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L’Asso Giusto

Lo ammetto, fatico a postare su questo Blog ultimamente: non ne ho il tempo, ma non sono a corto di idee, di libri, di film o di suggerimenti. Sto solo puntando tutto sulla spinta trasversale che sta per cambiare radicalmente le cose (in bene, ovviamente) ed essendo io un amante del cambiamento non posso che assecondare l’astro che sta accompagnando il mio cammino.
Non che prima non guardassi le stelle per alimentare le mie scelte, o le decisioni più importanti, ma indubbiamente stavolta mi trovo davanti una via lattea che richiede un impegno particolare ed un’attenzione mai richiesta prima.
Mai fermarsi allo stesso punto. Mai esitare. Mai perdere quella sana e necessaria lucidità emotiva che incoraggia all’azzardo perchè alle sue spalle potrebbe nascondersi l’asso giusto.
E’ talmente breve e sottile la linea che separa l’oggi dal domani, il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, l’amore dall’odio e la tenacia dall’esitazione che, se ci si ferma a pensare quella frazione di secondo “di troppo”, sono più le chance che si rischia di perdere che quelle che si riesce a vincere. Non che non si debba “pensare”, ma solo quello non basta. Ci vogliono tante altre cose gente, tante altre, compresi il cuore e lo spirito.
Spero di riscrivervi presto, ma intanto vi lascio un sondaggio a “trivella concettuale” sul quale testare la vostra opinione.

San Valentino… from the underground

Maria Pia De Vito: “Songs from the Underground”

Vista al Palladium di Roma il 14/02/2008
Voice, electronics: Maria Pia De Vito – Sax: Francesco Bearzatti – Trombone: Gianluca Petrella – Piano: Claudio Filippini – Bass: Luca Bulgarelli – Drums: Walter Paoli

Non potevo sperare in un San Valentino migliore di questo.
In passato, ho scelto di inserire questo post anche nel mosaico “TecnologicaMente pensando” oltre che “Comrpesse artistiche” perchè ritengo che proprio la tecnologia applicata alla musica sia stato uno degli elementi di forza di questa serata dedicata al Jazz.
Imperdibile…

La scheda di Maria Pia De Vito sul sito del Palladium >>
Il sito del Palladium >>

Biancaneve e i sette nani…

11 Gennaio 2008
Un compleanno memorabile: se non fosse stato per Biancaneve e i sette nani non lo ricorderei…Un ringraziamento particolare va a:

Sergio Colombari (il “mio paparazzo di fiducia”) per la gentile esecuzione di questi splendidi ritratti;
Don Vito per l’impeccabile ospitalità e per la perfetta organizzazione della serata;
La mia famiglia per essere riuscita ad accumulare in questi anni i fondi necessari all’acquisto dei nani da giardino;
– Tutti i partner e soci amici intervenuti;
– Gli amici della Fondazione Roma Europea;
– Gli amici del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria di Roma;
– La mitica Classe ’95!;
Ric per essere passato contro qualunque calamità a “darmi un bacio”;
Waki

Ringrazio per la compagnia, la presenza, l’affetto e l’impegno, tutti coloro che, pur non comparendo nelle foto, hanno contribuito a sancire questo evento…

Grazie di cuore a tutti voi.
A presto.

Le foto della serata >>

Time has told me

(…)

And time will tell you
To stay by my side
To keep on trying’
til there’s no more to hide.

Il tempo ti dirà
di starmi vicino
di continuare a cercare
finché non ci sarà più niente da nascondere.

So leave the ways that are making you be
What you really don’t want to be
Leave the ways that are making you love
What you really don’t want to love.

E allora lascia le strade che ti fanno diventare
quello che non vuoi veramente essere
lascia le strade che ti fanno amare
chi non vuoi veramente amare.

Time has told me
You’re a rare rare find
A troubled cure
For a troubled mind.

Il tempo mi ha detto
che è difficile trovare una come te
una cura tormentata
per una mente piena di problemi.

And time has told me
Not to ask for more
For some day our ocean
Will find its shore.

Il tempo ti dirà
di non chiedermi di più
perchè un giorno il tuo oceano
troverà la sua riva.

Estratto da Time has told meNick Drake tratta da “Five leaves Left” – Island Records (1969)

Risposta (“originale”).

When I was younger, younger than before
I never saw the truth hanging from the door
And now I’m older see it face to face
And now I’m older gotta get up clean the place.

And I was green, greener than the hill
Where the flowers grew and the sun shone still
Now I’m darker than the deepest sea
Just hand me down, give me a place to be.

And I was strong, strong in the sun
I thought I’d see when day is done
Now I’m weaker than the palest blue
Oh, so weak in this need for you.

Place to be Nick Drake tratta da “Pink Moon” – Island Records (1972)

Sull’orlo dei 33…

Non so quanti anni avessi in questa foto, ma ricordo benissimo che, in quel preciso momento, indossavo i miei abiti e accessori preferiti: pantaloni a quadri, camicia da “cold boy” e bretelle “da maschio”… Considerando che tra poche ore avrò consumato pienamente il mio trentatreesimo anno di vita, direi che potevano essere gli ultimi minuti degli …anni ’70.
…11 Gennaio, Capricorno, nata nell’anno zodiacale della Tigre, un maschio innamorato della femminilità fin dalla nascita; un’ostinata spina nel fianco più duro della società che mi ha incontrata e che con me “ha a che fare” anche oggi; un libro criptico sull’esistenza; l’emblema di una perenne sfida contro il qualunquismo, la rassegnatezza, la resa, la sconfitta, il delirio di un folle pessimismo diffuso dal vento di un… potere superiore; la tela di un dipinto spennellato di speranza, tenacia, convinzione, sogni e desideri… Vita.

Non so quale astro abbia cullato il mio embrione o quale asteroide mi abbia resa incandescente. Non so in cosa mi reincarnerò o quante vite ho già “vestito”. Non so quale sia la missione per la quale sono stata concepita. Non so da dove vengo, né dove sono diretta. So però per certo che 33 anni non sono passati invano e che altrettanti ne passeranno: con l’ottimismo di sempre, mi piace credere di essere arrivata a circa un terzo del mio percorso e di aver compreso circa un terzo di quello che sono. Se così è, a 99 anni potrò dire di conoscere tutta me stessa

Ipotizzando una resa dei conti, oggi, direi che potrei geometricamente assomigliare ad un tringolo isoscele o, se fossi un solido, mi definirei decisamente un cono. Entrambe le due figure hanno una cosa inequivocabile in comune: una base e una punta. La base è la nascita (l’inizio della Vita), la punta è la crescita (lo sviluppo del Sé). Ci sono solo due modi di disegnare queste due figure: da “sopra” o da “sotto”; o si parte dalla base o si parte dalla punta. La tendenza più comune (se fate uno sforzo ripensandovi a scuola) è quella di partire dalla base nel caso del triangolo e dalla punta nel caso del cono (almeno io facevo così). Il triangolo è una figura essenziale e sicura di sé che ispira una maggiore stabilità se la si disegna a partire dal basso verso l’alto (dalla base alla punta); il cono è una figura complessa e solida che induce invece a partire dalla punta per poterne determinare il centro attorno al quale stabilire un cerchio (dalla punta alla base).

Ho disegnato questi 33 anni in tringoli e coni di continuo in questo modo: i triangoli dal basso, i coni dall’alto. Oggi, raccolgo un “mucchietto di figure”, che ho conservato nel tempo ognuna al proprio posto e in compartimenti stagni. Raccolgo un album di disegni che dipingono un numero: 33.

Sono qui, oggi e ora, io con me. A meno di 10 minuti dal numero 33, la prima cosa che mi viene in mente è che domani è un altro giorno e tutto può succedere. Buon compleanno. Grazie. Prego.

Gira… Solo…

GiraSolo
fiore di campo incolto,
seme di giallo ocra,
vellutato petalo il volto.

Cresci in un raggio di Sole
per Amare chi da te non vuole.
Assapora il Dolce e cura l’Amaro
per non essere mai ignaro.

Dirama le tue radici dove non volino pernici,
e affonda nella Terra tutto ciò che non è guerra.
Cerca nel tuo polline quello che c’è già
per non essere mai nè una Rosa nè un Lillà.

Tingi il mio prato di verde e di blu,
perch’io sempre possa… Amarti di più.
Cura il tuo stelo senza timori,
per non serbare mai rancori.

Ama la vita, per breve che sia,
ma senza mai buttarla via.
Cresci Grande e non… su un molo,
o mio amato… GiraSolo.

Immaginaria redenzione

Vedo sciogliersi dal vento, per soffiare più lontano,
illusorie sillabe di immaginaria redenzione,
coscienze rinnegate e pudori dispersi.

Maestri dal perduto genio vogano verso l’infinito,
remando contro vento sull’onda di una via smarrita.
Credenze popolari e leggende inorridite dal tempo riscrivono la storia
che imprime la tragica farsa teatrale del mondo.

Altri volti, altri nomi, altre sfere,
ampolle di torbidi destini,
incidono con fervida immaginazione
le vie per l’immaginaria redenzione.

E tutti si incamminano, tutti cercano, tutti trovano nullaltro
che un solo tragitto, vano e disperso,
per poter approdare all’isola del Vero.

Non sanno cosa cercano, ma sanno cosa troveranno:
nulla più di quello che mai saranno in grado di Essere.
Se stessi.

Il meccano sistematico

Dovrebbe essere una sorta di ingegnoso e farraginosissimo modo per costruire elementi rotatori intorno al sistema “Vita”. Di fatto non lo è. Succedono cose che cambiano il corso del mondo e altre che imprimono nella storia del mondo stesso un iter ingovernabile, ma fondamentalmente il meccano sistematico dovrebbe avere la stessa funzione di una gru: costruire, salire verso l’alto, tenersi perennemente in equilibrio su un asse che sembra perennemente instabile…
Perchè appare a tutti tanto difficile, quando basterebbe capire dove si vuole andare?

Il Perimetro Esistenziale

Deambulando in piena notte, ho pensato questo.
L’insieme di attimi impercettibili e momenti unici che dipinge il quadro dell’Esistenza, nel senso più ampio del termine, è ciò che dovrebbe spingere i nostri desideri, intesi come Volontà Soggettiva, a creare una sorta di “istantanea” di ogni singola “ombra” che popola l’universo del quale noi siamo una parte meno che infinitesimale, e del tutto “provvisoria”.
Il “Perimetro Esistenziale” che in sé implode in quel breve e irripetibile momento che chiamiamo, più comunemente, “vita”, rappresenta il “confine” entro il quale ogni “forma viva” tenta di… “fare ordine” per poter sopravvivere al meglio in uno Spazio, limitato temporalmente e dimensionalmente, con tutto ciò di cui pensa… “avrà bisogno”. Proprio la “sensazione del bisogno”, che induce le “forme vive” a circondarsi di “ciò che serve” nel minor tempo possibile e con lo sforzo minore, è l’Elemento che conseguentemente riduce al minimo quello Spazio che, fino a poco tempo prima, sembrando apparentemente “vuoto”, andava …riempito; e proprio l’acquisita consapevolezza di aver “dipinto” il nostro Spazio, con tutto ciò di cui potremmo “sentire di aver bisogno” prima o poi, è il primo Elemento inconscio della nostra ancora mal percepita “regressione Esistenziale”. La cornice rende mentalmente “finito” un quadro nello stesso modo in cui ciò che per noi è pieno, lo è solo quando non è più …vuoto. Nel “vuoto” ci si sente persi e disorientati, mentre nel “pieno” si finisce con l’avere la sensazione di sentirsi stretti e limitati. Eppure entrambe le Dimensioni di “vuoto” e “pieno” esistono nello stesso “Perimetro Esistenziale” che rende “finita” una “forma (solo provvisoriamente) viva”: è il “perimetro” del nostro Spazio la Proprietà che va osservata, non con cosa lo abbiamo temporalmente “riempito” o di cosa lo abbiamo irrimediabilmente “privato”। Io sono sempre Io ed il mio Spazio è sempre quello: cosa “ci metto” o cosa “non mi serve più” dipende solo e unicamente da Me। Tutto ciò che accade indipendentemente dalle Nostre Volontà e dai nostri desideri (il destino, le catastrofi naturali, il caso, le coincidenze, le sorprese, le condizioni climatiche…) accade fuori dal “perimetro” del nostro Spazio, non dentro. Io sono Io se, e Solo se, sono in grado di camminare, anche in equilibrio precario, fino al limite massimo del “perimetro” del Mio Spazio; se sono in grado di dominarlo; se ne comprendo la misura, il limite e le proprietà vitali; se lo dipingo a modo Mio, secondo la Mia Volontà. Se ciò che fa parte di Me si trova nel mio “Perimetro Esistenziale” è nel posto giusto; tutto ciò che non fa parte di Me ha sbagliato “Perimetro” e non deve stare lì.
Sono Io che decido come Voglio Esistere nel mio Spazio: tutto il resto è liberissimo di “succedere fuori da Qui”.

Conversando …"del più e del meno"

Come vanno le cose?
Quali cose?
Come quali cose?
Le solite: il lavoro, la vita, l’amore, la famiglia, la stanchezza, la noia, gli amici che rompono, le piattole che ti si appiccicano addosso… quelle cose, come vanno?
Aaaaahhh… quelle? Quelle bene, benissimo!
Mi fa piacere, e le altre cose?
Quali altre cose?
Come quali altre cose?
Le altre: tu, il mondo, quello che ancora non sai della vita, quello non scoprirai mai, l’emisfero nascosto degli altri tuoi volti, le tue sette vite come i gatti… quelle atre cose, come vanno?
Aaaaahhh… quelle? Non bene quelle, decisamente male direi!
E perchè?
Perchè… embhè, che vuoi, mica tutte le cose possono andare bene! Fanno a turno…
A turno?
Si, a turno…
E adesso a chi sta la mano? A quelle cose o alle altre?
A chi sta la mano? A quelle cose credo…
E come mai non alle altre?
Perchè… embhè, che vuoi, i turni sono turni… una volta a me, una volta a te, una volta a quelle cose e una volta alle altre cose…
Ma il giro del turno è orario o antiorario?
Orario credo… anche perchè scusa ma… hai mai visto un orologio girare al contrario?
In effetti no, strano…
Ecco appunto, infatti vorrei sapere chi ha inventato il termine “antiorario”…
Magari la stessa persona che ha inventato l’orologio… può essere, no?
Dici? Ma che senso avrebbe se poi gli orologi li ha fatti solo di un tipo… che girano tutti nello stesso verso…?
Forse è solo morto prima di costruire quelli a verso contrario…
Secondo me no
Secondo me si.
E allora?
E allora che?
E allora che ne parliamo a fare se tu la pensi in un modo e io la penso in un altro?
Quale altro?
Come quale altro? L’altro modo…
Aaaahhhhh… l’altro modo certo! Non quello…
Quale quello?
Quello che non è l’altro.
Quale altro?
Quello di prima…
Aaahh, si certo, quello di prima, giusto.
Stammi bene e saluta tutti, mi raccomando.
Si, anche tu.
Anche io cosa?
Stammi bene e saluta tutti.
Si certo, anche tu.
Io te lo avevo già detto prima.
Prima quando?
Prima che me lo dicessi tu.
Che cosa avrei detto io?
Di starti bene e salutarti tutti.
Io?
Si, tu.
Ma guarda questo, manderebbe in galera un innocente…
Quale questo?
Tu.
Io?
Si tu.
Ma se hai appena detto questo! Questo chi?
Tu.
Io?
Si tu…
Se nessuno li interrompe, continuano per ore…