Archivi categoria: L’Italia che innova

Pisanu rispose: "Quella norma bisogna sopprimerla"

Nel pieno della burrasca sull’articolo 7 del decreto Pisanu che dal 2005 crea non pochi disagi alla diffusione e “all’uso liberale di internet” nei luoghi pubblici, ottengo una cordiale risposta ad una opportuna domanda che nessuno gli aveva ancora posto: “Ma lei cosa ne pensa?”… “Allora scegliemmo la strada del rigore. Oggi le cose sono cambiate e quella norma non ha più ragion d’essere. Bisogna sopprimerla“.

Riotta che ti passa…! :-)

Sono giorni strani questi per la Giorgia che (in buona fede, a fin di bene e a “proprie spese”) rema nei torrenti contro corrente e che, a suo rischio e pericolo, accende il fuoco nei fienili. E’ un momento in cui quella Giorgia rimetterebbe tutto in discussione nel tentativo di capire cosa ha capito e cosa no, da dove viene e dove va, in cosa crede e per cosa combatte. Continua a leggere Riotta che ti passa…! :-)

All’ombra… del digitale terrestre?

Il 28 luglio scorso ho preso parte come relatrice al secondo appuntamento della rassegna “Incontriamoci all’Ombra del Colosseo”, in un incontro-dibattito dal titolo “La nuova Televisione, il passaggio al digitale terrestre”, tratto dal libro di Alberto Guarnieri (Il Messaggero) e Angiolino Lonardi (Vice Direttore Tg2), che analizza i diversi aspetti della odierna rivoluzione televisiva contornata da una battaglia politica, tecnologica e commerciale. Continua a leggere All’ombra… del digitale terrestre?

Da John Elkann a quel crodino con Bill Emmott…

Nello scorrere gli ultimi pezzi che ho scritto ultimamente sul mio blog, mi sono accorta di averne omesso uno importantissimo che, anche stavolta però, ha dell’incredibile… Tutte a me, tanto che a volte quasi mi vergogno a raccontarle! :-) Il proverbio direbbe che piove sempre sul bagnato (anche se ogni tanto il destino ci mette in mezzo un ladro per equità), io aggiungo che però la fortuna aiuta solo gli audaci… e in questo caso il primo audace della storia non sono io, ma è il mio papà

Giuseppe Petrini, AKA Pino, il mio papà


A fine Febbraio o inizio Marzo, come di consueto, il babbo parte in missione per il Brasile, dove Gpa intrattiene alcuni rapporti commerciali da diverso tempo con le banche del posto nell’ambito della fornitura di software altamente specializzato per l’acquisizione e il riconoscimento di assegni bancari (bzzzzz… spot pubblicitario occulto). Questa circostanza ha poco a che vedere con il fatto che mio padre avesse con sè una copia (una sola) del mio libro e che (non so per quale arcano motivo) la stesse portando all’altro capo del mondo.
Probabilmente non lo aveva ancora letto e quasi sicuramente è ancora così dopo 5 mesi… :-) Abitudine vuole che con un sms mi avvisi quando atterra a San Paolo; io prendo atto e attivo le comunicazioni intercontinentali a tutti i livelli fin quando non torna in Italia. Stavolta però, nell’sms d’avviso che mi scrive, aggiunge: “Ho dato il tuo libro a John Elkann che era con me sullo stesso volo. Lo ha letto in viaggio. Ti dico a voce”. Giro il telefonino da sopra a sotto per essere sicura che sia mio, lo spanno per paura di aver letto male, rileggo, sgrano gli occhi e, mentre sono in fila alla cassa di un bar affollatissimo per un caffè nell’ora di punta, a voce alta dico: “Minkia!”. In effetti si, cade il silenzio e gli sguardi evocati da una bella signorina tutta in tiro come sempre si trasformano in occhiate fulminee a 125 gradi un po’ schifate da sotto in su con una didascalia comune a tutti che recita: “Ma che peccato, una così bella donna così sboccata…”. Per un attimo mi censuro sul seguito e, assalita dall’imbarazzo di essere circondata da tutti sti santoni, tutte le altre parolacce che mi vengono in mente le gestisco in silenzio via flipper caustico, sbattendo il mio unico neurone da un lato all’altro di quella piccola scatola cranica che riesce a contenere, inspiegabilmente da una vita, la mia tanto “austera ed incompresa fantasia”.

Esco da questo bel momento di panico emozionale, anche fosse dovuto al solo fatto che, grazie al babbo e ad un colpo di fortuna, un personaggio del calibro di John Elkann fosse entrato in contatto diretto con il libro di una bella signorina che dice parolacce al bar nell’ora di punta, e… torno alla mia vita di tutti i giorni. Di questo episodio, lo stesso giorno, il mio papà mi racconterà che Elkann lo ha ringraziato arrivati a San Paolo e che lo aveva visto molto interessato all’argomento nel corso della sua lettura in volo…

John Elkann, Presidente e azionista FIAT
Passano una ventina di giorni da questo episodio e più o meno il ventunesimo giorno mi chiama Silvio Gentile (protagonista del Capitolo 8 “Generazione Rinnovabile”) e mi fa: “Ti chiamo apposta da Parigi per ringraziarti”. E io: “Perchè? Di cosa?”. “Del fatto che io sono qui, ospite di John Elkann perchè tuo padre gli ha dato il tuo libro, lui ha letto anche la mia storia e mi ha invitato qui, alla conferenza internazionale sull’ambiente e l’energia. Senza il verificarsi di tutte queste casualità, probabilmente io non avrei mai avuto questa opportunità, quindi grazie: il tuo libro fa miracoli”. Prima mi commuovo perchè sono proprio contenta per Silvio (che, oltre alle grandi capacità, ritengo ormai un carissimo amico) e poi dico “Minkia!”… però stavolta sono nel mio ufficio da sola quindi me la godo di più e liberamente! :-)
Dopo un altro mese circa, mi chiama un tipo che mi dice che sta aiutando Bill Emmott (celeberrimo ex direttore dell’Economist, giornalista e saggista britannico) a trovare leaders italiani da incontrare nell’ambito della stesura del suo nuovo libro, nel corso di un lungo viaggio che sta facendo in Italia. Mi racconta che Emmott è venuto in contatto con il mio libro (ma non sa come) e che mi vuole incontrare per avere anche il mio punto di vista sulla situazione italiana tra imprese, cambiamento, giovani leaders e difficoltà del Paese…
Inutile dire di nuovo “Minkia!” no? :-) Ovvio che si, oh! Ma scherziamo?
Contatto Bill Emmott via Facebook (un altro scacco al mio ignaro amico Vito Monaco) e iniziamo una fitta corrispondenza via mail in cerca di un incastro tra il suo tour e i miei tanti impegni. Dopo qualche giorno in cui ci rincorriamo mi merito un Billiano …“I think you are unpredictable”… :-) e finalmente ci incontriamo: Piazza Barberini, Bernini Bristol h. 18.30 del 9 Giugno 2010. Viene con me anche Umberto, fidato amico di sempre, cooperatore alle più rognose attività in corso della stesura del mio libro e vicinissimo agli ambienti, ai contesti e anche agli argomenti di Emmott.
Scopro un personaggio di quelli che si incontrano di rado e che da noi, diciamolo, non ci sono proprio: occhi vispi e sorrisetto sempre in vista, accanitissimo interesse da penna e taccuino sempre pronti, grande visione del mondo e del futuro e curiosità insaziabilesale della vita di ogni essere umano. Un uomo tanto semplice quanto voglioso e arguto e per certi versi sopraffino. Gli chiedo come ha fatto ad arrivare a me perchè fino a quel momento non lo avevo ancora capito e lui mi risponde: “John Elkann gave me your book!”… Ora, io capisco che le signorine ben vestite e belline non dovrebbero essere sboccate però uscite un attimo dal mio blog perchè a me mi viene da dire di nuovo… “Minkia!”
Giorgia Petrini e Bill Emmott

L’enorme pardosso è nel fatto che, per assurdo, questo è il classico caso in cui, se anche avessi usato internet, probabilmente non sarei comunque riuscita a generare così tante opportunità (per più di una persona) scaturite da un episodio iniziale rivelatosi necessario a tutti questi inneschi, ovvero mio padre che incontra John Elkann su un aereo e gli regala il mio libro (evento che ovviamente presuppone l’altrettanto necessario fatto che io lo abbia scritto). La cosa altrettanto divertente poi è che, per un’accanita sostenitrice del web e delle 4 dimensioni digitaliun libro di carta, passato di mano in mano, abbia fatto il giro del mondo per poi tornare a Roma stropicciato davanti a me. La cosa bella invece è che mai basta avere fortuna o trovarsi in condizioni “di favore per”. Bisogna saperla assecondare, cercando di trarne buoni vantaggi: farlo poi per il bene comune in questo Paese forse è chiedere troppo, ma io nel mio piccolo cerco di farlo. Non mi pesa “pensare in grande e per tutti” quando posso, ma di certo resto di stucco quando chi vive di solo egoismo e di luce esclusivamente propria mi chiede “Ma chi te lo fa fare?”. Non saprei. A volte credo che sia qualcuno o qualcosa a spingermi alle spalle e ad indicarmi quale via, quando, come, dove e perchè… Se così non è, amici miei… beh, dopo “Minkia!” ci va “…che culo!”. Ma poi?
Ho iniziato a trovare su internet qualche notizia sul fresco lavoro ancora in corsa dell’amico Bill che, anche “grazie al mio immancabile parere”, potrà scrivere il suo saggio sul Bel Paese. Onorata e libera, ringrazio il babbo, il destino, il Signore, gli dei, le stelle e me stessa, per questa vita che (indipendentemente da tante cose) …davvero merita di essere vissuta.

Io, giovane leader, in Corea? Certo, grazie a internet!

Mercoledì 30 Giugno scorso mi squilla il cellulare, didin didin… leggo Koinè sul video (è il mio editore che mi cerca) e per un attimo ripenso a Vito Monaco… :-) In realtà, stavolta mi cercano per dirmi che sono stati contattati dall’Ambasciata coreana che mi sta cercando (“Maremma bucaiola, che avrò combinato in Corea senza esserci ancora mai andata?” penso tra me e me…) e che hanno dato il mio cellulare ad un responsabile che mi chiamerà direttamente… “Ciao, ciao” e chiudo. 5 minuti dopo, mi squilla di nuovo il cellulare, didin didin…: “Buongiorno dott.ssa Petrini, la chiamo per conto dell’Ambasciata coreana e ho avuto il suo numero dall’editore del suo libro”. “Urca vacca” penso io “mi hanno trovata, speriamo bene”. Inizia una conversazione a senso unico, nella quale quella che ascolta sono io, e nel giro di 3 minuti la mia posta elettronica scarica una mail con allegati: un modulo di partecipazione a qualcosa da compilare e il documento illustrativo sul qualcosa a cui mi stavano invitando ad aderire…

“Ecco dott.ssa, se lei dunque sarà d’accordo, le vorremmo assegnare il posto unico per l’Italia dopo aver fatto una lunga selezione. Possiamo incontrarci domani?”… Certo che si e ci incontriamo il giorno dopo. Dall’incontro in Ambasciata scopro di essere stata selezionata dai coreani come giovane leader per l’Italia nell’ambito del New Generation Leaders Program 2010 (vedi più avanti) che seleziona (per ogni Paese europeo) un giovane leader con età inferiore ai 40 anni, con lo scopo di avvicinare e creare opportunità di scambio e di crescita economica, sociale e culturale, tra le future generazioni coreane e quelle degli altri Paesi europei… Gulp! Ma perchè io? Ok che ho “una discreta opinione di me stessa”, ma non pensavo di inondare anche la Corea con il mio ottimismo… Come si fa a selezionare me di tanti che ne abbiamo in Italia? La curiosità è forte e alla fine questa domanda la faccio. Mi rispondono (debbo dire sorpresi) che: 1. non ci sono giovani leaders in Italia con certe caratteristiche (…e avendo scritto per molti versi la stessa cosa nel mio libro non possono che trovarmi d’accordo); 2. ho invaso tutte le prime pagine di Google sulle parole chiave “giovani leader” (…pensa se usavo pure 3 o 4 keywords a pagamento che potevo combinà!); 3. il mio profilo polivalente e orientato alla crescita delle future generazioni risponde perfettamente ai criteri di assegnazione del posto unico perchè il programma di quest’anno è proprio rivolto ai giovani e al futuro… Insomma, ho vinto, ma non so con chi altri sono andata in competizione e non mi sono nemmeno preoccupata più di tanto di capirlo… Sono contenta, contentissima, fuor di dubbio, non vedo l’ora di partire.
Ora, prima di lasciarvi al dettaglio di cosa sia sta roba (bellissima, mi sono fatta autorizzare dall’Ambasciata a poterne scrivere anche qui, tutte le volte che voglio) e di cosa parliamo esattamente, vorrei usare questo avvenimento per riflettere con voi su alcune cose che ci riguardano più da vicino, come Paese:
a) tanto di cappello alla Corea che, non solo è in grado di prendere iniziative come questa, ma che soprattutto ha capito che preoccuparsi per il futuro delle successive generazioni è un fattore che ha un valore strategico enorme (non solo per gli stessi giovani) per il futuro di un Paese e per il ruolo di quel Paese nel resto del mondo;
b) per quanto tempo ancora noi italiani andremo avanti con “finte delegazioni istituzionali” fatte di qualche tg e pochi soliti noti a scapito di un globo sempre più competitivo al punto da rivoltare la rapidità evolutiva di certi Paesi rispetto al nostro (magari anche quando e dove noi ci saremo preoccupati soltanto di frenarne l’espansione o confinarne le virtù);
c) se ne accorgono perfino in Corea che questo Paese non solo “è vecchio” ma neppure “ricambia” e ci si chiede perchè i giovani “non riescano a subentrare agli anziani” e, se di problema generazionale si tratta, perchè nessuno cerchi di creare le giuste condizioni per far si che in Italia cresca una nuova classe dirigente in grado di dare un futuro a questo Paese;
d) mi viene in mente un caro amico anziano molto intelligente che qualche giorno fa mi ha detto: “Lo sai perchè non si farà mai spazio a persone come te in questo Paese? Perchè sono troppo in gamba e perchè la precedente classe dirigente dovrebbe ammettere di essere stata incapace per anni, rispetto a persone come voi”;
e) ne avrei per tutto l’alfabeto sul mio tanto amato Bel Paese, ma per ora mi fermo qui.

Di seguito qualche informazione in più su questa bella opportunità che ovviamente non potevo che accettare…

NGLP 2010 sta per New Generation Leaders Program. Co-organizzato dalla Korea Foundation (KF – http://www.kf.or.kr/) e dal National Strategy Institute (NSI – http://www.nsi.or.kr/) a Seoul, il Korea-Europe NGLP è stato lanciato nel 2006 ed è stato condotto annualmente allo scopo di offrire ai futuri leader dei paesi europei l’opportunità di saperne di più su vari aspetti della Repubblica di Corea (Corea del Sud). E’ un programma che comprende l’approfondimento di aspetti storici, culturali, economici e di socio-politica, inerenti la Repubblica di Corea, attraverso un tour di più giorni, con l’intento di stimolare il dialogo, la discussione e il confronto, in un programma che mira a costituire reti di network con i leader coreani di prossima generazione, per esplorare possibilità di cooperazione tra Europa e Corea.
Il programma si rivolge a leaders dei 27 Paesi europei (e alla Repubblica di Turchia), uno per Paese, con meno di 40 anni. Nel 2008 sono stati selezionati 14 partecipanti europei  e l’anno dopo 17 (sempre in diversi campi, senza limitazioni di aree specifiche, in settori di esercizio o professione differenti): giovani leaders provenienti da ambiti governativi, imprenditoriali, della ricerca, della società civile, dei media, della politica, dell’economia, della tecnologia, della cultura, della sociologia, e delle relazioni internazionali.
I partecipanti, selezionati per ogni Paese dall’Ambasciata Coreana, visitano le varie istituzioni politiche, il mondo accademico, industriale e culturale, dentro e fuori la capitale di Seoul, e vengono coinvolti in seminari e feste per l’interazione con le loro controparti coreane. Il programma prevede anche un paio di spettacoli culturali, e un po’ di tempo libero da dedicare a gite in autonomia o a …libero shopping.
Di seguito quello che ho trovato fino ad ora di attendibile, interessante o “curioso” relativamente alla Repubblica di Corea, comunemente più nota come Corea del Sud:
il sito dell’Ambasciata di Roma, dove mi sono recata ieri per “accettare formalmente” la mia selezione (evidentemente pensavano che potessi anche rifiutare, incredibile ma vero…);
il sito Corriere Asia, tutto orientato al mondo orientale;
un documento Ice che ho trovato molto interessante sul quadro complessivo del secondo semestre 2009 nei rapporti generali tra Italia e Corea;
– l’immancabile “parere” di Wikipedia;
– L’ufficiale Korea.net;
– Il sito dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Corea, che funge da Parlamento monocamerale con potere legislativo;
– il sito della Corte Costituzionale;
– un documento ufficiale sullo stato della contraffazione dei marchi italiani nella Repubblica di Corea.

La camelia e il fico secco

Venerdì sera ho avuto il piacere di partecipare ad un evento del circuito Girl Geek Dinners di Roma al Red restaurant in un panel di speaker donne molto interessante. Due in particolare mi hanno emotivamente coinvolta in quella dimensione femminile (tipica delle donne) che scuce l’orlo anche al maschio più egemone: Chiara Cecilia Santamaria, ideatrice del blog “Ma Che Davvero?” e del libro “Quello che le mamme non dicono”, e Maddalena Vantaggi membro del team che ha ideato un progetto staordinario dal nome Rifuto Con Affetto. Continua a leggere La camelia e il fico secco

Frontiers of Interaction 2010

Qui il sito ufficiale dell’edizione 2010.
Di seguito, il video della tavola rotonda sull’innovazione, coordinata da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.

Il Gigante e la Formica

Mercoledì 26 Maggio scorso, su richiesta dell’ufficio stampa del mio editore, ho preso parte (in diretta) al programma “Notizie Oggi” di Vito Monaco, tra le 7 e le 8, in onda su Canale Italia. “Puntata a tema sui giovani scrittori” mi dice l’ufficio stampa “vai tranquilla!”Continua a leggere Il Gigante e la Formica

Branco Digitale

…ovvero come cambia la comunicazione e l’approccio degli opinionisti di gruppo attraverso la rete, i social e i media digitali in genere. E’ una questione che, nel mondo analogico, oggi riguarderebbe attitudini e comportamenti relativi alle azioni di gruppo in generale: dalle baby gang alle rapine in banca. Lo sappiamo tutti: sotto il profilo sociologico e culturale, c’è una correlazione fortissima tra ciò che è causa dell’atteggiamento di un branco umano e ciò che ne diventa effetto, senza entrare nel merito del tipo di azione o del tipo di contesto che determinano in parte le relazioni di causa-effetto. Continua a leggere Branco Digitale

"Innovazione all’italiana" o futuro del Paese?

Titolo un po’ arcaico da imputare al concetto di “innovazione” che però, a mio parere, ben rappresenta il fenomeno nel quale ci stiamo imbarcando di nuovo, da italiani quali siamo noti in tutto il mondo proprio “per essere tali”: comunità clientelare, favoritista, autoreferenziale e con un occhio sempre attento alla logica del “protagonismo in prima persona”.
Vedendola al presente, col senno di poi tra tangentopoli, vallettopoli e affittopoli, la maggiore “astuzia” di chi, nonostante tutto ancora oggi, tiene saldamente strette le redini del potere (nel senso più generale del termine) a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, è proprio nella notevole capacità “retista e ramificata” di mantenere salde le lobby. Un sistema nel sistema, che lega le industrie alle persone, le opportunità al dominio di pochi, i soldi alla famiglia allargata degli amici, il bene comune a pochi fortunati, il merito all’occasione, il talento al “dimme che te serve” e …ops, l’innovazione alla bandiera di una nuova moda del Made in Italy: indice di misera popolarità per i più “creativi poveri di ingegno” e di ennesima rete dell’opportunismo ben ramificata per “i lobbisti più esperti”.

Che cosa sta accadendo realmente, secondo me, nel vasto, vastissimo, panorama dell’innovazione in Italia? Accade che, nell’alveo del protagonismo ad personam ognuno cerca il proprio palco, la propria visione, le proprie scenografie, i propri contesti e il proprio pubblico, per quel proprio breve attimo di banale popolarità (grande o piccolo che sia), fatto di poco (per non dire di niente), mentre nella grande fabbrica dei poteri forti, le lobby (quelle vere, ramificate, forti ed economicamente salde) armano manifesti nazionali, tirano su grattaceli di progettualità e costruiscono castelli… fatti di poco (per non dire di niente). Il contenuto del “creativo povero di ingegno”, per l’ennesima volta, alimenta il non contenuto dei “lobbisti più esperti”. Così, dal nulla e tutte insieme, nascono le tante iniziative dell’innovazione all’italiana sventolanti “ricchi premi” da 10 mila euro (che altro non sono che operazioni di marketing e comunicazione in favore del premiante) e grandi eventi da 300 mila euro che, per contro ben spesi, quasi quasi aiuterebbero perfino più di un giovane figlio di nessuno a far emergere il proprio progetto su carta… finito (ovviamente) in quel famoso cassetto di una innovazione che avrebbe potuto cambiare il mondo.
Nel mio libro scrivo che i giovani di oggi dovrebbero interrogarsi sul fatto che se “il potere delle grandi lobby” è ciò che ancora li governa a tutti i livelli, il vero motivo è nel fatto che noi (nelle successive generazioni) non siamo riusciti “a fare altrettanto”. Guardiamo all’America con invidia e aspirazione, cercando di emularne il risultato (avendo poco chiara la premessa) e non ci ricordiamo mai che proprio da lì nasce la prima palestra di “lobbing”… Quello che accade oggi è esattamente l’ennesima riprova di questo. Le lobby continuano a fare aggregazione e a trovare sinergie di poteri dominanti, anche nel nome della grande bandiera dell’innovazione (senza neanche meglio comprendere cosa sia in realtà), mentre noi siamo tutti (ognuno a suo modo) presi dal misero tentativo di fare ognuno per sè, nella propria piccola ma brillantissima sfera di inconsistente popolarità.
Ora, mi domando, se proprio chi lo fa perchè ci crede, o per il bene del Paese, o per la tanto pretesa libertà di internet, in questo scenario solo apparentemente così rivoluzionario, non si unisce e non aggrega la propria forza, il proprio coraggio, la propria missione e i propri intenti, quali esiti potrà mai trarre l’Italia dai vari, tanti e variegati “attori buoni” dell’alveo dell’ingegno? Se lo chiede una persona che è arrivata sin qui senza cappelli, senza marchi, senza finanziamenti, senza niente di niente. Passione e volontà.
Tra le poche cose che ho capito nel corso della mia breve vita, fatta di tante piccole esperienze di poco conto, ho ben chiaro un fatto: i numeri. I numeri, in Italia e verso i poteri forti, sono l’unica cosa che conta per fare in modo che parte di 26 mila precari siciliani vengano regolarizzati dopo un’occupazione di 3 giorni fatta davanti alla Regione. “L’innovazione buona” di oggi (che non sia frutto di protagonismi o auto proclamazioni) è troppo frammentata per avere una voce in capitolo: si disperde tra le troppe scene e i troppi palchi che ci rendono, a nostro modo, ognuno protagonista della propria innovazione. Io continuo a sostenere che solo la massa critica potrà realmente contribuire a farci fare un grande salto nel futuro e a portare questo Paese nel progresso e chi la pensa come me, altrettanto lo sta capendo e altrettanto con me riesce a comunicare e a costruire sinergie aggreganti. Oggi in Italia un Grillo “a bordo di un canotto”, senza un progetto vero che sia in grado di proiettare un Paese nel futuro, vale il 5% “di qualcosa che in qualche modo ai poteri forti interessa”. Quantomeno preoccupa, spaventa o scuote. Chi sa cosa dice, come dirlo e come metterlo in pratica, se ci crede può, più di chiunque altro, fare la differenza. Che aspettiamo? Io ci sono e con me parecchi altri…