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Se la vita si complica, w l’Italia e chi se ne frega!

Della questione del voto elettronico se ne parla da tanto quanto di quella delle macchine a idrogeno. La cosa che più fa sorridere è che Facebook ne faccia uso (secondo me a ragione) ormai per ogni cosa e che per ogni cosa interpelli il globo a costo zero e “a spese” (per l’utente) di un Like fatto da casa o dall’ufficio… Qui si tirano giù le montagne e si prosciugano i mari per farci credere che non si possa fare diversamente, ma non è vero, e purtroppo nessuno (volutamente) lo spiega a chi da solo non lo sa, non lo impara, non lo scopre o non ne viene a conoscenza in qualche altro modo. In tempo di elezioni, la gara a chi spende meno in campagna elettorale è diventata a sua volta La Campagna Elettorale da fare. Il confronto non avviene con chi, come Facebook, non spende proprio per l’attività del voto di per sé, ma sempre con chi spende troppo. Siamo sempre lì. Io spendo meno? Può essere, ma rispetto a chi, per fare cosa e per farlo come è materia di …Shrek. Continua a leggere Se la vita si complica, w l’Italia e chi se ne frega!

Il Vangelo secondo… a Matteo (Renzi)

Nel pieno della grande corsa vero le primarie, Matteo Renzi guadagna quasi naturalmente punti, attenzioni mediatiche e sincero interesse collettivo. Quasi 188 mila iscritti alla Facebook fan page che, come ben sappiamo, è oggi un indice di valutazione spesso più consistente e più attendibile perfino dei tradizionali sondaggi e 44 mila persone circa che ne parlano via web. Bene. Continua a leggere Il Vangelo secondo… a Matteo (Renzi)

Il buon senso in questo tempo? E’ una questione di cultura.

di Giorgia Petrini

Non so se è chiaro soltanto a me, ma credo che, nella condizione attuale in cui siamo, sia in atto un tentativo di ancoraggio perpetuo, risolutivo e unico nella storia della seconda Repubblica, ai corridoi del potere che mi pare di non aver mai visto prima, neanche nelle mie esperienze più lontane. Continua a leggere Il buon senso in questo tempo? E’ una questione di cultura.

Le cricche all’italiana

Se il problema di questo Paese fossero le persone e davvero bastasse cambiarle una volta ogni tanto per farlo funzionare, anche oggi non saremmo dove siamo: per ogni nuovo Matteo Renzi di turno c’è un nuovo Franco Fiorito in cella. Per ogni bravo ragazzo percepito tale c’è un Caronte che è affogato, ma il vero problema, a mio parere, è legato ad una questione che ha poco a che vedere con il bello e il cattivo tempo, con la brava e la cattiva gente, con la destra o la sinistra. Le persone, in realtà, sono solo parte del problema che è in misura e in qualità notevolmente superiore e ben più radicato rispetto alle stesse persone (secondarie e ogni volta diverse) che del problema originario altro non sono che una irrisoria manifestazione di sistema. Continua a leggere Le cricche all’italiana

Prima la verità, poi il resto

Sorpresa dalla risonanza e dal successo dell’evento di ieri (con circa 2000 persone che hanno riempito il MAXXI sia dentro che fuori), al quale sono intervenuta non troppo consapevole della reale storia e provenienza di Innovazione Solidale che ho potuto approfondire e conoscere di persona solo ieri, provo a completare i temi e gli spunti espressi lì in modo sintetico, accogliendo (con altrettanta sorpresa) molte sollecitazioni ricevute da parte vostra e di alcuni presenti in questo senso proprio tra ieri e oggi. Continua a leggere Prima la verità, poi il resto

Al punto di partenza

C’è la crisi. Il lavoro manca e i giovani vanno via. Vanno via perché qui nessuno li aiuta, li capisce, li valorizza… C’è la crisi. Le aziende chiudono perché non ce la fanno. Le cose vanno male. La lavatrice non vende più come una volta… C’è la crisi. Gli anziani non arrivano a fine mese e spesso devono mantenere anche i figli grandi che non trovano un lavoro perché …sai… c’è la crisi. Continua a leggere Al punto di partenza

Fermi sul posto è facile

Mamma mia… che fatica! Non so di quanto tempo avrei bisogno per scrivere di tutte le cose che ogni giorno mi fanno girare le bbballe in un Paese che trasuda narcisi ipocriti e frustrati d’ogni tipo, in ogni habitat. Quarantenni single – ambo i sessi – senza figli e con appena una carota nel frigo a dettare regole e valori sulla famiglia che, a detta loro, non hanno perché non se la possono permettere. Tutti sapientini, tutti innovatori, tutti politici, tutti creativi, tutti talenti, tutti giuristi, tutti filosofi… Sociologi del comportamento alla luce del giorno e deturpatori di umana dignità nel cuore della notte. Che mondo storto! Sanno tutto e non fanno niente, sanno niente e fanno tutto. Continua a leggere Fermi sul posto è facile

La verità è che la verità è banale.

…E finalmente, caro Mario, il già non poco tempo trascorso per questo governo tecnico ha sfatato nei fatti le attese di molti: la crisi non è più neanche globale ormai, è interplanetaria. Esasperando (ma neanche troppo) il concetto, direi che ci vuole solo la fantasia di chi non ne comprende appieno le profondissime radici etiche per continuare ad imputare questo disastro sociale e umano (storicamente unico nella memoria della mia generazione) a fattori lontani anni luce dall’essere quelli realmente sostenibili. Il vero problema, a mio parere, non è più nemmeno attuale: se fossimo in un film, il futuro premio Oscar ammiccando leggermente guarderebbe dritto nella cinepresa e direbbe… “siamo rovinati”, punto. E adesso che si fa? Voglio dire: o conosci la bestia che hai intenzione di combattere o non la conosci. Come “si abbatte” il drago Bund-Btp? Questa creatura ormai ultra divina e ultraterrena che governa le intenzioni, le vite, le anime, le paure, il futuro, i giovani, la politica mondiale, le menti e le guerre di un mondo del quale tutti, a vario titolo chi più chi meno, pensavamo di essere padroni? Per “i più bravi” c’è X-Factor, dove il Facchinetti di turno ci insegna a diventare campioni di talento per vivere meglio (ottimamente riconciliati nelle nostre angosce di non riuscire ad essere mai nessuno per tutta la vita); mentre per “i poveri d’arte” che non sanno cantare né ballare (anche qui Santa Maria De Filippi “insegna”) c’è… il terrore del drago Bund! E’ rimasto solo quello, no? Lavoro non ne avrai, famiglia non ne manterrai, casa non ne comprerai, civiltà, educazione e amore non ne conoscerai… che ti resta? Decisamente di fare amicizia col drago Bund? Passeggiamo a piedi nudi su un mondo intero che, nel corso di tutto il ventesimo secolo, ci siamo vantati di saper difendere ognuno con il proprio baluardo (dall’economia alla scienza esplicativa di tutti i perché della Terra) e, con “fare europeista” all’improvviso, ci sentiamo un po’ in difetto nella consapevolezza di essere un pugno di polvere in mano ad una… cancelliera tedesca che, udite udite, si è scoperto: “non fa gli interessi dell’Europa”! Ooooooooh…. Mo si che abbiamo capito! Allora il problema, se non era Berlusconi, è la signora Merkel! Ambè! Ecco…! Certo, ovviamente il drago Bund (nota figura mitologica del 2011, straripata a 7 teste nel 2012), ha preteso un competitor quanto meno europeo, certamente si… Ecco, ecco…

Da un paio d’anni ormai, la mia stima nei confronti del potenziale riflessivo dell’essere umano (compreso il mio) in quanto tale si è radicalmente ridotta, per una serie di motivi che sarebbe riduttivo tentare di riassumere in questo post. Senza dubbio però, ci sono domande che non riesco a smettere di pormi. Crediamo in un universo infinito nel quale siamo scientificamente certi che esista almeno un altro pianeta come la Terra (che cerchiamo da anni senza risultati di alcun tipo e senza alcuna prova certa se non quella di sostenere che non è possibile credere il contrario per motivi “probabilistici e dimensionali”) però non crediamo in un Dio Creatore di un universo infinito nel quale ha posto solo noi “a cercare altri noi stessi” che non troveremo mai (con il grande senso dell’umorismo che gli è proprio e che io ammiro, va sicuramente detto). Nessuna delle due cose sono a dimensione e ad altezza “della nostra vista” o esperienza tattile, però la prima è certa al punto da giustificare fiumi di risorse nella ricerca del pianeta che non c’è (e non voglio dire che non lo si debba fare), mentre la seconda è una necessità degli uomini stolti (quelli che non bastano a se stessi) che, secondo i più, hanno “il bisogno esistenziale” di credere in Dio, di fatto frutto di una loro proiezione, invenzione, aspirazione spirituale o mentale di non so che tipo. Ma secondo questa equazione, chi crede nella Terra 2 la vendetta “che bisogno ha” allora? E’ un “credo invisibile” anche quello, o no? E secondo questo principio il drago Bund-Btp non è altrettanto il mostro mistico di un problema che, pur non toccandolo, non vedendolo e non conoscendolo, tu credi essere oggi il domatore della tua vita, qualunque condizione esistenziale e umana tu stia attraversando?

Globalizzazione, crisi economica, giovani senza lavoro, liberalizzazione dei o del mercato, pensioni, equità… tutti temi che sbrodolano caldissime opinioni (spesso di poco peso e grande banalità) sulle bacheche di Facebook senza centrare mai il punto vero. Non si parla mai, o se ne parla troppo poco, di valori assoluti, che sono la vera causa di tutte le origini di tutte le crisi del mondo e di tutte le guerre che scriviamo anno dopo anno sui libri di storia… Il problema non è che la mamma mette il figlio nella centrifuga della lavatrice, che il crack finanziario ha portato alla crisi, che i giovani non hanno un lavoro, che gli anziani vogliono andare in pensione, che i tassisti e i notai vogliono tenersi la pagnotta tutta per sé (come se un imprenditore, un ristoratore o un negoziante non avessero anche loro fatto ognuno i propri investimenti o non avessero il bisogno di difenderli), che Monti è bravo o non lo è, come chiunque prima di lui, che la scuola non insegna, che il lavoro non paga, che il merito non esiste più dagli anni ’20 (nel caso si possa dire che prima esisteva), che la globalizzazione non è equa o che i camionisti scioperano… A monte di questi eventi (che ormai siamo abituati a fruire solo attraverso la conseguenza, la causa diretta, belli che pronti alla fine della fiera quando ormai ti viene difficile di tornare indietro a capire come ci sei arrivato li) c’è una causa primaria… Quello è il problema. Quello è il vero male. Quello è il morbo da curare. E’ quello che è cancerogeno, non il sintomo. Il sintomo manifesta un disagio e come tale è un dono, perché è espressione (appunto) di qualcosa che non va e che se non vedi non puoi curare. L’evasione stessa, ad esempio, non è il primo livello di sofferenza o di male sociale, ma è l’aggravamento di una polmonite trascurata per anni. Non dovrei insegnare agli uomini a non essere evasori se loro prima non avessero perso il senso dell’onestà (che qualcosa ha contribuito a fargli smarrire) e non fossero diventati evasori; non avrei timore dei frutti marci della globalizzazione se prima di questa “avessi posto” (educando l’umanità) dei valori assoluti comuni a tutti (indiscutibili, inattaccabili, universali); se al capitalismo fine a se stesso (che si chiama avidità) avessi anteposto valori assoluti e universali come la solidarietà, la collaborazione, l’etica o l’umanità, oggi non avrei il problema di dovermi “difendere” dalla delocalizzazione (perché ad esempio non sempre, anzi quasi mai, è umano andare per forza in cerca di ciò che costa meno per soddisfare, nella maggior parte dei casi, la propria avidità, la propria capacità di arricchimento, in cambio di sfruttamento o basso costo della mano d’opera)… Il succo è che finché si continua a credere che la crisi sia frutto dei default, delle bolle, dell’Europa, di Monti o di chi/cosa volete voi, il problema vero non lo risolviamo e il male dilaga perpetuo a nostra “perenne insaputa”. Ci sentiamo tutti dei perfetti geni “perché Twittiamo” (lo fa anche il Papa, pensa un po’, la Chiesa cattolica ha stile su web, molto spesso più di tanti blogger) senza accorgerci che in realtà la nostra presunta genialità ci sta opponendo di essere perennemente dipendenti da qualcosa che ne dimostri la validità, che invece esula dalla nostra capacità di porre un governo vero a posteriori su ciò che ci circonda e su ciò che di fatto domina le nostre vite: lo Stato non è mai come lo vogliamo, le manovre non ci vanno mai bene, le manifestazioni pacifiche sfociano in piccole guerre civili, la famiglie sono intimorite dal futuro, il risparmio non è mai abbastanza, liberalizzare i taxi non serve, riformare la scuola ci rende nervosi… e così via. Spiace deludere i più, ma la colpa non era di Berlusconi, tanto quanto non lo è di Monti, tanto quanto non lo sarà di chi verrà dopo di loro. Il peggior parassita tossico perfino a se stesso è l’essere umano: “fatta la legge trovato l’inganno”. E’ facile dire che i veri problemi sono altri, che bisognerebbe intervenire qui, li o la, ma il fatto vero che resta è un altro: e dopo? Dopo sarà come prima se l’essere umano non ha intenzione di cambiare, ovunque sia l’Europa che non c’è mai stata, e ciò non significa che non si può cercare di immaginare che debba esserci in futuro, o che sia opportuno e utilissimo che ne esista una… Dopo sarà come prima perché dietro a qualunque crack c’è l’omissione di almeno un valore assoluto (tra etica, giustizia sociale, avidità… scegliete uno di questi, vanno bene tutti), guardate lo splendido monologo di Michael Douglas nel film Wall Street; dietro ad ogni lobby c’è brama di insana ricchezza a scapito di una distribuzione più equa e di maggiori opportunità sociali per tutti (tra egoismo, opportunismo, ingiustizia… scegliete, scegliete…), di potere, di posizionamento e riconoscibilità; dietro ad ogni movimento dei forconi c’è un danno alla collettività infinito che ne difende uno e ne condanna dieci; dietro alla nostra fame di lavoro, di occupazione, di ottimismo, di famiglia o di diritti c’è sempre un sistema complesso che rende complicate le cose che lo costituiscono, di per sé semplici, e del quale le stesse cose (esseri umani compresi) fanno sempre parte: c’è la crisi però la Concordia è piena. Chi si lamenta della crisi molto spesso, ironia di sintassi, lo fa mentre è in vacanza… Non voglio essere fraintesa e, per evitare posizioni estremiste attuate da polemisti professionisti, preciso soltanto che non parlo di tutti, ovviamente, ma di molti. Sono gli stessi molti per i quali tutto è si, ma è anche no, tutto è buono ma è pure brutto, tutto va bene ma poi non è così vero. Sono i molti, e penso anche a tanti giovani che incontro ogni giorno, che il lavoro non hanno smesso di cercarlo perché non c’è… non lo hanno proprio mai cercato o lo hanno fatto sperando di non trovarlo. Sono i molti che a 45-50 anni fanno “i single per scelta” (dicono loro) senza rendersi conto di essere cavie da laboratorio di un’esistenza fatta di egoismi, personalismi, protagonismi, individualità, relazioni strumentali (e, guarda un po’, torniamo sull’argomento dei valori assoluti in questo caso contrari all’altruismo, alla solidarietà, alla socialità, alla condivisione, all’umanità, all’amore)… “Nessuno fa niente per niente” è la frase del decennio ormai. E quando sarai vecchio che farai? Quando non sarai più in grado di fare niente per nessuno e magari avrai anche bisogno di qualcuno che ti imbocchi a causa dell’artrosi, come potrai sdebitarti secondo questo “principio” nel quale la relazione è strumentale all’ottenimento di un servigio, di un baratto, di una conseguenza necessaria?

Tutti “si vive” in rete, nel “sentimento gelido” della propria bacheca di Facebook (che se non fosse in tanti casi solo il frutto del proprio isolamento non sarebbe nemmeno male) senza pensare quasi mai al bello e al buono del web che non è “stare tutti insieme appassionatamente piantando carote”, ma è ben altro… e così anche internet diventa strumento di terrore per le famiglie, per i minori, per la pirateria, per la pornografia, per la pedofilia… e anche qui il problema vero non è lo strumento in sé, ma l’approccio allo strumento, l’educazione all’utilizzo dello strumento, la nuova alfabetizzazione che arriva ad un mondo nuovo, tutto da scoprire, da conoscere nel pieno, nelle potenzialità più brillanti e duttili… e invece no. Ci accontentiamo. Anche di questo. Ai più basta avere tanti amici su Facebook, “parlare” di stronzate senza incontrarsi mai o averti su “My Calendar” per farti gli auguri di compleanno anche se non sanno chi sei, anche se non gli interessa, anche se io e te non abbiamo niente da spartire a parte un “Like” sulla foto di un amico (virtuale anche lui) che abbiamo in comune. E torniamo sul punto. Il problema vero non è Facebook (o chi per lui ovviamente), che di per sé è “un dono di questo secolo” per mille motivi, ma l’essere umano. Il problema è l’individuo che, in assenza di valori assoluti (che ha dimenticato e che nessuno gli ricorda mai), il più delle volte ne banalizza il potenziale, ma in molti casi ne esaspera addirittura l’utilizzo rendendo anche quello uno strumento di cui diventare schiavi… satanico direi. Lo è e come: isolarsi al punto da svuotare le pizzerie non perché c’è la crisi, ma perché c’è Facebook… ci troviamo li, davanti a un video, parte dell’invenzione del secolo. Una riga è poca e due sono troppe, ma va bene così. I single per scelta…? Mah… sarà.

E’ certo che aver smarrito una solida piattaforma di valori assoluti comuni a tutti rende difficile qualunque sfera della vita di ognuno di noi, dove ciascuno crede essere prioritario il proprio valore relativo. E’ altrettanto certo che, seppur con altri titoli o usando altre parole, il tema dei valori assoluti sia sempre stato presente nella storia dell’uomo in modo più o meno valido, prima e dopo Cristo. E’ dunque certo, in aggiunta, che la “definizione emotiva reale” dei valori assoluti sia poi stata una conseguenza (ben disposta nel più grande disegno della storia dell’umanità) della cultura cristiana e, in special modo, di quella cattolica. I sacramenti stessi rappresentano e sono di fatto un simbolo esistenziale della strada che l’essere umano percorre nella sua vita, dalla nascita alla morte, comunque la si pensi, e aver smarrito anche le vere radici di un matrimonio cristiano (per cui oggi sposarsi in Chiesa è ormai quasi solo un costume o una tradizione e non è più “scegliere” l’unione in Dio, con Dio e per Dio) induce, anche qui, ad agire sul sintomo e non sulla causa. Dopo 4 anni un matrimonio è in crisi e finisce? Si fa presto: l’amico avvocato, la mamma che ti ospita finché non ti organizzi, i figli che crescono con 4 genitori, quando va bene, che a volte diventano anche 6, gli amici che invece di aiutarti a capire ti dicono che hai fatto bene, tu che torni alla vita di sempre e vai così… tutte conseguenze, tutti sintomi. La causa è a monte e se guardi alla tua vita con distacco, autocritica e umiltà, ti rendi conto di non aver davvero condiviso con lui o con lei i valori assoluti, ma solo quelli relativi: la mia voglia di farti felice (valore assoluto) è inversamente proporzionale al mio bisogno di fare altro (valore relativo) quando voglio io.

Per non perdere il filo del post, dal quale mi sono già distaccata oltremodo, il concetto essenziale è che in questo momento, a mio parere, siamo a caccia di fantasmi. Tutto il resto è un problema, noi no, noi mai. E invece il problema vero (oserei dire in molti casi a nostra stessa insaputa) siamo noi e come. Lo spreco della sanità non è tanto in chi la governa malamente quanto nel singolo individuo che in modo disonesto ne gestisce la filiera (penso ai farmacisti con le fustelle dei farmaci di ieri sera alle Iene ma anche ai dipendenti pubblici che timbrano i cartellini al posto di 3 colleghi a spasso nel parco…). Se non cambia la valvola interna  che connette il cervello e il cuore ai valori assoluti e non si torna a riscoprire i temi della decrescita, della solidarietà, dell’amore, della condivisione, dell’onestà, dell’etica e via dicendo… di Monti ne verranno più o meno rocciosi ma sempre “un Paese di mentecatti” resteremo. Qual è “la soluzione”? Educare i singoli individui sin dalla nascita ad una maggior cultura della fratellanza, dell’onestà, del rispetto per il prossimo, del rispetto per la vita, della condivisione, della libertà operosa, della tolleranza, della generosità, dell’altruismo… Come ho letto ieri sullo status di Skype di un mio caro amico: “la verità è che la verità è banale”. E’ sempre l’essere umano a complicare le cose più del dovuto e a rincorrere la ricerca perpetua di ciò che è fuori di lui, anziché di ciò che gli appartiene.

Se non vedete riflesso il mio pensiero su voi stessi e pensate di essere estranei a tutto questo, prendetela come una umilissima introspezione ad alta voce fatta su tanti diversi momenti della mia vita e su di me… però chiedetevi anche perché, se ancora mi state leggendo, siete arrivati in fondo a questo post…

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Amen.

Il problema vero di questo Paese, soprattutto tra “i più giovani” (se fino a 40 anni si possono ancora chiamare tali, come in Italia pare che sia), è che predicano bene e, nella maggior parte dei casi, razzolano male. Chiedono equità e diffondono ingiustizia; cercano riconoscimento e meritocrazia e poi stringono alleanze dinastiche e clientelari; espongono le bandiere della pace e poi tirano sassi ai blindati dei carabinieri; sventolano stizziti le gigantesche beffe di zio Silvio e poi rubacchiano e menticchiano all’occorrenza; se la prendono con Valentino Rossi che evade e poi però non fanno lo scontrino se hanno un bar o non chiedono la fattura al dentista per risparmiare… A dire il vero, mentre mi vengono in mente tanti esempi come questi, mi rendo conto che la mancanza di valori certi nella vita è un male senza età, senza nazionalità, senza estrazione culturale, senza sesso… E’ un male, punto. Continua a leggere Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Amen.

Caro Mario, portati l’ombrello…

Caro Mario, nell’arduo compito che attende col forcone di vederti protagonista tra un respiro di sollievo e l’altro, fuori dalle tante pagliacciate che da almeno 3 anni ormai dominano le nostre (tutte in ogni dove) classi dirigenti, ti prego di non avere scrupolo alcuno nel domandarti se sia o meno il caso di pensare anche, ogni tanto e giusto il tempo che occorre, al “bene comune” e al futuro di ciò che nelle mani e nelle vite dei nostri giovani rimarrà. So che la questione può sembrare fuori moda coi tempi che corrono e che la gestione della cosa pubblica nei suoi affarismi prioritari è il primo storico dramma di questa nazione, ma forse investire (anche) su una diffusa riconquista e affermazione del “bene comune” aiuterebbe a riconciliare in parte gli animi, gli umori, le virtù e la fiducia di un popolo che oggi non ha di meglio che concentrarsi sulla superstiziosa leggenda del 11-11-11, tanto è il disgusto e la preoccupazione di tutto ciò che ne circonda la sua migliore natura umana di nobile essere vivente. Lungi da me confondere la democrazia col populismo, ma oggi nel bene o nel male si volta pagina. Silvio Berlusconi, come una profezia anti demone, da oggi è storia dei nostri tempi e, se mai avrà una seconda occasione, “la cosa importante” nel comun pensare è che sia finita un’era, quasi come la caduta di un indomato e indomabile dittatore d’altri tempi.

Silvio Berlusconi

E così, caro Mario, il semplice quadro che ti vedrà intento ad operare un delicatissimo intervento cardiaco a cuore battente, la cui cornice non sarà di certo il parlamento e i suoi burattinai, bensì quel lumicino su cui si fondano le riserve di speranza umana, civile e sociale, di ogni italiano che abbia nella mente e nel cuore di veder risorgere questo Paese da un delirio di sbriciolati scollamenti a tutti i livelli, fissa oggi il proprio chiodo su una parete di polistirolo; è un muro sul quale ognuno scrive la sua, pensa quello che non dice e fa quello che serve a non sembrar meno di nessuno in un periodo storico in cui è facile primeggiare tra chi non conosce i congiuntivi e chi non declina la propria vita in dieci righe di Cv perché reduce dal cilindro di tanti… maghi di partito. Ebbene si, ora tocca a te (allo stesso Mario Monti, segnalato all’Europa nel 1994 dal neo dimissionario Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), soddisfare l’aspettativa di chi sbandierava telefoni e fischi fuori dai portoni del Quirinale fino a poco fa.

Certo è che se, da un lato, “il caloroso benvenuto ti rende grazie per la tua presenza”, dall’altro (converrai) è sconsolante, per non dire vergognoso che si sia avuta la necessità di “richiamare la maestra in classe” per evitare che studenti maggiorenni “da qualche giorno”, incapaci di garantire perfino a se stessi una autogestione dignitosa, continuassero a tirarsi addosso la carta della merenda. Fine della ricreazione! Abbiamo perso tutti. Non ci sono né vincitori né vinti per come la vedo io.
La crisi è globale come lo sono le opportunità, lo debbono essere le scelte strategiche come quelle politiche e i rimedi che si sceglie di attuare nel momento in cui si è consapevoli che nessuno potrà mai invertire la rotta del tempo o il corso degli eventi nel modo in cui accadono. La storia si scrive dopo, non prima. Le cose accadono e gli eventi spesso hanno sovrastato l’intera umanità suo malgrado. Ciò che avviene prima serve a porre requisiti o a istituire inevitabili condizioni di partenza; il presente può segnare un orizzonte attorno al quale ipotizzare scenari, rotte da seguire o tempeste da evitare, ma in sintesi è immutabile  nella sua immediatezza già per il solo fatto di essere una realtà e non una ipotesi. Se partiamo da questo siamo a metà dell’opera perché oggi non ci sono mari o Monti che abbiano una cura miracolosa a quei mali d’Italia inculcati nelle radici della storia di un Paese da sempre complicato e mai contento:
Renzo Bossi, figlio di Umberto
1) non abbiamo una classe dirigente futuribile a tutti i livelli (dalle associazioni di rappresentanza, al governo, dalle aziende alle parti sociali); quelli bravi, per lo più salvo rarissimi casi, sono fuori dai sistemi, non dentro, per diversi motivi: a) rappresentano una minaccia dei “non sembrar meno di nessuno” di cui sopra; b) sono profondamente disinteressati e demotivati da un clima che tronca il merito e il talento imbracciando moto seghe a doppia lama per “premiare” un Renzo Bossi AKA il Trota, un Tonino junior o un qualunque figlio di La Russa (che non vanno necessariamente esclusi a priori, ove in grado di risultare preziose risorse umane per il futuro politico di questo Paese, ma hanno sicuramente il dovere di essere trattati al pari di chiunque altro); c) sono impegnati a tirare avanti l’Italia che produce per garantire un presente dignitoso alla propria vita, e molto spesso a quella altrui, oppure intenti a donare all’estero le proprie preziose competenze in un mondo globale che “ce le restituirà” (forse) tra una decina d’anni a caro prezzo;
2) abbiamo smarrito i valori e le caratteristiche umane necessarie a poter dominare gli animi e a tenere in caldo lo spirito in un contesto socio economico come quello attuale; se della cristianità, più che cooptare voti o improbabili alleanze, ritrovassimo i frutti etici e morali di una società alla deriva forse avremmo qualche chance di recuperare almeno le tradizioni, il buon uso dei valori, qualche piuma d’etica e un moderato senso del dovere in grado di indurci a comprendere quanto questa nazione sia soprattutto frutto della nostra svogliata e disinteressata lena da pantofolai…; 
3) siamo tutti antagonisti e protagonisti di una globalizzazione quasi unicamente frutto dei soli risultati del libero mercato privo di regole, privo di etica, privo di sostenibilità e molto spesso privo di competenze, che piuttosto abbonda di atroci scorrettezze, di tanta ignoranza collettiva, di mancanza di merito e dequalificazione delle parti in causa e di …troppa politica dalle mani in pasta;
4) tendiamo a riporre aspettative (dalla scuola alla politica, dalle imprese alla Chiesa)  in ciò che non può e non è tenuto a soddisfarle: l’educazione è un dovere della famiglia, il diritto è un dovere del lavoro, la produttività è un dovere dell’economia, la cultura è un dovere della scuola… eppure oggi rischiamo di mettere in crisi perfino la visione sociale di chi fa cosa, di come lo fa e del motivo per il quale dovrebbe farlo; ed ecco che (forse per magia?) “lo zio Monti” diventa il salvatore della patria;
5) viviamo nell’era del low cost a scapito di ogni altra cosa, qualunque sia il contesto: se in Turchia si muore (per 50 euro al mese) di silicosi per produrre jeans schiariti a sabbiatura (che arrivano sul mercato a 1000/2000 euro a paio) e nessuno lo sa, spopolano servizi d’ogni tipo offerti da multinazionali a prezzi da monopoli per produrre risultati evanescenti, progetti che durano 6 anni senza riuscire a funzionare mai, o servizi finanziari in piena regola e in prima pagina in tempi di crisi anche quando la borsa è in mano a dei …borseggiatori legalizzati e le notizie di prima pagina sono in contraddizione con i banner pubblicitari perché, nonostante tutto, continuano ad essere lo specchio delle attuali logiche di profitto, quasi sempre soprattutto speculativo e inopportuno…
Quasi 3 anni fa ponevi interrogativi e questioni economiche che oggi sono le specchio di ciò che tanti di noi, già allora, immaginavano avere il grande e dirompente potere, anche popolare, che adesso di fatto hanno. Seppur io ritenga che un governo tecnico sia la chiara espressione del fallimento di una nazione, declinato a tutti i livelli, sebbene inserita in un contesto socio economico di difficoltà globali, auguro a chiunque con te si occuperà di gestire questa fase di transizione delicata e importantissima, di porre avanti allo slogan di partito e alla propria ambizione prossima di potere gli interessi di un Paese che merita di essere un vanto nel mondo. Ciò detto e augurandomi, per il bene comune, che questa svolta segni un passo importante nella ripresa di un consolidato equilibrio duraturo nel tempo e necessario a tutti, chiudo questo post disillusa da sempre che in questa Italia i nostri problemi portino il nome del Berlusconi di turno. Questo è un Paese in cui le storture sono mala abitudine da sempre, insite nel nostro DNA, come l’evasione fiscale o il qualunquismo. Desiderare di essere migliori di ciò che siamo non ci ha mai appassionati più di tanto e, in fondo, il fatto di essere dei miseri esseri umani non ha mai elevato i nostri “finiti poteri” a poter ambire di diventare… meglio di così. Prepara lo scudo caro Mario. Finito il brio della superata marcia anti berlusconi gli italiani saranno pronti a dire no anche a quello che verrà dopo, e dopo ancora, e così via… Siamo fatti così, è più forte di noi. Siccome non capiamo che un uomo solo non ferma un tornado, preferiamo far finta che sia una bella giornata di sole… Regalo di buon auspicio a Mario Monti? Un bell’ombrello che lo tenga asciutto dal diluvio universale… Speriamo bene, nonostante tutto. Buon lavoro e in bocca al lupo.