L’accusa dell’intelligence britannica: “I social centri di controllo per i terroristi”.

di Marta Serafini, 4 Novembre 2014

Facebook, Twitter sono diventati i «centri di comando e controllo» per i jihadisti dell’Isis. È la dura accusa lanciata sulle pagine del Financial Times da Robert Hannigan, il nuovo capo dell’agenzia di sorveglianza britannica Gchq, finita al centro dello scandalo Datagate, che ha chiesto una maggiore collaborazione nella lotta al terrorismo ai colossi americani del web. Hannigan si riferisce al fatto che, in particolare i social network, sono diventati gli strumenti preferiti dall’Isis  per la propaganda e l’arruolamento di jihadisti in tutto il mondo, come raccontato quiqui. Ma il direttore del Gchq va oltre e punta il dito contro i dirigenti della Silicon Valley, restii a fornire informazioni sugli utenti ai servizi segreti.

Dalla denuncia di Twitter fino alla Cia

Si tratta di una polemica che sta facendo molto discutere in Gran Bretagna, che segue la richiesta di aiuto dell’Ue ai colossi del tech nella lotta a Isis  e che arriva dopo la collaborazione di parecchi colossi del tech con la Casa Bianca nella vicenda della diffusione dei filmanti delle decapitazioni. Ma non solo. Secondo l’ultimo trasparency report pubblicato da Google, le richieste su utenti privati nell’ultimo anno sono aumentate del 150 per cento. E Twitter ha addirittura denunciato nei tribunali americani come l’Fbi abusi del Patriot Act chiedendo informazioni personali sugli iscritti anche quando non ci sono evidenti motivi di sicurezza. Difficile infatti stabilire il confine tra le informazioni che realmente servono per combattere il terrorismo e quelle che invece sono richieste per altri scopi, sfociando nell’abuso di potere. Inoltre, sempre in merito alla vicenda del rapimento e della decapitazione di James Foley, una parte della Cia ha sottolineato come l’uso da parte dei terroristi delle piattaforme social sia utile per le indagini. Quindi è abbastanza comprensibile che le parole di Hanning stiano sollevando un polverone in Gran Bretagna e negli Usa.
social

Fonte: Corriere

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