“Donne contro il femminismo”: finalmente la giusta emancipazione!

di UCCR, 22 Ottobre 2014

“Donne contro femminismo” (Women against feminism) è un nuovo fenomeno sui social media (pagina Facebook), in forte crescita, composto da donne di tutto il mondo nauseate, disgustate, annoiate dal movimento femminista, che da decenni le riduce a vittime della società, stereotipando gli uomini a nemici predatori e denigrando il ruolo della maternità.

Il femminismo pretende di parlare a nome di tutte le donne, ma le donne finalmente oggi rispondono: «Io non ho bisogno del femminismo», questo è lo slogan, seguito dalle ragioni, scritto sui cartelli tenuti in mano da migliaia di donne nei selfie pubblicati online. Esse contestano l’aggressione femminista ai ruoli tradizionali della famiglia, si oppongono alla guerra agli uomini, respingono l’esistenza della cosiddetta “cultura dello stupro” e negano la presenza del patriarcato. Il femminismo nega che la vera donna potrebbe amare cucinare e tenere pulito per il suo uomo, ha scritto Cathy Young sul “Times”«#WomenAgainstFeminism è essenzialmente giusto. C’è un nocciolo duro di misandria e cultura vittimista nel femminismo moderno che è profondamente inquietante», ha scritto Margaret Wente.

Certo, il “genio femminile” (come ripete spesso Papa Francesco) dev’essere molto più valorizzato nella società di quanto lo sia oggi, ma «queste donne capiscono il femminismo e proprio per questo sanno che questa ideologia non ha nulla a che vedere con la loro vita», ha scritto Naomi Schaefer Riley sul “New York Post”. «Noi pensiamo che le donne hanno subito una cultura che vede il sesso occasionale come potenziamento, che ha sostenuto un progetto liberale in cui il governo ha tentato di sostituire gli uomini nei lavori di casa e il risultato è stato donne capo che sottovalutano il lavoro che le donne fanno in casa e poi consumano galloni di inchiostro per chiedersi come mai le donne non possono avere tutto. La buona notizia è che sempre più donne possono semplicemente vedere il femminismo come irrilevante, se non addirittura dannoso per gli interessi delle donne (e delle famiglie)».

I cartelli vengono scritti spesso con i colori blu e rosa, un’altra cosa infantilmente odiata dalle femministe. «Io non ho bisogno del femminismo perché credo nell’uguaglianza, non nella supremazia della donna», si legge in uno dei tanti riusciti cartelli. O ancora: «Non ho bisogno di femminismo perché egualitarismo è meglio!». Altri ancora: «La mia autostima non è direttamente legata alla dimensione del mio complesso di vittima!», «Mi piacerebbe essere un ingegnere, ma preferirei solo essere mamma»; «Il femminismo è diventato uno pseudonimo di bullismo»; «Mi spiegate come dovrei aprire barattoli e sollevare oggetti pesanti senza mio marito?».

Fonte: UCCR

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