La camelia e il fico secco
Frontiers of Interaction 2010
Qui il sito ufficiale dell’edizione 2010.
Di seguito, il video della tavola rotonda sull’innovazione, coordinata da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.
Il Gigante e la Formica
Branco Digitale
"Innovazione all’italiana" o futuro del Paese?
Vedendola al presente, col senno di poi tra tangentopoli, vallettopoli e affittopoli, la maggiore “astuzia” di chi, nonostante tutto ancora oggi, tiene saldamente strette le redini del potere (nel senso più generale del termine) a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, è proprio nella notevole capacità “retista e ramificata” di mantenere salde le lobby. Un sistema nel sistema, che lega le industrie alle persone, le opportunità al dominio di pochi, i soldi alla famiglia allargata degli amici, il bene comune a pochi fortunati, il merito all’occasione, il talento al “dimme che te serve” e …ops, l’innovazione alla bandiera di una nuova moda del Made in Italy: indice di misera popolarità per i più “creativi poveri di ingegno” e di ennesima rete dell’opportunismo ben ramificata per “i lobbisti più esperti”.
Che cosa sta accadendo realmente, secondo me, nel vasto, vastissimo, panorama dell’innovazione in Italia? Accade che, nell’alveo del protagonismo ad personam ognuno cerca il proprio palco, la propria visione, le proprie scenografie, i propri contesti e il proprio pubblico, per quel proprio breve attimo di banale popolarità (grande o piccolo che sia), fatto di poco (per non dire di niente), mentre nella grande fabbrica dei poteri forti, le lobby (quelle vere, ramificate, forti ed economicamente salde) armano manifesti nazionali, tirano su grattaceli di progettualità e costruiscono castelli… fatti di poco (per non dire di niente). Il contenuto del “creativo povero di ingegno”, per l’ennesima volta, alimenta il non contenuto dei “lobbisti più esperti”. Così, dal nulla e tutte insieme, nascono le tante iniziative dell’innovazione all’italiana sventolanti “ricchi premi” da 10 mila euro (che altro non sono che operazioni di marketing e comunicazione in favore del premiante) e grandi eventi da 300 mila euro che, per contro ben spesi, quasi quasi aiuterebbero perfino più di un giovane figlio di nessuno a far emergere il proprio progetto su carta… finito (ovviamente) in quel famoso cassetto di una innovazione che avrebbe potuto cambiare il mondo.
Nel mio libro scrivo che i giovani di oggi dovrebbero interrogarsi sul fatto che se “il potere delle grandi lobby” è ciò che ancora li governa a tutti i livelli, il vero motivo è nel fatto che noi (nelle successive generazioni) non siamo riusciti “a fare altrettanto”. Guardiamo all’America con invidia e aspirazione, cercando di emularne il risultato (avendo poco chiara la premessa) e non ci ricordiamo mai che proprio da lì nasce la prima palestra di “lobbing”… Quello che accade oggi è esattamente l’ennesima riprova di questo. Le lobby continuano a fare aggregazione e a trovare sinergie di poteri dominanti, anche nel nome della grande bandiera dell’innovazione (senza neanche meglio comprendere cosa sia in realtà), mentre noi siamo tutti (ognuno a suo modo) presi dal misero tentativo di fare ognuno per sè, nella propria piccola ma brillantissima sfera di inconsistente popolarità.
Ora, mi domando, se proprio chi lo fa perchè ci crede, o per il bene del Paese, o per la tanto pretesa libertà di internet, in questo scenario solo apparentemente così rivoluzionario, non si unisce e non aggrega la propria forza, il proprio coraggio, la propria missione e i propri intenti, quali esiti potrà mai trarre l’Italia dai vari, tanti e variegati “attori buoni” dell’alveo dell’ingegno? Se lo chiede una persona che è arrivata sin qui senza cappelli, senza marchi, senza finanziamenti, senza niente di niente. Passione e volontà.
Tra le poche cose che ho capito nel corso della mia breve vita, fatta di tante piccole esperienze di poco conto, ho ben chiaro un fatto: i numeri. I numeri, in Italia e verso i poteri forti, sono l’unica cosa che conta per fare in modo che parte di 26 mila precari siciliani vengano regolarizzati dopo un’occupazione di 3 giorni fatta davanti alla Regione. “L’innovazione buona” di oggi (che non sia frutto di protagonismi o auto proclamazioni) è troppo frammentata per avere una voce in capitolo: si disperde tra le troppe scene e i troppi palchi che ci rendono, a nostro modo, ognuno protagonista della propria innovazione. Io continuo a sostenere che solo la massa critica potrà realmente contribuire a farci fare un grande salto nel futuro e a portare questo Paese nel progresso e chi la pensa come me, altrettanto lo sta capendo e altrettanto con me riesce a comunicare e a costruire sinergie aggreganti. Oggi in Italia un Grillo “a bordo di un canotto”, senza un progetto vero che sia in grado di proiettare un Paese nel futuro, vale il 5% “di qualcosa che in qualche modo ai poteri forti interessa”. Quantomeno preoccupa, spaventa o scuote. Chi sa cosa dice, come dirlo e come metterlo in pratica, se ci crede può, più di chiunque altro, fare la differenza. Che aspettiamo? Io ci sono e con me parecchi altri…
Quel gran bastardo dell’imprenditore!
Digital Caput Mundi
Globalizzazione + concorrenza = emersione del talento
Lascio da parte il clima elettorale che ci rende a nostro modo “celebri” in tutto il mondo, pur consapevole del fatto che la politica non può e non deve esimersi dall’entrare nel merito di certe considerazioni, e sbilancio lo sguardo altrove, quanto meno per motivare lo sforzo, il più delle volte inascoltato, di rilancio che alcuni di noi cercano di fare per il futuro di un Paese che amano.
Al plusvalore di questa “scoperta di oggi”, in un momento di pausa, affianco alcuni dati di dettaglio relativi “al tema high-tech” in Silicon Valley e ne traggo alcune riflessioni per noi e per il nostro Bel Paese, pur avendo ben presente che passeranno anni e si susseguiranno governi prima che l’Italia possa avere (se mai la avrà) la sua Global Valley. Per il bene di questa Nazione:
1) inviterei la nostra classe dirigente (nessuno escluso e senza entrare nel merito o demerito di nessuna “parte politica”) a capire meglio, presto e bene dove porre la propria attenzione nell’era della globalizzazione (a meno che l’intenzione non sia quella di arretrare di altri 5 o 6 anni almeno);
2) la pianterei di pensare che laddove la concorrenza è più forte si debba necessariamente “cambiare settore”; in un Paese realmente competitivo e meritocratico (quale l’Italia ad oggi NON è, se non in rarissimi casi, comparti o settori), la concorrenza (leale e in qualunque ambito) stimola la sana competizione e la sana competizione contribuisce a sua volta a rendere merito al talento e alle eccellenze, attraverso quella che qualcuno prima di me definì “la selezione naturale della specie”;
3) inizierei a ragionare su numeri, dati e statistiche comportamentali, sociali, economiche e culturali reali di valenza globale per capire cosa prendere e cosa lasciare, su cosa investire e da cosa recuperare risorse;
4) cercherei di mettere in atto un “osservatorio fattivo” che si confronti con il mercato, con la compagine sociale, con il passaggio generazionale, con i nostri punti di forza e debolezza, con il mondo accademico e con le imprese, e che faccia molta attenzione a NON alimentare tutto ciò che ad oggi si finge visibilmente tale a tutti pur non essendo nulla di tutto ciò;
5) se non fossi in grado di fare nessuno dei primi 4 punti, cercherei di copiare i migliori al mondo.
Al di là del grande “rumore internauta” grazie al quale la percepiamo in più direzioni protagonista di un terreno a noi ben noto, questo è il modo in cui Silicon Valley si racconta in tutto il mondo, largamente frutto dei 4 punti di cui sopra dicevamo, Patria adottiva di intere generazioni dei nostri migliori italiani all’estero e, ancora oggi, rifugio di grande successo di quegli I T A L I A N I, molto spesso giovani e giovanissimi, che ne arricchiscono merito e talento attraverso le nostre migliori eccellenze.
Nessuno credo pretenda che l’Italia diventi l’America o parte di essa (e anche in questo caso ogni Paese ha i propri pregi e i propri difetti). Tutti invece per contro dovremmo pretendere (ovvero lottare per ottenerlo) che non si sprechino opportunità, risorse, doti, talenti e futuro della nostra comunità, se desideriamo il bene comune e una “ricchezza sociale” che possa finalmente far riemergere fiducia, ottimismo, interesse e speranza.
That’s it. Sarebbe così facile con poca (ma giusta) volontà…
Economy
According to a 2008- study by AeA in 2006 Silicon Valley was the third largest (cybercity) high-tech center in the United States, behind the New York metropolitan area and Washington metropolitan area, with 225,300 high-tech jobs. The Bay Area as a whole however, of which Silicon Valley is a part, would rank first with 386,000 high-tech jobs. Silicon Valley has the highest concentration of high-tech workers of any metropolitan area, with 285.9 out of every 1,000 private-sector workers. Silicon Valley has the highest average high-tech salary at $144,800.
The region is the biggest high-tech manufacturing center in the United States. The unemployment rate of the region was 9.4% in January 2009, up from 7.8% in the previous month.
Notable companies
Thousands of high technology companies are headquartered in Silicon Valley; among those, the following are in the Fortune 1000:
Adobe Systems
Advanced Micro Devices (AMD)
Apple Inc.
eBay
Google
Hewlett-Packard
Intel
Intuit
Nvidia
Oracle
VMware
Yahoo!Adobe Systems
Advanced Micro Devices (AMD)
Agilent Technologies
Apple Inc.
Applied Materials
Business Objects
Cisco Systems
eBay
Google
Hewlett-Packard
Intel
Intuit
Juniper Networks
LSI Logic
National Semiconductor
NetApp
Nvidia
Oracle Corporation
SanDisk
Sanmina-SCI
Sun Microsystems (acquired by Oracle Corporation)
Symantec
Yahoo!
Additional notable companies headquartered (or with a significant presence) in Silicon Valley include (some defunct or subsumed):
3Com (headquartered in Marlborough, Massachusetts)
Actel
Actuate Corporation
Adaptec
Aeria Games and Entertainment
Amdahl
Antibody Solutions
Aricent
Asus
Atari
Atmel
Broadcom
BEA Systems (acquired by Oracle Corporation)
Cypress Semiconductor
Electronic Arts
EMC Corporation (headquartered in Hopkinton, Massachusetts)
Facebook
Fairchild Semiconductor
Force10
Foundry Networks
Fujitsu (headquartered in Tokyo, Japan)
Hitachi Global Storage Technologies
IBM Almaden Research Center
Logitech
Maxtor
McAfee
Memorex (acquired by Imation and moved to Cerritos, California)
Micron Technology (headquartered in Boise, Idaho)
Microsoft (headquartered in Redmond, Washington)
Mozilla Corporation
Nokia (headquartered in Espoo, Finland)
Netflix
Netscape (acquired by AOL)
NeXT Computer, Inc. (acquired by Apple)
Opera Software (headquartered in Oslo, Norway)
OPPO
Palm, Inc.
PalmSource, Inc. (acquired by ACCESS)
PayPal (now part of eBay)
Philips Lumileds Lighting Company
PlayPhone
Rambus
RSA (acquired by EMC)
Redback Networks (acquired by Ericsson)
SAP AG (headquartered in Walldorf, Germany)
Siemens (headquartered in Berlin and Munich, Germany)
Silicon Graphics (now defunct)
Silicon Image
Solectron (acquired by Flextronics)
Sony
SRI International
SunPower
Tesla Motors
TWiT
Tellme Networks (acquired by Microsoft)
TiVo
VA Software (Slashdot)
WebEx (acquired by Cisco Systems)
Western Digital
VeriSign
Veritas Software (acquired by Symantec)
VMware (acquired by EMC)
Xilinx
YouTube (acquired by Google)
Zoran Corporation
Fonte: Wiki