di loro. Il peggior parassita tossico perfino a se stesso è l’essere umano: “fatta la legge trovato l’inganno”. E’ facile dire che i veri problemi sono altri, che bisognerebbe intervenire qui, li o la, ma il fatto vero che resta è un altro: e dopo? Dopo sarà come prima se l’essere umano non ha intenzione di cambiare, ovunque sia l’Europa che non c’è mai stata, e ciò non significa che non si può cercare di immaginare che debba esserci in futuro, o che sia opportuno e utilissimo che ne esista una… Dopo sarà come prima perché dietro a qualunque crack c’è l’omissione di almeno un valore assoluto (tra etica, giustizia sociale, avidità… scegliete uno di questi, vanno bene tutti), guardate lo splendido monologo di Michael Douglas nel film Wall Street; dietro ad ogni lobby c’è brama di insana ricchezza a scapito di una distribuzione più equa e di maggiori opportunità sociali per tutti (tra egoismo, opportunismo, ingiustizia… scegliete, scegliete…), di potere, di posizionamento e riconoscibilità; dietro ad ogni movimento dei forconi c’è un danno alla collettività infinito che ne difende uno e ne condanna dieci; dietro alla nostra fame di lavoro, di occupazione, di ottimismo, di famiglia o di diritti c’è sempre un sistema complesso che rende complicate le cose che lo costituiscono, di per sé semplici, e del quale le stesse cose (esseri umani compresi) fanno sempre parte: c’è la crisi però la Concordia è piena. Chi si lamenta della crisi molto spesso, ironia di sintassi, lo fa mentre è in vacanza… Non voglio essere fraintesa e, per evitare posizioni estremiste attuate da polemisti professionisti, preciso soltanto che non parlo di tutti, ovviamente, ma di molti. Sono gli stessi molti per i quali tutto è si, ma è anche no, tutto è buono ma è pure brutto, tutto va bene ma poi non è così vero. Sono i molti, e penso anche a tanti giovani che incontro ogni giorno, che il lavoro non hanno smesso di cercarlo perché non c’è… non lo hanno proprio mai cercato o lo hanno fatto sperando di non trovarlo. Sono i molti che a 45-50 anni fanno “i single per scelta” (dicono loro) senza rendersi conto di essere cavie da laboratorio di un’esistenza fatta di egoismi, personalismi, protagonismi, individualità, relazioni strumentali (e, guarda un po’, torniamo sull’argomento dei valori assoluti in questo caso contrari all’altruismo, alla solidarietà, alla socialità, alla condivisione, all’umanità, all’amore)… “Nessuno fa niente per niente” è la frase del decennio ormai. E quando sarai vecchio che farai? Quando non sarai più in grado di fare niente per nessuno e magari avrai anche bisogno di qualcuno che ti imbocchi a causa dell’artrosi, come potrai sdebitarti secondo questo “principio” nel quale la relazione è strumentale all’ottenimento di un servigio, di un baratto, di una conseguenza necessaria?
Tutti “si vive” in rete, nel “sentimento gelido” della propria bacheca di Facebook (che se non fosse in tanti casi solo il frutto del proprio isolamento non sarebbe nemmeno male) senza pensare quasi mai al bello e al buono del web che non è “stare tutti insieme appassionatamente piantando carote”, ma è ben altro… e così anche internet diventa strumento di terrore per le famiglie, per i minori, per la pirateria, per la pornografia, per la pedofilia… e anche qui il problema vero non è lo strumento in sé, ma l’approccio allo strumento, l’educazione all’utilizzo dello strumento, la nuova alfabetizzazione che arriva ad un mondo nuovo, tutto da scoprire, da conoscere nel pieno, nelle potenzialità più brillanti e duttili… e invece no. Ci accontentiamo. Anche di questo. Ai più basta avere tanti amici su Facebook, “parlare” di stronzate senza incontrarsi mai o averti su “My Calendar” per farti gli auguri di compleanno anche se non sanno chi sei, anche se non gli interessa, anche se io e te non abbiamo niente da spartire a parte un “Like” sulla foto di un amico (virtuale anche lui) che abbiamo in comune. E torniamo sul punto. Il problema vero non è Facebook (o chi per lui ovviamente), che di per sé è “un dono di questo secolo” per mille motivi, ma l’essere umano. Il problema è l’individuo che, in assenza di valori assoluti (che ha dimenticato e che nessuno gli ricorda mai), il più delle volte ne banalizza il potenziale, ma in molti casi ne esaspera addirittura l’utilizzo rendendo anche quello uno strumento di cui diventare schiavi… satanico direi. Lo è e come: isolarsi al punto da svuotare le pizzerie non perché c’è la crisi, ma perché c’è Facebook… ci troviamo li, davanti a un video, parte dell’invenzione del secolo. Una riga è poca e due sono troppe, ma va bene così. I single per scelta…? Mah… sarà.
E’ certo che aver smarrito una solida piattaforma di valori assoluti comuni a tutti rende difficile qualunque sfera della vita di ognuno di noi, dove ciascuno crede essere prioritario il proprio valore relativo. E’ altrettanto certo che, seppur con altri titoli o usando altre parole, il tema dei valori assoluti sia sempre stato presente nella storia dell’uomo in modo più o meno valido, prima e dopo Cristo. E’ dunque certo, in aggiunta, che la “definizione emotiva reale” dei valori assoluti sia poi stata una conseguenza (ben disposta nel più grande disegno della storia dell’umanità) della cultura cristiana e, in special modo, di quella cattolica. I sacramenti stessi rappresentano e sono di fatto un simbolo esistenziale della strada che l’essere umano percorre nella sua vita, dalla nascita alla morte, comunque la si pensi, e aver smarrito anche le vere radici di un matrimonio cristiano (per cui oggi sposarsi in Chiesa è ormai quasi solo un costume o una tradizione e non è più “scegliere” l’unione in Dio, con Dio e per Dio) induce, anche qui, ad agire sul sintomo e non sulla causa. Dopo 4 anni un matrimonio è in crisi e finisce? Si fa presto: l’amico avvocato, la mamma che ti ospita finché non ti organizzi, i figli che crescono con 4 genitori, quando va bene, che a volte diventano anche 6, gli amici che invece di aiutarti a capire ti dicono che hai fatto bene, tu che torni alla vita di sempre e vai così… tutte conseguenze, tutti sintomi. La causa è a monte e se guardi alla tua vita con distacco, autocritica e umiltà, ti rendi conto di non aver davvero condiviso con lui o con lei i valori assoluti, ma solo quelli relativi: la mia voglia di farti felice (valore assoluto) è inversamente proporzionale al mio bisogno di fare altro (valore relativo) quando voglio io.
Per non perdere il filo del post, dal quale mi sono già distaccata oltremodo, il concetto essenziale è che in questo momento, a mio parere, siamo a caccia di fantasmi. Tutto il resto è un problema, noi no, noi mai. E invece il problema vero (oserei dire in molti casi a nostra stessa insaputa) siamo noi e come. Lo spreco della sanità non è tanto in chi la governa malamente quanto nel singolo individuo che in modo disonesto ne gestisce la filiera (penso ai farmacisti con le fustelle dei farmaci di ieri sera alle Iene ma anche ai dipendenti pubblici che timbrano i cartellini al posto di 3 colleghi a spasso nel parco…). Se non cambia la valvola interna che connette il cervello e il cuore ai valori assoluti e non si torna a riscoprire i temi della decrescita, della solidarietà, dell’amore, della condivisione, dell’onestà, dell’etica e via dicendo… di Monti ne verranno più o meno rocciosi ma sempre “un Paese di mentecatti” resteremo. Qual è “la soluzione”? Educare i singoli individui sin dalla nascita ad una maggior cultura della fratellanza, dell’onestà, del rispetto per il prossimo, del rispetto per la vita, della condivisione, della libertà operosa, della tolleranza, della generosità, dell’altruismo… Come ho letto ieri sullo status di Skype di un mio caro amico: “la verità è che la verità è banale”. E’ sempre l’essere umano a complicare le cose più del dovuto e a rincorrere la ricerca perpetua di ciò che è fuori di lui, anziché di ciò che gli appartiene.
Se non vedete riflesso il mio pensiero su voi stessi e pensate di essere estranei a tutto questo, prendetela come una umilissima introspezione ad alta voce fatta su tanti diversi momenti della mia vita e su di me… però chiedetevi anche perché, se ancora mi state leggendo, siete arrivati in fondo a questo post…
Il problema vero di questo Paese, soprattutto tra “i più giovani” (se fino a 40 anni si possono ancora chiamare tali, come in Italia pare che sia), è che predicano bene e, nella maggior parte dei casi, razzolano male. Chiedono equità e diffondono ingiustizia; cercano riconoscimento e meritocrazia e poi stringono alleanze dinastiche e clientelari; espongono le bandiere della pace e poi tirano sassi ai blindati dei carabinieri; sventolano stizziti le gigantesche beffe di zio Silvio e poi rubacchiano e menticchiano all’occorrenza; se la prendono con Valentino Rossi che evade e poi però non fanno lo scontrino se hanno un bar o non chiedono la fattura al dentista per risparmiare… A dire il vero, mentre mi vengono in mente tanti esempi come questi, mi rendo conto che la mancanza di valori certi nella vita è un male senza età, senza nazionalità, senza estrazione culturale, senza sesso… E’ un male, punto. Continua a leggere Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Amen.
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| Silvio Berlusconi |
E così, caro Mario, il semplice quadro che ti vedrà intento ad operare un delicatissimo intervento cardiaco a cuore battente, la cui cornice non sarà di certo il parlamento e i suoi burattinai, bensì quel lumicino su cui si fondano le riserve di speranza umana, civile e sociale, di ogni italiano che abbia nella mente e nel cuore di veder risorgere questo Paese da un delirio di sbriciolati scollamenti a tutti i livelli, fissa oggi il proprio chiodo su una parete di polistirolo; è un muro sul quale ognuno scrive la sua, pensa quello che non dice e fa quello che serve a non sembrar meno di nessuno in un periodo storico in cui è facile primeggiare tra chi non conosce i congiuntivi e chi non declina la propria vita in dieci righe di Cv perché reduce dal cilindro di tanti… maghi di partito. Ebbene si, ora tocca a te (allo stesso Mario Monti, segnalato all’Europa nel 1994 dal neo dimissionario Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), soddisfare l’aspettativa di chi sbandierava telefoni e fischi fuori dai portoni del Quirinale fino a poco fa.
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| Renzo Bossi, figlio di Umberto |
Difficoltà: Facile. Questa, se la vogliamo fare, si chiama: SOSTEGNO ALLE IMPRESE (e neanche tanto..) apartitico e apolitco per il bene di tutti; se invece, anche qui, vogliamo far finta che l’1%, prima o dopo in più o in meno, sia la magica elemosina che ci mette al riparo dal debito pubblico ok… Ciò vuol dire che anche in questo caso, così facendo, stiamo curando l’effetto e non la causa.
Se il mio lettore adesso fosse Luigi Angeletti, con il cuore in mano e tanta sincera curiosità, vorrei chiedergli come mai ha scelto di fare il sindacalista per tutta la vita senza mai provare a pensare e a fare il contrario. Gli chiederei anche di darmi una definizione secondo lui consona nel 2011 con il termine “lavoratore” che più usa nelle sue orazioni e anche di spiegarmi se lo sono anche io come imprenditrice oppure no. Sinceramente non afferro la categoria che vuole rappresentare…
Se mi leggesse un precario, o un giovane (che abbia meno di 60 anni compiuti), sarei felice di dargli gratis 10 idee (che sicuramente non gli andrebbero bene) per provare a cambiare la sua vita (con lo stesso spirito con cui forse in parte Biagi pensò e concepì il vero “contratto a progetto” che nessuno ricorda mai per quello che deve essere), almeno provarci prima di dire che non si può, prima di pensare che qualcun altro sempre, ovunque e comunque debba farsi carico di lui in un modo o nell’altro: sapete qual è la novità? Che siamo tutti (esistenzialmente) precari a questo mondo. Tutti, nessuno escluso. L’essere umano nasce precario e vive precario. La vera sfida è sapersi costruire una strada provvisoria a botte di umiltà, di ascolto reale e di voglia di imparare, non cercare di incamminarsi continuamente su quelle degli altri, tantomeno fare della ricchezza altrui il proprio “baluardo del vittimista”. Inutile ricordare tra i tanti l’esempio più recente di Fukushima: è illuminante quanto una disgrazia vera ci renda tutti uguali davanti alla vita.uanto al governo (qualunque fosse, sia o sarà) a me verrebbe in mente un solo manifesto (di difficoltà facile ovviamente): produrre ricchezza sociale a misura d’uomo per tutti, ripartendo dalle piccole cose di tutti i giorni a dal contatto con la gente. Saremmo tutti molto più onesti, molto più civili e molto più sereni. Se un Paese sta bene nessun governo ha bisogno di “andare in cerca di voti”; il concetto è che se tu mi aiuti onestamente, con il ruolo per il quale nobilmente ti sei proposto a farlo, a vivere meglio io ti voglio bene a prescindere e il mio “volerti bene” lo traduco volentieri in un voto per te. Non me lo devi chiedere. Ma se tu sfuggi ai miei bisogni, alle mie domande, alle mie difficoltà, quanto ai miei doveri, alle mie risposte, ai miei aiuti, alle mie gioie produttive e a quello che io (impresa, cittadino, giovane, anziano o chi che sia) posso darti o posso fare per te, in un sistema il cui equilibrio accomuna tutti, non puoi che annegare nella piscina di fango che sta trascinando tutti noi nella melma di una Italia che Falcone e Borsellino porterebbero in palmo di mano come un pulcino ferito… A volte, proprio perchè mi ricordo quel telegiornale come fosse ieri, mi domando dove abbia mai trovato il coraggio, in un momento storico come quello, un Antonio Di Pietro qualunque di spogliarsi di magistratura e vestirsi di politica… con l’aggravante di essere ancora oggi dopo tanti anni analfabeta, vanificando i sogni e le aspettative di tanta gente impietrita davanti a quella scena.
La prima: come mai se c’è la crisi immobiliare Roma (ma non solo Roma) è piena di gru? Case popolari? Magari! Come mai se dove vivo io ci sono case e ville sfitte e invendute da 6-7 anni, continuano a costruire case di tutti i tipi ogni mese? Perchè? Perchè se le aziende sono in crisi e si chiudono botteghe, all’Eur si affittano uffici (anche li sfitti da almeno 3-4 anni) con pezzature minime di 1000 metri a prezzi da mirabilandia? Chi ha interesse a tenere ferme intere fette di mercato? Perchè? E soprattutto perchè si continua a spingere la gente ad immobilizzare i propri risparmi su case, locali o immobili che non rendono senza mai spiegargli che oggi ci sono tanti modi per investire le proprie risorse, anche poche o pochissime, anche per sè e su di sè? Detto da una che sta avviando una nuova impresa global nella mansarda di casa sua con investimenti minimal mai registrati nella storia del risparmio da record… A dirla tutta, il problema è che molto spesso le persone non ascoltano, la gente non sa e non vuole nemmeno sapere. Purtroppo mi rendo conto sempre di più che l’Italia è questa, quella del Gigi Proietti de: “Ma lassa fa, ma chi too faffà… ma che temporta…”.La terza: come, in tempi di crisi, stanno in piedi negozi come White Gallery dove non entra una persona in un giorno che sia una e dove un paio di pantaloni continuano a costare 2.500 euro da 2 anni? E se nessuno ci entra come fanno ad arrivare camion di vestiti, borse, scarpe, ecc. tutte le settimane? Dove li vendono? Come li danno via? A chi li danno? Considerando che parliamo di una struttura che occupa un mezzo palazzo che a occhio e croce varrà… boh… tra i 50 e i 60 mila euro solo di affitto (al mese)… e di commessi che scappano da tutte le parti quando entri e provi a chiedere 2 informazioni… quale funzione reale ha un posto del genere? Ecco, di fronte a queste perplessità per me di grande sbigottimento mi vengono sempre in mente solo 2 posizioni da tenere: a) mi turo il naso, non vedo, non so, non chiedo; b) mi interrogo e rendo il mondo partecipe delle mie riflessioni perchè le risposte di noi tutti sono sommerse in un… cassetto di questo negozio magari nascoste da sciarpe di lana… Tutti vogliamo delle risposte, ma in pochi cerchiamo davvero di ottenerle (che non è proprio uguale a lamentarsi e basta come viene più facile a tutti noi), solo che quando qualcuno tira la corda poi …”Eh, va beh, ma dai, ma che te ne importa! Ma pensa per te tanto è tutta ‘na schifezza!”.
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