Dal Sinodo nessuna apertura, perché non c’è mai stata chiusura.

di UCCR, 15 Ottobre 2014

A metà dell’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, è stata pubblicata una interessante e condivisibile sintesi dei lavori della prima settimana intitolata Relatio post disceptationem redatta dal cardinal Péter Erdő, relatore generale dell’assise.

Da cattolici sappiamo che le nostre opinioni sulla verità lasciano il tempo che trovano, è lo Spirito Santo che guida la Chiesa e siamo convinti che quello che emergerà da questo Sinodo sarà ciò che è più giusto per noi e per gli uomini, anche se dovesse rivelarsi contrario alle nostre opinioni. Guardiamo perciò con interesse anche questa sintesi pubblicata e non siamo affatto stupiti dalla strumentalizzazione mediatica, era immaginabile. I noiosi vaticanisti italiani stanno facendo a gara per ignorare, tagliuzzare, censurare e dimenticare gli interventi dei Padri con i quali non sono d’accordo, così come hanno lavorato sodo per snaturare il documento pubblicato, concentrandosi su alcune righe estrapolate e cerando di confermare l’attesa mediatica.

Lo ha rilevato anche Salvatore Mazza, presidente dell’Associazione internazionale dei giornalisti accreditati in Vaticano: «si spinge sull’acceleratore della polemica per ribaltare, impacchettare, e (provare a) consegnare alle cronache – e, in definitiva, a umiliare – il Sinodo in corso per quello che non è». Mario Adinolfi ha parlato di «profonda ignoranza e quel pizzico di malafede che concorrono alla costruzione di un racconto della vita ecclesiale che deve per forza somigliare a una telenovela». Oggi ha scritto di aver compreso l’ossessione mediatica sul mostrare una chiesa gayfriendly: «Ora si capisce perché ieri tutte quelle paginate sulla “svolta pro gay” al Sinodo. Non immaginavamo che tutto si sarebbe consumato in 24 ore: ieri “Repubblica” racconta all’Italia la falsità di una Chiesa pronta a legittimare le unioni omosessuali, oggi “Repubblica” anticipa un ddl di iniziativa governativa per il matrimonio gay […]» e «in ogni pagina si ripete ossessivamente che tutto questo avverrà con il via libera della Chiesa e della Conferenza episcopale italiana».

LA CHIESA E’ SEMPRE STATA APERTA SUGLI OMOSESSUALI.
“La Chiesa apre sui gay e sui divorziati risposati” è il titolo della telenovela a reti unificate trasmessa dai media. Ma quando mai le porte sono state chiuse? «C’è stato anche solo un passaggio del catechismo, del magistero, di qualsiasi discorso papale degli anni e dei decenni passati che mi possa essere letto in cui si affermava che gli omosessuali non devono essere accolti nella Chiesa? Gli ignoranti conditi di malafede possono affermarlo. Chi conosce le cose, no», ha proseguito il fondatore del PD.

Se si legge ad esempio il documento intitolato “Persona Humana. Alcune questioni di etica sessuale redatto nel 1975 dalla Congregazione per la dottrina della fede, dunque in un periodo storico in cui la scienza giudicava “patologici” gli omosessuali, la Chiesa cattolica invece ricordava che «nell’azione pastorale, questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale», «la loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza»senza però arrivare ad una una giustificazione morale degli atti omosessuali. «I pastori devono, dunque,dar prova di pazienza e di bontà; ma non è loro permesso né di rendere vani i comandamenti di Dio, né di ridurre oltre misura la responsabilità delle persone». E siamo nel 1975!

Nel 1986, il card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ricordava che «va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni». Il card. Ratzinger parlò di «un programma pastorale autentico» che«aiuterà le persone omosessuali a tutti i livelli della loro vita spirituale, mediante i sacramenti e in particolare la frequente e sincera confessione sacramentale, mediante la preghiera, la testimonianza, il consiglio e l’aiuto individuale. In tal modo, l’intera comunità cristiana può giungere a riconoscere la sua vocazione ad assistere questi suoi fratelli e queste sue sorelle, evitando loro sia la delusione sia l’isolamento».

Oggi è sempre (e spesso solo) la Chiesa cattolica a difendere gli omosessuali al di fuori dell’Occidente, ad opporsi alle leggi discriminatorie e a valorizzare la loro dignità e libertà. Non c’è nessuna apertura del Sinodo verso le persone omosessuali perché non c’è mai stata chiusura, come abbiamo visto.

IL SINODO VALORIZZA SOLO IL MATRIMONIO NATURALE.
Entrando nel merito della relazione del Sinodo, la sintesi ribadisce fin dall’inizio «il valore e la consistenza propria del matrimonio naturale». Questo è il punto di partenza, al di fuori di esso ci sono forme di unioni imperfette che vanno sostenute, non perché positive in sé, ma per aiutarle ad arrivare al matrimonio.

Si è scelto infatti di guardare ad esse similmente a come la Chiesa guarda alle altre confessioni religiose, ovvero non puntando su ciò che manca («il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa», ha detto Papa Francesco) ma su ciò che invece ci può essere di positivo. Così facendo, è possibile aiutare queste forme imperfette di unione nel cammino verso il matrimonio: «La Chiesa si volge con rispetto a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto e imperfetto, apprezzando più i valori positivi che custodiscono, anziché i limiti e le mancanze. Infatti, quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di resistere nelle prove, può essere vista come un germe da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio». Questo, se vogliamo, è la piccola novità, un approccio diverso introdotto da Papa Francesco.

Lo si conferma in un altro passaggio: parlando delle unioni di fatto createsi, non «per motivo del rigetto dei valori cristiani sulla famiglia e sul matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è un lusso», si specifica che «anche in tali unioni è possibile cogliere autentici valori familiari o almeno il desiderio di essi. Occorre che l’accompagnamento pastorale parta sempre da questi aspetti positivi. Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo». Così come quando si afferma: «le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana». E’ ovvio, è sempre stato implicito: qualunque persona ha doti e qualità da offrire alla comunità cristiana, a prescindere dai suoi comportamenti sessuali. Oggi è utile citare specificatamente le persone omosessuali sempre per lo stesso motivo del voler sottolineare i punti di incontro.

L’obiettivo è valorizzare il matrimonio naturale: in passato si sono sottolineati i limiti e la sterilità delle altre forme di unioni (definite “imperfette”), oggi – che tutto questo è stato ben (fin troppo!) recepito – si punta allo stesso obiettivo guardando anche alle possibili tracce di positività. E’ una grande metodologia pastorale, non c’è alcun cambiamento sulla dottrina.

STRUMENTALIZZAZIONI DEI VATICANISTI.
Eppure nulla di tutto questo hanno capito (gli inutili e politicizzati) vaticanisti. Luigi Accattoli, de “Il Corriere” (che ha recentemente strumentalizzato in chiave anticristiana le parole di Papa Francesco sulle crociate), ha selezionato accuratamente le parole da riportare, estrapolando precise frasi dal testo della relazione vaticana. Lo stesso ha fatto Franca Giansolati de “Il Messaggero”. Più onesto Gian Guido Vecchi de “Il Corriere” che, per lo meno, ha avuto il coraggio di citare anche le parti scomode all’opinione pubblica, ovvero la respinta dei matrimoni omosessuale e la loro problematica morale. Le strumentalizzazioni peggiori sono state prevedibilmente quelle della coppia Vito Mancuso e Marco Politi. Oltre al sempre corretto Andrea Tornielli de “La Stampa”, davvero apprezzabile, invece e finalmente, l’onestà di Luca Kocci de “Il Manifesto”, che ha scritto«Queste unioni», convivenze, unioni civili e coppie omosessuali, «ovviamente non vengono approvate – il matrimonio canonico resta l’unica forma pienamente accettata -, ma viene riconosciuto loro un certo valore». Riconoscendo che: «all’ordine del giorno non ci sono rivoluzioni copernicane».

Ha ragione Kocci: vaticanisti improvvisati e teologi anticattolici scrivono che la Chiesa proporrebbe e valorizzerebbe le diverse forme di unione, mentre la relazione del Sinodo afferma invece che bisogna valorizzare i punti positivi in queste unioni, non per un buonismo improvviso, ma per accompagnarle verso il matrimonio. La differenza è evidente.

CHIUSURA A NOZZE GAY E TEORIA DEL GENDER.
Oltretutto si ribadisce l’accoglienza verso le persone, da sempre sostenuta, ma che non deve sfociare nel legittimare il cambiamento della dottrina su matrimonio e famiglia: «Le nostre comunità», si legge nella relazione, sono in grado di accettare le persone omosessuali «senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio? La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender».

E’ vero che anche nelle unioni omosessuali vi sono possono essere aspetti positivi, come il sacrificio reciproco e il mutuo sostegno, ma «senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali», si legge ancora.

APERTURA AI METODI NATURALI E CHIUSURA ALLA CONTRACCEZIONE.
Nessun vaticanista ha nemmeno avuto il coraggio di citare le parole del documento sulla riscoperta dell’dell’Enciclica Humanae Vitae di Paolo VI (che Papa Francesco vuole beatificare a breve) contro i contraccettivi e a favore dei metodi naturali per la regolamentazione della fecondità (alla faccia del sesso solo per procreare!).

Occorre «un adeguato insegnamento circa i metodi naturali, che consenta di vivere in maniera armoniosa e consapevole la comunicazione tra i coniugi, in tutte le sue dimensioni, insieme alla responsabilità generativa. In questa luce va riscoperto il messaggio dell’Enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, che sottolinea il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità».

SULLA COMUNIONE AI DIVORZIATI NESSUNA SOLUZIONE DI FACILE APERTURA.
Sulla comunione ai divorziati risposati, invece, finora «è stato sollecitato un maggiore approfondimento teologico a partire dai legami tra sacramento del matrimonio e Eucaristia» e «non è saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del “tutto o niente”».

Leggendo la Relazione integralmente, senza farsi condizionare dai tentativi anticristiani dei vaticanisti citati, finora non osserviamo nulla di compromettente per la dottrina cattolica, anzi una sua piena conferma e un’urgenza, questa è la novità dati i tempi attuali, di cammini pastorali nuovi. E’ un approccio che la Chiesa usa già verso le altre religioni e che ha iniziato ad attuare anche verso le innumerevoli forme di unione presenti nella società. Esso non intende essere benevolo o ambiguo verso il peccato, ma cerca di valorizzare la luce, seppur poca, ovunque essa sia. “Vagliate tutto e trattenete ciò che è buono”, insegna San Paolo. Lo scopo è sempre riportare le persone ferite sulla strada vera, in questo caso la bellezza del matrimonio cattolico. D’altra parte la Chiesa sa bene che ha storicamente perso la battaglia per una vera concezione della sessualità, del matrimonio e della famiglia e oggi il campo è pieno di “morti e i feriti” da curare e a cui va data una parola di speranza. La Chiesa, lo si capisce bene oggi, combatteva per noi, eppure noi moderni abbiamo prevalso e ora siamo al tappeto assieme alle nostre famiglie distrutte. Tuttavia essa, come una madre premurosa che aveva messo in guardia i suoi figli, si china nuovamente e cerca un modo nuovo per dirci le stesse cose di sempre. La ascolteremo o continueremo a leggere le sintesi di “Repubblica”?

Fonte: UCCR

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...