Tra mucche e risciò, in India da fermi si cura il mondo.

di Eugenio La Mesa

Il 13 e 14 ottobre sono stato per la settima volta negli ultimi 5 anni in India, per portare avanti il Social Business Cure Thalassemia. Anche questa volta sono andato con il mio amico fraterno Pietro Sodani a Bangalore, al Narayana Hospital, il più grande ospedale cardiologico pediatrico del mondo.

Ogni volta che faccio questi viaggi, seppur brevi, sono intensi, pieni di emozioni e di cose che accadono.
Per la quarta volta abbiamo incontrato il leggendario Devi Shetty, fondatore del Narayana, amico e medico di Madre Teresa di Calcutta.

Dovevamo stare con lui 5 minuti e, invece, ha voluto stare con noi oltre 20 minuti, una cosa inaspettata, e ovviamente molto gradita.
Avevamo appuntamento alle 9 di mattina, e il nostro albergo è a 2 km (5 min di taxi) dall’ospedale.

Siamo usciti alle 8.30 e, a differenza delle volte precedenti, siamo rimasti bloccati in un ingorgo mostruoso (in confronto il raccordo anulare a Roma in ore di punta sembra un’autostrada scorrevole). In un grande incrocio senza semaforo (ci sono 13 milioni di abitanti, ma i semafori si contano sulle dita di una mano) erano incastrati pullman, camion, autobus, minibus, automobili, motociclette, motorini e riscio’. Tutti suonavano il clacson (cosa normale in India), un casino indescrivibile, ed eravamo a 1,5 km dall’ospedale.

Allora, alle 08.35 dico all’autista che saremmo scesi per andare a piedi, ma lui dice che in pochi minuti si sarebbe liberato l’ingorgo. Dopo altri 10 minuti che eravamo bloccati e l’ingorgo sembrava inestricabile, ci siamo fatti coraggio (e il segno della croce..) e siamo scesi dal taxi per andare a piedi.

La cosa che ci ha impressionato è che era talmente tutto caotico che era difficile anche solo proseguire a piedi, Pietro ha rischiato di essere investito sul marciapiede prima da un risciò e poi da una moto! Ogni tanto c’era anche qualche mucca.

Per almeno 2-300 metri c’era un caos incredibile, poi da lì in poi era tutto più semplice a piedi.

Siamo arrivati da Devi Shetty in leggero ritardo (i soliti romani!) ma ci ha ricevuto lo stesso, il che gli fa onore, essendo lui un personaggio di livello mondiale mentre noi 2 signori nessuno.
Ha chiesto a Pietro di poter in futuro partecipare da remoto via skype al giro periodico che i medici indiani fanno con i pazienti ricoverati nel centro di trapianto di midollo osseo, e ovviamente Pietro ha accettato con entusiasmo. Shetty dice che oramai la tecnologia rende possibile e semplice la telemedicina, e lo fa concretamente.

Ci ha poi mostrato il software che ha fatto, sviluppato per la gestione del reparto di terapia intensiva della cardiologia (solo a Bangalore hanno 65 sale operatorie!). Ha esordito dicendo che in America esistono software simili, ma richiedono 70 ore di formazione per un medico. Lui invece ha fatto sviluppare un app per iPad, e ogni medico e infermiere impara in pochi minuti, senza lunghi corsi da seguire e/o manuali da leggere. Inoltre l’app racchiude algoritmi intelligenti, per cui ogni volta che ad esempio un parametro monitorato (come la pressione) sale oltre una soglia, oltre a mandare un SMS al medico di turno, sullo schermo dell’app ci sono le varie alternative che l’infermiere può praticare in quel caso. Questo riduce i possibili errori, oltre che i tempi di reazione dello staff medico.

Davanti ad ogni paziente c’è un iPad (vedi foto).

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Ha da poco aperto un ospedale alle isole Cayman (zona Caraibi) e quando le infermiere in quell’ospedale vanno a dormire, dall’India monitorano tutto remotamente tramite questa app, mandando – se serve – SMS ai medici/infermieri di turno di notte alle Cayman (che sono pochi) se accadono cose fuori dalla norma.

In futuro, prevede di adattare questo software, pensato per la cardiologia, anche per il reparto di trapianto di midollo, per cui Pietro dall’Italia potrà vedere in tempo tutti i parametri vitali dei bambini ricoverati a Bangalore.
Nonostante i cristiani siano una minoranza in India, quasi tutte le infermiere del reparto di trapianto di midollo osseo sono cristiane (e cattoliche). Ho chiesto il motivo e mi hanno spiegato che il lavoro di infermiera si adatta molto alle attitudini dei cristiani (che non a caso inventarono gli ospedali secoli fa), mentre gli induisti non amano fare questo lavoro.

Entro 6 mesi dovremo tornare.

Il baricentro del mondo si sta spostando in Asia, l’Europa è in un lento e temo irreversibile declino.

Ogni volta che torno da questi viaggi sono molto stanco, ma molto carico e felice.

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