Sinodo: La Chiesa faro o fiaccola?

di Luca Caruso, 8 Ottobre 2014

La Chiesa non è un faro che illumina un punto fisso da lontano, ma una fiaccola che accompagna il popolo di Dio e l’umanità nel suo cammino, passo dopo passo. È una delle immagini più suggestive emerse nel Sinodo dei Vescovi in corso in Vaticano, giunto al terzo giorno di lavori. I temi affrontati nel pomeriggio di ieri e questa mattina, durante la IV e la V Congregazione generale, che hanno registrato gli interventi di 68 Padri sinodali, sono stati illustrati nel corso del consueto briefing che si è svolto alle 13 presso la Sala Stampa della Santa Sede.

Oltre a padre Federico Lombardi e ai responsabili dei gruppi linguistici inglese e spagnolo, padre Thomas Rosica e don Manuel Dorantes, sedevano al tavolo anche gli arcivescovi Ignatius Ayau Kaigama di Jos, in Nigeria, e Victor Manuel Fernandez, rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina, che ha spiegato: “Se noi veniamo qui a ripetere quello che si è detto sempre, la Chiesa non cresce”. Questa crescita richiede tuttavia “tempo e riflessione”. Fernandez ha poi citato una battuta di Papa Francesco, che ha esortato i Padri a parlare “liberamente”: “Non abbiate paura che il cardinale Mller vi venga addosso”.

Numerosi i temi affrontati in Aula, dove il dibattito generale è proseguito seguendo l’ordine dell’Instrumentum laboris.

Ieri pomeriggio gli argomenti forti di discussione sono stati anzitutto il legame causale tra crisi della fede e crisi della famiglia: la prima genera la seconda. Questo perché la fede viene vista perlopiù come un insieme di contributi dottrinali, mentre essa è anzitutto un atto libero con cui ci si affida a Dio. E da ciò deriva la debolezza di fede di molti battezzati, che spesso porta al matrimonio senza che i coniugi ne abbiano la giusta consapevolezza. Da qui, il richiamo al fatto che il matrimonio cristiano non può essere solo una tradizione culturale o un’esigenza sociale, ma deve essere inteso come una decisione vocazionale, intrapresa con la dovuta preparazione, che non può essere improvvisata in pochi incontri, ma va avviata per tempo.

Una grande sfida che oggi la famiglia deve affrontare è la “dittatura del pensiero unico” che mira ad introdurre nella società quei controvalori che distorcono la visione del matrimonio come unione tra uomo e donna: la crisi di valori, il secolarismo ateo, l’edonismo, l’ambizione del potere oggi distruggono la famiglia, la snaturano, indeboliscono le persone e, di conseguenza, rendono fragile anche la società. Alla Chiesa tocca allora sottolineare il ruolo insostituibile della famiglia che, in quanto riflesso dell’amore di Dio, diviene fondamento della società.

Un altro tema caldo sono le ripercussioni del lavoro sulle dinamiche familiari: le due dimensioni devono essere conciliate, anche a causa di orari lavorativi sempre più flessibili, nuovi modelli contrattuali, distanze geografiche tra abitazione e luogo di lavoro. Non solo: la tecnologia porta il lavoro nelle case, rendendo difficile il dialogo familiare.

Stamane la giornata è stata introdotta da un’omelia dell’arcivescovo di Glasgow Philip Tartaglia, che è partito dal recente referendum sull’indipendenza della Scozia, che ha diviso l’opinione pubblica del Regno Unito, esortando poi ad avere “compassione per il dolore e la lacerazione che provocano nei cuori le separazioni, i tradimenti e i divorzi”.

Parte della discussione odierna si è concentrata sui matrimoni interreligiosi, i cosiddetti “matrimoni misti”. Quale catechesi offrire ai figli nati da tali unioni? E come rispondere all’incognita di quei cattolici che, pur uniti in matrimonio misto, intendono continuare a praticare la loro fede? È stata sottolineata la necessità di incamminarsi sulla via della misericordia per le situazioni difficili.

Quanto alla questione dei divorziati risposati, invece, il Sinodo dovrà occuparsene, con prudenza ma anche coniugando l’obiettività della verità con la misericordia per la persona e la sua sofferenza.

Non è mancata un’esortazione a credere di più nei laici, poiché è in loro e con loro che la Chiesa può trovare le risposte ai problemi delle famiglie. La riflessione ha affrontato quindi il tema della precarietà del lavoro e della disoccupazione, ribadendo però che il denaro deve servire e non governare. Infine, è stata ancora riaffermata la necessità di una maggiore preparazione al matrimonio, anche con un’attenzione specifica all’educazione affettiva e sessuale, nonché l’invito a rendere le famiglie luoghi di accoglienza, in particolare per gli anziani e gli ammalati, vincendo così quella “cultura dello scarto”, da cui spesso Papa Francesco mette in guardia.

Fonte: Korazym.org

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